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La caccia contro i "Rom" un modello di guerra contro i poveri PDF Stampa E-mail
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venerdì 23 maggio 2008
CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO

VIA STOPPANI 15  (QUART. SANT’ANNA dietro la p.zza princ.)

- ITALIA - 21052 – BUSTO ARSIZIO – VA –

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Relazione  introduttiva (1°parte) della conferenza pubblica che si è
tenuta Venerdì 16 maggio 2008
presso il Circolo Giancarlo Landonio, tema:
               COMITATI DI AUTODIFESA PROLETARIA
               CONTRO RONDE E SQUADRISMO

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La caccia contro i "Rom" un modello di guerra contro i poveri

Sindaci padroncini razzisti cavalcano il "delirio di sicurezza" per
assecondare i propri affari ricattando zingari immigrati omosessuali.

I "patti per la sicurezza" e i "test anti-droga" congegni di ricatto
del "militarismo totalitario".

La "democrazia finanziaria" una dittatura usuraia ultra-fascista.

Abbasso il razzismo l'omofobia il familismo!

Pieno sostegno ai "Rom" agli immigrati agli omosessuali!

Formare i "comitati di autodifesa" per rispondere alle "ronde" ai
"comitati cittadini" ai meccanismi di controllo e repressione statali.

Creare il più vasto "fronte proletario" tra immigrati e lavoratori
locali per difendere la dignità e gli interessi sociali di occupati e
disoccupati.

Organizzarsi nel partito rivoluzionario per combattere il potere
finanziario.

I pestaggi, le spedizioni punitive, gli incendi di baraccamenti, gli
sgomberi, le deportazioni, in sintesi gli squallidi atti di ferocia,
messi in atto, contro barboni omosessuali rom immigrati ecc., da
"gruppi di neofascisti" "ronde armate" "comitati spontanei di
cittadini" e in genere dalle nuove forme di squadrismo razzista, da
sindaci e assessori, non sono fatti sporadici o isolati, sono
l'espressione di una guerra reazionaria, populista, contro i poveri.
L'espressione di una guerra forcaiuola che si allarga con
l'approfondirsi della conflittualità sociale. Prima di addentrarci
nell'esame del fenomeno citiamo alcuni episodi indicativi.

Il 21 dicembre 2006 a Opera vengono appiccate le fiamme alle tende
approntate dalla protezione civile per ospitare i Rom cacciati da via
Ripamonti. Anziani uomini donne bambini debbono allontanarsi da Opera
alla ricerca di uno spazio di sopravvivenza. Il 21 febbraio 2007 il
Comune di Roma sgombera il campo Rom abusivo di Tor Pignatta,
trasferendo i 140 occupanti montenegrini dietro il campo di Castel
Romano a stiparsi in tende e roulotte. E avvia l'operazione di
repulisti della città dagli zingari segregandoli nei cosiddetti
villaggi della solidarietà al di fuori del raccordo anulare. Il 4
aprile sedicenti ronde leghiste sfilano contro gli zingari nel campo
di
via Vaiano Valle, zona a sud-est di Milano.
Inoltre nei primi mesi del  2007 sono frequenti le aggressioni contro
omosessuali.
Per venire all'oggi, all'inizio di questa settimana a Napoli gli
abitanti
del quartiere Ponticelli hanno ripetutamente incendiato gli
insediamenti Rom
anche quelli che erano stati abbandonati. "Contestazioni" pure a
Genova
contro i nomadi che vivono nella ex area della Mira Lanza.
   
    [Il presidente del consiglio Berlusconi ha confermato che il
decreto sicurezza
    sarà approvato nella prima riunione del nuovo esecutivo mercoledì
21/5 a Napoli.
    Il sindaco di Roma Alemanno ha annunciato che anche la capitale
avrà un
    supercommissario...N.D.R.]
  
Questi episodi,
elencati in via esemplificativa, sono tutti indice di una spinta
montante allo sbranamento sociale; spinta di carattere ordinista,
xenofoba, maschilista.

Il ruolo della stampa e della magistratura nella creazione di un
clima
cannibalistico e ultrapunitivo

 Questa spinta, in apparenza spontanea, riceve i più diffusi stimoli
dai canali istituzionali. Ed è opportuno farne cenno nell'analisi
della
sua radice.

