.: Italia Alternativa :.
.: Thursday 04 December 2008 :.
Home
Ultime notizie
resoconto 20 giugno presidio sicurezza
Ultime notizie
resoconto 20 giugno presidio sicurezza |
|
| resoconto 20 giugno presidio sicurezza |
|
|
|
| Tuesday 24 June 2008 | ||||||||
|
oggi è apparso un articolo sul manifesto sul presidio/assemblea del 20 giugno a roma piazza barberini COMUNICATO RESOCONTO E' durato oltre 5 ore il presidio/assemblea nazionale sotto il Ministero del Lavoro e in p.zza Barberini a Roma, tappa finale della marcia/carovana per la sicurezza sui posti di lavoro promossa dalla Rete nazionale, nata il 26 ottobre scorso. Sono arrivate progressivamente dalle prime ore del mattino fino a mezzogiorno inoltrato rappresentanze da tutt'Italia, offrendo un quadro realmente significativo della battaglia e dello scontro che la Rete nazionale sta conducendo contro le morti e le stragi sul lavoro, contro la precarietà che uccide e intorno all'attuazione, miglioramento del Testo Unico sulla sicurezza, Legge 81/08. Le prime ad arrivare sono state le delegazioni di Taranto, Ilva, familiari e appalti comunali, appartenenti allo slai cobas per il sindacato di classe; il folto e compatto gruppo di operai e delegati della ThyssenKrup, con Ciro Argentino con lo striscione dei giorni della strage, del dolore e della rabbia di Torino, ma anche con i più recenti dell'ultima manifestazione delle marcia/carovana contro la guerra dei padroni che ha toccato appunto Torino, il 17 giugno. E via via sono arrivati tutti, dalla Dalmine di Bergamo e l'altra fabbrica bruciata della Bonduelle, all'Ist. Tumori di Milano, dal Comitato lavoratori trasporti di Torino alle foltissime delegazioni di Palermo dei Cantieri Navali ma anche i partecipanti all'ultima manifestazione contro la tragedia di Mineo (CT). La piazza si è poi via via rinfoltita con l'arrivo delle delegazioni romane, i lavoratori dell'UsiAit che hanno costituito l'ossatura anche tecnica della manifestazione, e la novità dei Comitati immigrati con la folta delegazione di operai, lavoratori, lavoratrici rumeni, albanesi, con striscioni, bandiere, una realtà sempre più importante della Rete nazionale e della battaglia per il diritto di cittadinanza, per non essere più invisibili votati a morire sui cantieri. E ancora sono arrivati, il Comitato 5 Aprile per la sicurezza e la salute sul lavoro, centro di coordinamento della mobilitazione romana, con dentro operai e delegati della Telecom, Rls Ferrovieri, tecnici della prevenzione; pezzi importanti della sinistra romana che ha data la sua adesione e sostegno: il 'Nodo lavoro Sinistra Europea', le federazioni del Prc e Pdci di Roma. Ma la maggior parte delle delegazioni veniva da ogni parte d'Italia. Da Ravenna, dall'Enichem e dalla Marcegaglia, al coordinamento degli operai e lavoratori immigrati di Porto Marghera, alla grande e forse più numerosa delegazione nazionale del Sindacato Lavoratori in Lotta , organizzatore dei due cortei più importanti di tutta la marcia, quello in solidarietà con Ciro Crescentino sindacalista licenziato dalla cgil e quello che ha portato mille disoccupati, precari e lavoratori in piazza a Napoli il 28 aprile scorso. Si sono aggiunte poi novità davvero importanti degli ultimi giorni, le lavoratrici, le compagne di Action, con presenza di molte immigrate, con un grande striscione colorato, che insieme alle lavoratrici di Taranto, Palermo hanno organizzato con altri striscioni, vari pannelli una zona molto visibile nella piazza sulla condizione generale, di precarietà, insicurezza sul lavoro e oppressione, discriminazione, delle lavoratrici. Ma molti altri non hanno voluto far mancare la loro presenza e adesione: l'Usicons - associazione difesa utenti e consumatori di Roma, delegati dei sindacati di base appartenenti all'assemblea lavoratori autoconvocati di Roma, l'associazione "Sentieri di liberazione", da Molfetta l'Associazione Linea 5, l'associazione