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non vogliamo più occupazione, vogliamo più salario PDF Stampa E-mail
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Monday 03 April 2006
L'Economist dedica al marzo francese un articolo velenoso dal titolo "France The phoney revolution".
Le argomentazioni le conosciamo per averle sentite a sazietà nei discorsi di Villepin e del ceto imprenditoriale francese, ma soprattutto perché fanno parte dell'armamentario della cultura economicista e subalterna al liberismo a cui la sinistra non si sottrae.
Si possono ridurre a poche frasette: "gli studenti francesi si oppongono a una legge che aumenterebbe l'occupazione. L'unico modo per aumentare l'occupazione è ridurre le garanzie e soprattutto ridurre il salario."
Quello che costoro non vogliono assolutamente capire è una cosa che pure è molto semplice:
non vogliamo più occupazione, vogliamo più salario.
Nelle condizioni della precarietà liberista più occupazione vuol dire più sfruttamento più solitudine e anche più miseria.
Più salario vuol dire più libertà meno lavoro meno concorrenza tra lavoratori, più uguaglianza più amicizia più ricerca più socialità...

D'altra parte occorre iniziare una riflessione sugli sbocchi possibili di questo movimento.
Il movimento francese non si pone l'obiettivo di abolire la precarietà. Si pone l'obiettivo di impedirne la formalizzazione legale, di iniziare un processo di critica di massa della precarietà capitalistica, e quindi del capitalismo tout court, nella sua forma attuale.
Non c'è una rivendicazione capace di condensare l'insieme delle questioni che questo movimento contiene. Quel che si può fare far crescere dovunque la coscienza dell'insensatezza e dell'intollerabilità del lavoro salariato in condizioni di mercificazione.
Creare dovunque le condizioni della insubordinazione.
Creare dovunque le condizioni dell'assenteismo, dell'appropriazione, del sabotaggio

Il capitalismo deterritorializzato globale ha definitivamente liquidato la speranza di un salario giusto, equo, adeguato al lavoro.
Il salario non paga il lavoro, ma l'asservimento.
Basta con il salario, il problema della sopravvivenza degli individui sociali deve essere definitivamente sganciato dalla prestazione lavorativa.
L'attività sociale produttiva deve diventare libera dalla schiavitù del salario.
Il salario deve essere sostituito da un reddito universale di esistenza.
Ogni essere umano ha diritto ai mezzi per la sopravvivenza.
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