.: Italia Alternativa :.
.: venerdì 16 maggio 2008 :.
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| t/Terra e Libertà/Critical Wine a Jesi 7 e 8 maggio: le tracce dei dibattiti |
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| giovedì 05 maggio 2005 | ||||||||
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_ Forme di resistenza alimentare e dei consumi: Prezzo sorgente e autocertificazione. La costruzione di filiere corte. t/Terra e libertà/Critical wine oramai da tre anni ha posto tre grandi questioni al mondo dell’agricoltura e della trasformazione alimentare: il prezzo sorgente, l’autocertificazione dei prodotti agricoli, le Denominazioni Comunali. A nessuno sfugge lo scarso rilievo, di riconoscimento socio-culturale e di risorse economiche, offerto dal mercato ai produttori. I consumatori, dall’altra parte, devono sopportare il peso di prodotti di dubbia qualità, a prezzi enormemente superiori a quelli pagati ai produttori. Critical wine intende contestare radicalmente questo principio economico proponendo, accanto alla tracciabilità del prodotto, anche la tracciabilità del prezzo. Il primo e decisivo passo è l’indicazione del Prezzo sorgente, ovvero: - è il prezzo medio al quale il produttore vende i suoi vini (o qualsiasi altro prodotto) e al quale è disponibile a venderli al consumo diretto; - se inserito nell’etichetta, è il primo passo per rendere possibile la tracciabilità del prezzo oltre a quella del prodotto; - evidenzia con una semplice informazione i rapporti di produzione e le appropriazioni di ricchezza che avvengono nella filiera della circolazione dei prodotti; - può permettere la riduzione della distanza alimentare e la diminuzione della catena produzione-consumo; - permette un maggior investimento di fiducia tra consumatori e produttori; Il Prezzo sorgente non deve essere imposto dall’alto, ma deciso autonomamente e volontariamente da ogni produttore; e soprattutto non intende creare un ulteriore regime di controllo, ma relazioni basate sull’etica della responsabilità e della cooperazione sociale. Il secondo passo è il Catalogo di autocertificazione Critical wine, fondato sul principio della tracciabilità massima della filiera produttiva, comprenderà tutti i produttori di vino (e di ogni altro prodotto della terra) che vorranno aderire a principi semplici e di completa qualità. Il principio di massima tracciabilità che si intende invocare si basa sull'etica della responsabilità individuale. Il Catalogo Critical wine, dunque, non intende fondare un altro ente certificatore o di controllo in grado di surrogare le prescrizioni statuali. Tutt'altro. Parte dalla critica agli attuali sistemi europei di certificazione (in primis il biologico) per fornire ai produttori la possibilità di far conoscere la cura, l'impegno, la correttezza, la cultura su cui si basa il loro lavoro. In sostanza, si tratta di valorizzare il lavoro agricolo e suggerire l'importanza di una relazione ricca e feconda con l'ambiente e con il mondo extragricolo sempre più impoverito (anche quando possiede immani quantità di moneta) dalla distruzione di ogni legame tra terra, cibo e uomini prodotto dall’industria dell’agri-business. E di qualificare un rapporto di fiducia e di scambio proficuo con i consumatori. Per questo il Catalogo Critical wine intende diventare uno strumento importante per creare un canale diretto tra produttori e consumatori. Infine, le Denominazioni Comunali - De.Co. - non costituiscono un marchio di qualità (come le DOP, IGP, ecc.) ma sono la semplice certificazione Comunale dell’origine dei prodotti agricoli. Un certificato di origine che lega indissolubilmente territorio e prodotto e di cui – per dirla con Veronelli - il cittadino ha il diritto naturale inalienabile, come fosse un certificato di cittadinanza. Le Denominazioni Comunali possono essere lo strumento per contrastare il tentativo comunitario e ministeriale di annullare i giacimenti gastronomici in favore di prodotti industriali per cui vale il principio del “prodotto tipico” e dell’”ultima trasformazione sostanziale”. Per cui, ad