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Comunicato DN CARC, sui fatti di Parigi. PDF Stampa E-mail
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mercoledì 16 novembre 2005
Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)

Via Tanaro 7 – 20128 Milano

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Direzione Nazionale

Milano, 15/11/2005

 


La rivolta francese è un simbolo della resistenza popolare


che avanza in tutto il mondo!


 

Il 27 ottobre tre giovani si sono rifugiati in una cabina elettrica per
sfuggire all’inseguimento della polizia: due di loro (Ziad, 17 anni di
origine tunisina e Banou, 15 anni di origine maliana) sono morti folgorati e
il terzo (Altun, 21 anni di origine turca ) è rimasto gravemente ustionato.
Questa è stata la scintilla che ha scatenato la rivolta dei giovani di
origine africana e magrebina contro le continue angherie e la repressione
della polizia di Sarkozy. Una rivolta che dalla periferia parigina si è
propagata rapidamente come un incendio a tutta la nazione e ora si va
estendendo ad altre città dell’Olanda, del Belgio e della Grecia.

Protagonisti sono principalmente i giovani delle periferie, figli e nipoti
di immigrati, cittadini francesi di nome ma non di fatto, cittadini di serie
B, “feccia” come li ha definiti, con il disprezzo e l’arroganza propria dei
colonizzatori, Sarkozy. Giovani e proletari costretti a vivere in quartieri
fatiscenti dove regnano disoccupazione, degrado, sporcizia, miseria e
discriminazioni.

La guerriglia urbana che si scatena ogni notte ha costretto il governo e la
borghesia francese, assediati e impauriti, a riconoscere pubblicamente e
platealmente che il problema è prima di tutto economico e politico. Altro
che scontro tra civiltà, altro che Islam, altro che “terrorismo”, altro che
chiacchiere! La borghesia francese, per bocca del Primo ministro De
Villepin, è stata costretta dalla lotta di questi giovani proletari a
promettere milioni di euro da destinare alle periferie perché essa sa bene
che la rivolta è contro la disoccupazione cronica, contro il degrado sociale
e ambientale nel quale milioni di proletari francesi sono costretti a vivere
esistenze precarie. Anche nella civile Francia come in Italia e negli altri
paesi imperialisti si stanno sviluppando i due mondi che caratterizzano i
paesi oppressi dall’imperialismo: uno, con i suoi quartieri lussuosi, gli
sfarzi e luci per i borghesi e i suoi lacchè e l’altro, un vero e proprio
ghetto (le favelas), dove bisogna segregare le masse popolari e i poveri.
Per il “primo mondo” di ogni città si spendono milioni di euro per l’arredo
urbano, per luci e per la sicurezza mentre l’altro viene lasciato andare
alla malora, tanto ci vive la “feccia” della società.

De Villepin  e la borghesia francese da una parte sono costretti a
promettere investimenti e quant’altro in diretta TV, ai giornali, alle
radio, davanti a tutto il paese e a tutta l’Europa, ma nella pratica l’unica
risposta concreta che hanno dato è il coprifuoco e lo stato di emergenza
(una misura da guerra civile cui non ricorrevano dal 1955, quando l’hanno
utilizzata per reprimere il fronte interno della guerra coloniale - e
criminale - che la borghesia imperialista francese conduceva in Algeria), la
militarizzazione del territorio, migliaia di arresti, centinaia di condanne
per direttissima, pestaggi e torture. Queste sono le uniche risposte che la
borghesia sa e può dare davanti alla crisi generale del suo sistema
economico e sociale, davanti alle forme di resistenza che si sviluppano,
anche quando queste non sono organizzate per combattere il suo regime, ma
nascono dalla rabbia per l’ingiustizia crescente.

Lo Stato francese oggi è in prima fila nella persecuzione dei comunisti,
degli antimperialisti e degli immigrati poveri, nelle sue galere ci sono 300
prigionieri politici rivoluzionari, tra i quali 3 compagni italiani
militanti e collaboratori del (nuovo)Partito Comunista Italiano (Giuseppe
Maj, Giuseppe Czeppel e Angelo D’Arcangeli) ai quali si sommeranno le
centinaia di arrestati e condannati in questi giorni.

