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Torino: Luna Park della repressione
Il
sindaco ha proclamato la tregua olimpica, condendola con spettacoli e lustrini. Ma dietro le luci del varietà c'è una città dove operai con le facce di chi viene
da posti dove la sicurezza, il salario, le libertà sono un lusso, lavorano giorno e notte perché tutto sia pronto per la vetrina olimpica, uno scatolone di
miliardi pubblici per interessi privatissimi.
Altri operai lavorano per sigillare le case occupate e sgomberate perché la Torino da bere del primo millennio non
può tollerarle a due passi dalla piazza delle premiazioni olimpioniche.
Vogliono cambiare il volto di Torino, trasformarla in un baraccone per i pochi che
possono pagare il biglietto di questo costoso Luna Park. Nel centro ripulito da migranti e poveri si moltiplicano i locali "trendy", mentre ai margini si fa fatica
a campare.
Non c'è posto per i bambini negli asili, la sanità è allo stremo, il lavoro sempre più servitù malpagata, la libertà un miraggio che si perde dietro
i blindati di polizia che pattugliano giorno e notte. E allora ci vuole un'operazione di "immagine", come direbbero quelli della pubblicità.
L'idea è semplice
e folgorante: fare come i greci, proclamando la tregua olimpica in occasione dei giochi invernali del 2006. Una trovata che ci dice a chiare lettere che siamo in
guerra.
Se non lo fossimo che bisogno ci sarebbe di proclamare una tregua?
Il nostro bravo sindaco e con lui la giunta, i partiti della maggioranza e
quelli dell'opposizione, hanno un'idea particolare di "tregua", che consiste nell'assicurarsi che tutti gli oppositori, quelli che non amano il razzismo, il
fascismo, la devastazione ambientale, la servitù salariata, il TAV, le galere, i cpt-lager per migranti siano messi a tacere. Con le buone e, se necessario, con le
cattive.
Non è il caso di stupirsi. Chi fa parte di un partito, i DS, che è pacifista solo con le guerre proclamate dagli altri (vedi "missione" in Iraq) e
neppure tutte (vedi Afganistan), e che chiama le guerre che scatena "operazioni umanitarie" c'è da aspettarsi di tutto. I morti sotto i bombardamenti in Serbia e
Kossovo tanto non vanno mica a votare. I torinesi, sia pure sempre meno, a votare ci vanno e ci andranno anche tra qualche mese. E allora? A Roma una volta si
diceva "pane e circo". Di pane qui sotto la Mole a dire la verità non è che ce ne sia molto e allora vai con il circo! I giochi olimpici del 2006, un baraccone
miliardario dove una montagna di soldi pubblici sono spesi per gli interessi dei soliti pochi, una vetrina promozionale per dare lustro ad una città che affonda
peggio di New Orleans nella melma del dopo Fiat. I padroncini nuovi si esibiscono alla penosa kermesse della "grande" Punto, mentre fuori tutti sanno che lor
signori cercano solo di prolungare l'agoni!
a succ
hiando il più possibile da una città che di sudore e sangue sull'altare del profitto ne ha versato sin
troppo.
Questa vetrina non la deve sporcare nessuno e allora, con l'ausilio di una suadente campagna di criminalizzazione mediatica, quest'estate sono partite
le grandi manovre repressive. 19 inquisiti, di cui 9 ancora agli arresti domiciliari accusati di devastazione e saccheggio. La loro colpa? Aver tentato di
manifestare in centro per denunciare l'aggressione fascista contro due occupanti del Barocchio feriti da una squadraccia fascista che mirava ad uccidere. Contro
gli antifascisti e contro gli antirazzisti che un mese prima avevano manifestato in solidarietà ai migranti in rivolta al CPT di Torino, si è scatenata prima la
polizia, poi la magistratura. Il potere politico e la stampa hanno fatto il resto. Il sindaco si è distinto nel chiedere lo sgombero dei posti occupati e dei
centri sociali e le forze del disordine statale hanno prontamente risposto con otto sgomberi: Osservatorio ecologico per tre volte, LSO, Fenix e, quest'ultima
settimana, Alcova e Rrosalia. E, a sentire i!
velin
ari della questura, pare che non sia ancora finita.
La "tregua" olimpica di Chiamparino e soci ha
il volto della guerra, della guerra sociale.
Una guerra che mira a mettere la sordina sulla Val Susa, dove un'intera valle dice NO al TAV e dove i politici
di ogni colore vogliono rompere la resistenza di gente che per difendere la propria vita e la propria salute sta bloccando da mesi i primi cantieri. Anche contro
di loro si prepara la repressione: la questura ha annunciato che giovedì e venerdì prossimo a Venaus la parola passerà ai manganelli della celere.
Una
guerra che vede i fascisti scorazzare per la città mentre gli antifascisti sono nel mirino di giudici e poliziotti.
Una guerra che tratta da criminali
coloro che si oppongono alle leggi razziste, alle galere per migranti, alle deportazioni ed al razzismo. Una guerra dove in pochi mesi 4 migranti sono morti nel
corso di "normali" controlli di polizia. A Torino, mica a Baghdad!