Militanz da Napoli, Piattaforma comunista di Roma, ed altre realtà spesso non chiaramente identificabili, che hanno reso questa manifestazione davvero unica, una vera novità nello scontro attuale frutto di una marcia che con le sue 50 assemblea e oltre 20 tappe ha toccato migliaia di lavoratori, donne, familiari, ispettori, tecnici, giuristi, Medicina democratica, delegati di ogni organizzazione sindacale, dalla Fiom ai sindacati di base e lavoratori di ogni settore. Erano inoltre presenti i figli di Guglielmo Simoneschi, magistrato impegnato sul fronte della sicurezza; ma anche l'ex sottosegretario al lavoro Rosa Rinaldi, la compagna partigiana Braccitorsi. Striscioni, pannelli, cartelli, volti, testimonianze, interventi. Sotto un sole cocente. Combattenti della guerra di classe contro i padroni e il capitale che uccide, ma anche compartecipi di una battaglia di civiltà per affermare il primato della vita degli operai e dei lavoratori sul profitto. Una chiamata a raccolta di oltre 200 rappresentanti di 200 posti di lavoro, città, territori, devastati negli ultimi due anni di oltre 1600 morti. Tutti hanno potuto vedere come la Rete si estende e si allarga con combattività e proposte. Numerose le televisioni e i giornalisti presenti che hanno intervistato principalmente gli operai della ThyssenKrupp alla vigilia dell'apertura del processo - 1° luglio - contro i padroni assassini; ma anche i familiari, i rappresentanti più conosciuti della Rete, gli immigrati, le lavoratrici. L'assedio a distanza del Ministero ha avuto il suo momento significativo in occasione dell'incontro. Durante l'incontro si è svolta in piazza una assemblea aperta con numerosi interventi e testimonianze Per l'incontro i rappresentanti del Ministro hanno chiesto inizialmente una delegazione ristrettissima, cosa che non poteva essere accettata vista la natura della Rete. Per cui, a fronte delle insistenze della piazza, la delegazione si è ingrossata diventando effettivamente rappresentativa, dalla Thyssen a Taranto, ai Cantieri Navali di Palermo, alle realtà romane, al Sindacato Lavoratori in Lotta di Napoli, alla rappresentanza degli immigrati, alla Dalmine, ai familiari dell'Ilva di Taranto, alle lavoratrici precarie. L'incontro al Ministero è durato oltre due ore, mentre in piazza Barberini la manifestazione proseguiva. Assente direttamente il Ministro Sacconi, delegato dal Ministro, l'incontro è stato tenuto dal Direttore generale del Ministero, delegato alla condizione di lavoro e della sicurezza in fabbrica, Ugo Menzioni. L'incontro è stato aperto da Ernesto Palatrasio a nome dell'intera Rete nazionale che ha presentato la Rete e indicato l'ordine del giorno dell'incontro: che intende fare il governo del T.U. sulla sicurezza L. 81, a fronte anche di dichiarazioni preoccupanti e inaccettabili del Min. Sacconi. A premessa è stato detto che avrebbero parlato tutti i rappresentanti perchè questo era una espressione delle diverse realtà generali ma anche delle diverse aspetti del tema della sicurezza sul lavoro, ognuno dei presenti aveva cose da denunciare, da pretendere e proposte da fare. Infine, abbiamo detto che avremmo riassunto 6 proposte principali della Rete su cui proseguire il confronto. E' stata rappresentata la marcia/carovana e il confronto con tutte le realtà delle stragi in cui la marcia/carovana è stata presente, dalla Thyssen a Molfetta, da Porto Marghera alla Sicilia; un confronto proveniente dalla diverse fabbriche e non dagli 'addetti ai lavori' e dalla casta sindacale. E' stato affermato che evidentemente non si poteva caricare tutto il Ministero del Lavoro di una tematica così complessa che riguarda tutta la politica del governo e quindi interessa tutti i Ministeri, dalla Salute alla Giustizia, all'immigrazione, con il tema anche unificante della precarietà. E' stato ricordato come avevamo combattuto negli ultimi mesi del governo Prodi intorno a emendamenti