.: Italia Alternativa :.
.: mercoledì 09 luglio 2008 :.
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| I salari scendono i profitti salgono |
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| giovedì 14 febbraio 2008 | ||||||||
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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO VIA STOPPANI 15 e- mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo (QUART. SANT’ANNA dietro la p.zza princ.)- ITALIA - 21052 – BUSTO ARSIZIO – VA – ------------------------------- digilander.libero.it/rivoluzionecom/Libri-Opuscoli/08-01-21StatoUsuraio.pdf ------------------- Appello alla mobilitazione per l'aumento generalizzato del salario di euro 300 mensili netti, delle pensioni minime operaie di euro 200 mensili netti, e per il salario minimo garantito di euro 1.032 mensili intassabili A tutti i lavoratori, locali ed immigrati, ai pensionati, ai giovani in lista d'attesa, ai precari, ai sottopagati; nel luglio scorso, denunciando il protocollo del 23 luglio 2007 come una versione aggiornata del cannibalismo padronale e il ruolo delle burocrazie sindacali come certificatrici di lavoro schiavistico, abbiamo esortato i lavoratori - di qualsiasi settore e provenienza - a sollevarsi contro padronato confindustria governo centrali sindacali apparati poliziesco-militari per respingere il protocollo, per difendere la propria dignità, i propri interessi economico-sociali. Ora trasformiamo l'esortazione in un appello alla mobilitazione e alla lotta per l'aumento generalizzato del salario, per il salario minimo garantito, per l'aumento immediato delle pensioni minime operaie, a favore di tutti i salariati e pensionati. E chiariamo le ragioni della necessità di questa mobilitazione di massa e a tempi brevi. I salari scendono i profitti salgono Da 25 anni la quota dei salari sulla ricchezza annua prodotta dal lavoro continua a diminuire mentre, per converso, continua a salire la quota dei profitti su questa ricchezza. Dal 2001 poi la massa di lavoratori attivi e di pensionati è sprofondata socialmente in conseguenza del basso salario e del magro assegno pensionistico e, per sopravvivere, è costretta ad indebitarsi sempre di più. È superfluo dire che la responsabilità di questo moderno impoverimento di massa appartiene al padronato, allo Stato, ai governi che si succedono, al sistema capitalistico-finanziario nel suo insieme, ai loro reggicoda politico-sindacali. È la conseguenza diretta della razzia padronal-statale della forza-lavoro e delle risorse. Questa razzia è arrivata al punto tale che persino i consulenti confindustriali si preoccupano che le difficoltà di vita spingano le masse contro il capitalismo e il mercato! Bisogna quindi insorgere contro i razziatori; esigere l'aumento diretto del salario; l'aumento delle pensioni di fame; scartando la schiavizzante alternativa degli straordinari, dei doppi o tripli lavori, dei lavori variabili e/o domenicali, ecc.; che aggrava in definitiva le condizioni di vita del salariato. Lo spauracchio della "spirale salari-prezzi" Appena i lavoratori si fanno avanti per rivendicare aumenti salariali si trovano di fronte, non solo i padroni, ma anche lo stuolo di pennivendoli e accademici che, per frenarli, si mette ad agitare lo spauracchio della spirale salari-prezzi, cioè la falsa immagine che l'aumento del salario porta all'aumento dei prezzi. Ma tra salari e prezzi non c'è alcun rapporto né diretto né indiretto. Infatti la realtà quotidiana evidenzia che, mentre i salari scendono perché perdono continuamente potere d'acquisto, i prezzi dei generi di consumo di massa (dei mezzi di sussistenza) aumentano, non diminuiscono. E l'aumento dei prezzi riguarda, in particolare, prodotti alimentari energetici affitti; cioè beni incomprimibili: pane luce alloggi benzina trasporti, ecc. Ed è peraltro trainato dalle tariffe e dai prezzi pubblici. Per cui l'aumento del