.: Italia Alternativa :.
.: giovedì 24 luglio 2008 :.
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| Le manifestazioni di Milano e Roma |
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| lunedì 23 gennaio 2006 | ||||||||
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Sono più di due millenni che il potere maschile della Chiesa s’affanna a ordinare i rapporti intersessuali secondo interpretazioni punitive, negando la possibilità del carattere liberatorio e improduttivo del corpo femminile. Accade che nel momento in cui vi è il tentativo di costruire un nuovo dis-ordine globale, la Chiesa si senta in obbligo di ridiscutere la laicità dello Stato (con l’appoggio della parte più integralista e conservatrice dello stesso) per ancorare moralmente il proprio popolo contro il caos che fa confondere il bene dal male. La fede deve coinvolgere tutte le dimensioni dell’essere, dalla vita privata a quella pubblica, sdivinizzando un mondo che ha avuto la presunzione di non riconoscere più Dio come unico creatore. Ed eccoci di nuovo insieme, a difendere la legge 194 sull’aborto. All’arrivo nella piazza della stazione centrale di Milano già si sentiva di essere in tant* a difendere la libertà di scelta sull’ aborto, come a Roma difendere la possibilità di vivere le differenze che si vogliono considerare innaturali perché esistenti al di fuori del sistema economico-religioso attuale. (manifestazione per i patti civili di solidarietà, la legge che dovrebbe regolare le unioni tra le coppie di fatto, i gay e le lesbiche). Ma oltre che dimostrare perchè il corpo della donna non possa riproporsi come modello umano-naturale di un processo produttivo e riproduttivo (che la precarietà mette in contraddizione), fra le molteplici forme espresse attirava il senso della dispersione erotica simbolizzato nell’ombrello colorato della geisha, portato dalle sexyshock bolognesi. Riuscire così a far convivere il desiderio infinito e mai completamente soddisfatto, con il piacere infinito ma libero dalla fine del desiderio. Il desiderio che si distanzia dal bisogno e cerca relazioni sbarazzandosi dalla volontà di sovranità che presuppone la necessità di creare recinti, la sottomissione al controllo. Donne in carne e ossa che si pongono asimmetricamente nella relazione fra sessi per tenere conto della differenza, quella differenza che è anche tenere in circolo la necessità di lotte concrete e determinate. Piuttosto che farsi intimidire e cedere alla paura che le nuove tecnologie possono creare, sfidare positivamente le connessione fra il corpo umano e l’artificiale come nel caso della riproduzione in provetta o altro. (la battaglia purtroppo persa sulla fecondazione assistita). Ancora una volta l’immaginario maschile della Chiesa sente il bisogno di sacralizzare il corpo della donna, contrapponendolo al corpo stesso che la maternità mostra capace di modificarsi e che un tempo veniva denunciato come pericoloso e da censurare, per affidargli il ruolo di madre nella Chiesa e nella famiglia. “Così si giunse alla prima forma di organizzazione sociale accompagnata da una rinuncia alla soddisfazione degli istinti; al riconoscimento di obblighi precisi; a istituzioni dichiarate sacre e che non potevano essere infrante, in breve agli inizi della morale e della legge”. (Freud: Mosè o il Monoteismo) Dopo l’esilio il popolo si unì in una sorta di contratto sociale. Quel contratto che unifica la volontà di un popolo e obbedisce alla sovranità statale. Joseph Ratzinger ancora prima di divenire papa, puntava a sostenere il concetto di “popolo di Dio” liberato dall’uso della parola marxista di popolo, che la teologia della liberazione aveva compreso nel senso di popolo come contrapposizione alle classi dominanti. La Chiesa è una e santa e vi è una distinzione tra Chiesa e figli della Chiesa: a peccare sono solo i secondi. Come per la distinzione fra Chiesa universale e Chiese particolari, deve ribadire che la comunione ecclesiale, sebbene sia assegnazione di responsabilità, non deve far dimenticare che il soggetto Chiesa non è merito dei cattolici, ma opera di Dio e che solo Dio fa perdurare, malgrado il demerito dei soggetti umani. Contro ogni relativismo che aumenta le variazioni di questa presenza, i cattolici non possono che ammirarla pieni di gratitudine vergognandosi dei propri peccati. Mentre la divisione delle comunità cristiane come realtà storica è percepibile da tutti, l’unica Chiesa si può percepire solo con la fede. Oggi la il popolo non si presenta più come massa indistinta e la tecnica ci permette non solo di costruire nella struttura sociale ma anzitutto, nella struttura individuale. Si può certo evitare che il desiderio esca alla luce del sole, ma solo forzando un ritorno ad una naturalità che le istituzioni vogliono disciplinare e dominare. Tale operazione appartiene ad una tendenza autoritaria che vuole la fissità dei valori della morale e della famiglia. In realtà tutto questo serve solo a nascondere la verità del loro disastro. Nella manifestazione di ieri la fuoriuscita del desiderio come condizione della comunicazione sensibile fra i soggetti, serviva a svelare ciò che si tende rimuovere: chi si nasconde a se stesso non può conoscere e criticare la propria condizione subordinata. Lo scoppio delle proprie emozioni, il rifiuto del sacrificio e la coscienza della necessità di uscire allo scoperto della e nella propria quotidianità: vivere i momenti del piacere.
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 07 febbraio 2006 ) | ||||||||
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