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| Contro ogni discriminazione sessuale. Equiparazione tra famiglie e convivenze di fatto. |
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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO.LANDONIO VIA STOPPANI 15 (QUART. SANT’ANNA p.zza princ.) -21052– BUSTO ARSIZIO – VA –(uscita autostrada A8 Laghi) – ------------------------------------------------------------------------------------------ Formare libere unioni e superare la famiglia matrimoniale. Contro ogni discriminazione sessuale, equiparazione tra famiglie e convivenze di fatto La regolamentazione delle convivenze di fatto avviene in un momento di rognoso attacco del fronte familista, clerico-fascista-nazional- leghista, contro l’autodeterminazione della donna dei giovani e dei giovanissimi, a sostegno di un folle riassetto, reazionario e castigante, della famiglia e del modello sociale. Perciò l’impegno del governo di legalizzare i Pacs entro gennaio si è trasformato in un terreno di melmosa contesa tra cattolici e laici, in un tira e molla nauseante tra Cei (Conferenza episcopale italiana) e coalizione di governo e tra le diverse anime della coalizione stessa; in cui tutti, o quasi, tirano al ribasso. La rivoltante contesa, in cui si dividono ideologicamente ma si ricompongono praticamente i sostenitori della concezione cattolica del matrimonio (tradizionalista, sacramentalista, eterosessualista) e quelli della concezione laica (individualista, patrimonialista, statalista), gira e rigira attorno a luoghi comuni giuridici senza alcun riferimento ai cambiamenti strutturali della società, infognandosi nel tunnel oscurantista che porta dalla ragione alla fede, dalla politica all’etica, dalla parità tra i sessi al ruolo ancillare della donna. Occupandoci dei Pacs ci tocca quindi fare chiarificazioni preliminari di cui avremmo fatto volentieri a meno. Capitalismo e famiglia L’istituzione famiglia, per quanto millenaria, non proviene dalla notte dei tempi. Essa non è esistita nelle epoche più lunghe di sviluppo della specie umana (nel tribalismo e nella barbarie). È sorta con lo schiavismo e ha accompagnato il feudalesimo e il capitalismo. Il suo ruolo è stato quello di assicurare la trasmissione dei patrimoni e l’educazione dei figli nel rispetto della gerarchia sociale. La famiglia si è adattata al capitalismo in ogni stadio del suo sviluppo. Dallo stadio manifatturiero (17°-18° secolo) allo stadio industriale (19°-20° secolo); dallo stadio monopolistico (1910-1979) allo schiavismo tecnologico (1980 in avanti). Evolvendo da famiglia contadina a famiglia estesa, da famiglia estesa a famiglia nucleare, da famiglia nucleare a famiglia unipersonale. E sfaccettandosi in vari tipi: in famiglia matrimoniale e in convivenze di fatto. La famiglia matrimoniale basata sul matrimonio religioso ha cinque secoli di vita. Le famiglie matrimoniali civili e le coppie non sposate ne hanno molta di più. Qualunque sia l’età della famiglia questa è stata sempre il luogo principale di oppressione della donna nonché la gabbia di costrizione dei figli in età infantile e giovanile. E da quando esiste la famiglia questa è stata sempre accompagnata dalla prostituzione e dall’adulterio in quanto procreazione e sessualità sono cose distinte e il maschio ha appagato sempre, fuori dalla famiglia, i suoi bisogni sessuali. Il teatrino della "Commissione famiglia" e la bordata della "Curia" Ciò chiarito a premessa, va detto in primo luogo che la contesa tra cattolici e laici ha più teatri. Il primo teatro, anzi teatrino, è costituito dalla Commissione famiglia, ove si esibiscono gli attori istituzionali di turno delle due compagnie. Nella Commissione famiglia l’ala cattolica è rappresentata dall’ex superdemocristiano Rocco Buttiglione; quella laica dai rifonduti Maria Luisa Boccia e Giuseppe Di Lello. Il primo attore, rifacendosi all’art. 29 della Costituzione - il quale al primo comma stabilisce che "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" - , sostiene