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Torino sabato 24: giornata antimilitarista PDF Stampa E-mail
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Friday 23 May 2008
Sabato 24 maggio giornata contro la guerra e il militarismo

Appuntamento alle ore 10 al Balon – piazza Borgo Dora angolo via Andreis –
per info point antimilitarista con mostra sulle guerre dell’Italia: dal
Kosovo all’Afganistan.
Musica, interventi, distro.

Nel pomeriggio info point itinerante sui luoghi del militarismo nostrano.

Boicottare gli eserciti, le basi, le fabbriche di morte
Tempo di guerra
L’Italia è in guerra. Truppe tricolori combattono in Afganistan. Lo
chiamano “peace keeping”: suona meglio e mette la coscienza a posto. Ma,
nonostante il quasi silenzio dei media, frugando tra le maglie strette
della cronaca sappiamo che, là, in Afganistan, ogni giorno bombardano,
uccidono, imprigionano, torturano. A morire sono uomini, donne e bambini.
In silenzio. Sette anni di guerra e dicono che sono lì per mantenere la
pace. Dicono che sono lì per la libertà. Dopo sette anni le donne sono
ancora incarcerate sotto i burqua, le poche scuole per bambine vengono
fatte saltare in aria, le attiviste vengono uccise. In Afganistan e in
Iraq gli stessi cittadini statunitensi hanno pagato e pagano un pesante
tributo in sangue e soldi per questo massacro senza fine. Ma che importa?
Gli affari dei petrolieri e dei fabbricanti di armi vanno a gonfie vele.
In Afganistan sono oltre 2.600 i soldati italiani armati di tutto punto,
elicotteri da attacco Mangusta compresi, sempre più spesso impegnati in
operazioni belliche. A sentire il nuovo ministro della guerra, in mimetica
e scarponi, è tempo di cambiare le regole di ingaggio per i “nostri”
soldati. Ossia dar loro mano libera nel fare la guerra.
Tutto questo orrore costa a noi tutti milioni di euro in spese militari,
sottratti a scuola, trasporti, sanità, tutela del territorio.
Se a ciò si aggiunge il denaro speso per mantenere basi, caserme,
aeroporti, nonché un congruo numero di ben addestrati assassini di
professione, la guerra diventa sempre più vicina.
I governi di destra e quelli di sinistra hanno a fatto a gara a chi
aumentava di più la spesa di guerra, finanziando e sostenendo la
costruzione di nuovi sistemi d’arma e installazioni militari. A Vicenza
vogliono fare la più grande base militare USA d’Europa, rafforzando il
ruolo dell’Italia come gigantesca portaerei statunitense al centro del
Mediterraneo. A Novara stanno per costruire uno stabilimento per
l’assemblaggio dei nuovi bombardieri F35, giocattolini che possono portare
anche ordigni nucleari che costano intorno ai 150 milioni di euro l’uno.
Allo stabilimento Alenia di Caselle faranno le ali delle nuove macchine di
morte.
È notizia di questi giorni che in Campania l’esercito presidierà sette
siti che il governo ha dichiarato di importanza strategica, le sette
discariche “segrete” scelte per affrontare la perenne emergenza mondezza.
Così gli affari, quelli leciti e quelli illeciti - ma vi è poi vera
differenza? - potranno andare avanti. Per chi protesta perché non vuole i
rifiuti nelle uniche aree verdi o, come nel caso di Serre, nel più
importante serbatoio di acqua potabile della regione, c’è la galera sino a
5 anni. Niente raccolta differenziata, niente riciclo, niente politiche
rispettose dell’ambiente: si militarizza il territorio e si trattano i
cittadini in rivolta come delinquenti. È la guerra. La guerra interna.
Serve anche questa a mantenere la pace, la pace sociale.
È una china pericolosa, lungo la quale, una a una se ne vanno le nostre
esigue libertà: oggi è la volta di chi si oppone all’avvelenamento del
posto dove vive, domani toccherà ai No Tav e a tutti coloro che si battono
contro la devastazione del territorio e il saccheggio delle risorse.

Guerra interna e guerra esterna sono due facce della stessa medaglia:
quella del potere che perpetua se stesso ad ogni costo, quella del
profitto che macina vite, risorse e futuro della più parte di noi.

Opporsi alla guerra senza opporsi al militarismo, senza opporsi
all’esistenza stessa degli eserciti, vere organizzazioni criminali legali,
è mera testimonianza.

Fermare la guerra, incepparne i meccanismi è un’urgenza che non possiamo
eludere. A partire da noi, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono
caserme, aeroporti, scuole militari, fabbriche d’armi. A partire dalle
nostre piazze dove campeggiano come “eroi” le statue dei macellai di tutte
le guerre: simboli da cancellare perché il militarismo è un’aberrazione
indecente.
Non basta dire no alla guerra in Afganistan, alla militarizzazione della
Campania, alla base di Vicenza o agli F35 a Novara e a Torino: occorre
mettere sabbia e non olio nel motore del militarismo.

Contro tutte le guerre, contro tutti gli eserciti

Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – la sede è aperta ogni giovedì dalle 21 in poi –
distribuzione di libri e stampa anarchica
338 6594361
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