al Testo Unico provenienti dai delegati Rls, familiari, ispettori, tecnici della prevenzione, intorno ai nodi delle sanzioni, dei controlli, degli RLS, che quindi eravamo interessati ora a vedere, restando tuttora insoddisfatti dell'attuale Legge 81, se si intendeva andare avanti o andare indietro. A questa prima introduzione della Rete ha risposto il Direttore Generale riprendendo alcune affermazioni del Min. Sacconi fatte in occasione della strage di Mineo: il piano straordinario della sicurezza, la ricerca delle risorse finanziarie che mancano, l'attenuazione obiettiva della fase repressiva di controllo per privilegiare formazione e informazione, l'integrazione dell'intervento pubblico-privato, i fondi interprofessionali sostenuti dal sott. Viespoli, il coordinamento dei dati e degli interventi di vigilanza, il rafforzamento degli organi paritetici, associazioni imprenditoriali e sindacali. Questa risposta ha lasciato naturalmente abbastanza insoddisfatti tutti i rappresentanti che hanno cominciato il loro giro di interventi. Ciro Argentino ha ripreso i temi della Thyssen, ha alzato il tiro nella denuncia verso i padroni e sul ruolo insufficiente, se non connivente, degli organi statali, la negatività di misure quali la detassazione degli straordinari, mentre se proprio qualcosa si voleva realmente detassare avrebbero dovuto essere gli investimenti delle aziende per la sicurezza. Ha posto con decisione il riconoscimento della Rete. Pur essendo lui un delegato appartenente alla Fiom e quindi ai sindacati confederali, ha espresso una forte insoddisfazione verso di essi sia sul ruolo da essi svolto sui posti di lavoro sia nel confronto col governo sul Testo Unico sulla sicurezza. Subito dopo ha preso la parola Dromedari, tecnico della prevenzione della asl delegato rsu cgil appartenente al comitato 5 aprile che ha fatto una contestazione tecnica di come funzionano gli organi di ispezione e i controlli di prevenzione, ha denunciato la grave situazione di sottorganico in cui versano i servizi asl, ha ribadito che non è sufficiente la sola attività repressiva per affrontare il problema ma va rilanciato il ruolo di Rls e lavoratori che sotto il ricatto della precarietà del posto di lavoro mettono in secondo piano la sicurezza rispetto alla possibilità di mantenere il posto di lavoro per portare a casa un minimo di stipendio per la sopravivenza della propria famiglia - ha citato il caso di Crescentini licenziato dalla stessa cgil per aver denunciato cantieri illegali - certo con precarietà detassazione straordinari, allungamento dell'orario di lavoro attacco al contratto nazionale gli infortuni e le morti sono destinati a crescere Luigi Sito del Sindacato Lavoratori in Lotta di Napoli, ha messo i piedi nel piatto; il numero crescente di morti sul lavoro nonostante i governi e le leggi cambino e che invece di risolvere il problema, si proponga di far lavorare i lavoratori per 60/65 ore e quindi di ammazzarli di lavoro; mentre ha ricordato come essi siano stati incriminati e processati per aver protestato e difeso i familiari di un disoccupato quando si è tolto la vita per mancanza di lavoro; come, quindi, chi lotta contro queste tragedie, invece di essere ascoltato venga criminalizzato. Ha sottolineato che i lavoratori precari, disoccupati non ne possono più e che se i governi non sono in grado di affrontare i problemi, si debbano organizzare per un loro governo, un governo operaio. . Daniela Cortese rls telecom del Comitato 5 Aprile ha ripreso il lavoro fatto con il governo precedente nella fase finale della stesura del Testo Unico, in particolare sul problema del raddoppio dei Rappresentanti della sicurezza che dovrebbero essere due ogni 200 operai, sul potere di convocazione dell'assemblea da parte degli rls come su altre cose che poi non sono state recepite nella stesura finale, ha espresso una forte preoccupazione per il rafforzamento degli