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Contro il governo dei razziatori. Fronte proletario contro il sistema parassitario. Saluti rossi. PDF Stampa E-mail
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martedì 09 ottobre 2007
CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO  VIA STOPPANI 15
(QUART.
SANT’ANNA dietro la p.zza princ.)
- ITALIA - 21052 – BUSTO ARSIZIO – VA – ( a poca strada dall'uscita
autostrada A8 Laghi)
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Volantino diffuso form. A4 fronte retro (vedi allegato) e manifesto
form.A3  affisso in buon numero  dal Circolo in alcune fabbriche e
realtà del varesotto e del canton Ticino in queste ultime settimane.

Di seguito: TESI SUL SINDACALISMO DI CRISI  pubblicato quasi
trent'anni fa da RIVOLUZIONE COMUNISTA  (supplemento dell'8/3/1978);
distribuito  e affisso anche recentemente dal momento che risulta più
che attuale.

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1 - TESI SUL SINDACALISMO DI CRISI
E IL COMPITO DEI COMITATI DI AGITAZIONE

NELLA DIFESA PROLETARIA E NELLA COSTRUZIONE

DI UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE DI MASSA OPERAIA
 

Il sindacalismo di crisi

1) Con la "piattaforma di Roma" (chiamiamo così le "proposte per una
svolta di politica economica e di sviluppo civile e democratico"
approvate dal Comitato direttivo della CGIL-CISL-UIL il 13-14 gennaio
1978 a Roma) il sindacalismo "unitario" si è trasformato in
programmatore di disoccupazione.

Proponendosi, come primo obbiettivo, coll'illusione del pieno
impiego,
il risanamento delle aziende in crisi, esso ha assunto ufficialmente
il
compito di eliminare da queste aziende, la manodopera "eccedente"; e
di
sorreggere l'attacco del capitale statale (ma anche privato o misto)
alla parte centrale della classe operaia.

Questa svolta è un adattamento tattico delle centrali sindacali alla
crisi profonda che investe i settori capitalistici-statali e l'intero
capitalismo monopolistico di Stato. È l'ultima tappa, in ordine di
tempo, di quella linea strategica, sempre seguita dalle tre
Confederazioni, che ha per cardine: il sostegno dell'accumulazione
del
capitale. Le tappe precedenti (seguendo il percorso della CGIL) sono
il
"piano del lavoro" del 1949; il "piano di emergenza" del 1964; la
"proposta globale" del 1973. Essa è l'espressione più compiuta, più
capitalistica e antiproletaria, del ruolo nazionale svolto, con
vanteria, dalla nascita (1944) da queste Confederazioni.

2) Questa svolta chiude un ciclo trentennale, saldando le centrali
sindacali, per la vita e per la morte, al destino del sistema
economico
e del regime parlamentare in crisi.

Abbiamo, cosi, definitivamente, un sindacalismo di crisi nel duplice
significato: a) che i sindacati lavorano, mani e piedi, al
salvataggio
industriale sulla pelle delle masse operaie: b) che, come componenti
istituzionali del sistema in crisi, sono anch'essi in crisi: malvisti
e
odiati da un numero crescente di operai, di giovani e di disoccupati.

Negli ultimi anni Rivoluzione Comunista ha identificato e combattuto
diverse incarnazioni di questo sindacalismo di crisi. Tra queste
rammentiamo: il sindacato nazionale, il sindacato della recessione,
il
sindacato dell'austerità, il sindacato dell'ordine poliziesco. Ora
abbiamo, con la "piattaforma di Roma", l'ultima forma di questo
sindacalismo di crisi: il sindacato che programma i licenziamenti nei
grandi complessi ed amministra la disoccupazione; l'agenzia del
lavoro.

