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8 marzo di lotta a Bruxelles
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Resoconto 8 marzo a Bruxelles 10 marzo 2008. A World To Win News Service. Oltre un migliaio di persone, in grande maggioranza donne, hanno preso parte ad un corteo per le strade di Bruxelles sabato 8 marzo per celebrare la Giornata Internazionale delle Donne. Donne e uomini del Belgio, Iran, Turchia; Kurdistan e Afghanistan, e Nepal, Iraq, del Nord Africa e altri paesi europei, hanno sfilato insieme per protestare contro l’oppressione delle donne in ogni forma, dalla negazione dei diritti fondamentali nei regimi islamici e in altri paesi in cui le donne vengono punite per il comportamento non permesso dalla religione, ai paesi occidentali in cui le donne hanno conquistato l’uguaglianza legale, in un verso o l’altro, ma sono ancora oppresse dal sistema e dalla cultura del capitalismo. Questo corteo è stato organizzato dal gruppo iraniano Karzar (Campagna delle Donne per l’Abolizione di tutta la legislazione misogina e fondata sul genere e leggi punitive islamiche contro le donne in Iran), in cooperazione con il Partito Socialista di Sinistra del Belgio. Esso è stato anche sostenuto da un gruppo curdo della Turchia che si è unito alla manifestazione. La marcia ha avuto inizio con un raduno di fronte all’ambasciata USA, è passata davanti al Parlamento Europeo ed è finita davanti alla’ambasciata della repubblica islamica dell’Iran. All’inizio donne di differente nazionalità hanno condannato i guerrafondai USA e la loro natura anti-donne. Tra gli altri oratori, una donna dell’Iraq e un’altra dell’Afghanistan hanno parlato della situazione che peggiora per le donne sotto l’occupazione guidata dagli USA. Con questi discorsi hanno denunciato l’ipocrisia delle frasi americane che dicono di aver attaccato questi paesi per liberare le donne e concedere la democrazia al popolo. Il percorso della manifestazione portava con sé un messaggio politico: una protesta contro l’imperialismo (USA ed europeo) e anche contro il regime islamico in Iran. Mentre si oppongono ad un regime la cui ideologia fondamentalista religiosa giustifica chiaramente l’oppressione delle donne, i manifestanti hanno anche detto che non hanno nessuna intenzione di appoggiarsi a nessun imperialista che sta aspettando di cogliere l’opportunità di avvantaggiarsi della causa delle donne e della lotta del popolo nei paesi del terzo mondo e in particolare nel medio oriente. Il messaggio è stato anche che le donne nei paesi imperialisti, compreso il Belgio, nonostante l’uguaglianza legale, sono un sesso oppresso anch’esse. Devono scontrarsi con la discriminazione e ineguaglianza in termini di lavoro, salari e in altri campi. Sono oppresse dalla famiglia patriarcale, con il carico della cura dei figli e della casa che grava ampiamente sulle loro spalle e minacciate dalla violenza di tutta la società. Sono trattate come oggetto sessuale, non persone, come merci, sia nelle forme perfettamente accettabili dalla società che nella tratta delle donne e nella prostituzione. La manifestazione si è conclusa dopo che i manifestanti di differenti nazionalità hanno unito le loro mani insieme e insieme le hanno portate in alto gridando “Abbasso la Repubblica Islamica dell’Iran” e “Abbasso il regime contro la donna” e hanno cantato l’inno di Karzar. Quest’ultima parte del corteo ha lasciato particolarmente soddisfatti i manifestanti perché durante le settimane precedenti la polizia aveva detto che non avrebbero permesso loro di andare verso l’ambasciata iraniana. Questo aveva provocato obiezioni e proteste da parte degli organizzatori e di molta altra gente. Fax, e-mail e lettere di protesta da tutta Europa e altre parti del mondo compreso gli USA hanno inondato gli uffici del sindaco della città cui la polizia aveva detto di essere responsabile per il divieto. Il comitato organizzatore della manifestazione era sul punto di organizzare una manifestazione davanti all’ufficio del sindaco e la stampa stava già riportando la controversia quando la polizia e il sindaco hanno dato il permesso per quest’ultimo pezzo. Dopo la manifestazione, i manifestanti si sono riuniti in un auditorium presso la Libera Università di Bruxelles (UBL) che si trova di fronte all’ambasciata iraniana. Sono stati letti messaggi di solidarietà dall’Afghanistan (Gruppo Donne 8 Marzo, Movimento Rivoluzionario della Gioventù e Organizzazione Democratica dei Rifugiati Afghani in Europa), il comitato delle donne di un gruppo di turchi e curdi in Belgio e il gruppo iraniano contro la guerra in Gran Bretagna (HOPI). È stato letto anche un messaggio di solidarietà dagli USA dal titolo “Giornata Internazionale delle Donne 2008: Stiamo con le donne iraniane” firmato da più di mille attiviste donne, intellettuali, artisti e personalità. Una manifestazione di solidarietà si sarebbe tenuta a Los Angeles e altre a San Francisco e New York. Questo messaggio diceva, in parte, “Noi donne negli USA siamo orgogliose di stare con le donne iraniane che stanno combattendo su due fronti: contro l’oppressione anti-donna della Repubblica Islamica dell’Iran e la guerra minacciata dal governo USA. Quando una donna viene frustata, anche i nostri corpi sentono il dolore. Quando una donna viene lapidata, anche il nostro sangue viene sparso. Quello che succede ad ognuna delle nostre sorelle, qualsiasi orrore patriarcale venga inflitto in Iran o altrove, tocca tutte noi. Quando una donna viene umiliata, zittita, abusata, o uccisa, tutte le donne vengono colpite.” L’ultima parte del programma per l’8 marzo è stata una serata culturale. Poesie scritte da donne che riflettono la ribellione delle donne contro la loro prigionia nella famiglia e nella società. Anche una breve performance –Rose- (il fiore) di un regista progressista Syrous Kafaii. Gisso Shakeri, il compositore-attore progressista e attivista della campagna ha cantato le sue canzoni in curdo, Lori (la lingua del popolo iraniano), afghano e farsi.
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