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Comunicato stampa sul rischio rigassificatore a Taranto PDF Stampa E-mail
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lunedì 21 novembre 2005
Comunicato stampa

Romano Prodi ha scritto agli ambientalisti di Brindisi: "Riguardo agli
impianti di rigassificazione non ho mai parlato né di Brindisi né di
Taranto. Mi sono limitato a dirvi che sono impianti assolutamente sicuri,
puliti e che non comportano alcuna reazione chimica". (16 novembre 2005)
Sono parole indirizzate anche a noi di Taranto.

L'ITER DEL PROGETTO
Ma la marcia indietro di Prodi su Taranto non ci rassicura più di tanto.
Infatti l'iter procedurale per il rigassificatore di Taranto sta andando
avanti inesorabilmente. La Gas Natural ha acqusito i nullaosta e le
autorizzazioni tecniche. Dopo di che la questione approderà sui tavoli
politici e in particolare giungerà probabilmente entro un mese al consiglio
comunale di Taranto che si dovrà esprimere sul rigassificatore.

LA SICUREZZA
Diciamo subito: c'è un equivoco da chiarire. Che il rigassificatore sia un
impianto ad alto rischio non lo dicono gli ambientalisti ma la direttiva
Seveso sugli incidenti industriali rilevanti.
Non è quindi veritiero ciò che ha dichiarato Romano Prodi quando dice che i
rigassificatori "sono impianti assolutamente sicuri". Se rientra nella
direttiva Seveso vuol dire che non sono "assolutamente sicuri".

LA SEVESO 1
La Seveso è una direttiva europea che in Italia è stata recepita con il DPR
175 del 1988. Essa ha imposto il censimento degli stabilimenti a rischio,
con l'identificazione delle sostanze pericolose.
Tra questi impianti sono contamplati anche i rigassificatori che rientrano
quindi negli impianti in cui si svolgono "attività a rischio di incidente
rilevante".
Con la legge 137/97 (articolo 1 comma 1) è stato inoltre introdotto
l'obbligo di informazione della popolazione sulle misure di sicurezza da
adottare in caso di incidente. Incombe sui sindaci il dovere di renderle
note alla popolazione.

LA SEVESO 2
Con la "Seveso 2" (ossia il decreto legislativo 334 del 1999 che recepisce
la direttiva comunitaria 96/82/CE) gli obblighi per le aziende a rischio di
incidente rilevante sono diventati ancora più stringenti. La Seveso 2 prevede:
- l'esistenza in ogni stabilimento a rischio di un piano di prevenzione e
di un piano di emergenza;
- la cooperazione tra i gestori per limitare l'effetto domino (ossia le
possibili "reazioni a concatena" fra impianti a rischio di incidente
rilevante);
- il controllo dell'urbanizzazione attorno ai siti a rischio;
- l'informazione degli abitanti delle zone limitrofe;
- l'esistenza di un'autorità preposta all'ispezione dei siti a rischio.
Va notato che la Seveso 2 introduce il concetto di "effetto domino" che è
importantissimo. Perché anche ammesso (e non concesso) che il
rigassificatore sia sicuro al 100% "dall'interno", non è detto che sia con
ciò immune dall'essere coinvolto "dall'esterno" in eventi catastrofici. Se
viene posto infatti nelle vicinanze di uno dei dieci impianti tarantini ad
alto rischio e se si propagasse una catastrofica reazione a catena che
coinvolgesse il rigassificatore dall'esterno, allora tutte le
rassicurazioni tecniche "intrinseche" rischierebbero di saltare. La
sicurezza "intrinseca" degli impianti conta poco se la catastrofe viene
innescata dall'esterno, ossia da un altro impianto ad alto rischio.

LA SEVESO 3
Recentemente è stata recepita anche la direttiva europea "Seveso 3" (la
2003/105/CE) sugli Incidenti Rilevanti. Essa prevede la consultazione della
popolazione interessata relativamente ai piani di emergenza esterni e
rafforza il diritto dei cittadini interessati all'informazione sulle misure
di sicurezza. La Seveso 3 introduce misure di ulteriore rigore e cautela
considerando ad esempio nuove categorie di elementi vulnerabili quali le
vie di trasporto.

