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giovedì 16 febbraio 2006
Acqua di Napoli: bilanci e prospettive del movimento per l'acqua
pubblica

di Francesco Locantore Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo


Un anno e due mesi di lotta, ma alla fine la delibera che il 23
novembre del 2004 ha cominciato la privatizzazione dell'acqua di
Napoli e Caserta è stata ritirata. E' il risultato dell'opera di
controinformazione e di mobilitazione organizzata dai comitati
civici delle due province campane, dopo l'appello di Alex
Zanotelli ed altri all'indomani dell'approvazione della delibera
da parte dell'assemblea dei sindaci dell'Ambito Territoriale
Ottimale (ATO) Campania due.

La delibera fu presentata furbescamente dal CdA dell'ATO 2 come
una semplice attuazione di normative nazionali ed europee per le
quali la gestione del servizio idrico avrebbe dovuto essere
affidata ad una società privata. Anzi i privatizzatori di
centrosinistra hanno propagandato quel provvedimento come un
'male minore' visto che prevedeva che ad assumersi il compito
della gestione del servizio idrico sarebbe stata una società a
capitale misto. Salvo il fatto che si prevedeva espressamente la
possibilità di cedere anche la quota pubblica dopo due anni di
gestione mista. In realtà quella fu una scelta politica ben
precisa, altro che attuazione di norme nazionali. Contrariamente
alle affermazioni del CdA, era – ed è – possibile
affidare il
servizio in house ad una società interamente formata da capitale
pubblico, come previsto dalla legge Galli su cui torneremo; come
è stato costretto a dichiarare lo stesso tavolo tecnico
istituito ad hoc dall'ATO; come è stato dimostrato dalle scelte
operate in questo senso in Piemonte, Abruzzo, Basilicata...

In questo anno e due mesi c'è stata una mobilitazione costante
di comitati, associazioni, lavoratori e cittadini in generale
per fermare la privatizzazione dell'acqua. Ogni nuova assemblea
dei sindaci dell'ATO 2 è stata presidiata e si è trasformata in
una manifestazione pubblica, tanto che le amministrazioni
privatizzatrici hanno cominciato a tentennare nel loro
proposito, dichiarando propagandisticamente (in vista delle
elezioni regionali del giugno 2005) la loro disponibilità a
ritirare la delibera, salvo poi far mancare il numero legale nel
momento decisivo. L'unica cosa che il movimento era riuscito ad
ottenere, fino allo scorso 30 gennaio, era stato il rinvio della
chiusura della gara per l'individuazione del socio privato.

Nel frattempo la mobilitazione è cresciuta proporzionalmente
alla goffaggine dell'apparato di stato bassoliniano nel
continuare a sostenere una posizione insostenibile. Fino ad
arrivare alla censura di Beppe Grillo e Alex Zanotelli durante
la manifestazione della Notte bianca di Napoli, pensata proprio
per risollevare la credibilità di un'amministrazione comunale
incapace di dare risposte ai problemi della città, ferita da una
nuova guerra di camorra, dalla piaga della disoccupazione di
massa, della povertà e ora beffata con la vendita dell'acqua
pubblica ai privati. La Notte bianca si è trasformata in un
megafono per i movimenti per l'acqua pubblica, che hanno visto
crescere esponenzialmente la partecipazione ai momenti di
mobilitazione pubblica, come la manifestazione del 17 dicembre a
Napoli – in contemporanea e in solidarietà con la
manifestazione
No TAV di Torino.

La manifestazione dello scorso 31 gennaio, con la partecipazione
di Beppe Grillo, è stato un momento di festa per la vittoria
ottenuta il giorno prima, ma anche un segnale che la nostra
lotta non finisce qui. Al di là della soddisfazione per aver
strappato il ritiro della famigerata delibera dell'ATO 2, la
questione della privatizzazione dell'acqua in Campania è ancora
attuale:


(1) Innanzitutto la gestione del servizio idrico nell'ATO 3
(zona del Sarnese-Vesuviano) rimane privatizzata. Lì la lotta
continua, e bisogna fare in modo di ricomporre il fronte tra i
lavoratori a cui sono state raccontate frottole sui loro posti
di lavoro a rischio e i cittadini che si battono contro la
privatizzazione.

(2) In secondo luogo il ritiro della delibera dell'ATO 2 non
significa che il centrosinistra campano abbia rinunciato
definitivamente alla privatizzazione dell'acqua di Napoli e
Caserta. La gestione mista pubblico/privata anche per l'acqua
rimane il programma dei principali partiti al governo in
Campania, DS e Margherita, e questo retro-front potrebbe essere
solo una tattica pre-elettorale. E' necessaria la massima
vigilanza da parte dei comitati civici e di tutti quelli che si
sono mobilitati in questi mesi.

