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martedì 17 gennaio 2006
difendiamo le lotte delle donne per l'autodeterminazione

In questi mesi, diversi noti "intellettuali" italiani, si sono mostrati
ipocritamente sorpresi di fronte ai dati resi noti dal Consiglio d'Europa
che, nell'ambito dell' "Osservatorio criminologico e multidisciplinare sulla
violenza di genere", hanno evidenziato che nella "civile" e "progredita"
Unione Europea, "La prima causa di morte delle donne - in età compresa tra i
16 e i 44 anni - è la violenza subita in famiglia, dal padre, dai fratelli,
dal fidanzato, dal marito".

La quasi totalità degli organi di informazione nostrani, si è ben guardata
dal dare spazio alla divulgazione di questi dati raccapriccianti, che
smascherano, nel così detto Occidente avanzato, il quadretto idilliaco di
modello famigliare che la cultura al servizio dell'imperialismo,
demagogicamente tenta di far digerire a tutte le donne in generale e a
quelle degli strati più sfruttati in particolare.

La divulgazione di questi dati infatti, mal si concilierebbe con la
propaganda e il tentativo di imposizione, da parte di chiesa, partiti di
governo e associazioni legate alla destra parafascista italiana, di quel
modello di famiglia demagogicamente descritto "come espressione e garanzia
della natura stessa dell'amore umano" (Cardinal Ruini 27 novembre 2005).
Questo modello risulta in realtà corresponsabile dei casi di violenza sulle
donne, attraverso l'arbitraria legittimazione della loro condizione di
subordinazione al coniuge e alla famiglia e richiedendo la loro remissiva
accettazione di una segregazione votata alla "missione" riproduttiva e a
quella di cura dei componenti famigliari, che si vorrebbe insita nella
natura femminile.

Dentro questo quadro va compresa anche la violenza degli attacchi di tipo
ideologico e culturale, che politicamente si concretizzano:


  a.. nella recente proposta di istituzione di una Commissione parlamentare
d'inchiesta che indaghi sulla applicazione della legge 194 (che garantisce
il diritto della donna di interrompere la gravidanza indesiderata
gratuitamente e in strutture pubbliche) da parte dei consultori, accusati di
rilasciare troppi certificati di aborto; e sull'utilizzo della pillola
abortiva Ru486 messa sotto accusa dal fondamentalismo cattolico perché si
tratterebbe di "un incentivo all'aborto."


  b.. nella proposta seguita immediatamente dopo, di affiancare al personale
sanitario presente nelle strutture pubbliche, esponenti del Movimento per la
Vita


  c.. nel riconoscimento giuridico dell'embrione, introdotto con la legge
40/04 sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita, che mette in
discussione la sentenza del 1975 della Corte costituzionale, che stabiliva
la differenza tra l'embrione e l'essere umano e sanciva la prevalenza della
salute della madre rispetto alla vita del nascituro.

Tutto questo è retroterra culturale e politico fertile per stimolare la
recrudescenza del fenomeno della violenza sulle donne anche di tipo fisico.

E intanto i partiti del centrosinistra o si limitano a condanne verbali
(come è già successo - e nemmeno da parte di tutti - con la legge 40 sulle
TPMA), guardandosi bene dal fare una vera battaglia di sostegno dei diritti
delle donne e dal lavorare per una loro mobilitazione, o arrivano
addirittura a sostenere apertamente proposte di decreto antiabortiste e
familiste. È questo ad esempio il caso dell'emendamento all'ultima
finanziaria, denominato "evita-aborto", proposto da Livia Turco, Rosi Bindi
e Giuseppe Fioroni (Ds e Margherita), che vorrebbe istituire un assegno per
le ragazze madri e per le donne disoccupate o precarie in condizioni di
disagio economico e in attesa di un figlio. In sostanza un misero e
temporaneo (l'assegno sarebbe erogato solo fino al compimento del dodicesimo
mese del figlio) incentivo economico alle donne che rinunciano all'aborto.
In cambio, un prezzo molto alto da pagare: la privazione dell'autonomia di
scelta, ma anche della possibilità di un reale dignitoso mantenimento per sé
stesse e per il nascituro.

Del resto, queste stesse forze, si sono rese complici dei partiti del
centro-destra, con il sostegno a politiche di diffusione del lavoro precario
e della disoccupazione femminile, di tagli alle scuole a tempo pieno e di
fondi ai servizi sociali, di finanziamento a scuole e a servizi di
assistenza e sanitari privati.

In questo quadro, la giornata di mobilitazione nazionale delle donne del 14
gennaio in difesa della 194, può rappresentare un importante momento per
iniziare a contrastare una politica e una cultura profondamente
discriminatorie nei confronti delle donne, in particolare di quelle
proletarie ed è, aldilà delle intenzioni, l'inizio di una presa d'atto che è
necessario scendere in campo in prima persona e non delegare a nessuno la
lotta per la propria autodeterminazione.

La lotta contro tutto ciò che culturalmente, politicamente, socialmente
rappresenta reazione e conservazione, costruendo forme embrionali di
aggregazione e di rappresentazione democratica di un potere che affermi gli
interessi fondamentali delle donne, oltre a quelli più generali delle masse
popolari, dovrà diventare in futuro l'importante impegno di tutte le donne
democratiche, comuniste, rivoluzionarie.




ASSOCIAZIONE DONNE MAOISTE

REDAZIONE DI EMANCIPAZIONE DONNA

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