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Friday 31 March 2006
NON VOTARE, LOTTA!

Dopo una campagna basata sul “fronte contro Berlusconi”, nel 1996 il “popol(in)o della Sinistra” scese in piazza a festeggiare la vittoria elettorale di Prodi. Per la prima volta il partito ex-comunista governava il nostro paese.
I governi di centrosinistra succedutesi fino al 2001 non si distinsero certo per progressismo:
•    La guerra in Jugoslavia senza il mandato dell’ONU e basata sulle false accuse e sulle altrettanto false prove di genocidio che negli anni successivi sono venute faticosamente alla luce.
•    Le prime leggi di questo Paese sulla flessibilità del lavoro, che, a dispetto di Fassino, implicano anche una maggiore precarietà ed un peggioramento delle condizioni dei lavoratori.
•    Una proposta specifica di differenziazione salariale tra zone del paese (le famigerate gabbie salariali contestate per decenni) e via rabbrividendo.
Profetica ed illuminante una battuta del (poco) compianto Avvocato Agnelli, che invitava a votare per Prodi: “Far governare il centrosinistra è il miglior modo per sviluppare politiche di destra senza avere le reazioni che un governo di centrodestra provocherebbe”.
“Allora” - si chiederà il lettore smarrito e (a ragione) incazzato-nero con il nano di Arcore - “voi siete tra coloro i quali sostengono che Berlusconi e Prodi sono la stessa cosa!”.
No, caro lettore, noi ti diciamo che Prodi e la coalizione del centrosinistra sono peggio di Berlusconi e soci, e lo sono per via degli interessi che rappresentano.
Allo stesso modo, dichiariamo che non vogliamo scegliere fra i due rappresentanti di interessi (seppur diversi) della borghesia e ti invitiamo ad astenerti perché nessuno può obbligarti a votare “il meno peggio”, e cioè, scusa la franchezza, la merda meno puzzolente.
Ma andiamo con ordine.
Leggiamo il programma dell’Unione e vediamo che sui temi centrali è riconosciuto il ruolo effettivo che il centrosinistra svolge dalla caduta del muro di Berlino in questo paese: referente principale del capitale economico e finanziario.
Lo dice la Confindustria tramite il suo esponente di spicco, lo dichiara il giornale della borghesia per eccellenza (il Corriere della Sera) e, se ce lo consenti, lo sosteniamo anche noi.
La classe politica del disciolto Partito Comunista è quella rimasta integra dopo la cosiddetta “Tangentopoli” e quella che si è candidata con successo come referente privilegiato della parte che conta della borghesia.
Le linee del programma dell’Unione sono inconfondibili:
1)    La coalizione vuole inserire l’Italia a pieno titolo nel blocco imperialista europeo (cosa già dimostrata ai tempi dell’euro da Prodi). L’interesse del grande capitalismo economico e finanziario è il classico tentativo di unione (ironia delle parole!) contro il concorrente dominante, cioè gli Stati Uniti. Che, per il momento, sono superiori, ma contro i quali, strategicamente, si devono muovere gli avversari che vogliono scalzarlo da quel ruolo. Cosa che tutta la camarilla di Silvio non può (oggettivamente) percepire, data la natura degli interessi che, a sua volta, rappresenta. Il bottegaio -  grande o piccolo che sia, -  pensa infatti di  accaparrarsi tutto il possibile e subito, senza preoccuparsi del domani. E, oggi, tutto questo è realizzabile facendo i lacchè degli USA.
2)    La posizione sulla guerra (agitando un pacifismo di maniera a scopo strumentale) è un’ulteriore prova. Constatiamo che per l’Unione la guerra non è ingiusta in quanto mina il concetto di autodeterminazione dei popoli: nel programma si dice chiaramente che la guerra è stata un errore per il fatto di aver reso più cruento il terrorismo. E, desumiamo noi, perché i motivi economici che l’hanno provocato vanno contro gli interessi del grande capitale italiano ed europeo, favorendo quello rivale. Mentre i Berluscones si affannano a cercare le briciole che lascia il gigante, i nostri “progressisti” si schierano con Francia e Germania, guarda caso le grandi potenze europee.
3)    La “politica sociale”: se con vuoti giri di parole si promettono migliori condizioni di vita per tutti (sotto campagna elettorale…), con affermazioni precise, invece, si elencano i benefit per favorire il capitale nostrano che superano di un bel pezzo quelli che la destra è riuscita a garantire comprese le opere infrastrutturali, come la TAV in Val di Susa, sbattendosene del rifiuto popolare tanto citato nel programma come metro di valutazione.
4)    Coerentemente, si promette rigore sull’immigrazione (il governo di sinistra ha creato i famigerati CPT) e più polizia nelle strade (sgravata dal lavoro d’ufficio) come nelle migliori tradizioni repressive. Inoltre, ma non ultimo, si vuole riportare il ruolo della giustizia a quello che è sempre stato, prima degli exploit di Sua Emittenza, vale a dire non più giustizia ad personam, ma giustizia di classe, come d’altra parte si era visto negli anni del governo di centrosinistra a Napoli nel marzo del 2001 dove si anticipò il luglio di Genova.

A questo punto immaginiamo che il lettore si porrà una domanda: “Ma che succede se vince Prodi? La mia vita cambierebbe?”
Noi, non puoi negarlo, abbiamo cercato di fornire una risposta motivata e, ci auguriamo, convincente: NO!
Anche per questo, non è né utile né moralmente e politicamente accettabile prendere parte, in qualunque forma, alle elezioni, che, com’è stato a più riprese ed in più di una circostanza dimostrato, sono il metodo migliore che la borghesia ha per sottomettere il proletariato.
L’unico modo per cambiare le cose è quello di organizzarsi e di agire in prima persona e tutti assieme contro le sopraffazioni della società capitalistica senza delegare la difesa dei propri interessi ad una consorteria di burocrati da sempre nemici della libertà della giustizia sociale.


RED/AZIONE de IL BUIO
Collettivo Politico Universitario (CPU)

marzo 2006
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