La rivolte di questi giorni, anche se hanno un carattere distruttivo e
spesso colpiscono gli interessi di altri proletari (es. bruciare le macchine
e non solo quelle dei signori), sono un’espressione concreta della
resistenza che le masse popolari di tutto il mondo oppongono al procedere
della crisi generale del sistema capitalista, della resistenza alla guerra
di sterminio non dichiarata che la borghesia imperialista conduce contro le
masse popolari in ogni paese. La rivolta francese si salda con le
manifestazioni di popolo che hanno accolto nei giorni scorsi in America
Latina il criminale di guerra Bush con sassi e bombe molotov; si salda  con
la Resistenza dei popoli oppressi, in particolare con l’eroica Resistenza
irachena  e palestinese, che ha mandato all’aria i piani degli imperialisti
angloamericani in Iraq e ha cacciato i sionisti da Gaza; si salda con le
guerre popolari in corso in Nepal, India, Filippine, Perù e Turchia;  si
salda con le lotte operaie e popolari che si sviluppano nei paesi
imperialisti: dalla Fiat di Melfi, alle popolazioni di Acerra e Val di Susa,
all’assedio degli studenti a Montecitorio, agli “scioperi del lunedì” in
Germania contro i tagli alla spesa sociale, alle lotte dei minatori spagnoli
delle Asturie che bloccano gli scavi per giorni, ai portuali corsi che
sequestrano una nave dimostrando a tutto il mondo di non essere terroristi
ma proletari che lottano per il lavoro, alle manifestazioni contro la guerra
imperialista negli USA e infine il corteo di lavoratori russi scesi in
piazza il 7 novembre con le bandiere rosse per celebrare la Rivoluzione
d’Ottobre e ricordarne le conquiste.

Tutte queste lotte impongono un limite alla libertà di azione dei gruppi
imperialisti, frenano e ostacolano le manovre che essi promuovono contro le
masse popolari e i paesi oppressi.  Allo stesso tempo la resistenza
all’eliminazione delle conquiste a alla guerra imperialista alimenta la
rinascita (la poderosa rinascita) del movimento comunista internazionale. La
nuova ondata della rivoluzione proletaria ha già mosso i primi passi e bussa
alle porte: i paesi nei quali le future lotte di resistenza si
trasformeranno in attacco al regime perché dirette da nuovi partiti
comunisti potranno diventare nuovi paesi socialisti. Quali paesi e quando
nessuno oggi lo può dire con certezza. Noi guardiamo con molta fiducia a
quello che succede qua, nel nostro paese. In particolare seguiamo con molta
fiducia l’attività clandestina che oggi il (nuovo)Partito Comunista Italiano
sta conducendo nel nostro Paese per completare l’opera che il primo partito
comunista lasciò interrotta: fare dell’Italia un nuovo paese socialista. La
resistenza delle masse italiane e degli altri paesi è forte e questo mostra
che la vittoriosa Resistenza antifascista, l’esistenza dei primi paesi
socialisti e di un forte movimento comunista hanno lasciato un segno
indelebile.

La rivolta in atto in Francia non è una rivoluzione e non è una rivoluzione
perché non può esserlo: la rivolta non è guidata dall’obiettivo di togliere
il potere alla borghesia e fare della Francia un nuovo paese socialista e
non è guidata da questo obiettivo perché alla sua testa non ci sono i
comunisti. Quella di oggi in Francia non è la rivoluzione, dunque, ma queste
giornate francesi saranno ricordate come giornate che annunciano, insieme a
tante altre, l’ondata della seconda rivoluzione proletaria che avanza in
tutto il mondo e che attraverserà l’Europa nel XXI secolo. Alle centinaia di
giovani proletari arrestati in questi giorni perché ribellatisi va la piena
e incondizionata solidarietà dei CARC. Ribellarsi è giusto.

 

 

Trasformiamo le diffuse lotte di resistenza in lotta per la rinascita del
movimento comunista e per la rivoluzione socialista!
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