Si riempiono la bocca con le iniziative per i ggiovani ma chiudono gli occhi e le frontiere
di fronte ad altri giovani , quelli con una "g" sola, quelli che muoiono in mare, che vengono rinchiusi e deportati, che non hanno futuro in paesi devastati dalla
feroce guerra per il dominio.
Quelli per cui la "tregua olimpica" è solo una beffa.
Una guerra in cui gli operai Fiat che fischiano il sindaco sono
trattati come nemici mentre si sprecano sorrisi e strette di mano per i padroni della città.
Una guerra in cui agli anarchici fanno indossare gli abiti dei
cattivi da perseguitare per mettere a tacere chi, in questi anni, si è opposto con determinazione e tenacia alla guerra, ai bombardamenti umanitari,
all'occupazione militare dell'Iraq e dell'Afganistan…
Chiamano tregua un po' di lustrini appesi, qualche dibattito con intellettuali new-global, un
arco che già penzola un poco, qualche appello lanciato al vento.
In questa guerra non c'è tregua. Chi pensa tuttavia che manganelli, galera e repressione
possano fermare le lotte sociali non conosce il cuore di questa città che pretende di amministrare, non sa che se stato e padroni non danno tregua… saranno in
molti a non darne loro.
Prossimi appuntamenti.
A Venaus
Giovedì 6 e venerdì 7 ottobre LTF e CMC tenteranno di iniziare i lavori per la TAV
scortati da polizia e carabinieri: i comitati Antitav e la popolazione della Val di Susa in resistenza saranno lì sin dalle prime ore del mattino per fermare i
devastatori. La lotta dei valsusini è la lotta di chi crede che la salute e la libertà contino più del profitto: giovedì e venerdì tutti a Venaus!
A Torino
nei locali di corso Palermo 46 due appuntamenti venerdì 7 e venerdì 14 ottobre dalle ore 21,15
Siamo in guerra. Una guerra che fa vittime ogni giorno ai
quattro angoli del pianeta, una guerra dove truppe tricolori ammazzano, reprimono, devastano anche in nostro nome. Ma la guerra non è solo "altrove" la guerra è
anche qui: ogni giorno lungo le coste del nostro paese muoiono migranti vittime delle leggi razziste, ogni giorno uno sfruttato muore lavorando, ogni giorno un
pezzo della nostra vita viene sacrificato sull'altare del profitto per i soliti pochi.
Chi si oppone a quest'ordine ingiusto è considerato un criminale e
quando le leggi esistenti non bastano ne vengono emanate di nuove, fatte apposta per tappare la bocca ad ogni forma di opposizione, tagliare le gambe alle lotte,
impedire il consolidarsi di un'opposizione sociale.
Le leggi speciali emanate dal governo sull'onda degli attentati di Londra sono solo l'ultimo tassello di
un meccanismo repressivo sempre più feroce, un meccanismo che si articola nella Bossi-Fini, nella legge Biagi e infine nel pacchetto Pisanu.
Venerdì 7
ottobre assemblea
"Leggi di guerra: la sindrome securitaria".
Interverrà Simone Bisacca. Appuntamento alle ore 21,15 in corso Palermo 46.
Il dibattito
sarà anche occasione per fare il punto sulle vicende repressive che hanno investito antifascisti ed antirazzisti torinesi.
Umberto Marzocchi, una vita per
l'anarchia
Senza frontiere. Pensiero ed azione dell'anarchico Umberto Marzocchi (1900-1986) di Giorgio Sacchetti, Ed. Zero in Condotta.
Il libro sarà
presentato venerdì 14 ottobre nella sede della FAT,
in corso Palermo 46.
Appuntamento ore 21,15.
Sarà presente l'autore.
In settant'anni di
militanza libertaria Umberto Marzocchi (1900-1986) ha attraversato il secolo "breve" in molti dei suoi punti cruciali. Guerre e rivoluzioni tradite nella vecchia
Europa, ma anche grandi speranze hanno contribuito ad alimentare il fuoco dell'idea socialista anarchica, dal Biennio Rosso al Sessantotto. La sua vita è
contrassegnata da straordinarie esperienze: attivista sindacale nell'USI a 17 anni, Ardito del Popolo, fuoriuscito, combattente in Spagna e nel maquis francese,
esponente della FAI nel dopoguerra, esponente di spicco di associazioni antifasciste e sindacali, tra i fondatori nel 1968 dell'Internazionale di Federazioni
Anarchiche.
Venerdì 21 ottobre sciopero generale dell'intera giornata proclamato da un ampio cartello del sindacalismo di base per salario, pensioni,
contro lo scippo del TFR, la precarietà fatta legge, la guerra, le leggi razziste, la scuola-azienda.
In preparazione dello sciopero presidio in centro sabato
15 ottobre ore 14.
Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì dalle ore 21,15
Info:
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857850 oppure 338 6594361
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