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INSIEME PER INSURGENCIA: appello del comitato di quartiere capodimonte - s. rocco
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INSIEME PER INSURGENCIA: appello del comitato di quartiere capodimonte - s. rocco |
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| INSIEME PER INSURGENCIA: appello del comitato di quartiere capodimonte - s. rocco |
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| Friday 06 May 2005 | ||||||||
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APPELLO DEL COMITATO DI QUARTIERE CAPODIMONTE-SAN ROCCO INSIEME PER INSURGENCIA Via vecchia S. Rocco è una stradina nascosta che collega la grande periferia nord di Napoli al cuore della città. Chi vuole baypassare gli ingorghi che paralizzano le due grandi arterie di Via Miano e via S. Rocco si avvia verso questo tratto di strada semisterrata che ti immette direttamente nei salotti buoni di via Nicolardi e Viale Colli Aminei. Al di qua di questo viottolo di campagna ci sono le praterie della 167 di Secondigliano e i quartieri di Marianella, Chiaiano e Piscinola, l’area cui il Governatore ha promesso 120 milioni di euro affinché arrivi anche all’umanità che affolla questi territori un po’ di quel benessere e di quella felicità che la propaganda della modernità continua a promettere a tutti. Non più solo morti e sangue, e paura, e poliziotti, e traffici, e grandi patrimoni criminali, e carabinieri, e mazzette per tutti, e connivenze, e economie illegali, e povertà, e degrado, e miseria, dicono gli uomini della politica e delle istituzioni dopo l’ultima mattanza di camorra. Alla fine di quel viottolo che ha guidato le macchine di scorta di quelli che a Scampia hanno portato la festa del lavoro c’è il giovane centro sociale Insurgencia, una palazzina di due piani, che da quando, 25 anni fa, ha smesso di ospitare bambini e maestre, è stata abbandonata al lento declino degli intonaci scrostati, dell’invasione dei rovi, delle infiltrazioni della pioggia, dei soffitti che crollano, della sporcizia che si accumula. In questo posto d’abbandono ha trovato accoglienza un piccolo sogno di condivisione, un’idea dello stare insieme parlando, ascoltando, vedendo, pensando e facendo, quando c’è da fare. Sono passati per questo posto ragazzi che hanno voglia fare musica, carnevali di bambini, il cinema per tutti (perché il cinema è di tutti), gente che ha scritto libri e che voleva parlarne con altri, gente che organizza scene per raccontare la vita, quelli che hanno fatto domanda per la lotteria del reddito di cittadinanza, quelli che non hanno un cazzo da fare e quelli che vogliono entrare in tutti i cazzi che contano, quelli che si indignano perché l’acqua diventa merce e quelli che si incazzano perché gli mettono la spazzatura sotto al naso. Sta vivendo in questo posto gente che fatica da anni, nel silenzio e nell’indifferenza, perché in questi spazi della metropoli ci sia una possibilità per tutti; sta vivendo in questo posto un incontro entusiasmante con quella parte della psichiatria che ha cancellato da questo paese l’oscenità dei manicomi e che intorno all’intelligenza ed al coraggio di Sergio Piro sta cercando di fare di un centro sociale occupato un luogo dove sperimentare nuove pratiche dell’ascolto e dell’aiuto a chi ha il dolore nella mente; sta vivendo in questo posto il tentativo di costruire un centro studi dove si fa conoscenza e si mettono in gioco saperi nuovi per leggere ciò che appare soltanto crimine e violenza; sta vivendo in questo posto il tentativo di far essere con coscienza il ruolo di zona di confine che la geografia della metropoli ha assegnato al quartiere di Capodimonte. Ecco, è questo il posto che ha subito in questi giorni un tentativo di sgombero, è questo il posto da cui la retorica della legalità ha deciso di partire per rappresentare spettacolarmente la svolta che la giunta di centro sinistra ha deciso di dare alle politiche sociali di questa città. Non i santuari della camorra, non gli intrecci tra i poteri finanziari ed economici e le economie criminali, non le logiche dell’abbandono e dell’inerzia amministrativa, non il deficit di democrazia e di partecipazione nella gestione di ciò che è pubblico, ma, emblematicamente, l’attivismo spontaneo, il darsi da fare, il costruire con fatica una nuova idea di città e di partecipazione, questo si è deciso di colpire. Chi sottoscrive queste parole sente una tristezza, prima ancora che una rabbia. Chi sottoscrive queste parole si aspettava da chi, nel nome della sinistra, governa questi territori non certamente una solidarietà, ma almeno la curiosità per la ricchezza che esprimono queste nuove realtà dei movimenti sociali di questo paese. Chi scrive queste parole si aspetta che il governo locale apra un tavolo di dialogo e di riflessione con quelle realtà del movimento che stanno ostinatamente cercando di costruire, anche in questa città, degli spazi pubblici non istituzionali, dove far vivere culture, pratiche, saperi, intelligenze non omologate. Comitato di quartiere Capodimonte-S. Rocco PER ADESIONI SCRIVETE A: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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