salario non può avere alcuna incidenza sul movimento dei prezzi (il quale dipende da imprenditori commercianti potere). Se aumentano i salari ne risentono solo i profitti. Quindi bisogna catapultarsi a capofitto nella mobilitazione per l'aumento generalizzato del salario senza remore o dubbi che l'aumento porti svantaggi ad altre fasce del popolo (anzi in questo momento di flessione produttiva l'aumento del salario avrebbe effetto rivitalizzante per l'economia). I trucchi di governo-confindustria-confederazioni in materia salariale Bisogna poi sottolineare che non ci sono alternative o scorciatoie alla lotta per l'aumento del salario in quanto l'aumento dei prezzi, del costo della vita - per quanto si facciano rinunce crescenti all'alimentazione al vestiario al riscaldamento ecc. che hanno sempre un limite -, può essere contrastato e controbilanciato solo dall'aumento del salario, della retribuzione. Ogni altro mezzo è effimero se non si presta a trabocchetti. Proprio in tema di trabocchetti mettiamo in guardia i lavoratori a non farsi prendere per il naso da governo confindustria confederazioni, ciascuno dei quali sta congegnando i trucchi per allargare la busta- paga senza aumenti effettivi di salario. Nel vertice del 10 gennaio a Palazzo Chigi il Consiglio dei Ministri ha fatto balenare l'idea di un rimpolpamento delle magre buste-paga attraverso l'uso di detrazioni fiscali. In specifico: a) tagli alla prima aliquota Irpef dal 23 al 20%; b) sgravi fiscali per i salari di produttività; c) dote fiscale per le famiglie numerose; d) detrazioni sui redditi più bassi. Il presidente della confindustria propone uno sgravio fiscale di cinque punti ripartito bontà sua, questa volta, due a favore dei padroni tre dei lavoratori. E consiglia di legare ogni aumento alla contrattazione di secondo livello. Le centrali sindacali pendolano tra le detrazioni fiscali e la contrattazione aziendale. Governo confindustria e confederazioni brigano quindi sui congegni e trucchi per bloccare aumenti diretti del salario, lasciar correre in su i profitti, imbrigliare i lavoratori sul terreno fiscale e dei rischi di impresa. La questione salariale va posta affrontata e risolta, sempre e stabilmente finché i lavoratori resteranno classe salariata, sul terreno dell'aumento della retribuzione, dell'aumento salariale diretto in busta paga. È controproducente e subalterno accontentarsi di misure fiscali in quanto queste di per sè indicano la variazione del livello di rapina statale dei salari - che va cancellata alla radice - e non intaccano il supersfruttamento della forza-lavoro, causa dei bassi salari. È altrettanto controproducente e subalterno accontentarsi degli aumenti che verranno concordati in sede di contrattazione di secondo livello e/o della loro detassazione in quanto, in primo luogo da questo livello di contrattazione resta fuori il 65-70% dei lavoratori addetti in aziende fino a 15 dipendenti, in secondo luogo esso non ha alcuna incidenza sulla condizione dei pensionati, in terzo luogo tende a scaricare sulla forza-lavoro i rischi imprenditoriali. Non ci sono quindi alternative di sorta alla lotta per l'aumento del salario e questa lotta va ingaggiata con grande risolutezza. Produttività e concertazione due lacci al collo dei lavoratori Infine, prima di passare alle indicazioni operative, dobbiamo denunciare una pretesa padronale e una prassi padronal-sindacale, utilizzate come nodo scorsoio per comprimere i salari. La pretesa padronale è che per aumentare i salari bisogna aumentare la produttività. Sembra una cosa lapalissiana, ma è un imbroglio. La questione salariale non ha nulla da spartire con la produttività. I lavoratori si stanno ammazzando di lavoro e non riescono a sopravvivere. La produttività, a parità di sfruttamento della forza- lavoro, dipende (sul piano interno e su quello internazionale) dalle dimensioni delle aziende dagli investimenti e