che c’è famiglia se c’è matrimonio e se ci sono figli. E sottolinea che il riconoscimento giuridico di livello costituzionale è finalizzato al matrimonio e ai figli. I secondi attori da un lato obbiettano che l’art. 29 della Costituzione serve a garantire la famiglia dallo Stato e che quella di avere figli è una scelta volontaria riconosciuta dalla legge. Dall’altro sostengono che l’art. 2 della Costituzione garantisce sia i diritti dei singoli che i diritti dei soggetti nelle formazioni sociali di cui fanno parte. Concludendo che l’interpretazione dell’integralismo cattolico è sbagliata sia sul piano giuridico che su quello antropologico ove rimangono distinte procreazione e sessualità. I nostri teatranti si contendono la scena a colpi di dissertazioni giuridiche su un testo che ignorava l’ esistenza dei Pacs, senza badare - non diciamo all’opera di Engels sull’Origine della famiglia tuttora istruttiva - agli stessi studiosi ufficiali di scienze sociali. I quali parlano dell’esistenza di vari tipi di famiglia, elencando accanto alla famiglia matrimoniale (monogamica o poligamica) varie forme di unioni di fatto: accoppiamenti senza legame giuridico; unioni tra separati e/o divorziati; unioni temporanee con partners occasionali; convivenze basate sui genitori naturali e sui genitori biologici. C’è chi annovera tra queste unioni le relazioni di coppia a distanza (LAT). Questi studiosi, che si inchinano politicamente alla Costituzione, non si lambiccano la testa sulla società naturale, ma sia pure con tanti limiti si accostano alla famiglia nel suo divenire sociale. Quindi appellarsi all’ interpretazione giuridica, come fanno gli attori laici in una materia come questa delle convivenze di fatto, è menare il can per l’aia dietro l’ombra delle tuniche. Il secondo teatro è costituito dalle relazioni tra Chiesa e Stato. Nella prima metà di dicembre scorso il cardinale Grocholewki ha dichiarato che il matrimonio non discende dal diritto positivo, cioè dalla legge statale, bensì dal diritto naturale, cioè da un ordine morale esterno all’ordinamento giuridico ispirato da Dio. Ed ha sostenuto senza veli che alla Chiesa, depositaria di questo ordine morale, spetta il primato su questa materia. In altri termini, agitando la sacralità del matrimonio (che ha legittimato ogni violenza nella famiglia e generato nei giovani angosce e sensi di colpa infiniti sulla sessualità), la Curia da un lato fa quadrato sul diritto canonico a difesa dei propri privilegi e prerogative in materia matrimoniale, dall’ altro cerca di condizionare ogni passo del governo e del parlamento nella regolamentazione dei Pacs. Contro questa ingerenza della Chiesa negli affari dello Stato si sono levate le critiche delle poche personalità disarmate, mentre tutti i laici che contano e che avevano promesso il riconoscimento dei Pacs hanno iniziato il loro ripiegamento interessato. Gli unici balbettii istituzionali sono quelli del capo dello Stato che raccomanda di trovare soluzioni condivise. Quindi se il bel tempo si vede dal mattino per i Pacs c’è buio a mezzogiorno. L’omofobia divide e unisce cattolici e laici Ciò che rivolta profondamente nella stantia contesa tra cattolici e laici è il disprezzo e la criminalizzazione, che essi sprizzano sotto sotto, nei confronti dell’omosessualità. Non solo i cattolici in genere, ma anche i laici in larga misura sono contro gli omosessuali. Lo sconcio è che i più alti esponenti dell’ala laica, per convinzione o per affarismo, sono schierati a favore della famiglia matrimoniale e riluttanti a ogni altro tipo di unione. Lo sconcio della contesa è che entrambi i contendenti sono, nel complesso, contro le unioni omosessuali, contro la loro legalizzazione; e per la cacciata degli omosessuali nel silenzio o nella clandestinità. L’omofobia divide e unisce quindi cattolici e laici. La posizione sull’omosessualità - e qui apriamo un altro chiarimento preliminare - non è una questione marginale. È una specie di cartina di tornasole che serve a verificare il tipo di