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Torino: mega striscione antirazzista ai fuochi di S. Giovanni PDF Stampa E-mail
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Wednesday 25 June 2008
Torino: mega striscione antirazzista ai fuochi di S. Giovanni

Questa sera in piazza Vittorio per i fuochi di S. Giovanni c’erano anche
gli antirazzisti.
Ad un mese dalla morte di un immigrato nel “nuovo” CPT di Torino c’è chi
non dimentica che un uomo è stato lasciato agonizzare nella sua cella,
senza che nessuno intervenisse. La Croce Rossa, responsabile della
gestione del CPT, non ha ascoltato le richieste di aiuto dei suoi
compagni, lasciandolo senza cure. Il direttore del CPT, il colonnello e
medico Antonio Baldacci, così come il colonnello Antonino Calvano,
responsabile provinciale della CRI, hanno negato ogni responsabilità
accusando gli immigrati di mentire, mentre la polizia, giorno dopo giorno,
deportava tutti i testimoni della fine di Hassan.

In piazza c’erano banchetti informativi, striscioni e volantini.
Una mezz’ora prima dell’inizio dei fuochi, quando la piazza era ormai
gremita, alcuni antirazzisti si sono arrampicati su scale da nove metri ed
hanno issato uno striscione di 21 metri che ha attraversato tutta la
grande piazza Vittorio. Sullo striscione era scritto a caratteri di
scatola “No CPT – No espulsioni – Croce Rossa Assassina”.
Per circa mezz’ora lo striscione ha campeggiato sulla piazza, mentre le
forze del disordine statale, digos e agenti dell’antisommossa, intimavano
di toglierlo. Di fronte all’ovvio diniego degli antirazzisti, dopo lunghi
conciliaboli, frenetiche consultazioni telefoniche hanno provveduto di
persona alla rimozione dello striscione. Le ragioni del blitz poliziesco
sono state efficacemente riassunte da un funzionario che ha dichiarato “o
lo togliete voi, o lo togliamo noi. Qui non ci può stare”.
Le parole fanno paura: nessuno deve ricordare che ci sono i “senza carte”,
che una legge razzista li chiude in prigione, una prigione dove il 24
maggio di quest’anno a Torino, un uomo è stato lasciato morire da
un’organizzazione umanitaria, la Croce Rossa.

Immagini qui:
http://piemonte.indymedia.org/article/2398

Il presidio in piazza Vittorio è stato organizzato nell’ambito
dell’Assemblea Antirazzista.
La prossima riunione dell’assemblea è fissata per martedì 1° luglio in via
Cecchi 21.
Per contatti:
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Di seguito uno dei volantini distribuiti in piazza Vittorio:
I fuochi e il muro
È passato un mese. Un mese dalla notte in cui il tunisino Hassan / Fathi,
morì nella sua cella al CPT, il Centro di permanenza temporanea per
immigrati di Torino. È stato lasciato agonizzare per ore e ore nel suo
letto, senza che nessuno gli prestasse soccorso: la Croce Rossa, che
gestiste la prigione dei “senza carte”, non è intervenuta, nonostante i
compagni di Hassan abbiano a lungo invocato aiuto. “Come cani al canile,
abbai e nessuno ti ascolta”. Un’immagine cruda che ben descrive i tempi
che viviamo, quando la vita, la libertà, la dignità di un uomo si azzerano
oltre i muri che separano il “diritto” dalla terra di nessuno dei
clandestini, il limbo dei senza carte.
In questo limbo si vive e si muore come bestie. A volte anche peggio.
Dopo la morte di Hassan i prigionieri oltre il muro si sono rivoltati
distruggendo suppellettili e materassi, hanno fatto lo sciopero della
fame, hanno raccontato le loro storie ai solidali che in più occasioni si
sono raccolti oltre il muro battendo ferri e gridando forte. Storie come
quella di Said, che ha cercato di saltare il muro ma è stato preso e
pestato a sangue. Storie di psicofarmaci nel cibo per tenere “buoni” tutti
rincoglionendoli.
Al CPT chi protesta, chi chiede cure, chi resiste alla deportazione viene
spogliato e ammanettato mani e piedi. Poi la parola passa ai manganelli.
I responsabili della Croce Rossa hanno negato ogni responsabilità,
accusando gli immigrati di mentire, di mentire sempre, di mentire per
vocazione, parole razziste per coprire le proprie responsabilità di fronte
alla morte di uomo.
La magistratura ha aperto un’inchiesta sulla morte di Hassan mentre la
polizia, giorno dopo giorno, deportava i testimoni di quella notte di
maggio. Alla fine non resterà più nessuno che possa raccontare questa
storia di ferocia e indifferenza che poco a poco scompare dalle cronache.
La storia di chi vive e muore oltre il muro del CPT, la prigione dove i
senza carte vengono rinchiusi prima della deportazione. Uomini e donne
emigrati dai loro paesi per fuggire la fame, la guerra, le persecuzioni,
venuti in Italia per cercare un’opportunità di vita, per riprendersi la
fetta di futuro negata a chi nasce alla latitudine sbagliata.
Nel nostro paese – dove tutele e diritti sono ormai un miraggio anche per
gli italiani – gli immigrati per campare la vita la rischiano ogni giorno,
lavorando sotto il ricatto pesante dei padroni che non regolarizzano per
mantenere forte il ricatto. Anche i pochi che hanno le carte possono
perdere tutto, perché chi perde il lavoro, perde anche le carte.
In nome di una – falsa - emergenza sicurezza verranno spesi decine di
milioni per i soldati che pattuglieranno le città. L’emergenza, quella
vera, quella del lavoro che non c’è, del lavoro che uccide, della
precarietà a vita, dei servizi solo per chi paga, viene messa in secondo
piano, nascosta dalla propaganda razzista, la propaganda che alimenta e
propaga il fuoco della guerra tra poveri.
Esercito e polizia per le vie servono solo a tenerci tutti, italiani e
immigrati, sotto il tallone di chi, ogni giorno, lucra sulle nostre vite.
I padroni e i governanti scommettono sulla guerra tra poveri, per imporre
il loro ordine – un ordine fatto di violenza e sfruttamento bestiale. Sta
a noi tutti, i senza potere, riallacciare i fili spezzati della
solidarietà, resistendo ai soprusi, alle violenze, alle deportazioni.
In questa sera di prima estate, mentre in piazza brillano i fuochi di S.
Giovanni, vogliamo ricordare che in questa città c’è chi muore perché
un’organizzazione umanitaria ha lasciato che un uomo agonizzasse per
un’intera notte senza ascoltare le grida di chi, “come cani al canile”,
gridava inutilmente.
Quel muro, il muro del CPT, è il segno simbolico e reale del baratro nel
quale sta precipitando la nostra società. Sta a noi buttarlo giù.
Fuochi di S. Giovanni? Fuoco al CPT!

Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 Torino – la sede è aperta ogni giovedì dalle 21.
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo 338 6594361
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