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lunedì 02 gennaio 2006
Italiani, senza lavoro e famiglia: i nuovi poveri del Nordest
La disgregazione della famiglia, la perdita del lavoro: anche chi meno se l'aspetta può improvvisamente precipitare nel girone infernale della povertà. E inaspettati sono per certi versi i risultati del terzo rapporto sui Centri di Ascolto delle Caritas del Nordest, intitolato "I poveri della porta accanto", dedicato alle persone (13.676) che nel 2004 si sono rivolte agli oltre 100 Centri di Ascolto delle 15 Caritas diocesane nordestine, realizzato dall'Osservatorio socio-religioso triveneto.

Uno dei dati che sorprende è la consistente presenza degli italiani, accanto a quella - costante - degli stranieri: il "povero della porta accanto" è italiano, abbastanza giovane e non chiede ascolto o informazioni (come accade invece per gli immigrati alla ricerca della prima sistemazione in Italia): cerca un lavoro, cerca una casa, cerca di che mangiare. Così, se è vero che la percentuale degli italiani assistiti è leggermente diminuita dal 2000 (erano il 28% del totale) al 2004 (sono scesi al 26,7%), è però anche vero che essi chiedono un maggior numero di "prestazioni" cioè di interventi da parte degli operatori dei "Cda", segno che la loro difficoltà è più strutturale. Il 27% degli italiani che si rivolge ai Centri è privo totalmente di reddito (era il 20% nel 2001) e uno su 4 non ha una casa dove vivere stabilmente (era uno su 5 nel 2001). Inoltre, quasi un italiano su tre che si rivolge ai "Cda" (il 27%) è reduce da un divorzio o da una separazione: cresce cioè, si osserva nel rapporto, la precarietà dei legami familiari.

Tra gli italiani, i maschi sono il doppio delle donne: 51,1% contro il 26,4% e sono più spesso disoccupati (62,3 contro il 50,3%), soli e stabilmente tali. Oltre che più spesso senza reddito (36,4 contro il 13,8%) e senza casa (35,8 contro il 9,8%), manifestano segni di disagio più frequenti, come la dipendenza (14,7 contro il 5,7%), il disagio psichico (8,3 mentre le donne sono al 5,5%), le problematiche derivanti dalla detenzione (qui la differenza è notevole: 10,2 contro l'1,2%). «Le loro richieste di aiuto - sottolinea Alessandro Castegnaro, direttore dell'Osservatorio socio-religioso triveneto e curatore della ricerca - sono marcatamente assistenziali, segno di un atteggiamento divenuto ormai più gravemente passivo di quello delle donne».

Per quanto riguarda gli immigrati, nonostante le sanatorie è rimasto alto il livello di clandestinità, segno - osserva Castegnaro - che questi "Cda" sono uno dei primi approdi nel percorso migratorio. Tra gli stranieri, il paese più rappresentato è la Romania, ma il più dinamico la Moldavia: nel 2001 era il 6,4% del totale (607 persone), oggi rappresenta il 14,1%, crescendo del 4% in un solo anno (1.411). L'82% sono donne e solo il 18 è in regola.

Il rapporto, che giunge alla terza edizione (la prima è del 2001), si apre con la "spiegazione" di cos'è e come funziona un Centro di Ascolto: «E' il luogo delle relazioni - spiega don Giancarlo Perego di Caritas italiana - quelle che ci aprono gli occhi sulle persone, ci aiutano ad accogliere drammi o disponibilità, ci spingono a decidere. Ascoltare, osservare e discernere non è però solo un metodo, quello su cui si "muovono" i centri di ascolto Caritas, ma il percorso educativo che nasce da una relazione o porta a una relazione. La Caritas ha scelto i poveri e questo esige un ascolto attento e disponibile, umile e rispettoso. Chiede studio, ricerca, confronto; chiede dono, condivisione, disponibilità a vivere in pieno. Il centro di ascolto si lascia interpellare dagli avvenimenti e dalle relazioni, "abita" il territorio e interpreta i segni dei tempi; sostiene la cittadinanza attiva anche degli esclusi».

http://www.gvonline.it/leggi_id.php?id=2100   

Serena Spinazzi Lucchesi 
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 11 gennaio 2006 )
 
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