I primi fomentatori di pogrom contro nomadi immigrati omosessuali e,
in genere, contro oppressi e discriminati, sono i grossi mezzi di
comunicazione. Giornali e TV sfornano, a getto continuo modulato
secondo la contingenza, notizie allarmistiche e di cronaca nera, in
cui
i protagonisti negativi e/o feroci vengono individuati, a torto o a
ragione, negli immigrati e in particolare, per i furti, nei Rom. Gli
immigrati, prime vittime della violenza metropolitana (negriera,
padronale, immobiliare, speculativa, sessuale, culturale, ecc.,
ecc.),
vengono identificati con la causa del malessere urbano e sociale. La
figura dello straniero, del diverso, viene additata come bersaglio,
come capro espiatorio. In breve i mezzi di comunicazione alimentano
la
paura che il nemico è lo straniero, il diverso; e mistificano il
razzismo presentandolo come se fosse una semplice reazione al colore
della pelle o alla marginalità sociale e non invece un attacco
populista contro le prime file del proletariato, contro le file più
sfruttate e ricattate, come sono appunto gli immigrati.

Il secondo canale istituzionale, che alimenta e legittima il clima
cannibalistico e ultrapunitivo, è costituito dalla magistratura. La
macchina giudiziaria persegue quotidianamente migliaia e migliaia di
zingari di extracomunitari di immigrati comunitari, fermati di giorno
e
rastrellati di notte per mancanza di documenti per piccoli reati o
per
presunti reati. Nelle aule di Tribunale i giudici monocratici
convalidano fermi e arresti, lasciando in carcere i malcapitati;
giudicano per direttissima, condannando senza le prove necessarie;
infliggono pene elevate per formali o modeste trasgressioni.
Coprendosi
con la toga, essi legittimano l'operato della polizia; e sanzionano
le
file più bisognose e più ricattate degli immigrati. In breve
imprimono,
sul piano giuridico, legalità al furore razzista del populismo.
 
La radice della spinta allo "sbranamento sociale"

 La caccia ai Rom, alimentata dal pregiudizio popolare creato ad arte
che gli zingari ammazzano stuprano rubano rapiscono bambini, non
scaturisce né dipende affatto da questo pregiudizio. Peraltro va
detto
a difesa dei Rom che le comunità romanes, presenti in Italia con
120.000 persone circa, svolgono mestieri artigianali o il piccolo
commercio e non sono nomadi per cultura ma perché oggetto di
persecuzioni storiche (non si dimentichi quella nazi-fascista). La
caccia ai Rom non dipende neppure, né dal senso di insicurezza e di
paura che attanaglierebbe la gente nei quartieri popolari e nelle
periferie urbane a causa della concentrazione in queste aree di
immigrati e di Rom, né dalla fantasia lugubre che la globalizzazione
avrebbe trasformato le metropoli in agglomerati di sconosciuti senza
idee e senza valori spingendo gli uni contro gli altri. Non c'è un
rapporto diretto di causa ed effetto tra caccia ai Rom immigrazione e
degrado delle periferie. Il fenomeno migratorio è tipico del modo di
produzione capitalistico e specifico di ogni suo stadio di sviluppo;
e
ad emigrare sono sempre i lavoratori in soprannumero delle regioni
arretrate dello stesso paese, dei paesi satelliti, di ogni altra
regione del mondo, a seconda delle esigenze del mercato di
attrazione.
Nei periodi di espansione la forza-lavoro immigrata è trascinata, con
qualche frizione marginale, da quella metropolitana, beneficiando di
salari e alloggi accettabili. Nei periodi di stagnazione e di crisi
essa diviene un mezzo di concorrenza micidiale nelle mani del
padronato
per abbassare i salari e flessibilizzare il lavoro. Nella fase
attuale
di competizione estrema tra sistemi economici alla scala mondiale, il
nostro ha trasformato la manodopera immigrata - extracomunitaria e
comunitaria (in particolare quella proveniente dai paesi dell'Est) -
in
un'arma di dumping sociale per ridurre spaventosamente i salari
aumentare l'orario abbassare le condizioni di vita. Perciò il
fenomeno
migratorio non genera insicurezza o paura; provoca principalmente
attriti e concorrenza. Per quanto riguarda il degrado urbano dei
quartieri popolari questo dipende dal mancato risanamento edilizio e
dalla mancata manutenzione da parte dei Comuni e viene accentuato dal
basso livello del salario. La manodopera immigrata, che crea
indistintamente ricchezza per chi la usa, non può accedere nella
stragrande maggioranza neanche ad un alloggio decente per l'esosità
dei
canoni e delle garanzie richieste. È costretta a costiparsi in stanze
malsane arricchendo piccoli e medi proprietari, a occupare case
sfitte,
a tentare l'acquisto di case fatiscenti con rate mutuo che non potrà
pagare mai, o a dormire sotto i ponti; andando, in ogni caso, ad
affollare i quartieri popolari e le periferie urbane. I Rom, in
particolare, sono costretti ad alloggiare in roulotte o in baracche,
in
anfratti o boschetti, in campi o favelas, insomma in luoghi e
condizioni ripugnanti, che indicano in quale stato bestiale di
segregazione razziale i nostri amministratori locali mantengono
questa
popolazione. Quindi, se nelle grandi città cresce il degrado dei
quartieri popolari mentre diverse zone di periferia si trasformano in
discariche umane, la colpa, la responsabilità di questa situazione,
non
ricade sugli immigrati o sui Rom, ricade sul supersfruttamento
padronale, sulla rapina operata dalla rendita immobiliare, sullo
strozzinaggio delle banche e dei parassiti, nonché sul ruolo di
complemento giuocato da tutte le amministrazioni locali. In altri
termini questa situazione è l'espressione e il risultato del
carattere
belluino e usuraio dei rapporti di classe attuali.