(3) Per terzo, la giunta regionale della Campania, nella sua
opera di maquillage pre-elettorale, ha presentato un progetto di
legge regionale per l'acqua pubblica, che anziché prescrivere
agli ATO campani la gestione pubblica del servizio idrico,
istituisce una SpA inizialmente a capitale pubblico che dovrebbe
svolgere solo le funzioni residuali non attribuite agli ATO, in
cui si va avanti con la privatizzazione.

(4) Infine, il nostro obiettivo di lotta non può essere limitato
alla richiesta di affidamento in house della gestione dell'acqua
ad una società per azioni, sia pure (inizialmente) a capitale
pubblico. Questa sarebbe una soluzione rischiosa per la
possibilità di successive privatizzazioni in momenti di
difficoltà economica degli enti pubblici (vendita delle quote
azionarie dei comuni). Sarebbe una soluzione inaccettabile
inoltre per chi si batte per un governo pubblico e partecipato
dei beni comuni, dato che le società per azioni pubbliche hanno
l'obbligo di comportarsi come un qualsiasi soggetto privato per
quanto riguarda la massimizzazione dei profitti dell'impresa e
l'esternalizzazione dei costi e dei disagi sulla società. Questo
è incompatibile con qualsiasi controllo democratico, Noi
vogliamo un settore pubblico ben diverso, in cui i cittadini e i
lavoratori possano esercitare un controllo reale e partecipare
attraverso assemblee democratiche alla gestione dei beni comuni,
come hanno scritto i movimenti toscani nella loro proposta di
legge regionale di iniziativa popolare per l'acqua pubblica che
ha ottenuto 40mila firme a sostegno della sua presentazione nel
Consiglio regionale della Toscana. Occorre una iniziativa
analoga dei movimenti su scala nazionale, per invertire il
processo di privatizzazione innescato dalla legge Galli sulle
acque.

Per vincere su ognuno di questi punti, i comitati di cittadini
che hanno ottenuto l'importante risultato di Napoli, devono
saper ricercare l'unità con gli altri movimenti che si stanno
battendo contro le privatizzazioni e dei diritti democratici
minimi, con i comitati dell'ATO 3, con gli altri comitati che
stanno lottando in tutta Italia e che si incontreranno dal 10 al
12 marzo prossimi per il primo Forum dei movimenti contro la
privatizzazione dell'acqua, con le lotte contro la TAV, il ponte
sullo Stretto e le altre grandi opere che stanno producendo
devastazioni ambientali a vantaggio dei soliti noti
(privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite).
Abbiamo bisogno di rafforzarci ognuno dell'esperienza dell'altro.

Tanto più che oggi le privatizzazioni e le devastazioni
ambientali sembrano non essere prerogativa di uno solo degli
schieramenti politici che si candidano a governare l'Italia nel
prossimo futuro. Il centrosinistra rincorre il centrodestra sul
terreno della difesa degli interessi delle multinazionali e dei
profitti privati, si vedano le preoccupanti dichiarazioni di
Prodi sulla TAV di questi giorni, ma anche il programma
dell'Unione che sostiene le “liberalizzazioni
generalizzate” dei
servizi pubblici e rimane ambiguo sull'acqua, dicendo che il
servizio idrico “deve rimanere pubblico”, quando è ormai
di una
ripubblicizzazione generalizzata che ci vorrebbe, dato che esso
è stato privatizzato già in diverse regioni amministrate dallo
stesso centrosinistra.

La lotta per l'acqua pubblica è ancora di là da essere vinta, in
Campania e a livello nazionale e internazionale. La
privatizzazione dell'acqua è ancora nell'agenda politica
dell'Unione europea, che con la direttiva Bolkestein lancia
un'offensiva su tutti i servizi pubblici e sulla dignità del
lavoro in questo settore; inoltre l'acqua è oggetto di
negoziazione nell'ambito del trattato sul commercio dei servizi
(GATS) che impone a tutto il mondo la liberalizzazione degli
investimenti esteri nei servizi pubblici, e quindi il loro
smantellamento. E' necessaria una iniziativa autonoma, unitaria
e dal basso dei movimenti per l'acqua in Italia e nel mondo, per
sconfiggere gli interessi delle multinazionali. Vincere si puo',
come è stato ormai dimostrato da tante e tante lotte locali, da
Cochabamba a Napoli. Il Forum sociale che si terrà ad Atene dal
4 al 7 maggio dovrà essere il luogo dove portare le nostre
esperienze di lotta per organizzarci con gli altri movimenti
sociali europei.

Napoli, 15 febbraio 2006
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