Questo tipo di sindacato è la forma più debole di sindacato finora
esistito. Con questa "piattaforma" dell'accumulazione, basata sullo
smembramento della classe operaia dei grossi complessi e
sull'ulteriore
attacco al salario e presentata come garanzia al pieno impiego, esso
va
verso il baratro. Nel dopoguerra la disoccupazione dilagava a causa
del
basso livello produttivo. Oggi a causa dell'alto livello produttivo.
Prima nasceva dallo scarso sviluppo ora dall'eccessivo sviluppo.
Perciò
i sacrifici, "sostanziali", che i burocrati intendono accollare alle
masse, non servono "a far uscire il sistema dalla crisi" bensì a
finanziare i profitti, a consolidare l'ordine poliziesco, ad
alimentare
l'economia di distruzione e di guerra. Il sindacato di crisi è un
grande seminatore di vento. Raccoglierà immani tempeste!

3) La svolta tattica del sindacalismo di crisi si completa, sul piano
organizzativo, con la trasformazione già avviata della struttura
interna dei sindacati.

Il Consiglio generale della CGIL ha deciso il 7 dicembre scorso che
la
nuova struttura interna del sindacato si rimodelli sui consigli di
zona
e sulle regioni, mettendo in seconda linea le camere del lavoro e i
sindacati provinciali. Questa trasformazione organizzativa ci dà
un'immagine del "sindacato nuovo": un apparato territoriale, composto
da una burocrazia stipendiata, mobilitato a difesa dell'ordine
economico e politico, strumento di controllo e di riciclaggio,
capitalistico, della forza-lavoro e dell'esercito industriale di
riserva.

Il sindacalismo di crisi viene, dunque, sempre più a costituire il
sindacato in un apparato di controllo istituzionalizzato, retto da un
pugno di burocrati nazionalisti, legato alla polizia contro le masse.
 

Il compito dei comitati nella difesa operaia

4) Il giusto atteggiamento nei confronti del sindacalismo di crisi è
e
deve essere la crescente organizzazione operaia nei comitati di
agitazione.

I comitati di agitazione hanno assunto, in questi ultimi anni,
un'importanza crescente e decisiva.

Essi sono strumenti indispensabili alla difesa degli interessi
proletari. Respingere la disoccupazione, difendere il salario,
salvaguardare la salute e la dignità, ecc.; ciò è possibile solo
attraverso la costituzione di questi organismi extra sindacali di
lotta. Sotto la cappa del sindacalismo di crisi qualunque lotta
operaia, seria, difensiva od offensiva, esige il passaggio deciso e
convinto degli operai in lotta a questa forma elementare di
organizzazione.

Compito fondamentale dei comitati di agitazione è quello di
costituire, in questo momento, il polo di aggregazione immediata
degli
strati operai meridionalizzati; lo strumento di organizzazione per la
difesa di classe contro l'offensiva statale-padronale.

5) I comitati di agitazione sono sorti, e continueranno a sorgere in
questa o quella situazione, come organismi temporanei di lotta
operaia
o proletaria.

Rivoluzione Comunista ha promosso, fin dal 1966, la formazione di
questi organismi allo scopo di stabilire un legame attivo con le
avanguardie di fabbrica e indirizzare le lotte operaie oltre
l'orizzonte sindacale, verso obbiettivi di classe. Senza mai
abbandonare il proprio lavoro entro i sindacati nazionali, lavoro
teso
ad attrarre alla lotta gli operai in essi organizzati, Rivoluzione
Comunista ha sempre più esteso e generalizzato, via via con lo
sviluppo
della crisi di regime il sindacalismo democratico si è sempre più
schierato a difesa dello Stato imperialista contro le masse
proletarie,
la parola d'ordine dei comitati di agitazione.

L'esperienza dei comitati unitari di lotta dei ferrovieri (CUdL),
negli anni 1975-76, ha segnato la prima acquisizione pratica, sul
piano
operaio, di questa parola d'ordine; aprendo un capitolo nuovo nella
pratica organizzativa di massa della classe operaia italiana. Da
allora
una forte spinta, alla creazione di organismi alternativi ai
sindacati
"unitari", è andata impadronendosi di cospicui settori operai.

Rivoluzione Comunista ha risposto e risponde all'esigenza
dell'organizzazione di lotta immediata attraverso l'indicazione e la
pratica dei comitati di agitazione.

6) Il sindacalismo di crisi va combattuto operando risolutamente
all'organizzazione delle masse operaie nei comitati di agitazione.

