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Torino: primo cantiere antiolimpico il Primo Maggio PDF Stampa E-mail
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Monday 02 May 2005
Torino, città olimpionica del cemento del profitto, oggi ha assistito all'apertura del primo cantiere antiolimpico. Il cantiere si trova nella sede dell'Adecco, multinazionale del caporalato moderno, in corso Unione Sovietica.
Foto a quest'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/783538.php
In una città blindata dalle forze del disordine statale, impegnate a presidiare tutti i punti sensibili, ossia le sedi, economiche ed istituzionali dei devastatori ambientali tenacemente al lavoro in città e provincia, nel tardo pomeriggio è stato allestito il primo cantiere veramente utile per gli interessi di chi in questa città mefitica ci vive e ci lavora precariamente.
La sede centrale dell'Adecco, la multinazionale di lavoro interinale (il nome moderno del caporalato) che si è aggiudicata il reclutamento e la formazione dei volontari impegnati nei "giochi" invernali del 2006, è stato il luogo prescelto per l'apertura del primo cantiere antiolimpico.
In corso Unione Sovietica 169, l'area antistante le due saracinesche dell'Adecco, è stata isolata con il filo bianco e rosso per segnalare la zona dei lavori, l'apposito cartello di segnalazione di "lavori in corso" è stato piazzato in modo visibile, mentre uno striscione con la scritta "NO Olimpiadi, NO caporalato" è stato fissato in modo da mostrare alla cittadinanza la necessità di urgenti opere di demolizione dei mostri ecologici e sociali con i quali stanno disegnando il futuro di una città che, finiti i fasti dell'auto, si affida alle grandi opere: dalle olimpiadi, alla TAV, all'inceneritore. Mostri destinati ad assorbire risorse, bruciare la nostra salute, fare il deserto.

La distruzione ambientale va di pari passo con quella sociale.
L'Adecco è l'emblema di un'organizzazione sociale basata sullo sfruttamento più selvaggio, sulla speranza tutta interna alla logica del profitto capitalista di ridurre il lavoro a merce poco prezzo ed affittabile a tempo limitato e senza necessità di tutele.

Occorre invertire la rotta di questa città in cui la sinistra non meno della destra sta lavorando a perpetuare un modello economico e sociale basato sull'ingiustizia, sullo sfruttamento dei lavoratori, sulla distruzione dell'ambiente e della salute.
Proprio questa settimana la Provincia ha approvato il piano rifiuti e, quindi, la costruzione al Gerbido del primo inceneritore di Torino.
Il prossimo mese dovrebbero iniziare i lavori per la TAV a Venaus.
Contro le mille e una nocività di questa città olimpica si è caratterizzata la partecipazione degli anarchici al corteo del Primo Maggio. Nello spezzone aperto dallo striscione della FAI "Azione diretta contro lo stato e il capitalismo" è stato distribuito un volantino in cui si mette in rilievo l'intima connessione tra questione sociale ed emergenza ambientale in questa città.

Riportiamo di seguito il testo del volantino:

Primo Maggio
Liberare la vita, autogestire la società, senza servi né padroni

Vivere in questa città è sempre più difficile, difficile arrivare alla fine del mese, difficile avere servizi decenti, difficile sfuggire dalla trappola di vivere per consumare, lavorare tanto e male per comprare porcherie.
Alla fine non resta che una montagna di immondizia… è l'emblema di un'organizzazione sociale che bada solo al profitto ad ogni costo e considera la qualità della vita una delle tante merci disponibili nel bazar dei ricchi.
Il lavoro, la più disprezzata delle merci, diviene sempre più precario, parcellizzato, pericoloso. Si lavora sempre di più e sempre peggio, per garantire il benessere di pochi.

Dai cantieri delle Olimpiadi esce amianto e uranio e si moltiplicano gli incidenti sul lavoro. Per un gioco di pochi giorni e miliardi di sponsor cancellano le valli, disboscano, e fanno il deserto: quando lo spettacolo sarà finito, quando le luci si spegneranno non resteranno che le macerie.

L'alta velocità ferroviaria si prepara a sbarcare in Val Susa: un treno a trecento chilometri l'ora renderà invivibile la valle mentre i pendolari muoiono nelle linee a binario unico abbandonate all'incuria perché poco redditizie.

L'inceneritore, sbandierato come soluzione alla cosiddetta "emergenza rifiuti" non servirà che agli interessi della piccola lobby che da quest'affare trarrà grandi profitti mentre ai cittadini non resterà che l'inquinamento da diossina e veleni vari che bruceranno assieme ai rifiuti anche la salute di tutti.

In nome del profitto ci rubano la vita e il futuro. I servizi pubblici non sono che meri affari privati.

Destra e sinistra sono d'accordo: la Torino del dopo Fiat affida il suo futuro alle grandi opere. Opere destinate a distruggere l'ambiente e la salute di tutti, lasciandosi alle spalle solo macerie. La città dell'auto è ormai al tramonto, ma non il clima mefitico che gli scarichi delle automobili ci impongono. Un modello economico e sociale dissennato viene sostituito da uno ancor più folle. A caccia di profitti facili sulla pelle di tutti.

Raccolta differenziata, cancellazione di imballi inutili e difficili da smaltire, riduzione dei consumi sono solo alcune delle semplici soluzioni, immediatamente possibili che mandano in fumo tutta la retorica degli inceneritoristi.

Potenziamento del trasporto pubblico su base locale, consumo di prodotti del proprio territorio, adozione di sistemi di approvvigionamento energetico puliti sono le risposte di chi pensa alla vita delle persone e non al guadagno di padroni e amministratori.

Le soluzioni sono a portata di mano. Ma le mani occorre allungarle in prima persona, mettendosi in gioco, perché le lotte di Scanzano e di Acerra dimostrano chiaramente che solo l'azione diretta, il rifiuto della delega e della mediazione istituzionale pagano.

Lottare contro le nocività vuol dire mettere in campo le alternative, alternative non solo tecniche ma anche politiche e sociali, perché quello che è in ballo è un modello sociale centrato sulla libertà e la solidarietà e non sul profitto e la competizione. Un modello che mira al benessere di tutti.

Liberare la vita è oggi una priorità cui non si può sfuggire.
Nella consapevolezza che solo l'autogestione generalizzata, l'abolizione della proprietà privata, dello stato e della gerarchia apriranno la via ad un mondo migliore di quello in cui siamo forzati a vivere.
Hanno fatto il deserto dove poteva esserci un giardino: riprendiamo in mano le nostre vite, riprendiamoci il futuro!

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46
Ogni giovedì dopo le 21,15
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011 857850
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