organismi paritetici e indirettamente dei sindacati maggiormente rappresentativi, mentre ha chiesto che venga riconosciuto alla Rete un ruolo di interlocuzione e contributo, formale o informale che esso sia, perchè esso è importante e utile alla costruzione di una legislazione che risponda all'esigenza di affrontare realmente il problema della sicurezza sui oposti di lavoro, e ha chiesto che su questo il governo si esprima chiaramente. La moglie di un operaio dell'Ilva dell'Associazione 12 Giugno è tornata su questo argomento, insistendo perchè in aziende come l'Ilva ci sia una postazione degli ispettori che svolga una funzione di deterrenza, controllo tempestivo e punto di riferimento dei lavoratori e delegati, mentre invece è stata autorizzata una postazione Inail la cui funzione allo scopo è inutile. Dai familiari ma anche da altri interventi è stato sollevato il problema della 'corsia preferenziale' per i processi aventi per oggetto omicidi bianchi e la 'procedura d'urgenza' per i ricorsi aventi per oggetto l'inosservanza delle norme sulla sicurezza. Il delegato della Dalmine ha posto due temi: quello della certezza della costituzione di parte civile per le organizzazioni sindacali aziendali che deve essere favorita a tutela dell'interesse collettivo dei lavoratori e del danno collettivo che una morte in fabbrica costituisce. Ha poi denunciato con forza il caso della Bonduelle di Bergamo dove i padroni sono responsabili dell'incendio della fabbrica e gli operai vengono messi in cassintegrazione, mobilità o trasferiti, invece di chiamare i padroni a pagare i costi del loro danno e a salvaguardare i posti di lavoro; così come è inconcepibile quello che è avvenuto in una altra fabbrica di Bergamo, dove chi ha denunciato l'inosservanza della sicurezza è stato allontanato con la forza dalla fabbrica. Questo tema è stato ripreso con un documentato intervento da un operaio dei Cantieri Navali di Palermo che ha portato al Ministro un dossier di fotografie che dimostrano l'inosservanza sistematica delle norme di sicurezza nei Cantieri Navali di Palermo e in particolare nelle ditte dell'appalto, ma come, a fronte di queste denunce, lui sia stato buttato fuori dalla fabbrica, abbia perso lavoro e reddito e che a tutto questo ha contribuito attivamente il sindacato confederale interno e che tutto questo è avvenuto con il silenzio/assenso degli organi istituzionali e di controllo. Senza intervenire in questi casi esemplari, affermando sicurezza e giustizia, i governi, qualunque sia il loro colore, di fatto non fanno nulla e le leggi restano sulla carta. Il rappresentante della comunità rumena parte del Comitato immigrati di Roma ha con progressiva insistenza illustrato la situazione reale dei lavoratori immigrati, del razzismo, della discriminazione, della volontà di non integrazione, dell'affermazione di una disparità di trattamento e diritti, contraria ai principi umani e sociali a cui lo Stato dice di riferirsi e che, chiaramente, provoca una condizione lavorativa nei cantieri, nelle fabbriche, nelle strade, nelle case, che si traduce in morti, colpevoli di voler mantenere una famiglia e sottrarla alla miseria. Ha dichiarato che questo rende necessario lo sciopero di tutti gli immigrati perchè di questa condizione di lavoratori di serie B, di moderni schiavi non se ne può più. Infine, è intervenuta una lavoratrice precaria che ha illustrato come sia impossibile parlare di sicurezza sui posti di lavoro quando il lavoro viene negato, quando le amministrazioni comunali tradiscono le promesse o le usano solo a fini elettorali e clientelari, quando ci si trova non solo senza lavoro, ma anche senza soldi e senza casa e nessuno vuole provvedere. A fronte di queste forti denunce, ma anche dell'illustrazione di una condizione articolata e generale che è alla base della catena di morti sul lavoro, a fronte di una competenza tecnica mostrata dalla delegazione