Non è possibile, oggi, all'interno dei sindacati alcuna "opposizione
di classe" perché questa non potendo adempiere al necessario lavoro
di
organizzazione autonoma per la lotta, si riduce, inevitabilmente, ad
una denuncia verbale nei confronti dei vertici sindacali.

Il desiderio nutrito dagli avanzi del centrismo putrefatto, tipo
Avanguardia Operaia, di prendere il ruolo della "sinistra sindacale",
è
un volgare tentativo diretto a convogliare il "dissenso operaio"
entro
i canali sindacali. L'unica manifestazione seria di "dissenso
operaio"
non può, ormai, che incarnarsi in una effettiva volontà di
organizzazione autonoma, extra-sindacale, di lotta. Pertanto,
risuscitare l'opposizione interna sindacale, serve a ritardare il
processo di sviluppo storico dell'autonomia proletaria. Lavorare
entro
le strutture sindacali è utile, oggi, solo ed unicamente se serve a
favorire questo sviluppo.

Verso la costruzione di una nuova organizzazione di massa operaia

7) La svolta del sindacalismo nazionale accresce l'importanza e la
necessità pratica dei comitati. I comitati di agitazione, da
strumenti
necessari per la difesa immediata degli interessi proletari e da
forme
elementari di organizzazione operaia, divengono anche necessari per
lo
sviluppo dell'organizzazione operaia sul piano economico-sindacale.

Diventano, cioè, il ponte di passaggio verso una nuova, stabile, più
solida, organizzazione di massa operaia.

Le avanguardie operaie e rivoluzionarie debbono operare con questa
consapevolezza; eliminando dalle varie, concrete espressioni
organizzative, in cui possono incarnarsi gli organismi immediati di
lotta (comitati di agitazione, comitati di lotta, comitati di
sciopero,
ecc.), tutto ciò che c'è in essi di fragile e limitativo;
rafforzando,
per converso, tutto ciò che c'è di solido e che tende verso questo
sviluppo organizzativo.

8) I comitati di agitazione, come insegna l'esperienza di questi
anni,
hanno costituito la vera alternativa organizzativa al nazionalismo
delle tre Confederazioni, basata, non su contrapposizioni formali od
organizzative, bensì di classe.

Essi sono stati e sono l'unica alternativa al sindacalismo di crisi e
a tutte le altre tendenze sindacali, di tipo corporativo,
aristocratico
o giallo. E rappresentano oggi l'unico punto di riferimento contro le
nuove tendenze aziendaliste e reazionarie che si organizzano dietro
lo
sfacelo del sindacalismo democratico.

L'esperienza dei comitati di agitazione, sinora formatisi per impulso
dei nostri nuclei o su iniziativa delle nostre sezioni, dimostra, nel
suo piccolo, che questi organismi di lotta rappresentano una forma
necessaria all'organizzazione autonoma di strati crescenti della
classe
operaia e, quindi, che essi sono una forma storica necessaria allo
sviluppo della lotta di classe.

9) A conclusione, Rivoluzione Comunista, indicando alla parte più
combattiva della classe operaia la via dell'organizzazione autonoma
di
lotta, addita i comitati di agitazione come strumenti immediati di
difesa operaia e come ponte di passaggio verso la costruzione futura
di
un nuovo sindacato di classe.

L'esperienza spinge a questa soluzione del problema tattico-
strategico, posto, alle masse operaie, dal sindacalismo di crisi. Le
masse operaie italiane debbono portarsi, definitivamente e in misura
crescente, sul terreno della propria organizzazione di classe;
vincendo
la frammentazione, la paura e l'individualismo per difendere le
proprie
condizioni di vita, combattere il padronato, rovesciare la borghesia
e
scacciare i suoi servi socialcomunisti, instaurare la dittatura del
proletariato.

(Tratto dal Supplemento Murale n.18 dell'8/3/1978)

RIVOLUZIONE COMUNISTA  – Redazione e stampa: p.zza Morselli 3 
--20154 MILANO--

La sede è
aperta tutti i giorni dalle ore 21 -

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