atteggiamento, chiuso o aperto, che si assume sulla famiglia (parliamo della famiglia non dei diritti individuali che non possono essere negati agli omosessuali). Per la Chiesa e per il cattolicesimo l’omosessualità è una specie di devianza, una moda personale, non una condizione di natura. Sicché l’ omosessuale va lapidato. La posizione della Chiesa, che è stata ed è piena di omosessuali (in essa anche per scelta), e del cattolicesimo nei confronti degli omosessuali deriva, non solo dalla pratica sessuale, ma dalla stessa concezione dei sessi. La Chiesa nega e castiga che l’attività sessuale possa essere fatta al di fuori del matrimonio e non a fini riproduttivi. Essa non ammette la separazione tra sessualità e riproduzione. Ed esclude che ci possa essere una coppia legale che non sia eterosessuale. Sulla base di questo primo fideistico assunto essa nega la base organica, fisico- ormonale, dell’omosessualità; e così esclude che una donna possa amare un’altra donna e un uomo un altro uomo per spinta sessuale. Ma il fideismo della Chiesa non si limita alla pratica sessuale, investe la natura e le pluralità dei sessi. Per essa i sessi sono due: il genere maschile e il genere femminile. Per essa non esiste la varietà dei caratteri sessuali, la quale non esaurisce i sessi nel monotipo donna e nel monotipo uomo, ma presenta, accanto alle donne e agli uomini eterosessuali, donne lesbiche e uomini gay; e, accanto a loro, donne e uomini bisessuali. E così essa nega, sulla base di questo secondo fideistico assunto, il carattere sessuale dell’omosessualità. Pertanto questa rivoltante contesa tra cattolici e laici sulla famiglia rimane infognata, in un modo o nell’altro, nella zavorra fideista oscurantista penitenziale dei precetti e del credo della Chiesa. La disgregazione della famiglia legale e l’enorme aumento delle convivenze di fatto Va detto in secondo luogo che il carattere oscuro della contesa con l’ arroccamento finale sulla famiglia legale oltre a stridere con la disgregazione progressiva di questo tipo di famiglia entra in cortocircuito con le unioni di fatto. Consideriamo ora questo aspetto. Dalle ultime rilevazioni effettuate dall’Istat sui processi, che secondo il nostro punto di vista sono indicativi della disgregazione della famiglia legale nonché dell’aumento delle convivenze di fatto, emergono i seguenti esiti: a) che cresce l’instabilità della vecchia famiglia; b) che crescono i divorzi; c) che diminuiscono i matrimoni; d) che le nascite sono sempre di meno; e) che aumentano le coppie di fatto; f) che aumentano i figli nati fuori dal matrimonio; g) che si sta sempre meno insieme; h) che aumentano i single. Quello che l’Istat non rileva, perché non fa parte del suo oggetto di indagine ma che emerge dai dati rilevati, è il fatto che le cause che minano la famiglia matrimoniale sono alla base della formazione e dinamica (instabilità e precarietà) delle convivenze di fatto e delle nuove tipologie di relazioni interpersonali affettive e sessuali. La famiglia monogamica matrimoniale, istituzionalizzata dalla Costituzione del 1948, già in crisi negli anni sessanta, è entrata in disgregazione negli anni settanta. Separazioni e divorzi ne sono un parziale riflesso. Dagli anni ottanta questa famiglia in disgregazione sopravvive come convivenza forzata. E dal 2000 in avanti come famiglia impossibile o impazzita. Le cause che hanno determinato e determinano la disgregazione della famiglia matrimoniale sono: l’ individualizzazione del salario (da mezzo di sostentamento della famiglia a mezzo di riproduzione della sola forza-lavoro), la disponibilità totale della donna per il mercato e lo Stato, la trasformazione del tempo di vita in tempo di lavoro, la mercificazione del corpo, la precarietà strutturale dell’esistenza per le masse lavoratrici, l’insofferenza maschile dell’autonomia femminile. Queste stesse cause sono alla base della formazione ed estensione delle convivenze di fatto in quanto, in parte queste convivenze sono il risultato della disgregazione