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Lettera di Massimo dal carcere di Benevento PDF Stampa E-mail
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martedì 13 settembre 2005
Lettera di Massimo Leonardi dal carcere di Benevento in occasione dei
presidi a Napoli e Benevento del 10 e 11 Settembre

Contributo n° 1

Compagne e Compagni,
Sento l'esigenza e il desiderio di comunicarvi il mio più vivo apprezzamento
per la presenza  militante e la solidarietà attiva che oggi state portando
ai prigionieri della lotta di classe e ai detenuti tutti.

Qualcumo direbbe che questo è un motivo per essere schedati dai cani da
guardia. E' invece giusto darsi visibilità e ricongiungersi, anche per poco,
col corpo sociale detenuto.

In questi luoghi squallidi e di privazione il Capitale,
servito dallo Stato e dalle sue appendici suiniche, amministra e propina
vendetta contro i soggeti che per scelta o per indole si sono trovati a
combatterlo perchè suoi nemici dichiarati; o perchè la vita li ha portati a
scelte estreme di procacciazione del reddito, o semplicemnete estranei agli
stili di vita imposti dalla società borghese.

In questi luoghi sono rinchiusi uomini e donne, "buoni o cattivi" agli occhi
della società, le pratiche che li hanno portati alla reclusione possono
essere o meno condivise, reazionarie o rivoluzionarie, nobili o esecrabili;
ma noi non siamo giudici di nessuno e mai lo saremo e non è di ciò che
dicuteremo.

La verità è che l'istituzione carceraria è la massima espressione punitiva
frutto della bastardaggine della Società in cui viviamo.

La vera Giustizia non è affare di Stato; il concetto di giustizia lo abbiamo
tutte e tutti dentro di noi e non dobbiamo rimandarlo vigliaccamente
all'istituzione statale. Ma finchè esisterà il carcere gli anarchici e gli
antiautoritari saranno ben disposti a combatterlo!

Io sono anarchico, è questo è il motivo che mi ha portato dietro le sbarre
in un'operazione (la Cervantes) che ha colpito decine di compagni
incarcerandone nove; ma non riconosco come miei compagni solo gli anarchici
in quanto tali.
Non è sufficiente! mie compagni sono tutti coloro che nel bene o nel male mi
trovo e mi sono trovato accanto, e mi troverò accanto."senza che questi
prestino (necessariamente) giuramento alla mia bandiera". Una bandiera nera
e perennemente a lutto per i compagni e le compagne che ci hanno ammazzato,
insanguinata e issata orgogliosamente per le lotte di ieri che ci
appartengono, a baluardo delle lotte di domani  a cui prenderemo parte.

Non sono solo nella battaglia. Sono convinto che la Rivoluzione non sia
affare di Partito, neppure di pochi individui illuminati, tantomeno di una
èlite politica che incoscientemente si trova trincerata dietro i propri
paraventi ideologici  dell'autoreferenzialità.
La rivoluzione non è nient'altro che il momento culminante in cui le
contraddizioni sociali messe a nudo danno vita, anche grazie al lavoro
precedente e meticoloso delle frazioni rivoluzionarie, a una società libera
da galere, lavoro salariato, logica mercantile; una società dove la
proprietà non è privata ma collettiva ( e non di Stato!), è "amministrata"
dalle masse liberamente riunite in assemblee orizzontali.
Ma non è con i proclami, con le parole, con il solo "lavoro
militar-sociale", con i soli attacchi, che si prepara il terreno: questi
fattori se interconnessi tendono all'accumulazione e allo spostamento dei
rapporti di forza Stato-Classe degli sfruttati verso la Classe.
Ma come arrivarci senza autoresponsabilità, senza auto-disciplina?

"...Sono convinto che la disciplina, il coordinamento e la realizzazione di
un Piano, siano indispensabili. Ma tutto questo non si può interpretare
secondo i criteri che erano in uso nel mondo che stiamo distruggendo.
Dobbiamo costruire su basi nuove. Secondo me e secondo i miei compagni la
solidarietà tra gli uomini è il miglior incentivo per far crescere la
responsabilità individuale che sa accettare la disciplina come atto di
autodisciplina(...). Il combattente non è altro che l'operaio che utilizza
il fucile come attrezzo e i suoi atti devono tendere allo stesso fine
dell'operaio." B. Durruti

Come arrivare allo spostamento dei rapporti di forza e allo "studio"
individuale e collettivo; se arrivarci sta alla volontà di uscire dalla
logica delle beghe e/o della presunta egemonia delle lotte "privilegiate" o
della risonanza.
La teoria si fa con la pratica e non vi è pratica senza teoria.

Onore e dignità a tutti i compagni e le compagne caduti/e combattendo contro
Stato e Capitale.
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