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Napoli,
assemblea domenica 25 settembre ore 17.00 Spalti del Maschio Angiono nell’ambito di GLOBALFEST - Occupa Resisti Produci
Addio Napoli? Appello per un esodo
dal luogo comune
Il chiacchiericcio politico-mediatico sulla presunta eclissi della metropoli dopo il suo altrettanto presunto rinascimento manca per noi
di qualunque interesse. Obsoleti spunti sociologici sulla marginalità e la devianza, stanche teorie del mancato sviluppo industriale, trionfanti operazioni
poliziesche, premesse con il dovuto distinguo bi-partisan tra napoletani onesti e disonesti, che vorrebbero essere politicamente corrette e sono semplicemente
razziste. Si lascia intendere che il male oscuro è nella soffocante presa che la camorra esercita sull’economia, la politica e la vita civile della città. Ma poi
leggiamo sul Corriere le intercettazioni telefoniche dell’onorevole Pino Petrella che dispone della gestione della cosa pubblica come se si trattasse del suo
bilancio familiare; perdiamo il conto del numero delle commissioni e dei consulenti che il nuovo consiglio regionale sta nominando, mentre invita i privati ad
impossessarsi della gestione dell’acqua; assistiamo impotenti alla consegna alle clientele ed ai gruppi interesse privati della sanità regionale, del ciclo di
smaltimento dei rifiuti, delle aziende dei trasporti e della scuola. Ed allora ci chiediamo di quale confine della legalità parlano politici e opinion leaders
nazionali quando costruiscono le immagini dei nemici pubblici. Di cosa sta morendo, se sta morendo, questa città? Qual è la classe pericolosa che la sta spegnendo,
quella che traffica in droga ed armi, quella che aggredisce e scippa i passanti, quella parassitaria, rapace e onnivora che è proliferata intorno ai flussi di
spesa pubblica, e che veste la giacca e cravatta del professionista, del dirigente pubblico o del politico? Discrezionalità, arbitrio, illegalità, violenza: chi
sono gli attori di questa messinscena sconsolante? E allora: pensiamo che il degrado civile, sociale ed economico di questa città ha molte radici, pensiamo che sia
sulla tristezza del vivere a Napoli sia sulle risorse vitali che ciclicamente riaffiorano e si manifestano (sorprendendo i soliti osservatori bene informati) forse
le novecentesche utopie dello sviluppo non hanno più nulla da dire, e forse non ne hanno mai avute. Pensiamo che il diritto a vivere dignitosamente è cosa diversa
dal diritto al lavoro, pensiamo che democrazia significhi ascoltare e decidere insieme intorno alle cose che riguardano tutti. E pensiamo che per riflettere su
queste cose sia necessario tempo ed impegno serio. "Napoli, tra governo dell’emergenza e postmodernità: esodo dalla questione meridionale", la tavola rotonda
prevista proprio su Napoli per domenica prossima nell’ambito della Globalfest con Sergio Piro, Paolo Virno, Franco Piperno e Maurizio Zanardi agli Spalti per
inderogabili impegni di alcuni dei relatori è rinviata ad un prossimo incontro. In quell’occasione ci prenderemo il lusso, come volevamo fare questa domenica, di
cominciare ad indagare nuovamente, collettivamente e senza fretta, la miseria dell’immaginario e la banalizzazione dei fatti che avvolge come una nube la nostra
città, impedendo di focalizzare i nodi reali. Per ora, per cominciare a individuare insieme le domande e i nodi e le aspirazioni, prima di tirare presuntuosamente
le somme, invitiamo comunque domenica pomeriggio agli Spalti per un’assemblea:
- quelli che sono annoiati e stanchi di tanta superficiale e
irresponsabile banalità da parte di politici e giornalisti che parlano di Napoli,
- quelli che hanno voglia di emigrare non dalla città di Napoli, ma dal
luogo comune conosciuto col nome di Napoli nel quale ci capita di abitare, sinonimo di luogo di eccezione, di stato di emergenza, di condizione di sottosviluppo,
- quelli che sono curiosi di capire come mai Napoli muore da decenni, o da secoli, però misteriosamente non muore mai,
- quelli che pensano che date le
condizioni indegne in cui sono costretti a vivere molti abitanti della città a Napoli il conflitto è fin troppo poco e non troppo,
- quelli che pensano che se
le risposte non si trovano forse è perché sono le domande ad essere sbagliate, o peggio strumentali,
- quelli che non vogliono dare per scontato niente perché
non hanno bisogno di pessimistiche e deresponsabilizzanti sicurezze ma di costruire collettivamente nuove mappe per l’interpretazione e per l’azione,
- quelli
che desiderano aprire spazi pubblici non istituzionali per la riflessione e l’azione comune non tanto per realizzare delle possibilità, ma per crearne finalmente
di nuove,
- quelli che vogliono "camminare domandando" anche in questa città antica dove tutto sembra già tentato e già detto, ma dove quando si vede e si
sente la verità non la si può affermare ad alta voce: come in ogni teatro di guerra, e di occupazione, e di silenziose e tenaci e appassionate resistenze e
creazioni di relazioni e di vita, dal basso, nonostante le secolari oppressioni subite e l’odierna arroganza dei poteri forti.
I compagni e le compagne di
GLOBALFEST
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