GLI SCIVOLONI DI PRODI
Prodi ha ragione quando dice che i rigassificatori sono "impianti puliti":
infatti il metano non è tossico. Ma fa un altro scivolone quando, al fine
di rassicurare ulteriormente, aggiunge che "non comportano alcuna reazione
chimica". E' vero, ma non vuol dire niente: anche un deposito di dinamite
non comporta alcuna reazione chimica. Eppure è enormemente pericoloso se
viene collocato vicino ad un centro abitato o ad impianti industriali ad
alto rischio.
Un ex Presidente della Commissione Europea, che dovrebbe essere il primo a
far conoscere e a valorizzare le direttive europee in tema di rischio
industriale, non dovrebbe provare a tranquillizzarci con affermazioni così
banali.
Per il rigassificatore si può parlare di "sicurezza intrinseca", di "alto
livello di sicurezza" ma non di "sicurezza assoluta".

PARERI TECNICI E SCELTE POLITICHE
Quanto poi al fatto che la Gas Natural ha acquisito i nullaosta e le
autorizzazioni degli organi tecnici, occorre aggiungere che la politica non
si può trincerare dietro questi pareri.
La questione non è solo di natura tecnica ma è di natura democratica: sono
le popolazioni a dover conoscere il rischio e ad accettarlo o meno. E'
dovere dei rappresentanti politici consultare la popolazione per questioni
che comportano la sicurezza del territorio e la vita stessa di migliaia di
persone.
Gli organi tecnici analizzano il rischio, non lo eliminano. Sta alla
politica valutarne l'accettabilità.
La sostanza non è quindi tecnica, ma è politica perché nessun tecnico potrà
mai sostituirsi ai cittadini nel dire a quale rischio devono essere
sottoposti. Ed è la politica che deve - con gli elementi di conoscenza
raccolti - avviare una fase di consultazione democratica. Ad esempio anche
le centrali nucleari avevano ricevuto i nullaosta e le autorizzazioni degli
organi tecnici, ma hanno ottenuto il rifiuto della popolazione che ha
ritenuto troppo alto il rischio da dover correre.
Certamente per il rigassificatore il discorso è molto diverso rispetto alle
centrali nucleari, non vi è di mezzo la radioattività e il lascito di
scorie che rimangono attive per migliaia di anni. I rigassificatori possono
essere costruiti, ma a debita distanza dai centri abitati e dagli impianti
industriali ad alto rischio.
L'elenco delle controindicazioni relative al rigassificatore è molto lungo
e toccherebbe anche la compatibilità con l'attività portuale, ad esempio, a
cui verrebbe ridotta la funzionalità dato che le navi gasiere bloccano il
traffico marittimo in una fascia di navigazione molto ampia. E l'elenco dei
benefici occupazionali è così esiguo da rendere ridicolo ogni ragionamento
su un impianto che dà 40 posti di lavoro a malapena.

IL NODO ENERGETICO
Ma la gente comune si chiede se - ponendo ostacoli al rigassificatore -
alla fine si rimarrà al lume di candela. Occorre fare una corretta opera di
informazione e dire chiaramente che l'Italia non è più una nazione
strangolata dal bisogno di energia.  Di metano in Italia ne arriva e ne
arriverà tantissimo - anche senza i rigassificatori - tramite il corridoio
turco e la grande riserva algerina, ossia attraverso i gasdotti esistenti,
in costruzione o in via di potenziamento. Tanto che ciò "potrebbe
capovolgere il ruolo dell'Italia nell'arco di un quadriennio: da
importatore a esportatore di elittricità", come ha scritto Emanuele Scarci,
giornalista economico del Sole 24 Ore (14 novembre 2005).

IL RISCHIO ATTENTATI
Infine nessuno a fino ad ora preso in considerazione il rischio di un
attentato kamikaze o di un dirottamento di una nave gasiera, sullo stile
dell'11 settembre, ma rivolto contro la base navale o il centro abitato o
la zona industriale.