della famiglia legale, in parte sono la conseguenza della difficoltà o impossibilità di formare la famiglia legale, e solo in piccola parte sono frutto di scelta comune. Così come si sono formate e cresciute negli ultimi trent’anni le convivenze di fatto non rappresentano in generale una alternativa alla famiglia bensì un surrogato. Quindi la loro legalizzazione non solo non toglie nulla alla famiglia legale ma serve semmai a rappezzarla. Pertanto la sacralistica difesa della famiglia legale da parte dell’ accozzaglia cattolico-laica non solo è impotente ad arrestarne la disgregazione ma si trasforma in cortocircuito: in distruzione violenta della famiglia (1). Le posizioni del governo e dell’opposizione sui "Pacs" Fin qui ci siamo occupati della melmosa e astratta contesa tra cattolici e laici sulla famiglia contemplata dalla costituzione, nonché del divenire concreto di questa famiglia legale e del suo processo di disgregazione. Ora passiamo ad esaminare le posizioni ufficiali assunte sui Pacs da maggioranza governativa e da opposizione. Le proposte del governo sui Pacs cominciano a circolare il 10 dicembre. Il progetto del governo, riportato dai quotidiani, si basa sulle seguenti previsioni: a) parità di diritti e di doveri per unioni civili, eterosessuali e/o omosessuali; b) registrazione della coppia di fatto, di sesso diverso o uguale, presso il registro che dovrà essere istituito da ogni Comune; c) domanda di cancellazione per porre fine all’unione con un assegno di mantenimento fino a tre anni; d) diritto alla pensione di reversibilità subordinato a una convivenza non inferiore ai cinque anni; e) successione ereditaria su una parte del patrimonio; f) subentro nel contratto di affitto in caso di morte del convivente locatario. L’opposizione non ha una sua posizione unitaria ma un coacervo di proposte. Già la sola Forza Italia è una ridda di posizioni: si va dalla libertà di coscienza sui temi etici alla proposta Moroni di estendere alle unioni omosessuali i diritti e i doveri matrimoniali tranne l’adozione; dal contratto di unione solidale da firmare presso un notaio (proposta Biondi) alla levata di scudi anti-gay di 60 parlamentari. Alleanza Nazionale, dal canto suo, è contro il matrimonio gay e per il riconoscimento dei diritti individuali ai conviventi eterosessuali; mentre la Lega si dichiara anch’essa favorevole ai diritti individuali ma contraria a una famiglia parallela di omosessuali. In sostanza, e al di là delle ulteriori distinzioni e sottodistinzioni possibili, i politicanti nostrani sono tutti allineati sulla supremazia della famiglia legale; restano divisi sul riconoscimento delle unioni di fatto in quanto tali; si contrappongono formalmente sulle unioni omosessuali. Quindi sui Pacs sono proiettati alle soluzioni e ai compromessi più ordinisti retrogradi e degradanti. Il "modello Italia" perseguito dalla Cei Se diamo un colpo d’occhio al quadro europeo ci accorgiamo che le convivenze di fatto, etero e omosessuali, hanno ricevuto una regolamentazione meno chiusa di quella che si profila in Italia. La maggior parte di Stati del vecchio continente (Austria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Portogallo, Spagna) ha riconosciuto rilevanza paramatrimoniale ai Pacs con diritti successori, assistenziali, pensionistici, fiscali, ecc. Belgio Olanda e Spagna riconoscono il matrimonio dello stesso sesso. La Francia ha legalizzato i Pacs nel 1999, definendo il patto civile di solidarietà come un contratto tra due maggiorenni di sesso diverso o dello stesso sesso diretto alla vita comune; con riconoscimento dei diritti successori, assistenziali, previdenziali, alloggiativi. La Germania ha istituito dal 2001 la registrazione della convivenza con i diritti connessi. L’ Inghilterra ha approvato nel 2004 la regolamentazione delle coppie di fatto accordando i diritti e gli obblighi matrimoniali. In tutti questi paesi le unioni di fatto sono state riconosciute come unioni. E con ciò, fatte le debite tare paese per paese, è stato dato un