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martedì 29 novembre 2005
DIRETTIVA BOLKESTEIN: SIAMO REALISTI, CHIEDIAMO IL RITIRO!

La Commissione Mercato Interno del Parlamento Europeo ha dunque
votato : con 25 voti a favore, 10 contrari e 5 astenuti ha ribadito
il proprio sì alla direttiva Bolkestein, peggiorandone –se possibile-
ulteriormente il testo. Il principio del paese d’origine sarà il
criterio di regolazione dei rapporti di lavoro, i servizi pubblici
saranno messi sul mercato. Senza più alcun dubbio, a parere della
maggioranza dei membri della Commissione.
Dal voto di Bruxelles esce a pezzi quello che non avrebbe mai potuto
stare in piedi, il cosiddetto “compromesso Gherbardt” per il quale
diverse sirene europee ed italiane hanno in queste ultime settimane
suonato : dalle sinistre moderate italiane ed europee alla Ces, ai
popolari, sino ai veri e propri tentativi di “inciucio” bipartizan
tra i deputati della Margherita (on. Cocilovo in testa) e quelli di
Forza Italia.
Ma certo dovrà tornare a dir qualcosa anche il candidato premier
dell’Unione, Romano Prodi, che recentemente aveva inopinatamente
dichiarato come la direttiva, ormai positivamente “modificata”, fosse
un buon provvedimento di liberalizzazione (sic).
Chi come Attac e come la Campagna Nazionale Stop Bolkestein, non più
tardi di un mese fa ha portato in piazza 50000 persone contro la
famigerata direttiva non può che trovare conferma alle proprie
posizioni.
Perché lo scontro sulla direttiva Bolkestein è uno scontro tra due
diversi modelli di Europa : tra l’Europa liberista, che cerca di
fondare la propria competitività internazionale sulla
liberalizzazione dei servizi pubblici, sulla caduta verticale dei
diritti del lavoro e sull’azzeramento delle prerogative degli enti
locali, e l’Europa sociale e di pace, che reclama la fuoriuscita
dalle politiche liberiste e dall’economia della guerra per ripensare
il futuro del continente a partire da un nuovo spazio pubblico dei
diritti sociali.
Se questa è la portata dello scontro –reso ancor più evidente dalla
crisi radicale delle politiche liberiste, come la rivolta delle
banlieus parigine ha drammaticamente messo in luce- poteva essere
possibile pensare di poter ancora tentare un “compromesso”, peraltro
al totale ribasso, illudendosi di temperare ciò che per natura della
crisi in corso temperabile non è? La risposta è arrivata oggi e
speriamo che qualcuno ne tragga una salutare lezione.
La strada per l’approvazione della Bolkestein è ancora lunga, e piena
di contraddizioni, interne ai Governi, alle istituzioni politiche
europee, alle forze politiche e sociali, tant’ è vero che già si
parla di ulteriore rinvio dei tempi di approvazione. Ma proprio per
questo acquistano ancor più forza le ragioni dei movimenti sociali e
sindacali, che sin da subito hanno compreso come la richiesta di
ritiro della direttiva fosse non una inefficace posizione
testimoniale, bensì l’unica prospettiva realistica per cambiare rotta
e riempire la crisi del processo di integrazione europea di nuovi
contenuti e proposte. Per una volta il “tanto peggio, tanto meglio”
ha un positivo significato politico : di fronte ad un testo di
direttiva dichiaratamente ispirato al liberismo più spinto, di fronte
alla sconfitta senza appello delle ipotesi di modifica basate
sull’illusione del liberismo temperato, sarà forse più semplice per
tutti capire come la richiesta di ritiro della direttiva Bolkestein
sia oggi l’unico obiettivo da perseguire. Dentro le istituzioni, ma
soprattutto attraverso le mobilitazioni nelle piazze e nei luoghi di
lavoro. Perchè ogni volta che il protagonismo sociale si esprime i
meccanismi del neoliberismo si inceppano. E ogni volta che costruiamo
mobilitazione, contribuiamo a seminare percorsi di futuro.

Marco Bersani
Attac Italia
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