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lunedì 10 settembre 2007
ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 12 SETTEMBRE ORGANIZZIAMO UN LARGO FRONTE DI LOTTA CONTRO IL GOVERNO PRODI E LA SUA POLITICA ANTISOCIALE E GUERRAFONDAIA MASCHERATA

 

Il “Protocollo su Previdenza, Lavoro e Competitività” (che si definisce “per l’Equità e la Crescita sostenibile”!) del 23 luglio tra Governo e Parti Sociali è stato firmato subito da CISL, UIL e Confindustria e il 2 agosto anche da CGIL dopo un po’ di balletti, ma senza indire  assemblee e tantomeno scioperi, facendo finta di non sapere che il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, già per effetto della Riforma Dini del 1995, avrà nel 2007 un avanzo di esercizio di circa 3,5 miliardi di € : il deficit INPS è dovuto ai Fondi Impropri, come quello dei dirigenti d’azienda che da solo ha 2,8 miliardi di € di passivo !

 

Bisogna denunciare l’accettazione della logica che per i lavoratori, che producono tutta la ricchezza sociale, non ci sono le risorse, mentre si trovano sempre per il capitale. Infatti:

·        per i lavoratori

-         viene  confermato l’innalzamento dell’età pensionabile a 61 anni dal gennaio 2011 e a 62 anni nel settembre 2013 per chi ha 35 anni di anzianità contributiva

-         la revisione del famigerato “scalone Maroni” agli “scalini di Damiano” e il Fondo Lavori Usuranti, anche contingentato a soli 5.000 lavoratori all’anno, avviene a costo 0, cioè tutti gli interventi devono essere finanziati all’interno del sistema previdenziale stesso.;

-         dal 1° gennaio 2010 c’è la revisione automatica dei coefficienti che ridurrà la pensione del 6-8%;

-         si introducono le finestre per le pensioni di vecchiaia , in modo da far aspettare qualche mese  oltre gli attuali 60 e 65 anni  (rispettivamente per donne e uomini);

-         aumento del 3% in 3 anni dei contributi versati dai lavoratori parasubordinati e dal 2011 di circa l’1% per tutti i lavoratori, se serve per pareggiare il bilancio con l’unificazione degli Enti previdenziali;

-         non c’e più limite alla durata del  lavoro a tempo determinato (dopo i 36 mesi basta l’avallo sindacale in un Ufficio Provinciale del Lavoro)

.

    * per la borghesia ancora detassazioni  in più del “cuneo fiscale”, previsto dalla Finanziaria:

-         detassazione dello straordinario, tanto da renderlo meno costoso del lavoro ordinario , a danno delle nuove assunzioni

-         nessun limite agli abusi dei finti part-time imposti come forma di estrema flessibilità

-         decontribuzione dei contratti aziendali che legano i lavoratori alla logica dell’impresa a danno dei contratti nazionale che interessano tutti i lavoratori.

 

I soldi ci sono, anche i recenti dati di Mediobanca sull’andamento delle grandi imprese lo confermano: +10% del fatturato nel 2006, +2,9% la produttività, profitti record al 7,2% del fatturato.

Ma al posto della spesa sociale  aumenta la spesa militare (missioni di guerra, nuove basi militari, acquisti di armi) e per grandi opere inutili e dannose per la salute dei cittadini e l’ambiente.

Possono e devono aumentare invece le spese per migliorare le condizioni di vita e di lavoro.

 

La delusione per le aspettative del ”Governo amico” ha provocato reazioni di sciopero spontaneo in alcune fabbriche, bocciature in strutture del Sindacato di base e nella stessa CGIL: Lavoro e Società e la Rete 28 aprile hanno votato contro il Protocollo nel Direttivo Nazionale, mentre la FIOM di Rinaldini si è astenuta!

 

Molti all’interno del sindacato puntano a un “Referendum Certificato” tra tutti i lavoratori, magari anche a scrutinio segreto, come principale strumento per bloccare il Protocollo. L’esperienza passata ( l’ultima è quella del contratto dei metalmeccanici) ci dice che la gestione capillare dei referendum da parte dei funzionari dei Sindacati Confederali potrà annegare l’opposizione delle grandi fabbriche e delle situazioni particolarmente combattive, (che oggettivamente sono quelle trainanti nelle lotte), in un mare di dati fittizi o poco controllabili di piccole e medie fabbriche e dei pensionati.

 

Il referendum sindacale, sarà un’occasione per denunciare nelle assemblee con il nostro NO, la sua insufficienza per il mancato coinvolgimento dei lavoratori nella costituzione della piattaforma, e la modalità di effettuazione della consultazione, che non prevede la possibilità di presentazione  di proposte alternative di lotta e obiettivi precisi di miglioramenti effettivi.

 

Anche in questa battaglia si deve  radicare l’opposizione tra i lavoratori, collegarla tra le realtà territoriali  e le diverse organizzazioni sindacali, creando dei COMITATI LOCALI DI LOTTA contro l’accordo di luglio, che promuovano da subito scioperi dovunque ve n’è la forza, con l’obiettivo di costruire dal basso uno SCIOPERO GENERALE per novembre su semplici e chiari obiettivi da discutere e precisare con tutti i lavoratori:

-         per riaprire una trattativa con il governo, per abolire il lavoro precario e garantire il salario, per aumentare le pensioni e diminuire l’età pensionabile, garantendo a tutti i lavoratori, precari e immigrati compresi, la rappresentanza;

-         per ridurre la spesa militare con il ritiro delle truppe dalle missioni e il blocco della costruzione di nuove basi;

-         per cancellare i progetti per la costruzioni di grandi opere inutili e dannose, come il TAV, i termovalorizzatori ecc, per una politica di spesa che metta al centro l’uomo e i sui bisogni e non il profitto.

 

Deve essere chiaro che l’unica via per incidere sulle decisioni del padronato, anche in vista dei ricatti e cedimenti che si prospettano nei rinnovi contrattuali in corso, e di questo governo che si dice di sinistra e porta avanti la sua politica antisociale e guerrafondaia mascherata, è lo sciopero.

 

Solo una  mobilitazione che parta dal basso può dare una prospettiva credibile a tutti i lavoratori delusi da anni di promesse non mantenute, che possono trovare la forza  per la riuscita di uno Sciopero con grandi manifestazioni a livello locale in tutte le città dove è possibile, superando il livello di testimonianza, per dei risultati tangibili.

 

Occorre tendere a trasformare questi Comitati di lotta contro l’accordo di luglio in organismi permanenti dell’opposizione di classe, che superino le divisioni tra sigle sindacali e puntino a ribaltare sul terreno i rapporti di forza sia per far saltare la politica di concertazione, incluso l’accordo sul welfare, che per opporsi alle politiche governative più in generale, anche sul terreno degli interventi militari.

 

Questa è l’unica strada per far tornare i lavoratori protagonisti, e sottrarli alle manovre di recupero elettoralistico quale la manifestazione del 20 ottobre, la cui copertura mediatica è in parte funzionale a dare credibilità ai giochetti di finta opposizione della sinistra parlamentare.

 

Collegamenti Internazionalisti

Comitato di Lotta Internazionalista di Torino

Gruppo Comunista Rivoluzionario

Pagine Marxiste

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