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SLAI Cobas e elezioni - Nessuno difende i lavoratori
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| Wednesday 02 April 2008 | ||||||||
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ELEZIONI: NESSUNO DIFENDE LE CONDIZIONI DEI LAVORATORI La campagna elettorale è partita, ma, a parte alcune promesse che non manterranno, nessuno difende gli interessi dei lavoratori. I programmi del Partito Democratico (Veltroni), del Popolo delle Libertà (Berlusconi) e i "10 punti" della Confindustria (Montezemolo) sostengono nella sostanza gli stessi obiettivi, perché difendono i medesimi interessi: quelli dei profitti (presentati come "interessi comuni" per lavoratori e padroni). Gli obiettivi di governo di queste forze, infatti, vanno nel senso di: aumentare la precarietà (mentre dicono di volerla "risolvere"), ridurre i salari reali (innalzando la produttività e subordinando gli ultralimitati "aumenti" agli obiettivi aziendali,reintroduzione delle gabbie salariali), smantellare i diritti rimasti nei posti di lavoro (agibilità sindacale riservata ai "sindacati di comodo", nessun diritto esigibile direttamente dai lavoratori). Nel corso degli anni i governi di centro sinistra e centro destra si sono alternati nel condurre l'attacco contro le nostre condizioni di vita e di lavoro. Il governo ultimo di Prodi ha continuato nell'opera portata avanti dal governo precedente di Berlusconi. Perché mai, oggi, questi stessi soggetti dovrebbero fare politiche di miglioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro? Come dimostrano le stesse statistiche, l'aumento dei profitti di banche, finanziarie e aziende realizzatosi, in questo periodo, si è fondato su una costante diminuzione del costo del lavoro. Alcuni regali di Prodi al padronato o conservazione delle leggi che precarizzano il lavoro (Pacchetto Treu e Biagi) o anticipo di 1 anno del furto del TFR previsto dalla legge Maroni o aumento dell'età pensionabile o "accordo" su Welfare, precarietà, pensioni nel luglio 2007 o tagli ai servizi sociali (sanità per prima) e privatizzazioni (come chiesto da Bankitalia) o aumento dei contributi previdenziali, dei ticket sanitari, della tassazione sul TFR o riduzioni e agevolazioni fiscali per i padroni (Irap, deduzioni, auto di rappresentanza, premi aziendali, straordinari...) o assunzioni limitate nel pubblico impiego, mancata stabilizzazione dei precari pubblici, finanziamento alle scuole private o aumento delle spese militari o mantenimento della Bossi-Fini sull'immigrazione Non sono gli stessi di Berlusconi? Riduzione dei salari, taglio delle pensioni, aumento della precarietà, privatizzazione dei servizi sociali, ampliamento delle basi militari e partecipazione attiva alle varie guerre sparse per il mondo, ... non sono state forse la costante delle politiche dagli anni '90 in poi sotto i vari governi, in nome della "modernità", delle "riforme"? Perchè mai oggi dovrebbe essere diverso, adesso che la crisi incombe in maniera radicale? trovate questi obiettivi nei programmi elettorali? o un lavoro stabile (un lavoro a tempo indeterminato, che non sia sottoposto al ricatto dei contratti precari e che consenta di pianificare il vostro futuro), o un salario e una pensione decenti (che vi consentano di superare la quarta settimana del mese, che non siano taglieggiati da mutui e affitti alle stelle), o diritti garantiti nei posti di lavoro (dalla sicurezza -vita compresa-, a relazioni sindacali democratiche, al rispetto della dignità umana dei lavoratori). 1987, 1997, 2000, 2007 1987 crollo delle borse in tutto il mondo. 1997 crisi finanziarie in Asia, Russia e Brasile che si ripercuotono dappertutto, per oltre un anno. 2000 crac delle azioni "internet" dagli USA all'Europa e all'Asia, che continua fino al fallimento della Enron nel 2001. 