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La carneficina di Castel Volturno un'operazione terrorizzante contro i lavoratori africani
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La carneficina di Castel Volturno un'operazione terrorizzante contro i lavoratori africani |
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| La carneficina di Castel Volturno un'operazione terrorizzante contro i lavoratori africani |
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| Tuesday 14 October 2008 | ||||||||
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La carneficina di Castel Volturno un'operazione terrorizzante contro i lavoratori africani I killer, che hanno ammazzato i sei operai ferendone un settimo, braccio armato di padroni e proprietari, "casalesi" e non. Il nostro sdegno contro il feroce massacro. Cordoglio per le vittime. Onore agli insorti per il coraggio e la risolutezza di sfidare Stato autorità e camorra. Giù le mani dai manifestanti! Respingere il falso solidarismo e l'antirazzismo democratico! È la guerra di classe scatenata! Formare i comitati di autodifesa e di attacco! Formare il più vasto fronte proletario tra lavoratori disoccupati locali e immigrati per resistere alle espulsioni segregazioni nei CIE ed esigere il salario minimo garantito di euro 1032 mensili intassabili e alloggi decenti a fitti bassi. Guerra sociale contro guerra statale. Giovedì sera 18 settembre al km 43 della Statale Domiziana vengono crivellati da un'ondata di proiettili (circa 150 colpi di khalashnikov e mitragliette) tutti gli immigrati che si trovano davanti la sartoria Ob Ob exotic fashions sita nel rione Varcaturo di Castel Volturno in provincia di Caserta. Nessuno scampa al volume di fuoco. Restano stecchiti sul terreno sei africani e solo un settimo scampa alla morte e viene trasportato al Cardarelli gravemente ferito. I killer, un commando di 6-7 persone, sopraggiunti con due vetture camuffati da carabinieri, aprono il fuoco appena giungono sul posto e si danno alla fuga dopo la mattanza. Il massacro viene attribuito all'ala scissionista del clan dei casalesi (alla costola dei "giovani impazziti") capeggiata in questo momento dai latitanti Alessandro Cirillo e Giuseppe Setola. La polizia imputa subito la carneficina a un regolamento di conti tra camorristi e nigeriani per uno sgarro per il pizzo o per mancato rispetto dei patti sul traffico di droga. I quotidiani fanno eco alla valutazione della polizia e parlano di punizione inflitta dai casalesi ai nigeriani per motivi di spaccio. Castel Volturno, rinomato fino agli anni settanta come la Portofino del Sud, si è trasformata con gli anni ottanta in un'area di speculazioni edilizie e di traffici illeciti. Negli anni novanta la richiesta di braccianti per la raccolta dei pomodori e l'abbondanza di case vuote ha attirato nella zona un flusso consistente di immigrati dall'Africa. Oggi il Comune conta 22.000 abitanti e 7.000 immigrati diffusi sul litorale. La mala nigeriana, che si è impiantata nell'area occupandosi di droga e prostituzione, coopera coi casalesi e non si sogna di scavalcarli. D'altra parte a Varcaturo sono concentrati i ghanesi gli iraniani i senegalesi i togolesi i liberiani, non i nigeriani. Perciò la tesi del regolamento dei conti, dello scontro tra clan, non ha appigli concreti; è un modo burocratico-poliziesco di vedere la realtà sociale. I moventi dell'eccidio di San Gennaro Il dato da cui partire è che i giovani trucidati (il più grande aveva 31 anni) non avevano nulla da vedere col traffico di droga o con la prostituzione; erano operai ed erano tutti puliti. Le giovani vittime (Alex - Cristofer - Erik - Francis - Julius - Samuel) provenivano dal Ghana dalla Liberia dal Togo. Facevano parte di quell'esercito di schiavi del lavoro che faticano 22 ore al giorno per 25 euro (20, 10, a volte niente) e che alle 4 del mattino aspettano alle rotonde di Arzano Giugliano e dintorni il padrone che li assoldi, mentre la sera vanno a costiparsi a decine in locali degradati a 50 euro mensili per persona. Essi non si sono ribellati al pizzo; semmai si sono ribellati alla razzia dei padroni edili agricoli ecc. e alle pretese dei proprietari di case. L'eccidio ha un inconfondibile tratto sociale: è una strage di operai che lavorano a nero a servizio di imprese spietatamente razziatrici, di cui i casalesi costituiscono un braccio armato. Quindi il movente fondamentale dell'eccidio è da ricollegarsi alla voracità di lavoro gratuito da parte del padronato locale e alla necessità di tenere schiacci i prestatori e di spegnere l'azione dei ghanesi per i diritti degli immigrati. Il riassetto immobiliare e la cacciata degli africani L'eccidio di Varcaturo non solo ha lo scopo, il monito, di tracotante intimidazione contro la manodopera immigrata, di terrorizzazione anti-operaia; ha anche la finalità di pulizia etnica, di cacciata degli africani dall'area. La costa domiziana è interessata da un vasto processo di riassetto urbano, legato alla speculazione immobiliare e al turismo (processo che, per tanti aspetti e sotto l'etichetta di riqualificazione urbana, investe Caserta Napoli Campania). Sul litorale si addensano grossi progetti di ristrutturazione edilizia, che comportano un repulisti umano. I neri vengono visti come elementi di disturbo e di intralcio. E così gli speculatori interessati, o i loro killer, sparano nel mucchio per farli scappare. Quindi i moventi, il messaggio complessivo, della mattanza di San Gennaro contro gli africani possono essere così compendiati: se