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Tuesday 13 May 2008
IN QUESTI GIORNI SI STANNO TENENDO PROCESSI CONTRO L'ILVA DI TARANTO (il 6
maggio,
contro licenz. e mobing di una lavoratrice - l'8 e il prossimo 6 giugno,
processo sugli infortuni mortali del crollo della gru - il prossimo 19
maggio, processo per l'infortunio mortale dell'operaio Silvio Murri, il
processo della donna malatasi di leucemia), IN CUI SONO PROTAGONISTE
SOPRATTUTTO LE DONNE.
CREDIAMO CHE VADA RESA PUBBLICA E VALORIZZATA LA BATTAGLIA BELLA E
IMPORTANTE CHE STANNO FACENDO RAPPRESENTANDO TUTTE LE DONNE CHE ANCORA
STANNO ZITTE O SONO IN OMBRA.


DONNE CONTRO L'ILVA

Margherita Pillinnini, lavoratrice dell'Ilva di Taranto il 6 maggio per
varie ore ha tenuto testa agli avvocati dell'azienda e di un sindacalista
della Uilm nel processo contro il suo licenziamento e il mobbing che sta
subendo da anni, smascherando le vere ragioni della persecuzione nei suoi
confronti: far fuori una lavoratrice che con altre sue compagne di lavoro
anni fa aveva denunciato un alto dirigente dell'Ilva per molestie sessuali,
maltrattamenti, fino ad una violenza sessuale verso un'altra lavoratrice -
punta di iceberg di un atteggiamento offensivo, persecutorio più generale
tenuto dai capi verso le donne,impiegate in Ilva; in quell'occasione le
lavoratrici dello slai cobas e del Movimento Femminista Proletario
Rivoluzionario avevano fatto una grossa campagna di mobilitazione che aveva
portato ad una vittoria: per la prima volta uno dei massimi capi, vicino a
Riva, veniva licenziato, processato e condannato.
Questo non era evidentemente andato giù all'azienda. Tra l'altro Margherita
era una delle lavoratrice che, insieme a 79 lavoratori, nel '98 era stata
messa in un reparto confino (la famigerata Palazzina Laf), perchè non
volevano assoggettarsi ai diktat di padron Riva; ma i lavoratori anche
allora si erano ribellati e avevano fatto condannare Riva dopo un lungo,
duro e memorabile processo.
In tutte queste vicende era anche venuto chiaro il ruolo squallido,
complice, di copertura della politica dell'Ilva, dei capi violentatori del
sindacato confederale e in particolare proprio della Uilm.
Margherita era rientrata a testa alta in fabbrica al suo posto di lavoro.
L'azienda a questo punto ha cercato di portare avanti un piano per
incastrare Margherita e farla di nuovo fuori. Il dirigente del personale
dell'Ilva, Biagiotti e un sindacalista della Uilm, Oliva, hanno indotto con
promesse un giovane operaio parente del sindacalista a firmare una
dichiarazione contro Margherita sostenendo che lei gli avrebbe chiesto 1000
euro per modificare il suo contratto da tempo determinato a T.I.
Ma la determinazione di Margherita, che nel processo si è costituita parte
civile, sta facendo crollare anche questa manovra, lo stesso operaio ora
ammette che ha ricevuto pressioni per firmare quella dichiarazione e di
averlo fatto per le promesse dategli di un posto di lavoro sicuro. Ora,
appuntamento alla nuova udienza del 28 ottobre.

Una donna di un quartiere di Taranto, ammalatasi di leucemia nel 2006, ha
querelato Riva, perchè l'Ilva con la sua micidiale produzione di diossina,
pm 10 e pcb è la causa della sua malattia.
Per la prima volta, una donna sta sfidando sia l'Ilva dimostrando il legame
diretto tra cancro e leucemie e il mortale inquinamento ambientale della
fabbrica , sia la magistratura che in un primo momento aveva chiesto
l'archiviazione del procedimento penale
Sono tante le donne di Taranto che pur non lavorando in Ilva si sono
ammalate, sono morte nel silenzio per effetto delle micidiali sostanze
emesse nell'aria in ogni momento della giornata dalla fabbrica, per il
pulviscolo di minerale, carbone che copre i quartieri vicino all'Ilva, che
copre i corpi, che entra nei polmoni, per aver lavato in passato le tute di
amianto dei loro mariti, ecc.
L'Ilva di padron Riva, che aumenta i suoi profitti ogni anno, ma che
dichiara di non poter spendere un centesimo neanche per infossare le
montagnette di carbone, ha il primato nazionale di morti e di tumori,
soprattutto dei bambini.
Queste donne che non esistono neanche nei dati dei morti provocati
dall'Ilva, oggi trovano finalmente chi le dà voce, e nei giorni scorsi ha
ottenuto una prima vittoria, il processo a padron Riva si fa!

E poi ci sono Franca, Vita, Patrizia, le grandi donne che hanno trasformato
il loro dolore per la morte per infortunio del loro marito (Antonino
Mingolla, Silvio Murri), del loro figlio (Paolo Franco) in rabbia, forza,
combattività.
Non hanno accettato che ancora una volta omicidi per il profitto seguissero
la routine burocratica di processi silenti che facilmente vanno in
prescrizione o che al massimo finiscono con la condanna di qualche capetto.
Hanno respinto con sdegno anche offerte di denaro fatte dall'azienda per
metterle a tacere.
Hanno cambiato la loro vita - e non è stato facile - per mantenere "vivi"
sempre i loro mariti, i loro figli, e si sono trasformate, sono diventate
forti, coraggiose, per amore e per ribellione, per volontà di giustizia,
sono uscite dalle case e ora parlano nelle assemblee, viaggiano, mettono
sotto pressione i giudici, ecc.
Insieme allo slai cobas e ad altri familiari hanno formato l'Associazione
"12 Giugno" (anniversario della morte di due giovani operai, Paolo e
Pasquale, in Ilva). In questa Associazione, nei processi che si stanno
tenendo anche in questi giorni, portano una diversità: nessun personalismo,
nessun atteggiamento questuante verso le istituzioni (anch'esse complici di
quanto succede in Ilva); ma la forza, la possibilità, la rappresentanza di
fatto di tutte le altre donne, mogli, madri, sorelle, figlie di operai
morti; ma la dignità e la sfida verso padron Riva e le istituzioni.
Queste donne non vogliono neanche essere delle figure cristallizzate di
mogli, madri di cui ogni tanto i giornali, le televisioni si ricordano e
danno la parola, ma essere donne vive - Franca una volta ha detto: basta a
parlare di come è morto mio marito, voglio parlare di cosa dobbiamo fare
ora!. LORO, SONO DONNE BELLE!

Lavoratrici Slai COBAS per il sindacato di classe

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Taranto -  13.5.08
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