2007 crisi dei mutui "subprime" negli USA, che si estende a tutto il mercato finanziario e coinvolge banche e istituzioni finanziarie in tutto il mondo. Crisi che non ha finito di manifestarsi e che dagli USAsi sta propagando in Europa, coinvolgendo sempre più la produzione, come dimostrano gli annunciati 8.100 licenziamenti in Germania alla BMW (di cui 5.000 lavoratori interinali). Una crisi che i padroni tenteranno di farci pagare, che ha già ridotto i nostri TFR versati nei fondi pensione e a cui il padronato si sta preparando, per farcene pagare il costo con CIG, licenziamenti e mobilità. Una crisi che determinerà la politica del nuovo governo, che come sempre ci chiederà sacrifici per far fronte alla situazione. Promettendo, come seguito, un "secondo tempo" di piena occupazione e salari crescenti, che da almeno trent'anni non si vede mai, anzi i salari non sono mai stati così bassi, mai si è lavorato così tanto (sia in termini di orario, sia di fatica), mai è così cresciuta la precarietà! in nessun programma troverete obiettivi che vi difendono, come quelli contro: o la cassa integrazione per 900 (o più) lavoratori della Sea a Malpensa, anzi sono tutti a favore di una Cig che serve unicamente a trasformare in peggio le condizioni di lavoro, tanto che hanno approvato il "decreto mille proroghe" che consente l'utilizzo di interinali mentre ci sono la Cig e la mobilità. o la creazione di un reparto confino alla Fiat di Pomigliano, dove sono ammassati gli operai di cui la Fiat si vuole liberare dopo la ristrutturazione dello stabilimento. Un reparto dove sono messi gli operai che si oppongono, come alla Fiat di Valletta degli anni '50 o all'Alfa di Arese negli anni '90. Reparti di confino che sono l'anticamera dei licenziamenti. o il licenziamento degli ultimi 68 cassaintegrati dell'Alfa di Arese non rispettando gli accordi sottoscritti e dopo anni di promesse non mantenute di reinserimento al lavoro. Anzi, centro sinistra e centro destra sono impegnati a mettere le mani (con le società e le coop collegate) sui fondi che saranno stanziati per l'Expo 2015, che vogliono fare nell'area dell'Alfa di Arese. o i licenziamenti politici nelle aziende, Fiat per prima, effettuati dal padronato per bloccare sul nascere le lotte e ottenere la pace sociale intimidendo tutti i lavoratori. Una pace sociale necessaria per impedire che i lavoratori si organizzino e lottino contro il peggioramento delle condizioni di lavoro. o l'utilizzo di tutte le forme di lavoro precario (interinali, a progetto, apprendistato, inserimento,ecc.) che servono ad ottenere più profitti e, alla lunga, far sparire i "vecchi" contratti e le garanzie conquistate. morti sul lavoro: la strage Appena asciugate le lacrime di coccodrillo per la strage della Thyssen di Torino, altri cinque morti da lavoro a Molfetta, a fine marzo uno alla Fiat di Melfi. I lavoratori continuano a morire al ritmo di quattro al giorno, senza alcuna discriminazione di razza o colore, nei cantieri come nelle fabbriche. In quale programma elettorale trovate la richiesta della riduzione della giornata lavorativa a parità di salario come misura più tutelante contro la pericolosità e la nocività subite nei posti di lavoro? DOBBIAMO CONTARE SOLO SU NOI STESSI Non abbiamo nulla da guadagnare da un governo di centro sinistra o di centro destra, chi vincerà le elezioni applicherà un programma dettato dai poteri forti del capitale. Ma non dobbiamo nemmeno illuderci che la cosiddetta "sinistra radicale", la Sinistra Arcobaleno, rappresenti una prospettiva politica di reale difesa dei lavoratori. La politica di queste forze, fino a ieri al governo, non è stata ne è quella di rafforzare ed estendere la lotta di classe nei posti di lavoro e nella società, ma di subordinare la lotta dei lavoratori alle logiche parlamentari, di servirsene per garantire ai propri dirigenti una poltrona nelle istituzioni, naturalmente, dicono, per "cambiarle". Lo sviluppo della lotta di classe, non passa attraverso le aule parlamentari e le istituzioni, ma attraverso le lotte concrete, per l'autonomia politica e l'autorganizzazione dei lavoratori. La Sinistra Arcobaleno vorrebbe un capitalismo più "onesto", più "equo e solidale", ossia vorrebbe che il capitalismo non fosse più se stesso. Diffondono quest'illusione in nome della governabilità e della lotta a Berlusconi, ma come hanno dimostrato nell'ultima legislatura, la Sinistra Arcobaleno ha accettato tutte le misure antioperaie e i regali ai padroni, il programma liberista di Prodi, la conservazione della precarietà, la repressione delle lotte e dei movimenti sociali, le spedizioni militari, ecc! Oggi, che viene posta fuori dall'area di governo dal bipolarismo, formalmente radicalizza gli obiettivi, ma non rompe con la politica concertativa. Il suo unico fine è quello di influire nei giochi parlamentari con un maggior peso elettorale. Una prospettiva, questa, perdente per i lavoratori e che non favorisce lo sviluppo della lotta di classe. E infatti Bertinotti sostiene che, per "salvare Alitalia", ci vorrebbe un manager come Marchionne! Bella proposta per difendere i lavoratori: un manager "all'avanguardia" nell'attacco agli operai della