dalla ricerca, ossia dalla struttura produttiva. Gli imprenditori nostrani inseguono la produttività, non mirando alla dimensionalità delle aziende e alle innovazioni, ma puntando sul sopralavoro e sulla compressione dei salari; destinando i profitti alla speculazione finanziaria. Se essi reggono alla competizione mondiale (e al momento non sono secondi a nessuno), lo debbono alla razzia del lavoro. Quindi la pretesa padronale sull'aumento della produttività è un ricatto contro i lavoratori per comprimere il salario. L'altro nodo scorsoio, che è servito e serve a comprimere il salario, è la concertazione. Dopo gli accordi del 1992-93 tra governo- confindustria-confederazioni, coi quali è stata abolita la scala mobile ed è stato istituito il meccanismo del tetto programmato di inflazione, i salari sono scesi annualmente dell'1,5% circa. E ciò in quanto le cosiddette parti sociali, ossia confindustria e confederazioni sindacali, fissano un indice previsionale di crescita del costo della vita sempre inferiore a quello reale, in media appunto di circa un punto e mezzo l'anno. E così ogni anno diminuisce il potere di acquisto del salario anche se questo cresce in cifra. Quindi bisogna esigere l'aumento del salario e cancellare anche questa prassi dissanguatrice. Il sistema delle imprese prospera sul sottosalario e sulla precarizzazione del lavoro Il livello del salario, che passa oggi il convento delle imprese, è il risultato di 25 anni di attacchi padronal-statali al salario e alla previdenza, di gratuitificazione del lavoro, di razzia del lavoro e delle pensioni. E più che di salario a livello di massa si tratta di sottosalario. Come è noto il livello del salario è determinato, socialmente, dai rapporti di forza tra operai e padroni, tra proletariato imprenditori e Stato. Se attualmente i salari sono a terra e i profitti al cielo ciò si deve, da un lato, all'enorme potere di ricatto accumulato dalle imprese nei confronti dei lavoratori; dall'altro, dalla mancanza di lotte generali dei lavoratori per l'aumento del salario. Senza lotte di questo tipo, e senza dimostrare una adeguata capacità di lotta, non si possono invertire i rapporti di forza sociali e arginare e far saltare il dissanguamento salariale. I lavoratori sono quindi chiamati a scendere sul terreno di questa lotta generale, a superare le disunioni e le difficoltà, e a battersi con decisione sulle seguenti rivendicazioni. - Esigere l'aumento generalizzato del salario nella misura di euro 300 mensili netti in busta paga. - Esigere la parità di trattamento per tutti i lavoratori che operano nello stesso complesso ma alle dipendenze di più imprese, parificandolo a quello più alto. - Esigere il salario minimo garantito di euro 1.032 mensili intassabili per disoccupati precari giovani in lista di attesa sottopagati. - Esigere l'aumento immediato delle pensioni operaie, nonché di quelle al di sotto del salario minimo garantito, nella misura di euro 200 mensili netti. - Esigere la cancellazione della concertazione e l'aggancio di salari e pensioni all'aumento effettivo del costo della vita. Formare in ogni luogo di lavoro, in ogni quartiere o zona, gli organismi di lotta proletari (nuclei, comitati, coordinamenti, ecc.) per condurre e stabilizzare le azioni di lotta. Collegare questi organismi tra di loro in vista di costituire il sindacato di classe e il più vasto fronte proletario. Uscire dalla difensiva. Attaccare il padronato e il sistema delle imprese. Mobilitarsi per gli interessi sociali di tutti i lavoratori. Unirsi al partito rivoluzionario per abbattere lo "Stato terrorizzante di usurai e parassiti". GENNAIO/ FEBBRAIO 2008: I COMPAGNI DEL GRUPPO RIVOLUZIONE COMUNISTA Busto Ars. e Milano P.za Morselli 3 - 20154 Milano http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/ e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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