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martedì 03 luglio 2007
OPERAI FIAT DI POMIGLIANO

Pubblichiamo il comunicato stampa di un gruppo di operai della FIAT Auto di Pomigliano D'arco. Gli operai iniziano a riflettere sulla loro condizione e a porsi il problema dell'organizzazione operaia e della lotta per il potere .

DALLA FIAT DI POMIGLIANO RINASCE L’IDEA DEL POTERE OPERAIO



Chi scrive questo comunicato è un gruppo di operai ed RSU della FIAT auto di Pomigliano D’Arco che dopo anni di lotta sindacale in cui abbiamo cercato di difendere al meglio ed al massimo la nostra pelle dagli attacchi del padrone, siamo giunti alla seguente conclusione: la sola difesa sindacale non basta!

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo peggioramento delle condizioni lavorative, attraverso una precarizzazione sempre più spinta dei contratti e dei diritti, ad una notevole riduzione del potere d’acquisto dei salari, ad un aumento impressionante del ricorso alla casa integrazione ed ai licenziamenti, alla riforma del TFR, al tentativo di aggredire il sistema pensionistico ed ora vorrebbero reintrodurre il sabato lavorativo. Tutto questo è avvenuto indifferentemente con i governi di centro destra e centro sinistra e con la complicità dei sindacati confederali che prima trattano al ribasso e poi fanno carte false per insabbiare la volontà dei lavoratori.



Gli operai dagli inizi del dopoguerra fino ad oggi, a parte una breve pausa nella stagione delle grandi lotte operaie e sociali degli anni 60/70, continuano a pagare il costo di tutto. La repubblica fondata sul lavoro si è costruita sullo sforzo produttivo intenso e massacrante della classe operaia, sulle spalle dei lavoratori tutti, nonché sulla pelle di milioni di disoccupati utilizzati per ribassare ulteriormente le condizioni di lavoro generali.

Siamo arrivati al 2007 e tutto questo non è cambiato, anzi grazie al processo di deregolamentazione del mercato del lavoro e all’istituzione di sempre nuovi e più precari contratti (dal pacchetto Treu alla legge 30) le condizioni lavorative in termini di salari, come di diritti sono notevolmente peggiorate. Per questo sentiamo la necessità di riaprire il confronto per una grande stagione di lotte a partire dalle vertenze in fabbrica sulle condizioni di lavoro per andare oltre la fabbrica. Siamo consapevoli che è necessario ricostruire una grande alleanza con il resto dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, dei movimenti sociali che lottano contro la precarietà del lavoro e della vita per un altro mondo possibile.

A partire da queste considerazioni di carattere generale e dalla necessità di autonomia dal sindacato confederale ormai ridotto ad un’agenzia di servizi, integrato nella compatibilità istituzionale verso “il governo amico” di Prodi e Bertinotti siamo giunti alla conclusione di rimettere in moto dopo quarant’anni, naturalmente in forme attuali, l’idea ma soprattutto il movimento del Potere Operaio. La nostra convinzione è che oggi, anche se in tempi e modi differenti, siamo tutti operai, nel senso che come lavoratori siamo tutti subordinati al capitale economico e finanziario a suoi tempi e necessità produttive, siamo tutti accomunati da un processo di precarizzazione del lavoro che si estende all’intera vita, dal carovita, alle privatizzazioni, passando per la devastazione della salute e dell’ambiente. Noi pensiamo che sia venuto il momento di porre all’attenzione degli operai, dei lavoratori precari, degli studenti, dei disoccupati, un’altra questione fondamentale: se in questa società produciamo tutto noi, con i nostri turni e ritmi di lavoro massacranti, con il nostro misero stipendio, con il sacrificio e molte volte la perdita della nostra vita a causa della scarsa sicurezza, perché a decidere sono sempre altri? Perché a comandare in fabbrica come nella società sono sempre i padroni che non hanno mai lavorato e nemmeno rischiato con i propri soldi visto che lo stato gli continua a regalare, contributi, sgravi, talvolta anche intere fabbriche per pochi spiccioli (vedi il regalo di Alfa/Lancia ad Agnelli), ma potremmo farne mille di esempi.

Perché costoro grazie ad un apparato politico, poco importa se di destra o di sinistra, che tutela in via esclusiva gli interessi dell’industria e della grande finanza, devono comandare e vivere da imperatori su i nostri sacrifici?

Chi deve decidere in questa società noi che a vario titolo produciamo o loro che non hanno mai lavorato?

Per queste ragioni intendiamo chiamare tutti al confronto.

Noi poniamo il problema di chi prende le decisioni nelle fabbriche come nella società.

NOI VOGLIAMO IL POTERE OPERAIO

Pomigliano d’Arco, 27/06/2007
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