Fiat!. (24 Minuti del 26/3/2008) EPPUR SI MUOVE! Si racconta che così diceva Galileo riferendosi all'orbita della terra attorno al sole (verità negata dal tribunale dell'Inquisizione, il quale voleva che il sole girasse attorno alla terra). Così oggi, seppur data per defunta, la lotta di classe fa capolino nei rapporti tra proletari e padroni. Si manifesta, ha delle fiammate, si attenua, riprende. Come un fremito percorre la penisola italiana (e non solo) e pur con tutte le difficoltà fa tremare di rabbia gli alfieri del liberismo e della sovranità del mercato, i maghi della finanza che parlano di indici azionari in crescita eterna, i politici che parlano di equidistanza tra capitalisti e lavoratori o di unione d'interessi tra capitale e lavoro. La lotta di classe tende a manifestarsi nuovamente perchè il capitalismo non è in grado di assicurare salari crescenti, una vita decente, un futuro certo ai lavoratori. Non parliamo poi della pace, dal momento che l'Italia imperialista scatena e conduce guerre in tutto il pianeta. i sindacati: uno strumento per il controllo dei lavoratori Cgil, Cisl Uil, Ugl, Sinpa, ... sono corresponsabili dell'attacco ai lavoratori.. Le loro politiche di concertazione contribuiscono a sgretolare la resistenza dei lavoratori contro la ristrutturazione, creano le premesse di successive e peggiori sconfitte dei lavoratori. Questi sindacati sono irreversibilmente integrati nelle istituzioni dominanti (anche dal punto di vista affaristico), gestori di Fondi Pensione, condividono uomini e interessi con le forze del centro sinistra e del centro destra. Una carriera da sindacalista, spesso, si conclude con un posto da sottosegretario di governo, presidente della Camera e Senato, o nella segreteria di questo o quel partito. Il sindacato, nell'epoca dell'imperialismo, non essendo legato ad un partito rivoluzionario si è trasformato da strumento di difesa dei lavoratori, in uno strumento di subordinazione, di concertazione con gli interessi padronali, in un apparato per il controllo della forza lavoro. Nei sindacati istituzionali si sono pressoché chiusi gli spazi per chi dissente, rimanendo all'interno dei loro apparati non è più possibile organizzare concretamente i lavoratori per difendere le proprie condizioni di vita e di lavoro. DIAMOCI DA FARE Sempre più lavoratori sono scontenti della situazione che vivono, si stufano di essere precari, giorno dopo giorno. Essi si distaccano da sindacati confederali concertativi, e neppure condividono la politica dei partiti borghesi e delle opposizioni "ufficiali". La maggioranza dei lavoratori, però, è ancora legata al proprio capitalismo, al suo Stato, alle sue istituzioni, ai servi sindacali, non percepisce ancora la necessità di superare questo sistema sociale basato sul profitto e che sta portando l'umanità alla rovina . I lavoratori che portano avanti una lotta in senso anticapitalista devono intervenire in tutte le contraddizioni, per delineare una prospettiva indipendente di classe. Per riuscirvi non serve, né utilizzare la campagna elettorale per conquistarsi maggiore visibilità mediatica (presentazione di liste che non avranno mai un eletto), né tantomeno limitarsi alla conta delle astensioni (che non corrispondono, automaticamente, ad una volontà di lotta contro questo sistema sociale). Non ci nascondiamo che nella maggioranza dei lavoratori sono ancora diffuse le illusioni che le istituzioni si possano "usare" a vantaggio dei proletari, che la prospettiva politica sia solo quella elettorale, che l'idea di un sindacato "diverso" sia unicamente quella di chiedere qualcosa di più nei rinnovi contrattuali. Ma nel corso della nostra "campagna elettorale", dobbiamo rilanciare la necessità della lotta di classe, agire concretamente perchè cominci a formarsi un fronte di classe che si contrapponga alla politica borghese sul piano sindacale e sul piano politico. Solo in questo modo possiamo contrastare realmente l'attacco antioperaio. Un fronte di classe, che su obiettivi comuni e condivisi, cominci a unificare i lavoratori sulle rivendicazioni e sulle azioni di lotta in difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro (salario, pensioni, precarietà, diritti, ecc.); che non deleghi a terzi l'opposizione alla guerra imperialista, la lotta all'aumento delle basi militari, alla TAV, alla distruzione dell'ambiente, al capitalismo. Noi non diamo l'appoggio a nessuna delle forze che partecipano alle prossime elezioni, invitiamo invece i lavoratori ad autorganizzarsi, a