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detenuti della Papillon-Rebibbia sulle primarie PDF Stampa E-mail
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martedì 20 settembre 2005
                Lettera aperta a Prodi e ai Segretari di partito dell'Unione


            Mitt. Associazione Culturale Papillon-Rebibbia onlus.  Sede
legale, Piazza S.M. Consolatrice 13, - 00159 Roma  Sede di
Lavoro, via Raoul Chiodelli 103/105 Roma.
            Tel. 0622440680 –Cell. 3343640722 -3280213759.

            All’On. Romano Prodi e a tutti i
            Segretari dei partiti dell’Unione


            SESSANTAMILA CITTADINI/E SEPOLTI/E E MORTIFICATI/E NELLE
GALERE ITALIANE


            Si avvia a conclusione la lunga stagione di elezioni europee,
locali, e nazionali che avrà il suo culmine nella primavera
del 2006.

            Come è giusto che sia, i temi della pace e della guerra, del
carovita e dei licenziamenti, dei crack finanziari e del
debito pubblico, dell’ambiente e della sanità, delle pensioni
e della disoccupazione, sono al centro della vita quotidiana
di milioni di Cittadini ed assumono quindi per le forze
politiche una rilevanza maggiore della pur importante contesa
sui problemi della Giustizia.

            Ciònondimeno, è di tutta evidenza l’esistenza di una stretta
correlazione tra l’aggravarsi dei problemi sopra richiamati,
l’espandersi delle diverse forme di emarginazione e di piccole
e grandi illegalità, e i problemi della Giustizia italiana;
primo fra tutti quello di un sistema penale e penitenziario
assolutamente inadeguato al rispetto del dettato
costituzionale, il quale vorrebbe la quantità e le modalità
esecutive della pena finalizzate certo alla difesa della
società e al sacrosanto Diritto dei Cittadini alla sicurezza
quotidiana, ma perseguendo al contempo la “rieducazione” e il
reinserimento sociale dei detenuti.

            L’atteggiamento cinico e arrogante del Governo, sempre forte
verso i deboli e supino con i potenti, è invece andato in
tutt’altra direzione e siamo ormai arrivati a sessantamila
detenuti e ai limiti del collasso del sistema penitenziario.
Contro questa deriva noi detenuti –sostenuti dalla Chiesa e da
tante associazioni di volontariato e spezzoni del variegato
“movimento dei movimenti”- abbiamo organizzato le nostre
pacifiche lotte di questi ultimi anni, richiamando alle sue
responsabilità tutto il Parlamento. Ma come è noto, non c’è
peggior sordo…….

            Eppure, anche soltanto ragionando sullo specifico
dell’ordinamento penitenziario, ad esempio, ci vuole davvero
un bel coraggio per non vedere che la catena di relazioni tra
area educativa/direzione/forze di polizia/Magistratura di
Sorveglianza sembra diventare ogni giorno più pesante e
farraginosa, come se dappertutto venisse applicata una sorta
di linea politica di riduzione ai minimi termini del Diritto
ai permessi premio, alle misure alternative, al differimento
della pena, all’uscita dall’incostituzionale art. 41 bis, alla
liberazione anticipata, ecc..Il che moltiplica gli effetti di
un sovraffollamento che si accompagna alle delizie della
malasanità penitenziaria, all’abuso della carcerazione
preventiva, ai tanti, troppi suicidi e alla estrema
limitatezza di spazi e di attività culturali e formative.  Ed
è bene sottolineare che alcuni di questi problemi sono stati
sollevati in questi anni anche dai più grandi sindacati degli
operatori penitenziari.

            Inoltre, grazie ai detenuti e ai sindacati del personale
penitenziario si è ormai completamente diradato anche il fumo
ideologico che ha accompagnato nel 2003 l’approvazione del
cosiddetto “indultino”, lasciando in evidenza il suo carattere
di Legge/truffa che invece di alleggerire il sovraffollamento
non ha fatto altro che sovrapporsi, peggiorandole, alle già
esistenti misure che prevedono l’affidamento in prova ai
servizi sociali per i residui pena sotto i tre anni, limitando
così la già scarsa applicazione di tutte le altre misure
alternative preesistenti (cosa che ormai hanno riconosciuto
apertamente anche alcuni Procuratori nelle relazioni di
apertura dell’anno giudiziario).

