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sentenza processo 13 maggio 99 PDF Stampa E-mail
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martedì 13 maggio 2008
E’ USCITA LA SENTENZA SUL PROCESSO DEL 13 MAGGIO

http://www.inventati.org/13maggio99

A questo indirizzo troverete tutti gli atti, tutto quello che c'è da sapere su questo processo.

Lo scorso 28 gennaio il Tribunale di Firenze ha condannato a 7 anni 13 imputati colpevoli di aver manifestato contro la guerra NATO nei Balcani (1999). Una guerra sostenuta dall’allora governo D’Alema in spregio alla Costituzione repubblicana: l’Italia ripudia la guerra.. Una condanna che arriva nove anni dopo i fatti. Il reato è resistenza pluriaggravata (dal fatto di essere più di dieci in una manifestazione).
7 anni per resistenza non hanno eguali, per questo reato, nella storia della Repubblica. Come abbiamo detto e scritto all’indomani delle condanne una sentenza degna della Grecia del regime dei colonnelli.

Sette anni per aver preso un sacco di legnate a mani nude. Sette anni a conferma che nella società contemporanea non c’è più misura. Nello sfruttamento come nelle sentenze dei tribunali. Si potrebbe fare l’elenco degli omicidi che si sono conclusi con pene inferiori.  Per partecipazione a banda armata le pene vanno dai 3 ai 5 anni, per rapina, senza feriti, sono sotto i 5.  Che cos’è una trappola? Un messaggio che dice non state nelle piazze alla luce del sole, perdetevi in trame impossibili così ci aiutate ad alimentare la psicosi del terrorismo (interno ed internazionale). Stupri e violenze sulle donne, così come gli incidenti sul lavoro, sono considerati reati di poco conto: sono attentati alla persona e non alla proprietà che è quella da difendere. Una condanna che, travolgendo ogni misura, fa vedere l’odio della casta per gli attivisti che sfidano l’ordine imperiale della guerra globale.
La Magistratura interpreta la crisi verticale della rappresentanza politica e della sua incapacità di controllare spinte e conflitti sociali.
Non si deve manifestare, tanto meno contro la guerra. E poi, se al governo c’era il centrosinistra è ancora più grave, viene meno ogni “giustificazione politica”.
E’ l’altra faccia del delirio securitario che vuole incarcerare tutti i romeni che scappano dalla Romania a causa dei “nostri” imprenditori arrivati a sfruttare la forza lavoro locale per 80 euro al mese.
A Firenze dopo aver riesumato le ordinanze (1933) del Podestà per deportare i lavavetri, hanno dichiarato la guerra ai poveri colpevoli di avere cattiva incidenza sul turismo - come se Firenze non fosse una città internazionale e cosmopolita. Vengono organizzate reti di spionaggio dal Comune! Ed ora sotto con gli sgomberi delle case occupate…
La città va affidata a guardie pretoriane che devono esercitare il controllo assoluto non solo sui movimenti, ma sui corpi e sulle menti, perché cresce la marea dei senza reddito, senza casa, senza cittadinanza e che devono rimanere anche senza voce.
Sentenze come questa, e quella di Genova del novembre scorso,  vogliono sancire lo slittamento del conflitto sociale all’interno della normativa penale. Imputate/i capri espiatori, diversificati per provenienza ed estrazione, per poter esercitare su di loro una giustizia altrettanto diversificata. Per sperimentare la tenuta di “nuovi” reati, quali devastazione e saccheggio, mantenendo i “vecchi” resistenza e danneggiamento. Tutto questo non è né dato né scontato: è uno spazio di conflitto in cui affermare la libertà di movimento, il diritto alla resistenza, alla soddisfazione dei bisogni primari. L’assoluzione per tutti gli imputati nel processo di Cosenza al “Sud Ribelle” lo dimostra.

RICORDIAMO I FATTI DI QUEL LONTANO 13 MAGGIO
Il 13 maggio 1999 lo sciopero delle organizzazioni di base fu un grande successo (a Firenze 3.000 in piazza). Lo sciopero dimostrò la possibilità di lottare contro la guerra NATO nei Balcani, guerra sostenuta dal governo di allora, guidato da D’Alema, e definita da CGIL-CISL-UIL “una contingente necessità”. A corteo concluso davanti al Consolato Americano partirono, senza preavviso, durissime cariche poliziesche: candelotti sparati ad altezza d’uomo, 5 manifestanti costretti alle cure ospedaliere, mentre tanti altri contusi evitarono gli ospedali. L’atteggiamento delle forze dell’ordine fu conseguente alla circolare D’Alema-Iervolino (”perché non vengano tollerate manifestazioni contro basi militari e sedi governative”). Un paese in guerra adegua il comportamento della propria polizia alla situazione bellica. Un video mostrò l’esatta dinamica delle cariche - video ripetutamente fatto vedere dalla trasmissione “Striscia la notizia”, anche, strumentalmente, nei confronti del centrosinistra al governo.
Già le richieste del pubblico ministero apparivano surreali: dai 4 ai 5 anni per “resistenza a pubblico ufficiale.

COSA DICE LA SENTENZA?
La sentenza si basa su due menzogne molto semplici::

-         c’era un piano preordinato per assaltare il consolato degli Stati Uniti;

-         il piano veniva attuato con un colpo di mano da feroci autonomi che sottraevano il controllo della manifestazione al sindacalismo di base.
Menzogne, contraddette dai fatti e dallo svolgimento del processo.

NOI SAPPIAMO CHE RIUSCIREMO A ROVESCIARE QUESTA SENTENZA

IL PROCESSO AL PROCESSO

Accompagna da mesi le nostre iniziative, nelle piazze, negli stabili occupati, con banchini nei luoghi di lavoro attraversando la città (la città bene  comune e spazio pubblico). Una campagna lunga e multiforme che ha l’obiettivo di arrivare all’appello con la ridicolizzazione della sentenza, l’affermazione positiva del diritto alla resistenza ed un vastissimo schieramento sociale, politico, giuridico e culturale.

Siamo sicuri di vincere sul campo, di ribaltare questa sentenza.
Per tutti coloro che credono che cambiare il mondo non solo sia giusto, ma sia doveroso e possibile. Per tutti quelli che lottano per i loro bisogni, nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle università, nelle scuole. Per tutti quelli che si battono contro la devastazione dei territori e dei beni comuni. Per tutti quelli che intendono impedire che vengano chiusi gli spazi di movimento di oggi e di domani.

LIBERTA’ DI MOVIMENTO
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