Infine questa spinta allo sbranamento non va confusa col malessere
sociale che squassa quartieri popolari città e intero paese. È un
fenomeno socialmente più limitato. È il portato di una reazione
popolare al degradamento sociale e all'invivibilità urbana che si
incarna in una voglia bestiale di sopraffazione ai danni degli
elementi
più deboli della società. La caccia ai Rom agli immigrati agli
omosessuali esprime il proposito insensato e sanguinario di alcuni
strati di piccola e media borghesia nonché di alcune fasce
impiegatizie
e operaie di rifarsi sulla pelle dei gruppi e dei soggetti più
oppressi
e discriminati. Dunque questa spinta sbranatrice ha la sua radice e
la
sua forza populista in una folle mania populista di rivalsa sui più
poveri.

I sindaci cavalcano il razzismo e l'omofobia

La caccia ai Rom, finora messa in atto da neofascisti leghisti
comitati spontanei di cittadini (che si armano di catene bastoni e
attrezzi vari e cui si mischiano diversi ragazzi di quartiere per
distribuire bastonate), è nello stadio iniziale soltanto; delinea i
segni embrionali di un modello di guerra populista contro i poveri.
Ma
questa caccia agli zingari non è isolata; riceve appoggi e consensi
da
un numero crescente di amministrazioni locali. Un tempo era impegno
ufficiale, per ogni amministrazione di un grosso centro urbano e di
ogni città, di provvedere alla riqualificazione delle periferie, alla
sistemazione dei quartieri degradati, alla programmazione di alloggi
per i senza tetto. Ora si parla solo di sgomberi e deportazioni.
Negli
ultimi anni (in particolare dal 2001 con l'ascesa dei prezzi delle
case) le città si sono trasformate, per l'aspetto che qui interessa,
in
miriadi di cantieri della speculazione edilizia e immobiliare. La
privatizzazione degli spazi e delle funzioni urbane (abitative,
economiche, circolatorie, ecc.) ha travolto ogni limite pubblico e ha
fatto del bene casa (e/o alloggio) la merce più cara più speculata
più
inaccessibile, generando ammassamenti esodi nuovi indebitamenti di
massa, conflitti tra proprietari e inquilini, tra proprietari e
immigrati. Alcune amministrazioni hanno fatto da battistrada alla
nuova
ondata speculativa. Altre l'hanno permessa o subita. Di fatto il
territorio urbano è diventato un monopolio di banche immobiliari
speculatori. Nei quartieri popolari e nelle periferie la tensione
abitativa ha raggiunto l'incontenibilità ed esplode in mille episodi
di
guerra civile. Milano e Roma sono uno spaccato di questa situazione.
E
in questa situazione sindaci ed assessori si sono trasformati in un
reparto di semi-poliziotti. Dire, a proposito dei sindaci, che essi
fanno leva sugli istinti più bassi e che alimentano paure irrazionali
per biechi motivi elettorali, non è sbagliato ma superficiale. Tutti
i
sindaci, salvo qualche eccezione, si muovono per propri interessi
personali; ma essi possono perseguire i propri interessi, in questa
fase, solo operando come agenti di piani reazionari e razzistici. Ciò
che era beceraggine o arroganza a Treviso Verona o in altre città ora
è
prassi istituzionale dal Nord al Sud. Quindi la caccia ai Rom è
l'indice di una guerra populista contro le prime file del
proletariato;
il preludio di un più vasto repulisti delle città da immigrati
disoccupati giovani meridionali lavoratori impoveriti ecc., che evoca
lo spettro della pulizia etnica di tipo balcanico.

