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Torino. Pinelli è stato assassinato: la memoria non si rimuove PDF Stampa E-mail
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Monday 03 April 2006
Oggi pomeriggio a Torino gli anarchici hanno iniziato una campagna contro la cancellazione della memoria. ---
Sul ponte pedonale che attraversa Corso Unità d'Italia sono stati appesi un manichino e uno striscione con la scritta "Pinelli ucciso dallo Stato". ---
Il sindaco di Milano può rimuovere da piazza Fontana la lapide che ricorda l'assassinio in questura del nostro compagno ma non può rimuovere la memoria. ---
Di seguito il testo del volantino distribuito in questi giorni.
Foto quest'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1035059.php

LO STATO UCCIDE

Era il 15 dicembre del 1969. Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico ed ex partigiano viene gettato dal quarto piano della questura di Milano. Con lui si trovavano il commissario Luigi Calabresi e il questore Guida, già direttore del confino di Ventotene in epoca fascista.
Pinelli era stato fermato e trattenuto illegalmente per tre giorni il 12 dicembre a poche ore dalla strage della banca dell'agricoltura in piazza Fontana, dove una bomba di stato aveva seminato la morte. 16 morti e numerosissimi feriti. Della strage è accusato un altro anarchico, Pietro Valpreda, che trascorre tre anni in carcere prima che la sua estraneità alla strage venga riconosciuta. Erano gli anni della contestazione giovanile e della rivolta operaia, erano gli anni in cui movimenti sociali forti e innervati di tensioni libertarie e rivoluzionarie imponevano grandi trasformazioni. Questi movimenti facevano paura al potere politico ed ai padroni: la Strage di Stato, la prima di una terribile stagione di attentati, inaugurò la strategia della tensione con la quale il potere tentò di imporre la pace sociale.
Non ci riuscirono. La forza dei movimenti sociali, la straordinaria mobilitazione per affermare la verità su piazza Fontana e sulla morte di Pinelli, la campagna di liberazione di Valpreda, furono patrimonio di tutta la sinistra italiana, che seppe reagire alle provocazioni di un potere che vedeva traballare le sue fondamenta e reagiva scompostamente.
Erano gli anni dei tentati golpe, erano gli anni della polizia che non esitava a sparare nelle piazze, che restarono macchiate del sangue di decine di studenti, lavoratori, militanti politici. Ultima, nel maggio del 1977 Giorgiana Masi, studente di 19 anni freddata da un colpo di pistola al termine di una manifestazione a Roma.
In quello stesso anno gli antifascisti e democratici milanesi collocarono in piazza Fontana una lapide in ricordo di Giuseppe Pinelli, "ucciso innocente nella questura di Milano".
Quella lapide, segno tangibile che la verità, rimossa sul piano giudiziario da Gerardo D'Ambrosio, uno dei futuri "eroi" di "mani pulite", con l'incredibile invenzione del "malore attivo" restava scolpita nel marmo e nelle coscienze dei tanti che avevano vissuto da protagonisti quella straordinaria stagione di lotte.

37 anni dopo il sindaco di Milano, Albertini, fa rimuovere la lapide e la sostituisce nottetempo con un'altra, in cui la parola "ucciso" viene sostituita con "morto". Il giorno successivo gli anarchici della FAI di Milano, in un presidio pubblico, copriranno la scritta revisionista. Qualche giorno dopo in una grossa manifestazione la lapide originale verrà collocata nuovamente nei giardini antistanti la Banca dell'Agricoltura in piazza Fontana. Purtroppo la lapide del comune è ancora lì a testimoniare l'infamia di chi pensa di poter cancellare la memoria, di poter riscrivere la storia.
Sono gli stessi che solo una settimana prima avevano permesso una parata neofascista per le strade di una città in cui vivo è il ricordo della lotta contro la barbarie fascista e nazista. 25 antifascisti sono ancora in carcere per gli scontri di quel giorno. Mentre la lapide dedicata dagli antifascisti milanesi al partigiano Pinelli, ammazzato nella questura dove governava il funzionario fascista Guida, viene rimossa.

Lo Stato Uccide. Per questa verità scritta su uno striscione del Fenix di Torino il sindaco Chiamparino pretese ed ottenne lo sgombero dell'osservatorio contro la repressione. 10 antifascisti anche a Torino sono in attesa di processo per aver manifestato contro l'ennesima aggressione fascista, quella che per poco non è costata la vita a due anarchici accoltellati nella loro casa da una squadraccia penetratavi di notte.

Albertini è di centro destra, Chiamparino di centro sinistra, ma non sono che la stessa faccia di un potere che uccide, reprime, riscrive la storia.

Un potere che non si limita all'omicidio politico ma colpisce chiunque si opponga all'ordine feroce di questo mondo, un "ordine" basato sullo sfruttamento selvaggio, sulla predazione delle risorse, sulla sottrazione di spazi di libertà. Un potere che si accanisce in modo particolare sui più deboli, sulle non persone che una legge fascista colloca nel limbo della clandestinità. Si muore ogni giorno a causa di questa legge.
Un anno fa a Torino nel volgere di pochi giorni tre immigrati sono morti per sfuggire ai controlli della polizia: uno annegato nel Po, uno sfracellato dal terzo piano, uno colpito da un proiettile durante un fermo.
Ieri a Como, nello stesso modo è stato colpito a morte un ragazzo cingalese di 19 anni. Un assassinio di Stato, uno dei tanti.

Non basta una medaglia d'oro come quella conferita al commissario Calabresi, il commissario "finestra", non basta una lapide revisionista, per rimuovere la verità.

Pinelli è stato assassinato, Calabresi assassino!

Federazione Anarchica Torinese - FAI
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