            L’indultino è stato in definitiva una emerita porcheria
partorita dalla triste accoppiata Pisapia/Buemi (Rifondazione
e SDI) e sostenuta con buona dose di stupidità e demagogia
anche dal partito Radicale, nonostante noi detenuti e
centinaia di associazioni del volontariato laico e religioso
denunciassimo il suo carattere di Legge/truffa ( alla faccia
della capacità dei partiti di “porsi in ascolto” dei
Cittadini).

            Purtroppo, la politica del Governo sul carcere ha trovato un
alleato anche nella disinvoltura con la quale una larga parte
dell’opposizione parlamentare (con la lodevole eccezione del
partito dei Verdi) ha dapprima fatto finta di credere alla
favola dell’indultino e si è poi via via defilata da quella
richiesta di un provvedimento di amnistia e di indulto
generalizzato avanzata da noi detenuti, dagli operatori
penitenziari, da tante associazioni e dal “movimento dei
movimenti”, considerandola un atto minimo di Giustizia e la
base di qual si voglia reale riforma positiva del nostro
sistema penale e penitenziario.

            Ed è bene sottolineare che soltanto l’ignoranza o la malafede
(di destra, di Centro o di Sinistra, poco importa) può far
vendere pubblicamente l’illusione che i problemi della
Giustizia e del carcere saranno risolti da un nuovo Codice
Penale (pur necessario) che nella migliore delle ipotesi non
potrà essere discusso, approvato e applicato prima di altri
cinque anni, con buona pace dei Cittadini detenuti e della
loro drammatica realtà quotidiana.

            Ecco perché, pur non avendo alcuna simpatia per le cosiddette
elezioni primarie, noi consideriamo una sacrosanta frustata
contro l’apatia opportunista dell’Unione in materia di carcere
la scelta del partito dei Verdi e del “Candidato senza volto”
di rilanciare la battaglia per l’amnistia e l’indulto come
parte importante del loro programma, da far assumere (e
rispettare!) a tutta l’Unione nel caso di vittoria alle
prossime elezioni politiche del 2006.

            La loro è una scelta politica coraggiosa e responsabile che
noi detenuti e chiunque aspiri ad una Giustizia più Giusta non
possiamo che apprezzare, conoscendo bene la difficoltà di
marciare controcorrente.

            Insieme a loro (e a qualunque altra forza politica vorrà
partecipare) noi della Papillon ci sentiamo impegnati fin da
ora ad organizzare, fuori dalle carceri, tutte le iniziative
necessarie per affermare:

            -) un provvedimento di ampia amnistia, che arrivi ad includere
anche tutti i reati connessi con l’organizzazione delle lotte
sociali, ed un provvedimento di indulto generalizzato di
almeno tre anni che riguardi tutti i detenuti;

            -) un provvedimento che ponga fine agli abusi che si compiono
nell’uso della custodia cautelare (oltre 21000 sono i detenuti
in attesa di giudizio e le statistiche ci dicono che
mediamente oltre la metà sono assolti, ossia sono innocenti!);

            -) Una serie di provvedimenti che rendano in un certo senso
“obbligatoria” (ossia riducano al minimo l’eccessiva
“discrezionalità” del Giudice di Sorveglianza) l’applicazione
piena ed integrale della Legge Gozzini in TUTTI i Tribunali di
Sorveglianza e per TUTTI i detenuti, siano essi italiani o
stranieri, malati o in buona salute, ristretti in sezioni
normali o in carceri e sezioni speciali.

            Facciamo quindi appello alle tante anime del Movimento dei
Movimenti, ai militanti della sinistra istituzionale, ai tanti
Cittadini cattolici e laici sensibili al dramma delle carceri
e che militano in associazioni o partiti non di sinistra,
affinché siano al fianco di noi detenuti in questa
mobilitazione che si snoderà prima, durante e dopo le elezioni
del 2006.

            LA NOSTRA E’ UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’ E NOI VOGLIAMO VINCERLA
INSIEME A TUTTI I CITTADINI

            Roma lì, 18/09/2005 Papillon



            www.papillonrebibbia.org

      www.papillonrebibbia.org
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