Rinnovo RSU Atesia: ottimo risultato per i COBAS (51 voti ed un delegato). La purezza sindacale è salva!
Quanto fa seicentotrentasei più centoquarantadue più trecentonove? Milleottantasette. Tanti quanti sono stati i voti presi da CGIL (seicentotrentasei), CISL (centoquarantadue), UIL (trecentonove) in Atesia per il rinnovo delle RSU. Se consideriamo che il numero dei voti validi è stato di milleduecentosessantuno (sopra un totale di aventi diritto di duemiladuecentotrentaquattro), possiamo vedere che la percentuale-voti a favore dei confederali è pari all’86.20%. Se vi aggiungiamo pure i voti gialli acciuffati dal sindacato neocorporativo UGL (ottantotto), la percentuale sale a 93,18%. Al sindacalismo di base, CUB (trentacinque) e COBAS (cinquantuno), anche per via del regolmento ad hoc che lo sfavorisce pesantemente ed ingiustamente, non sono rimaste che le briciole (6.82% complessivo). E tuttavia, prima di far torto a qualche amante della setta, contempliamo in rispettoso ossequio non tanto il 2.78% della CUB, quanto lo spettacolare 4.04% dei COBAS. Ancora più spettacolare ed invidiabile se soltanto si pensa che una simile cifra è stata guadagnata (più un delegato: a proposito, auguri sinceri di buon lavoro!) senza partecipare ad alcuna delle dieci Assemblee sindacali ( indette dall’ultraconcertativa CGIL, che ne ha titolo per diritto naturale). La CUB, che invece ha scelto di presiederle esponendo la propria piattaforma a circa un migliaio tra lavoratrici e lavoratori alternatisi in due giorni, ha pagato a caro prezzo (sedici voti di scarto dai cultori della lotta dura e senza paura) la perdita della purezza sindacale. Ben gli sta: la dottrina COBAS non si tradisce!
E fortuna che esistono loro, i romantici dell’isolazionismo dialettico, i solipsisti della lotta, i masochisti del sindacalismo ruvido che, rifiutando la sciocchezza di una “Lista Unitaria” (al grido de “il lavoratore si confonde!” ), hanno pure evitato lo sfondamento di quota 7%. Una cosuccia da poco: si sarebbe insidiata (ottantasei voti ad ottantotto) la creatura di Miss Ballarò, al secolo Renata Polverini (UGL: due delegati!). E non consideriamo volutamente l’effetto simpatia per la ritrovata unità di classe, concetto forse troppo poco classista. Ma la CUB non ha perso la sfida diretta contro il totem COBAS soltanto per una questione di metodo. Anche nel merito sembra vi siano state delle pecche, la più grave delle quali è non avere mai citato nelle Assemblee l’infame (lo dico sul serio, stavolta!) bozza presentata da CGIL-CISL-UIL con cui s’intende portare a tre anni la scadenza sia per il rinnovo normativo che economico dei CCNL. La CUB ha però spiegato, nei pochi minuti che aveva a disposizione prima del dibattito assembleare, tante altre cose, cercando di parlare alla pancia di lavoratori onesti e spesso digiuni di militanza(chè per la bozza c'è tempo!): ma l'orecchio, solitamente attento, del titano COBAS su questi punti ha ceduto. Ne sintetizziamo qualcuno, per completezza di informazione, estrapolandolo dalla richiesta di varare una piattaforma largamente condivisa di pochi ma essenziali punti per andare verso una stagione di "risarcimento": l'obbligo dell'azienda a concedere a tutte/i i passaggi di livello (significano cinquanta euro netti circa in più in busta paga. Non mi pare cosa da poco, oggi); la rigidità nelle matrici dei turni; la facoltà che tutte/i possano scegliere volontariamente di passare dalle quattro ore part-time alle cinque o sei; la costruzione di un asilo nido all’interno delle mura aziendali; l'introduzione dei buoni pasto per chi fa il part-time a sei ore; l'aggancio dei premi di produttività non alla competizione tra lavoratori né agli indici di malattia ma ai profitti annuali; gli adeguamenti salariali di secondo livello per rispondere all’aumento del costo della vita, divenuto ormai insostenibile.
La CUB ha parlato di tutto questo, testimoni un migliaio tra lavoratrici e lavoratori, ma ha omesso di parlare della bozza. Come mai? E’ sicuro che, parlando della bozza, ci avrebbero poi pensato le masse infuriate ad accoppare nel segreto dell'urna l’infame confederale? Non lo sapremo mai. E' però assai più probabile che se la CUB ne avesse parlato, avrebbe dimenticato qualcos'altro: che ne so, forse di riferire della mancanza di democrazia sui posti di lavoro. E così via, in un vortice infinito: per questo e per quello la CUB reciti l’atto di dolore, per favore. Tuttavia, se la CUB non è capace di predicare concetti elementari come la pericolosità di una bozza confederale al ribasso, non ha forse la lavoratrice, il lavoratore, il diritto di sapere ugualmente? Se la CUB addirittura non sa tenere il megafono in mano, perché non se lo riprende qualcun altro? Quale migliore occasione di dieci Assemblee per farlo presente? Quale occasione più ghiotta per farsi sentire da tutti nella giustezza delle proprie idee? Invece no, giusta l’Assemblea, giuste le idee purchè non si chieda ai COBAS Atesia di intervenire: ci si sporca le mani, ci si macchia la fedina sindacale. Viene in mente il tempo della cara mamma che diceva al figlioletto timido: “chè, tu non ce l’hai la bocca per parlare?!”. Questi atteggiamenti hanno del curioso: si rifiutano le alleanze su "Liste Unitarie"; non si accetta il confronto con le altre sigle nelle Assemblee; e quando si acchiappa pure il delegato (col resto) ti rompono pure i coglioni che non gli sei piaciuto per come parli. COBAS, mica volete pure una fettina di coscia?
p.s.: ovviamente, inutile rimarcarlo, se CGIL-CISL-UIL sono infami (ed i COBAS giustamente con gli infami non dialettizzano), figuriamoci i loro milleottantasette votanti che gente deve essere.. Come dice il vecchio saggio COBAS: "Meglio pochi ma puri.."
Francesco Fumarola
16 Maggio 2008
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