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Resoconto assemblea lavoratori autoconvocati PDF Stampa E-mail
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giovedì 05 luglio 2007
Resoconto dell'assemblea dei lavoratori autoconvocati del 23 giugno 2007 a Roma
 
I delegati e lavoratori che hanno promosso l'appello contro la negazione dei diritti sindacali e per la democrazia nei luoghi di lavoro hanno promosso un'assemblea autoconvocata a Roma sabato 23 giugno.
 
Gli intervenuti hanno portato dei contributi al dibattito a partire dalle lotte in aziende e settori come Atesia, Telecom, nei Cantieri Navali, in Fiat, alla Marcegaglia e in altre aziende metalmeccaniche, nella Scuola e nel Pubblico Impiego, tra gli Autoferrotranvieri, i Call centers, gli Appalti Pulizie fino alle lotte dei lavoratori immigrati.
 
Hanno, inoltre, mandato messaggi di adesione lavoratori e lavoratrici di Piemonte, Umbria, Veneto, Puglia e Basilicata.
Gli interventi hanno sottolineato come il percorso di solidarietà di classe, tra i lavoratori e le lavoratrici firmatari dell'appello, sia stata una risposta necessaria alla compagna repressiva contro quei delegati o lavoratori combattivi (del sindacalismo confederale ed extra-confederale) che, con le loro lotte, si sono posti al di fuori delle compatibilità imposte da Governi (di centrodestra e di centrosinistra) e Confindustria.
 
Tale campagna è stata sostenuta anche dai vertici confederali (costata richiami, sospensioni, espulsioni e persino alcuni licenziamenti) con l'obiettivo di negare la minima autonomia delle lotte dei lavoratori che non intendono delegare a nessuno la difesa dei propri interessi. Questa criminalizzazione svela l'obiettivo di impedire sul nascere una reale opposizione conflittuale del movimento operaio alle riforme antisociali (TFR, Pensioni, Precarietà, ecc...) nonché ai continui accordi al ribasso e alla svendita dei diritti conquistati.
 
Gli interventi hanno ribadito che l'obiettivo dell'assemblea non è la costruzione di un nuovo sindacato quanto di dotarsi di strumenti di "spinta" complementari che favoriscano l'unità delle lotte dei lavoratori aldilà delle sigle sindacali di appartenenza. L'esigenza sentita dai firmatari dell'appello e dai partecipanti all'assemblea di Roma è, quindi, la necessità di dotarsi di strumenti comuni di controinformazione, di collegamento tra le lotte e di iniziativa unitaria per contribuire ad un processo autonomo di ricomposizione della classe lavoratrice troppo spesso succube di manovre padronali o teatrini di burocrazie sindacali, entrambi funzionali al mantenimento dei profitti e dello sfruttamento. Questo non toglie l'importanza del sindacato che, quando riesce a svolgere il proprio lavoro e non abbandona il proprio terreno , rimane uno strumento fondamentale per difendere i nostri interessi immediati e per incidere concretamente nel miglioramento delle condizioni di lavoro.
 
La consapevolezza di questa condizione, e la presa di coscienza che la situazione potrà cambiare solo a partire da un rilancio di un protagonismo di massa delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale, ha posto come priorità la costruzione di una collaborazione stabile tra le lotte a partire, innanzitutto, da quelle in cui già ora ciascuno di noi è protagonista sul proprio posto di lavoro. Così come da quelle battaglie che sono patrimonio comune (flessibilità, precarietà, esternalizzazioni, infortuni) seppure ognuno con le proprie specificità sindacali e di categoria.
 
Senza illusioni che questi propositi siano di facile e immediata realizzazione - o che non trovino ulteriori ostacoli - ci si è assunti l'impegno di far veicolare il più possibile (secondo i mezzi e gli strumenti a nostra disposizione) questa necessità di collegamento nazionale di un punto di vista legato unicamente agli interessi di chi lavora e non di chi ci sfrutta; senza sottostare al ricatto delle "compatibilità di sistema" e alle logiche della concertazione col padronato.
 
