.: Italia Alternativa :.
.: domenica 06 luglio 2008 :.
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| Coca-cola e diritti umani |
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| mercoledì 05 aprile 2006 | ||||||||
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Coca-cola e diritti umani Cartellino rosso per la Coca Cola, sponsor dei Mondiali di calcio che si terranno in Germania a giugno. Ad alzarlo per primi gli attivisti dell¹associazione inglese waronwant.org, che in occasione del tour propagandistico londinese della Coppa del mondo, hanno accolto il trofeo al grido: «E¹ ora che la Coca Cola giochi pulito». Anche in Italia la Reboc continua la sua campagna di boicottaggio contro la Company, accusata dal Sinaltrainal (sindacato dei lavoratori dell¹agroindustria colombiani) di violare i diritti umani e sindacali negli stabilimenti che imbottigliano il prodotto in Colombia. Otto sindacalisti e quattro loro familiari assassinati, 48 costretti a fuggire e vivere sotto falsa identità, 65 minacciati di morte, sei arrestati in base a false denunce della multinazionale e poi rilasciati per non aver commesso il fatto; salari al di sotto dei minimi legali, inquinamento ambientale e delle falde acquifere causato dalla lavorazione del prodotto. Denunce simili cominciano ad arrivare anche da India, Turchia, Pakistan e Centroamerica. Il 9 e 10 aprile il tour della Coppa del mondo attraverserà Roma e gli attivisti della Reboc, come avvenuto per le fiamma olimpica, si preparano a dare il «benvenuto» all¹ennesimo evento sponsorizzato Coke. Le contestazioni minacciate dalla Reboc - che potrebbero coinvolgere anche le fonti dell¹acqua minerale di Rionero in Vulture, recente acquisto di Coca Cola - sarebbero la risposta alla diserzione di un accordo che prevedeva entro marzo l¹invio di una delegazione italiana in Colombia. Un accordo è stato sottoscritto nel settembre scorso dal sindaco di Roma Walter Veltroni e da Nicola Raffa, responsabile Coca Cola per l¹area del Mediterraneo, insieme all¹assessore regionale Luigi Nieri e ai presidenti dei municipi XI e X Massimiliano Smeriglio e Sandro Medici. L¹intesa - che aveva fatto rientrare la minaccia di non permettere al tedoforo di attraversare i due municipi romani - ribadiva la necessità di verificare direttamente, con una delegazione inter-istituzionale e con rappresentanti della società civile, le condizioni di lavoro e di rispetto dei diritti umani e sindacali negli impianti colombiani. Ma la lista dei partecipanti proposta da Nieri al portavoce della Coca Cola in Italia è stata rispedita al mittente perché, secondo Raffa, le sue modalità non corrispondono all¹accordo sottoscritto. Intanto dagli Usa arriva la notizia che potrebbe essere l¹Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) a condurre in Colombia un «sopralluogo» negli impianti che nel paese andino imbottigliano i prodotti Coca Cola. A richiederlo è Ed Potter, attuale responsabile delle relazioni internazionali con i sindacati per la company di Atlanta e l¹Unione internazionale dei lavoratori dell¹agroindustria (Iuf). Ed Potter è la stessa persona che da 15 anni, e contemporaneamente all¹incarico in Coke, ricopre all¹Ilo la carica di rappresentante dei datori di lavoro in Usa. Probabilmente i vertici della multinazionale sono preoccupati per l¹avanzata della campagna di boicottaggio che negli Usa - dopo il ritorno da Bogotà di Hiram Monserrate, consigliere comunale di New York, con un elenco di 179 violazioni dei diritti umani riscontrate all¹interno degli stabilimenti in questione - ha coinvolto 23 università, tra cui quelle di New York e del Michigan, che hanno annullato con Coke contratti per milioni di dollari. In questo senso una missione in Colombia di un¹organizzazione internazionale ritenuta «autorevole ed imparziale», potrebbe sembrare un passo avanti verso un¹indagine indipendente. Ma per l¹International labor rights fund (Ilrf) - che da Washington fornisce assistenza legale al Sinaltrainal nel processo che vede alla sbarra, in Florida, le imprese del paese andino affiliate alla multinazionale - si tratta di «un¹altra mossa della Coca Cola per negare e rinviare l¹assunzione di responsabilità per le violazione dei diritti umani in Colombia». Terry Collingsworth, direttore esecutivo dell¹Ilrf , non ha dubbi: «Coca Cola non permetterà nessun processo che essa stessa non possa controllare», e lo esplicita chiaramente in un documento, redatto insieme all¹avvocato del Sinaltrainal, Dan Kavalik, e pubblicato sul sito dell¹organizzazione (www.laborrights.org). Passato alle dipendenze della Coca Cola, senza abbandonare l¹incarico all¹Ilo, uno dei primi impegni di Potter è stato quello di formare una commissione che indagasse in Colombia sulla complicità tra Coca Cola e paramilitari dopo l¹assassinio di otto sindacalisti, tra cui quello di Isidro Gil, avvenuto all¹interno dello stabilimento di Carepa. Della commissione dovevano far parte rappresentanti delle maggiori università e delle organizzazioni dei diritti umani tra cui l¹United students against sweatshops e il Worker rights consortium. Ma anche Potter stesso pretendeva di farne parte così, quando la commissione, per dimostrare di essere realmente indipendente, lo ha escluso dal gruppo, la commissione stessa è saltata. Dopo l¹assassinio di Gil per mano di paramilitari «assoldati dalla dirigenza della Coca Cola», la company creò il Sintrainagro, un «sindacato giallo affiliato allo Iuf», molto attivo nell¹«invitare» i lavoratori alle manifestazioni pro-Coca Cola. Ed Potter adesso riparte alla carica coinvolgendo lo Iuf, che l¹Ilrf considera alleato della Coca Cola, e insieme chiedono l¹intervento dell¹Ilo. «L¹International labour organization - precisano Collingsworth e Kavalik - ha rifiutato per anni la creazione di una commissione di inchiesta che esaminasse la situazione in Colombia, grazie anche alle pressioni di Potter e del governo colombiano per bloccarla». L¹improvvisa propensione della company a chiedere all¹Ilo una cosa che non ha mai voluto fare prima, secondo i redattori del documento, non può significare altro che Coca Cola è molto fiduciosa sui risultati dell¹inchiesta, ancor prima che parta. Il Manifesto, 3 aprile 2006 ------------- (http://it.altermedia.info/antimperialismo/coca-cola-e-diritti-umani_2891.html#more-2891)
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