IL CASO DELLA GAZ POEM
Pochi sanno ciò che avvenne al largo di Hong Kong nel novembre del 2002
quando la nave gasiera Gaz Poem, che trasportava 20 mila tonnellate di
metano, prese fuoco. Sui notiziari di allora si poteva leggere: "La nave
potrebbe saltare in aria con conseguenze allarmanti. Il vento finora ha
tenuto le fiamme lontane dal serbatoio della metaniera, che è ancorata a 38
chilometri dalle coste di Hong Kong. L'equipaggio, 34 persone, ha
abbandonato la nave domenica mattina, dopo che l'incendio è esploso nella
sala macchine. A causa della violenza del rogo e del rischio di una
esplosione, per tutta la giornata di ieri i vigili del fuoco non sono
riusciti a avvicinarsi alla nave" (Giornale di Brescia del 26 novembre 2002).
La foto dell'incendio sulla Gaz Poem è reperibile su Internet qui:
http://navegaciones.com/Petroleros/gaz%20poem.jpg

BOMBE AL METANO
Mezza tonnellata di metano può generare punte di sovrappressione di 0,9
kg/cmq su un raggio di 200 m, e di 0,42 kg/cmq a 300 m. Sono sufficienti
0,35 kg/cmq per sbriciolare gli edifici di mattoni. Per tale potenza, il
metano è il gas esposivo delle bombe FAE (Fuel Air Explosive). Come si
legge sul manuale "La guerra moderna" (di Luttwak e Koel ed. Rizzoli), esse
hanno effetti che "potrebbero essere paragonati a quelli di un ordigno
nucleare di piccola potenza". Basta mezza tonnellata. Se passiamo dalla
mezza tonnellata di metano di cui sopra alle 140 mila tonnellate di metano
liquefatto delle grandi navi gasiere che potrebbero attraccare a Taranto lo
scenario si fa apocalittico.

COME UNA BOMBA ATOMICA
L'esplosione di 140 mila tonnellate di metano avrebbe un effetto
paragonabile ad una bomba atomica. Nonostante sia una fonte energetica
"pulita", l'esplosione di una tale quantità di metano spazzerebbe via
Taranto e manderebbe i frantumi i vetri di tutte le case fino a Brindisi.
Certo questo è uno scenario remoto, il gas metano liquefatto viene
sottoposto a misure di sicurezza senz'altro eccezionali. Ma la sola ipotesi
di un incidente rilevante ad una nave metaniera porterebbe richiederebbe un
piano di evacuazione che non è mai stato realmente progettato a Taranto,
come ben ci insegna l'esperienza della mancata comunicazione alla
cittadinanza delle informazioni sul rischio nucleare connesso ai
sottomarini atomici e sui piani di emergenza.

E I PIANI DI EVACUAZIONE?
Oggi i tarantini non sono informati del piano di emergenza nucleare e dei
piani di emergenza relativi ai dieci impianti ad alto rischio locali
rientranti nella direttiva Seveso: la legge rimane lettera morta.
Prima allora che il Consiglio Comunale di Taranto si esprima sul
rigassificatore vogliamo conoscere tutti i piani di emergenza, compreso
quelli di evacuazione. Vogliamo sapere perché fino ad ora i cittadini di
Taranto non li hanno potuti avere fra le mani, come è loro diritto.
Prima di accollarci un altro rischio pensiamo di mettere in sicurezza la città.

SITUAZIONE FUORI CONTROLLO
Oggi la situazione è fuori controllo: la direttiva Seveso di fatto non è
applicata.
Come non sono applicate tante leggi che dovrebbero garantire informazione,
salute e sicurezza ai cittadini.
A Taranto viviamo un deficit di democrazia perché ci viene sottratta la
conoscenza stessa dei rischi quotidiani. Ci viene negata cioè la base
stessa del controllo democratico e della cittadinanza attiva.
Ma noi non vogliamo essere trattati come una massa di pecoroni e di
ignoranti da imbonire.
Pertanto il consiglio comunale di Taranto deve consultare i cittadini prima
di prendere qualsiasi decisione.
Altrimenti diremo in piazza chiaro e tondo il nostro NO: non potete
decidere sulla nostra sicurezza e sul nostro futuro sopra le nostre teste.


Alessandro Marescotti
presidente di PeaceLink

Altre informazioni sul rigassificatore sono qui: www.tarantosociale.org
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