.: Italia Alternativa :.
.: venerdì 09 maggio 2008 :.
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| strage di v. Gobetti TARANTO |
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| mercoledì 19 marzo 2008 | ||||||||
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LETTERA APERTA AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE Egr. direttore, Dopo il dolore per la morte di AnnaMaria e delle sue figlie, Cristina e Rossella, stiamo leggendo, con un certo sconcerto, su alcuni giornali degli interventi che ora sembrano quasi accantonare la tragica fine, l'assassinio della donna e di due bambine e indirizzano tutta l'attenzione verso il marito e padre massacratore, verso i suoi problemi psichici, di depressione, quasi a voler trovare una "giustificazione", fino ad arrivare a ipotizzare una certa responsabilità per i problemi dell'uomo da parte della donna che aveva subito molestie sessuali in ospedale e che giustamente lo aveva denunciato. Siamo indignate. Alla fine andrà a finire che la colpa è stata della donna molestata, della moglie che lo aveva lasciato. Come siamo indignate del silenzio che vi è stato sulla stampa e televisioni nazionali, quando per altri avvenimenti si resta e specula sulla notizia per settimane o addirittura mesi. Noi donne, purtroppo, in questo massacro della "persona per bene" E. Brandimarte non vediamo come aspetto principale nessun fatto di "pazzia"; nè pensiamo che si debba circoscrivere, individualizzare, per trovare le ragioni solo e soltanto nello stato psichico della persona. Non lo vediamo, perchè di queste "pazzie" ne succedono contro le donne a centinaia, quasi una al giorno (per quelle che si sanno), e queste "pazzie" trovano la loro espressione principale proprio nelle famiglie, nelle famiglie "da cui non te lo aspetti": i dati nazionali stanno lì a dimostrarlo. E, allora, forse non si tratta di "pazzi", e ci mettiamo l'animo in pace! Chi alimenta queste "pazzie"? In questo sistema sociale nonostante sempre più donne vengono violentate e uccise in famiglia, governi, istituzioni, Vaticano, e tanti partiti esaltano questa famiglia, attaccano i diritti acquisiti delle donne, vogliono riportarle nelle condizioni di vita e di lavoro indietro di decenni; questo non fa che alimentare a livello di massa una ideologia maschilista in cui l’uomo consideri normale che la moglie, i figli siano sua proprietà e in cui non è ammissibile che la donna possa lasciarlo e decidere un’altra vita, come stava facendo Anna Maria, in cui la famiglia deve apparire all’esterno per bene e normale mentre cova le peggiori brutalità. Nello stesso tempo di fronte alle violenze, invece di capire le ragioni sociali, viene diffuso a piene mani un humus “securitario” per spingere la gente a rinchiudersi ognuna nelle quattro mura, proprio in quella "quattro mura" in cui le donne trovano più violenza e morte. Così la “sicurezza” diventa l’insicurezza permanente che uccide. Noi invece pensiamo che noi donne troviamo la nostra forza quando ci uniamo, quando usciamo nelle strade e lottiamo, e pensiamo che le donne possano difendere la loro vita solo se escono dalla prigione che spesso diventa la casa, la famiglia, quando diventano collettivamente protagoniste di un cambiamento radicale, pratico e ideologico di questo sistema sociale. Lavoratrici Slai COBAS per il sindacato di classe. 3475301704 TA. 11.3.08
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