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SLAI COBAS POSTE Prato - Non deve essere che l'inizio PDF Stampa E-mail
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Tuesday 14 October 2008
Non deve essere che l'inizio

11.10.08  SLAI COBAS Prato,Via dell'Aiale 20 www.slaicobas-poste.org

 

L'emendamento alla legge 368/2001 fatta dal governo Berlusconi è di una gravità inaudita, e altrettanto grave è il fatto che, aldilà degli interessati, sia passato quasi inosservato, o comunque senza l'adeguata risposta che un tale provvedimento avrebbe meritato. Forse perché luglio, ma più sicuramente perché in questo paese l'indignazione è ormai morta e sepolta, e chi dovrebbe difendere i diritti dei lavoratori sta navigando verso altre sponde .

 

Grazie all'Uomo della Provvidenza (in questo caso lo è stato davvero per Poste Italiane S.p.A) e ai suoi accoliti, andati al governo chi per sistemare i propri guai con la giustizia, chi per istigare odio razziale nei confronti

degli immigrati con il solo scopo di dividere, impoverire, e togliere diritti a tutti i lavoratori di ogni categoria e colore senza distinzione di razza, entro il 31 ottobre Ingiustizia sarà fatta.

 

Per quella data infatti molti ex precari ricorsisti, dovranno correre a firmare <approfittando> della "nuova opportunità data loro per stabilizzare il rapporto di lavoro" (questa è la definizione dei sindacati che hanno sottoscritto l'accordo) ed essere così scippati dei soldi e di una o più sentenze favorevoli che i Giudici del Lavoro gli avevano riconosciuto per il reintegro in azienda a seguito di licenziamenti illegittimi.

 

Non renderà certo loro giustizia la sentenza di incostituzionalità della legge, che sicuramente, se si vive ancora in uno stato didiritto (e noi crediamo di si) verrà emessa in seguito dalla Corte Costituzionale, perché ormai sarà troppo tardi.

 

Nel frattempo, tutti questi lavoratori e lavoratrici, in prevalenza giovani, avranno dovuto rinunciare ad un pezzo del loro futuro per pagare il riscatto loro imposto utile a salvare il posto di lavoro.

 

E così, alla fine, saranno loro a pagare.

 

Sarà premiato invece chi doveva realmente pagare, tutti quei dirigenti, e quell'Azienda, che dal 1995 (a tale data risalgono infatti i primi ricorsi vinti contro Poste Italiane) hanno continuato a fare contratti e licenziamenti illegittimi che puntualmente sono stati rigettati dai Giudici del Lavoro, e che in tutti questi anni sono costati chissà quanti milioni (di lire prima, e di euro dopo) tra spese legali e arretrati pagati ai ricorsisti.

 

Pagheranno quei lavoratori che, assunti come CTD sono stati sfruttati negli anni, prima con orari Infiniti con il miraggio della riassunzione, avvenuta invece solo in seguito a sentenze legali, poi come è avvenuto per molti di loro, con contratti part-time o con assegnazioni a centinaia di chilometri di distanza dalle loro residenze.

 

Trasferimenti negati, domande di cambi di mansioni sempre respinti, è la punizione vessatoria per chi non ha firmato già dal primo accordo.

 

Quante lacrime dovranno ancora versare, quante notti insonni, quanti sacrifici dovranno ancora fare, chi gli renderà i soldi delle spese legali sostenute? Certo, molti di loro hanno anche grosse colpe, come del resto le hanno tanti lavoratori più anziani, per aver avallato con il loro silenzio, accordi e contratti fatti sulla pelle di tutti noi.

 

Come si fa a non accorgersi, o più semplicemente, a far finta di non accorgersi (non cambia certo la sostanza) che chi continua ad apporre firme su ogni foglio che l'azienda propone (cgilcisluilugl failpsailp) hanno portato la categoria postale all'impoverimento economico e normativo?