 Contro ogni forma di squadrismo populista o reazionario per
l'armamento proletario
 
Possiamo ora trarre le nostre conclusioni operative e le traiamo
premettendo tre avvertenze. Prima. Bisogna respingere ogni legame tra
la manipolata insicurezza e gli immigrati nonché la balla che il
cosiddetto crescente sentimento di insicurezza abbia a che fare coi
Rom. La gioventù operaia, gli studenti, i lavoratori, non debbono
farsi
trascinare dai mestatori neofascisti, leghisti, razzisti di vario
tipo
e colore, tutti a servizio o al soldo del padronato, della finanza,
degli speculatori, del patrimonio. Seconda. Non prestare orecchio al
piagnucolio di quanti lamentano, in segno di solidarietà, che sui Rom
si scarica l'egoismo e la solitudine delle città inospitali; perché
questo piagnucolio svisa la natura di classe del fenomeno, ovverossia
che la caccia ai Rom (o agli immigrati, agli omosessuali, ecc.) è
l'attacco alla prima linea del proletariato. E, d'altra parte, la
solidarietà umana è morta in quanto l'uomo della odierna società
finanziaria parassitaria è stato mercificato e disumanizzato; e
l'unica
solidarietà possibile è la solidarietà di classe, la solidarietà tra
lavoratori contro padroni e speculatori. Terza. Bisogna rendersi
conto
che ciò che oggi crea insicurezza paura e stati d'animo simili nella
gente è la precarietà esistenziale, l'incertezza di vita, la spietata
violenza dell'uomo sull'uomo, ecc.; tutti fenomeni propri della
società
di decadenza. Per cui il rimedio non sta nell'usare le maniere forti
contro i criminali ma nello svuotare il serbatoio del crimine. Di
conseguenza al rogo bisogna mandarci non i Rom ma chi sfrutta
l'insicurezza generata dalla società usuraia per dare la caccia allo
zingaro e chiedere più polizia (ved. il nostro Suppl. 1/7/99 sul rogo
del campo nomade di Scampia appiccato il 18/6/99). Con queste
avvertenze articoliamo le seguenti indicazioni che poniamo
all'attenzione, in particolare, delle avanguardie proletarie e delle
forze attive giovanili.

1) Formare, nei quartieri popolari, i comitati proletari di
autodifesa
per respingere le mene razziste e ordiniste dello squadrismo
neofascista delle ronde leghiste dei comitati cittadini e di
qualsiasi
altra forma di legalismo populista.

2) Opporsi alle deportazioni e segregazioni di Rom e di immigrati
esigendo dalle amministrazioni comunali l'assegnazione di idonei
alloggi e/o di sistemazioni abitative adeguate a favore degli stessi.

3) Promuovere e costituire il fronte proletario tra lavoratori
italiani e immigrati per tutelare i bisogni collettivi e gli
interessi
di classe di tutti i lavoratori e combattere contro il padronato e la
macchina statale. Respingere le crociate criminalizzatrici contro gli
immigrati. Aiutare gli immigrati a darsi una organizzazione classista
che superi le diversità di razza lingua e religione e che assuma come
interesse proprio quello comune di tutti i lavoratori immigrati.

4) Il legalismo populista si compatta e si sottomette al militarismo
totalitario, cioè alla macchina di prevenzione-controllo-repressione
massima costruita contro le masse dal potere nelle mani di un pugno
di
usurai e parassiti. Combattere questa macchina repressiva; promuovere
la più vasta organizzazione e armamento delle masse.

5) Raggrupparsi nel partito rivoluzionario per potere venire a capo
dei problemi colossali dell'epoca.
 
 Maggio 2008 e Giugno 2007 dal Supplemento murale al giornale.

Edizione a cura di 
                                                                 
 RIVOLUZIONE COMUNISTA
 SEDE CENTRALE: P.za Morselli, 3 - 20154 Milano-

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