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Lavoro. Svimez: continua l'emorragia di laureati dal sud. Ormai non se ne vanno solo i migliori
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Lavoro. Svimez: continua l'emorragia di laureati dal sud. Ormai non se ne vanno solo i migliori |
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| Wednesday 11 January 2006 | ||||||||
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Lavoro. Svimez: continua l'emorragia di laureati dal sud. Ormai non se ne vanno solo i migliori I laureati lasciano il sud anche per l'estero Roma, 8 gennaio 2006 Un laureato su tre di origine meridionale lavora al centronord o all'estero. E i 'dottori' che lasciano il Sud per lavorare sono in aumento: nel '98 erano il 23,5%. Il trend è in crescita anche per le donne, che fino apochi anni fa si spostavano meno degli uomini. Questi i dati più significativi dello studio Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno)curato da Sandro Gattei, Luca Bianchi e Sergio Zoppi. L'indagine, che riguarda il sistema scolastico del Mezzogiorno, non ha trascurato l'ormai datato problema della 'fuga dei cervelli': "la fuga del capitale umano si realizza in due momenti diversi: il primo al momento della scelta dell'iscrizione all'universita' e il secondo al momento dell'entrata nel mondo del lavoro", si legge nella ricerca. Nel complesso, se si considerano congiuntamente entrambi i momenti della mobilità (quello per studio e quello per lavoro), si vede che dei laureati meridionali del 1998 e occupati nel 2001, il 31,1% lavora al Centronord o all'estero (percentuale equamente ripartita fra uomini e donne). Tale quota, sottolinea l'indagine "risulta più elevata rispetto a quella effettuata sui laureati meridionali del 1995 e occupati nel 1998, pari al 23,5%". Inoltre a emigrare, allora, erano più i laureati (25%) delle laureate (22%). Lo studio ha classificato 4 tipi di comportamenti: quelli che non si sono mai spostati ( gli 'immobili'), quelli che si sono spostati per studio, ma sono poi tornati nella loro terra, quelli che sono andati via per studio e non sono tornati e, infine, quelli che sono emigrati dopo una laurea acquisita nella propria terra d'origine. Gli 'immobili' Nella categoria degli 'immobili' (cioè coloro che hanno studiato e lavorano nella stessa zona in cui risiedevano prima dell'iscrizione all'università) rientra circa il 60% dei laureati meridionali e il 95,7% dei laureati centrosettentrionali, la cui mobilità, dice la Svimez "è molto rara e limitata a quasi esclusivamente alla stessa ripartizione geografica". Al Sud gli immobili erano il 67% nel 1998 e il calo ha colpito soprattutto la popolazione femminile. Infatti, se nel 1998 ben il 70% delle laureate decideva di non spostarsi, tre anni dopo, tale quota si era ridotta dell'8,6%, scendendo al 61,4%. In diminuzione anche la quota maschile che non si e' spostata per lavoro (il 63% nel 1998, e il 59,2% nel 2001). Gli universitari 'fuori sede' La seconda e la terza categoria (quelli che si sono spostati per l'universita' e che poi sono tornati, e quelli che, invece, dopo gli studi, non sono tornati), rappresentano, dicono Bianchi e Gattei, la "prima fase della fuga dei cervelli, quella che si attua al momento della scelta dell'universita"'. I 'dottori' che si sono spostati e poi sono rientrati sono diminuiti, passando dal 10% del totale degli occupati nel 1998 all'8,5% di quelli del 2001a fronte dello 0,4% dei laureati centrosettentrionali. Anche se questa condizione interessa più gli uomini delle donne: la media del 2001 è composta dal 9,6% di laureati a fronte del 7,5% di laureate. I laureati tornati, dice la Svimez, "rappresentano un arricchimento per la regione di residenza perché sono coloro che, pur avendo studiato in un'altra ripartizione rispetto a quella di residenza iniziale, vi tornano a lavorare dopo aver ottenuto una maggiore qualificazione". Ci sono pero' anche gli studenti che 'emigrano' per seguire il loro iter formativo lontano da casa e decidono di non tornare. E' questa, dice la Svimez, "la prima vera perdita per la regione di origine, conseguenza della scelta di studiare in un'altra ripartizione, e in seguito, di rimanervi a lavorare". Questo comportamento interessa il 13, 2% dei laureati meridionali (erano il 10% nel 1998) e lo 0,3% di quelli centrosettentrionali. L'aumento e' stato significativo tra le donne: nel 1998 non tornava a casa il 9% delle laureate meridionali, nel 2001 il 12,2%. Gli emigrati con laurea Infine ci sono coloro che hanno studiato nel luogo dove vivono, ma lavorano altrove. Quelli, cioè, che si sono spostati dopo la laurea e che costituiscono i 'veri' cervelli in fuga. Ben il 18% dei laureati meridionali, vale a dire uno su sei, ha fatto questo tipo di scelta che, invece, ha interessato appena il 3,7% dei colleghi del Centronord. E fra gli 'emigranti' ben il 37% si è laureato con una votazione pari a 110 o a 110 e lode. Una quota consistente eppur in calo rispetto a tre anni prima quando quasi uno su 2 (il 45,6%) fra i 'superlaureati' abbandonava il Mezzogiorno alla ricerca di un impiego. "Nel 2001 -dicono ancora Bianchi e Gattei- non solo i migliori che se ne vanno: ormai hanno iniziato a spostarsi anche quelli che hanno conseguito votazioni inferiori , comprese tra 100 e 109, che rappresentano oramai il 43,9% dei mobili post lauream e la quota scende al 19,1% per le votazioni comprese tra 66 e 99". Il mito della scarsa mobilità "Nel complesso -conclude la Svimez- i laureati meridionali si sono dimostrati molto mobili sia per gli studi che per la ricerca di lavoro". Dei 43.459 laureati meridionali del '98 infatti, uno su cinque (il 19,9% pari a 8.672 neolaureati) ha conseguito la laurea in una regione del Centronord (principalmente Lazio, Emilia Romagna e Toscana), mentre solo lo 0,7% dei dottori centrosettentrionali e' laureato in una regione meridionale. La propensione alla mobilita' interregionale varia tra i diversi gruppi di corsi di laurea. I piu' dinamici appaiono i laureati in discipline scientifiche, ingegneria, economia e studi politico sociali. Per gli ingegneri meridionali, in particolare la quota di 'emigranti' raggiunge il 39%. Meno propensi a spostarsi per trovare un lavoro sembrano invece i laureati in materie letterarie, in agraria e giurisprudenza. Comunque in generale "la mobilità è aumentata per tutti i gruppi di laurea e per entrambi i sessi, ma per le donne si registrano gli incrementi piu' rilevanti". http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=59077
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