.: Italia Alternativa :.
.: Sunday 07 September 2008 :.
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| Primarie, il corpo di Romano Prodi |
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| Friday 21 October 2005 | ||||||||
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Chi frequenta la storiografia politica conosce
il tema del corpo del re: specialmente in Francia la questione del "corps du roi", che sia "simple" o "double" oppure medievale o di
Luigi XIV, riguarda sempre le modalità della formazione, della circolazione e della ripartizione del potere attorno alla figura del sovrano. La coincidenza e la convergenza della figura concreta del sovrano e di quella simbolica del regnante nella stessa persona fisica hanno storicamente comportato dal medioevo delle profonde dispute teologiche, politiche e di modalità di rappresentazione di un fenomeno centrale nella costellazione del potere di quelle società. Se si è letto il libro dell'88 di Alain Boureau, Le Simple corps du roi, che analizza questi fenomeni dal XIV secolo al Re Sole, si è anche potuto notare come la crisi della figura simbolica del corpo del re sia innanzitutto interna: il carico di potere attorno a questa figura è così eccessivo e molteplice da rendere impossibile una rappresentazione che tenga conto di tutte le necessità che il mantenimento di questo potere richiede. Il corpo del re si frantuma, la rappresentazione del potere attorno alla figura regale rifluisce così nella storia dell'arte nella storiografia politica come dato testimoniale. Questa insostenibilità della rappresentazione e della inscrizione del potere complessivo sul corpo del singolo è stata ribadita a suo tempo da Jacques Derrida, in una intervista a Le Monde des débats, a proposito dell'icona di Bill Clinton durante lo scandalo Lewinski. C'è quindi da chiedersi, in quanto storicamente insostenibile il carico di potere sulla persona, cosa significhino la formazione, la circolazione e la ripartizione di potere di attorno alla figura di Romano Prodi. Diciamo che questa figura assomiglia a quella che in qualche studioso di Luhmann è apparsa come precondizione per una placida egemonia delle tecnocrazie: quella dell'uomo senza qualità. Infatti nel testo a quattro mani con Luhmman,Paradigm lost.Über die ethische Reflexion der Moral, Robert Spaemann esalta come tipo ideale delle tecnocrazie luhmaniane proprio l'uomo senza qualità di Rober Musil. Come dire, décadence e teoria dei sistemi sociali autopoietici, vertigine esistenziale e formalismo sociogiuridico si tengono e si esaltano sinergicamente. Il declino irreversibile di un paradigma filosofico basato sul soggetto non è un ostacolo epistemologico alla riproduzione dei sistemi di governo: ne è la consacrazione. Nel caso concreto di Prodi l'investitura non avviene su criteri estetici ma per ostentata medietà: potremmo dire, con una punta di ironia, che nell'ex commissario Ue trionfa la rappresentazione dell'uomo senza qualità finalmente emancipata dai requisiti estetici. Ma sono i requisiti di medietà che qui contano: senso della mediazione, della moderazione, dell'ecumenismo non dottrinario. Tutti questi simulacri del comportamento veteroborghese si tengono in vita, nei processi di formazione del potere grazie al rito elettorale qui chiamato "primarie". Ma sono requisiti che indicano uno sganciamento dal terreno dell'insostenibilità della rappresentazione del potere e del suo esercizio effettivo: via quindi il requisito estetico dell'uomo di Musil, e di Luhmann, via le rappresentazioni del potere misterico e terribile del sovrano medievale e del presidente degli Stati Uniti della postmodernità. Qui non a caso le retoriche del centrosinistra sono piene della parola "obbligo": verso "L'Europa", nei confronti dei "conti pubblici" fino ad arrivare al recupero della morale. Indicano la sovranità limitata del corpo prescelto nel rito elettorale, la relatività della formazione, della circolazione e della distribuzione del potere avvenute. Il potere effettivo è quindi altrove: lo indica l'assenza di qualità della rappresentazione del corpo di Romano Prodi nel momento in cui si forma potere nel rito elettorale e nella sua figura mediaticamente riproposta. Le primarie sono quindi ectoplasma della democrazia diretta non certo perchè malfunzionanti ma proprio nei loro fondamenti costitutivi. Chiamano a raccolta le masse per estrarre potere di ceto, chiamato "delega", dalla loro predisposizione antropologica al rito e si tratta potere dal peso relativo e dalla capacità di manovra limitata. L'idealtipo del ceto politico senza qualità celebra così la propria fredda epifania. mcs PS. sui candidati autoproclamatisi radicali e di movimento (Bertinotti, Pecoraro, Panzino etc) un solo commento: chi riproduce le leggi dell'avanspettacolo è inevitabilmente destinato alla minorità permanente nella società dello spettacolo. In questo senso, visto che il fallimento è palese, manca solo il pubblico ilare e inferocito che rincorre i commedianti con lanci di ortaggi. C'è da confidare nelle masse che, come scriveva Marx, "ritrovano improvvisamente la loro saggezza". Quando sarà quel momento improvviso c'è solo da sperare che gli ortaggi costino poco. -------------------------------------------[ RK ] http://www.rekombinant.org http://www.rekombinant.org/support
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