 

Non c'era certo bisogno di arrivare alla firma di quest'ultimo accordo siglato in contemporanea con l'uscita dell'emendamento alla Legge (cosa quantomeno sospetta) per capire il tradimento storico di questi sindacati concertativi.

 

Da tempo ormai, hanno smesso di essere conflittuali e di fare gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, per diventare sempre più confacenti agli interessi aziendali. Come si spiegherebbe del resto il passaggio e la presenza nelle file dirigenziali di tanti ex sindacalisti?

 

Tutti insieme appassionatamente, non ci si lasci ingannare dalle attuali scaramucce che vedono queste sigle apparentemente litigiose tra di loro. Quando ci sono accordi importanti per l'azienda da firmare, ritrovano come per incanto l'unità.

 

In quali altre nazioni, quali altri sindacati, avrebbero lasciato passare in silenzio, senza neanche un'ora di sciopero e una mobilitazione generale (ricordiamo che questa legge non riguarda solo gli ex precari delle poste) una legge come questa, che delegittima sentenze del Tribunale (così come piace tanto all'Uomo della Provvidenza) e toglie il posto di lavoro a decine di migliaia di lavoratori per trasformarlo in qualche spicciolo di risarcimento.

 

E non ci scordiamo che, per quel poco che se ne è parlato di questa legge, quasi tutti i giuristi che si sono espressi, (sia di destra che di sinistra) hanno parlato chiaramente di incostituzionalità. Perché non fare allora, da parte sindacale una battaglia per respingere questa legge?

Perché sottoscrivere di pari passo l'accordo che ha messo con il coltello alla gola tutti quei ricorsisti che ancora non hanno avuto la sentenza in Cassazione? Perché metterli di fronte alla scadenza del 31 ottobre? Dovrebbero dirgli anche grazie per questo accordo? Quello del 22 settembre, indetto dallo SLAI COBAS in Toscana, è stato un buono sciopero: sia come numero di adesioni, (soprattutto in quelle città dove siamo presenti) sia come partecipazione al presidio, ma soprattutto per la combattività vista nel breve percorso del corteo. Hanno scioperato non solo i lavoratori colpiti dalla legge/accordo, e si sono visti tanti giovani lavoratori che seppur consapevoli di non poter cambiare il loro destino con questo sciopero, hanno dimostrato la loro dignità e la loro rabbia contro chi li vorrebbe perennemente sfruttati, sottomessi e silenziosi.

 

Ma non deve essere che l'inizio! La situazione politica ed economica generale, è davvero pericolosa. In nome di chissà quale sicurezza (non certo quella dei lavoratori, che continuano a morire ogni giorno a ritmi vertiginosi) e di una crisi economica creata dallo stesso sistema capitalistico, vengono calpestati i più elementari diritti democratici.

 

Stiamo assistendo allo smantellamento dei servizi e della scuola pubblica, di quel che resta dello stato sociale, l'inflazione è alle stelle, gli stipendi ormai da miseria, con dei sindacati, (Cisl e Uil sicuramente) che stanno andando a trattare, meglio dire firmare, il nuovo modello contrattuale che peggiorerà ulteriormente le condizioni salariali e di lavoro di tutti i lavoratori).

 

La situazione postale è senz'altro brutta (perdita e cessione dei servizi nel recapito e nei trasporti, chiusura dei C.P.O., gravi problemi di sicurezza e carenza di personale nella sportelleria,), pessime condizioni di lavoro nei CUAS e nei CMP.

 

C'è bisogno di una opposizione forte, ora come in futuro, quando, tra non molto, ci sarà da difendere i nostri posti di lavoro. Da tempo vediamo tanti colleghi ormai rassegnati non credere più a niente e rendere per protesta le tessere sindacali, questo non basta più, è l'ora di capire che è giunto il momento di fare il passo successivo: tornare ad impegnarsi in prima persona, far crescere e dare forza all'alternativa che c'è già, l'autorganizzazione con i Cobas.

 

11 –12 NOVEMBRE ELEZIONI R.S.U. - R.L.S.

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