mobilitarsi, a rilanciare la lotta per affrontare al meglio l'accentuarsi della crisi economica, ad unirsi in un fronte unico contro i padroni. Su questo terremo siamo disposti a misurarci con tutti quei lavoratori che, sul piano politico e sindacale, vogliono fare altrettanto. LAVORO STABILE, SALARIO, DIRITTI Come Slai pensiamo che l'esistenza di un sindacalismo di classe sia uno degli elementi che possano favorire la formazione di un'organizzazione politica indipendente del proletariato. Di "sindacato di classe" oggi si parla molto, ma questo risultato non è banalmente l'unificazione dei sindacati di base esistenti. Oggi non esistono già le condizioni politiche per la costituzione di un sindacato di classe, di massa e anticapitalista. Nei sindacati di base non è stato reciso fino in fondo il cordone ombelicale con le posizioni concertative della "sinistra arcobaleno" e in buona parte di esso la prospettiva non è anticapitalista, ma quella di un "quarto sindacatino" che sia più "radicale" di Cgil-Cisl-Uil quanto a rivendicazioni. A volte, addirittura, in nome del "non esser tagliati fuori dalle trattative" o per ottenere un'agibilità simile a quella dei confederali, settore dei sindacati di base sono stati capaci di siglare accordi e contratti pesantemente negativi per i lavoratori. Un "realismo" che non condividiamo e che impedisce lo sviluppo della lotta di classe e l'affermazione di una prospettiva anticapitalista. Il sindacato di classe sarà piuttosto un superamento delle attuali organizzazioni di base e, per arrivarci, secondo noi occorre mettere mano a un processo di unificazione dei proletari, a partire dai posti di lavoro. Un processo che coinvolga lavoratori iscritti ai sindacati di base, ai sindacati confederali, non iscritti e si apra al territorio, agli immigrati, collegandosi a comitati di lotta, centri sociali, lavoratori a vario titolo organizzati. Un processo di unificazione su obiettivi e piattaforme comuni e condivisi, in cui tutte le realtà esistenti abbiano pari dignità e che si ponga quale strumento per coordinare in modo permanente tutti i vari episodi di lotta e resistenza, nei posti di lavoro e nel territorio. Un processo di unificazione che deve darsi contenuti anticapitalisti, a cominciare dalla rivendicazione di un lavoro stabile (per contrastare l'incertezza creata dalla precarizzazione, dal lavoro in cooperative), di un salario e di una pensione decenti (che consentano di vivere senza il patema d'animo della fine mese e siano un'effettiva riconquista della ricchezza sociale prodotta dai lavoratori), e di diritti certi per i lavoratori (bloccando l'erosione di tutte le conquiste ottenute in passato che governo e padronato stanno realizzando). Una ripresa della lotta di classe, del conflitto capitale lavoro, deve porsi nell'ottica di: * Forti aumenti salariali egualitari, non legati agli obiettivi aziendali. * Ripristinare la scala mobile. * Trasformare tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato. * Un salario garantito per disoccupati e cassaintegrati pari al salario medio operaio. * Abrogare legge Biagi e pacchetto Treu. * Aumentare le pensioni, abolire il calcolo contributivo, diminuire l'età pensionistica, diritto di recesso dai Fondi Pensione. * Diritti sindacali direttamente esigibili dai lavoratori, precari compresi. * Abolire il 33% garantito nelle RSU per i sindacati confederali, ridistribuire i permessi per i delegati RSU del pubblico impiego. * Abolizione del criterio della "maggior rappresentatività" per i sindacati firmatari di contratto. * Diritto alla casa per tutti, con affitti correlati ai salari (10% dei salari) * Servizi sociali (scuola, sanità e trasporti) pubblici e gratuiti per tutti. * Permesso di soggiorno per tutti i lavoratori immigrati. Chiusura dei CPT e abrogazione delle leggi Bossi/Fini e Turco Napolitano. * Riduzione della giornata lavorativa a parità di salario. Slai Cobas www.slaicobas.it Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale Sede nazionale: Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel/fax 02/8392117, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo www.slaicobasmilano.org Sede legale: Via Masseria Crispi 4, 80038 Pomigliano d'Arco (Na), tel/fax 081/8037023, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo www.slai-cobas.org la televisione sul web dello Slai Cobas www.mogulus.com/slaicobastv (trasmissione continua) www.youtube.com/slaicobas (archivio filmati) fip Milano 26.3.2008
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