esempio, l’olio extravergine di oliva risulta essere prodotto in Italia se franto in territorio italiano, indipendentemente dall’origine delle olive. Origine, tracciabilità dei prodotti e dei prezzi sono tre chiavi per costruire una resistenza alimentare e dei consumi. Per svilupparla c’è la necessità di costruire filiere corte, attraverso l’incontro di produttori e consumatori, il consolidarsi di fiere e mercati etici, il collegamento fra i contadini e i Gruppi di Acquisto Solidali che si stanno moltiplicando nelle città. In particolare, Critical Wine propone la costruzione di un rapporto privilegiato fra produttori e i Gruppi di Acquisto sulla base delle proposte del prezzo sorgente e dell’autocertificazione che possono divenire uno strumento ulteriore per scardinare il meccanismo della grande distribuzione commerciale nelle città. In questo contesto si colloca l’ultima proposta di Critical wine, emersa recentemente a Verona: la costruzione di una filiera del vino “protetta”, ovvero una carta dei vini Critical wine in cui siano esplicitati l’autocertificazione ed il prezzo sorgente da proporre a ristoratori ed enotecari sensibili a queste tematiche oltre che al circuito dei gruppi di acquisto e dei mercati “sociali”. _ Agricoltura contadina e difesa del territorio nelle Marche: dal problema delle denominazioni d’origine ai piani di devastazione ambientale. Il progetto t/Terra e libertà/Critical wine parla di una nuova contadinità responsabile. L’agricoltura contadina è stata, da sempre, custode dei saperi e sapori della terra. Con l’avvento della società dei consumi, imperniata sull’industria e sullo sviluppo urbano, essa si è lentamente trasformata in un presidio fondamentale del territorio e del gusto, ultimo baluardo per la salvaguardia di antichi saperi, di tradizioni eno-gastronomiche, di varietà e specie locali, di beni collettivi, di territori e paesaggi agricoli. Tale mondo contadino, nonostante la retorica dei “prodotti tipici”, è oggi fortemente attaccato da ogni parte e paga una profonda subalternità nei confronti della società urbanizzata. In primo luogo, infatti vi è un esproprio di valore che la distribuzione commerciale compie nei confronti del lavoro agricolo, grazie a consumatori oramai sempre più addomesticati. Per cui il principale aggancio col mondo rurale sembra essere il “mulino bianco” o la mucca di nome “Lola”. In secondo luogo vi è il tentativo dell’agro-industria di modificare i prodotti stessi della terra, attraverso l’omologazione del gusto, la selezione e modificazione delle sementi e delle specie (fino agli OGM), la rottura del legame col territorio attraverso la negazione dell’origine e la preferenza per il concetto di “ultima trasformazione sostanziale”. Infine, come ultimo atto di questo accerchiamento, l’industria e lo Stato approfittano della crisi delle comunità agricole per sferrare l’attacco al territorio: e dunque cave, speculazioni edilizie, privatizzazione dei beni collettivi (acqua, comunanze agrarie, ecc.), dubbie concessioni governative per lo sfruttamento dei suoli e delle aree naturali. Questa tavola rotonda vuole essere l’occasione per riflettere su questi temi calandoli nella realtà marchigiana, dove l’agricoltura ha rivestito e riveste tuttora una fondamentale importanza socio-economica. In particolare verrà posta l’attenzione sul problema dell’origine del vino e dei prodotti agricoli, con riferimento particolare alla creazione dell’Istituto Marchigiano di Tutela, un superconsorzio del tutto contrario agli interessi dei vignaiuoli, e sui piani di devastazione ambientale previsti nella nostra Regione. Legare questi temi, solo apparentemente diversi, significa concepire il problema dell’agricoltura “locale” e delle realtà contadine nel mondo sviluppato, così come nei paesi in via di sviluppo, come il problema fondamentale della t/Terra: la Terra intesa come universo cosmico e la terra intesa come territorio, zolla che si calpesta. per info: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo www.criticalwine.org www.globalmedia.org
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