volete stare qui non dovete alzare la testa chiedere diritti o parlare di dignità; se non vi vogliamo o vogliamo che ve ne andate da certe zone vie edifici dovete scappare in silenzio (tra l'altro senza far rischiare ai locatori la confisca dell'immobile prevista dal decreto sicurezza per accelerare l'espulsione degli indesiderati). Questo il messaggio complessivo. Quanto poi al suo carattere terrorizzante va detto in estrema sintesi che l'efferatezza della mattanza, al di là della ferocia propria delle esecuzioni criminali e della scelta stragista degli "impazziti" nello scontro interno tra bande e rapporti con collaboratori e giudici nel processo in corso ai "bidognelliani", è l'espressione tipica della tracotanza di chi ha o presume di avere il potere reale e che non ammette discussione. Pertanto nella carneficina in esame si combinano feroci interessi di supersfruttamento schiavistico della forza-lavoro e di violenta cacciata di immigrati indesiderati. Gli africani insorgono contro camorra e Stato I neri capiscono appieno la natura classista e schiavistica del massacro e fin dalla notte preparano la rivolta. La mattina di venerdì la domiziana è bloccata per ore da assembramenti di manifestanti incolleriti. I dimostranti urlano di essere operai onesti; respingono l'accusa di spacciatori; e, per non essere confusi coi nigeriani, rivendicano con orgoglio di essere ghanesi liberiani ecc. La collera cresce via via gli assembramenti si infoltiscono. Poi si forma un corteo di circa mille dimostranti, che, al grido di "italiani bastardi", si dirige verso il centro. I dimostranti si armano di pietre bottiglie bastoni mazze e si scagliano contro tutto quello che trovano. Rovesciano i cassonetti, ribaltano le vetture, spaccano le vetrine dei negozi, divellono cartelli e segnaletica. Dimostrano, come possono, la loro indignazione, la loro rabbia, il loro disprezzo, per il feroce massacro dei propri compagni. La polizia in assetto antisommossa non può intervenire per l'incontrollabilità della rivolta. Solo nel pomeriggio, e a seguito del lavoro di mediazione del sindaco Nuzzo che assicura che verranno ricercati gli autori della strage e messe a disposizione le salme, la rivolta si placa. Qui non possiamo dire di più sulla rivolta. Possiamo e dobbiamo fare subito due apprezzamenti. Il primo è che ai lavoratori africani va tutto il merito di avere onorato degnamente i loro compagni assassinati e di avere avuto il coraggio di sfidare istituzioni (potere statale e locale) e camorra. Il secondo è che con questa rivolta gli immigrati segnano il punto più alto della loro maturazione sociale e politica in Italia. L'essersi ribellati e rivoltati contro ogni forma di potere, legale e illegale, cui in molti o moltissimi si piegano, è una lezione salutare per tutti i lavoratori. Giù le mani dai dimostranti Il Viminale ha disposto, di conserva con le altre due forze dell'ordine (carabinieri e finanzieri) di inviare 400 agenti a Caserta per accelerare le procedure di espulsione degli immigrati e colpire prima di tutto gli animatori della rivolta e ristabilire il controllo del territorio. Sono state già individuate diverse decine di operai ghanesi come elementi attivi della rivolta per essere puniti ed espulsi. Per chi reclama sicurezza può così vedere da se stesso che l'unica sicurezza garantita dal governo è l'affarismo padronale (legale o illegale è secondario) contro ogni rivendicazione o attacco da parte di lavoratori e disoccupati. Dobbiamo quindi dare tutta la solidarietà pratica possibile ai ghanesi e a tutti i dimostranti perseguiti, attuando le azioni e le mobilitazioni necessarie; in chiari termini di classe contro ogni piagnucolio anti-razzista e anti-repressivo. Concludiamo, raccomandando a tutti i proletari combattivi, giovani e adulti, di attrezzarsi allo scontro sociale. E, con questa raccomandazione, sottolineiamo le seguenti indicazioni: - giustizia proletaria per le vittime del massacro camorristico; - onore ai rivoltosi; - solidarietà effettiva agli immigrati sotto attacco; - combattere ogni forma di razzia del lavoro, di schiavizzazione e di oppressione dei lavoratori, immigrati e locali, organizzandosi adeguatamente e tenendo sempre fermi gli interessi di classe di tutti i lavoratori; - costituire in ogni ambiente e luogo - fabbrica ufficio scuola quartiere - i comitati proletari di lotta e di autodifesa per soddisfare i bisogni individuali e collettivi, respingere le espulsioni e le segregazioni degli immigrati nei CIE, affrontare i pattuglioni misti lo squadrismo le ronde e le bande assassine; - aiutare, sostenere, i lavoratori immigrati che non abbiano ancora formato proprie organizzazioni autonome di lotta, a costituire i propri organismi di azione e autodifesa; - formare su questa base il più vasto Fronte Proletario tra tutti i lavoratori a difesa dei loro interessi e dignità fuori da ogni pregiudizio religioso e da ogni distinzione di razza e nazione; - raggrupparsi, non stare isolati nei quartieri nelle strade e in ogni luogo pubblico, per respingere le mene sicuritarie dei comitati di cittadini per la sicurezza e dei pattuglioni misti; - respingere il militarismo totalitario con l'armamento proletario; - porta aperta a chiunque cerchi lavoro per vivere nel nostro paese; in galera negrieri e trafficanti; - convogliare le migliori energie nella costruzione del partito rivoluzionario. - Ottobre 2008. Edizione a cura di RIVOLUZIONE COMUNISTA SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
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