I partecipanti all'assemblea cercheranno di introdurre, nelle vertenze in cui siamo inseriti, alcuni elementi generalizzabili per tutti i comparti produttivi. Siano essi la lotta al lavoro nero, alla precarietà, per la sicurezza e contro le morti da lavoro, per la democrazia e la libertà di organizzazione, di assemblea e la regolarizzazione e per il riconoscimento di tutti i diritti formalmente "sanciti" anche ai lavoratori immigrati come controtendenza alla continua frammentazione della classe che rende questi "schiavi" e permette, nel contempo, il peggioramento progressivo delle condizioni di vita e lavoro della classe lavoratrice nel suo insieme.
Questo con la forte consapevolezza che i piccoli o grandi risultati che si potranno ottenere in questi campi saranno determinati principalmente dai rapporti di forza e dal livello di conflittualità che gli operai ed i lavoratori metteranno in campo senza i quali nessuna norma o legge (per quanto parziali e "palliative") verrà mai abolita o applicata.
 
Senza interferire con le lotte che ognuno di noi sta già sviluppando, ma per avviare un processo sempre più esteso di collegamento tra queste, si è deciso di partire da alcuni obiettivi preliminari:
 

    * Rafforzamento dei collegamenti nazionali, demandando alle realtà presenti nei diversi territori le modalità di coordinamento. L'impegno dei contatti già presenti sarà quello di sviluppare, nei limiti del possibile, ulteriori legami e contatti con realtà di lotta del mondo del lavoro al fine di estendere questa rete di collegamento nazionale. Inoltre, verranno organizzate delle riunioni con quelle realtà di lavoratori che hanno già espresso il loro interessamento ma che non hanno potuto presenziare all'incontro del 23, così come con coloro che fossero interessati successivamente.

 

    * Coordinamento delle vertenze che possa far emergere i punti condivisi e possa sostenere trasversalmente le stesse al di là delle varie appartenenze di categoria o O.S., al solo fine di fare gli interessi dei lavoratori coinvolti e che gli stessi abbiano deciso e condiviso. Questa capacità di coordinamento dovrebbe esprimersi sia su un piano locale che all'interno di un comparto dove siano presenti differenti realtà, come già successo tra noi in queste settimane nella mobilitazione per la bocciatura della bozza di piattaforma confederale per il rinnovo di contratto dei Metalmeccanici. Lo stesso andrà fatto in altri settori in cui si stanno aprendo delle vertenze importanti (ad es. TLC, Scuola e precarietà)

 

    * Sostegno alla mobilitazione dei lavoratori immigrati per il riconoscimento dei propri diritti elementari (diritto di cittadinanza slegato dal contratto di lavoro, diritto di organizzazione, ecc...) che dovrebbe concretizzarsi il 26 ottobre prossimo in uno sciopero con manifestazione a Roma . presenti per costruire questa importante giornata di lotta per la quale si auspica un contributo generale di tutta il movimento dei lavoratori e lavoratrici non solo immigrati.

 
L'assemblea autoconvocata si dà come prossimo appuntamento nazionale, orientativamente, il 6 ottobre a Roma per una valutazione collegiale sullo sviluppo di questi obiettivi e sulla costruzione di un coordinamento nazionale che esprima dei riferimenti visibili e identificabili.
 
A ridosso di questa seconda assemblea, inoltre, si definirà l'organizzazione di un contributo concreto allo sciopero generale dei lavoratori immigrati del 26 Ottobre. Su questo tema si cercherà di favorire il processo di autorganizzazione dei lavoratori immigrati con incontri, assemblee e dibattiti nelle città dove siamo e dove abbiamo dei contatti.
 
Nel prossimo appuntamento bisognerà anche continuare il ragionamento di una "piattaforma minima" che non sia un piano "massimale" irrealizzabile ma componga un punto di vista più organico sugli elementi principali di lotta già esistenti che di volta in volta sapremo far vivere nella lotta quotidiana contro lo sfruttamento.
In questo senso le direttrici su cui ragionare sono state individuate nelle seguenti campagne:
 

   1. democrazia sindacale e diritto di autorganizzazione;
   2. esternalizzazioni e precarietà;
   3. infortuni e morti da lavoro.

Delegati e Lavoratori riuniti nell'assemblea dei lavoratori autoconvocati
 
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