nell'individuare problemi e trovare soluzioni, a fronte della superiorità morale di classe espressa dalla delegazione, il rappresentante del Ministero del Lavoro è apparso colpito e senza argomenti convincenti, ha affermato che molte delle cose dette possono essere risolte con la Legge 81/08 approvata, e che su questo lui poteva dare garanzie. Su altre questioni poste, tipo riconoscimento della Rete, il Direttore Generale mette a disposizione un indirizzo e mail dove possono essere inviate le proposte della Rete e anche le segnalazioni dalle varie realtà di lavoro; ma circa il riconoscimento di essa come interlocutore ora come ora appare difficile ed è comunque una decisione di carattere politico del Ministro a cui lui non poteva fare altro che riferire. A seguito dell'incontro che si è tenuto tra la delegazione e il rappresentante del ministero è stato emanato un comunicato stampa del Ministero A incontro finito, la delegazione è tornata in piazza e ha riassunto brevemente i contenuti dell'incontro e affermando che un documento con le proprie proposte sarà inviato al governo perchè su di esso si esprima. La Rete ha annunciato come proseguirà il lavoro dopo questa importante giornata. Vi sono molte richieste da diverse città e luoghi di lavoro che la marcia/carovana riprenda e prosegua a settembre e questo è naturale che venga fatto. Ma la rete intende andare oltre la marcia. SERVE UNO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE. Da più parti, sia in ambito confederale e politico, sia in ambito dei sindacati di base, di questo si parla o viene annunciato. La Rete nazionale da parte sua spinge e contribuisce per questo sciopero generale, che comunque intende promuovere, con il concorso di tutti, ove non emerga una data condivisa precedente, per il 6 dicembre, anniversario della strage della Thyssen. La Rete nazionale ora andrà a strutturarsi sul piano locale, oltre le tappe della marcia, per un lavoro comune e sistematico che assumerà anche la forma di 'ronde territoriali' per il controllo dal basso delle condizioni di lavoro e di sicurezza, per l'intervento immediato, l'organizzazione dei lavoratori e la pressione verso padroni e istituzioni. Vogliamo gli RLS in ogni reparto, in ogni realtà produttiva, eletti direttamente dai lavoratori. Se la legge e le norme tra le parti sociali non permetteranno questo, bisognerà imporre anche con elezioni autogestite questa rete di fatto sui posti di lavoro di delegati Rls necessari per mobilitare i lavoratori e modificare i rapporti di forza su questo fronte in fabbrica. Per questo promuoveremo esperienze tipo-pilota quest'autunno, ovunque sia possibile. Accordi tra i vari partecipanti alla Rete anche per ulteriori scadenze specifiche sugli immigrati, sulle donne, sono stati presi durante la giornata. Queste proposte che sono anche un nuovo appello a tutti ad unirsi alla Rete verranno pianificate nella loro organizzazione in una riunione nazionale convocata a fine settembre. Insieme alle proposte conclusive sono partiti i canti di lotta e di denuncia di Marco Chiavistelli sui temi del lavoro, delle malattie professionali, amianto e di Piero Brega, uno dei fondatori del canzoniere del Lazio, che hanno cementato il clima di lotta ma anche di orgoglio e coscienza che ha caratterizzato la partecipazione delle delegazioni della Rete da tutt'Italia. rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo 347 1102638 20 giugno 2008
Powered by !JoomlaComment 3.26
3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved." |
||||||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
| Menu principale | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
| Calendario Eventi |
|---|
| I più letti |
|---|
| Statistiche |
|---|
|
Utenti: 61 Notizie: 2590 Collegamenti web: 73 |
|
Frase del giorno:
|
| Collegamenti | ||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
| TopList |
|---|
|
|






Spedisci Nuovo Evento