.: Italia Alternativa :.
.: sabato 05 luglio 2008 :.
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| Istat: «Al Sud è emergenza disoccupazione» |
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| venerdì 23 dicembre 2005 | ||||||||
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Istat: «Al Sud è emergenza disoccupazione» Nel terzo trimestre 2005 nel Mezzogiorno si sono persi 85.000 posti (-1,3 per cento). Rispetto al trimestre precedente, ne sono andati in fumo 55.000 ROMA - Torna a frenare l'occupazione in Italia, ma nel Mezzogiorno la ricerca del posto di lavoro rischia di diventare una vera e propria emergenza. Nel terzo trimestre 2005 - secondo l'indagine dell'Istat sulle forze di lavoro - gli occupati sono aumentati di 57.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2004 (+0,3%) ma l'incremento è stato possibile solo grazie alla crescita del Nord (+142.000 posti) mentre nel Mezzogiorno si sono persi 85.000 posti (-1,3%). Rispetto al trimestre precedente l'Istat ha registrato un calo complessivo di 55.000 posti (-0,2%). E se prosegue il calo del tasso di disoccupazione (il dato non destagionalizzato è al 7,1% a fronte del 7,4% registrato nel secondo trimestre) il dato secondo l'Istat è l'effetto dello «scoraggiamento» di una larga fascia della popolazione (soprattutto giovani, donne e residenti al Sud) che rinuncia alla ricerca di un lavoro convinta di non trovarlo e che quindi di fatto esce dal mercato del lavoro o decide di non entrarci. A fronte di un tasso di disoccupazione complessivo del 7,1% infatti (7,7% il dato destagionalizzato, invariato rispetto al secondo trimestre) il tasso dei senza lavoro è del 3,9% nel Nord, del 5,8% nel Centro e del 13,2% nel Mezzogiorno. Nel complesso nel secondo trimestre lavoravano 22.543.0000 persone (il 57,4% delle persone tra i 15 e i 64 anni, in calo di tre decimi di punto rispetto a un anno prima) mentre risultavano in cerca di occupazione 1.726.000 persone. L'effetto scoraggiamento si legge soprattutto nel calo delle forze di lavoro (l'insieme degli occupati e dei disoccupati). Nel terzo trimestre sono stati persi 17.000 'attivì rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente ma questo dato è il risultato di un aumento di 125.000 unità al Nord e di 9.000 al Centro e di un calo di 133.000 attivi al Sud (-1,8%). Se si considera la variazione rispetto al trimestre precedente il calo complessivo degli attivi è di 69.000 unità (-47.000 dei quali nel solo Mezzogiorno). Nella fascia tra i 15 e i 64 anni è aumentata l'area della inattività del 2% per un totale di 294.000 «inattivi» in più con una crescita concentrata per due terzi nel Mezzogiorno. A rinunciare alla ricerca di un lavoro sono soprattutto le donne del Sud. Se infatti l'occupazione femminile nel complesso su base tendenziale è diminuita dello 0,3% il dato è il risultato dell'aumento in tutto le aree del Paese e di un calo dell'1,4% nel Mezzogiorno. Nel Nord lavorano il 54,9% delle donne tra i 15 e i 64 anni mentre al Sud sono impiegate fuori casa appena il 29,3% delle donne in questa fascia di età. Nel terzo trimestre del 2005 è aumentata l'occupazione dipendente (+432.000 unità, pari al 2,7%) mentre le posizioni di lavoro indipendente sono diminuite del 5,9% (-375.000). Gran parte del lavoro dipendente a tempo pieno in più (+301.000 posti) è dovuto secondo l'Istat alle mancate uscite verso la pensione. Tra i settori ha subito un calo l'agricoltura con 88.000 posti di lavoro persi (-8,1%) mentre l'industria in senso stretto ha registrato un aumento di 58.000 posti (+1,1%). Le costruzioni hanno segnato una crescita di 7.000 posti (+0,4%) mentre i servizi hanno guadagnato 80.000 posti (+0,6%). Preoccupata per i dato diffusi dall'Istat la Cgil che sottolinea come l'indagine finalmente diradi «la nebbia sul tentativo di spacciare un effetto statistico per un evento reale: dopo due anni - spiega in una nota il dipartimento delle Politiche del lavoro - i 700mila immigrati regolarizzati nel 2003 hanno smesso di spingere fittiziamente in su i tassi di crescita dell'occupazione». La Cgil sottolinea con preoccupazione «il calo sia dei tassi di attività che di occupazione, prevalentemente situati tra le donne e nel Mezzogiorno» che indica come l economia italiana paghi «lo scotto della sua infelice collocazione internazionale, del suo difetto di innovazione e ricerca». Secondo il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi l'indagine dell'Istat fotografa un mercato del lavoro «con luci e ombre nel quale si evidenziano gli effetti negativi di una prolungata bassa crescita ma anche quelli positivi delle nuove flessibilità e delle azioni rivolte all'emersione del lavoro nero. Resta aperto - conclude - il divario tra Nord e Sud in relazione alla differente vitalità produttiva e alla diversa propensione all'emersione del lavoro irregolare». 20/12/2005 http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_economia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=149153&IDCategoria=4
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