colpo alla morale sessuale e familiare del cattolicesimo. In Italia la Chiesa non intende indietreggiare e chiama a raccolta cattolici e laici ossequienti affinché le unioni di fatto non vengano riconosciute come unioni, ammettendo che si discuta soltanto dei diritti delle persone che ne fanno parte. Il 9 dicembre, prima ancora che le proposte del governo entrassero in circolazione, l’Osservatore Romano, sparando a zero sulle mosse dell’esecutivo, denunziava allarmisticamente con un editoriale ad effetto: "Natale 2006, sradicare la famiglia è la priorità della politica italiana". Il segretario dei Ds, Fassino, rassicurava subito la Santa Sede che l’allarme era infondato e che non si sarebbero prese decisioni non condivise. Il governo accantonava le proposte. E i capigruppo della coalizione si accordavano al Senato di presentare al loro posto un disegno di legge entro il 31 gennaio. A Padova due gay (Giorgio e Tommaso), illudendosi ingenuamente sul prossimo riconoscimento delle coppie omosessuali, si iscrivevano all’anagrafe come Pacs numero uno per avere il primato di prima coppia gay riconosciuta in Italia. Su sessualità e famiglia la Chiesa non solo non intende indietreggiare ma vuole anche trasformare l’Italia in un suo ridotto inattaccabile, in un centro di irradiazione, in un modello da esportare. In gennaio la Cei attacca apertamente i Pacs in nome della famiglia legale, affermando con dispregio che le unioni omosessuali stonano con la parola coppia e che non possono appartenere al concetto di famiglia. A ben vedere l’attacco della Cei non investe soltanto le unioni omosessuali ma riguarda l’intero campo della riproduzione, il riassetto della famiglia, i ruoli di Chiesa e Stato in questi campi. È quindi opportuno soffermarci, sia pure di passaggio, su questo specifico aspetto. I colpi di coda di un sistema morente La Chiesa sta cercando di puntellare l’edificio cadente dell’ ideologia borghese e la disgregazione della famiglia matrimoniale col fuscello dell’etica cristiana e il fumo della morale fideistica. In particolare, ed è il lato che qui interessa, essa cerca di resistere al naufragio della fede cattolica nel campo della riproduzione sessuale e della famiglia - naufragio determinato dalle innovazioni tecnico- scientifiche in materia cellulare biomedica staminale e dai cambiamenti strutturali della società - sollevando uno sbarramento fideistico, penetrando nella sfera pubblica, coinvolgendo lo Stato in questa operazione di salvataggio. In un recente incontro coi giuristi cattolici il papa ha tenuto ad avvertire che la morale pubblica, il laicismo, la legge dello Stato va alla deriva se non si ferma all’autonomia solo dalla "sfera ecclesiastica" non dall’ordine morale. E ha ribadito che l’unica scialuppa di salvataggio è l’etica cristiana, la morale cattolica, cui debbono subordinarsi morale pubblica e legge dello Stato. La pretesa della Curia di puntellare la famiglia monogamica matrimoniale e la sessualità ad essa riconnessa col primato dell’etica cristiana (2) e del diritto naturale sui diritti individuali porta a una folle esasperazione delle disparità e discriminazioni nel campo familiare e della violenza sul corpo stesso della sessualità. Quindi, quanto più il riassetto della famiglia matrimoniale si intride di moralismo cattolico, tanto più aumenta la sua manicomialità e distruttività interna. Il tiro alla fune delle relatrici del disegno Ritornando alle proposte del governo c’è da aggiungere, prima di concludere, che questo abbandona l’impianto iniziale e lascia alle relatrici del disegno di legge di precisare la materia. Le due relatrici, la diessina Pollastrini e la ex democristiana Bindi, hanno due posizioni diverse. La prima è per il riconoscimento delle unioni di fatto; la seconda solo per i diritti dei singoli. Tra le due ministre parte il tiro alla fune, che polarizza i teatri istituzionali ed extra. Il 29 gennaio i quotidiani diffondono la bozza del disegno di legge elaborata dalle relatrici. La bozza si basa sui seguenti punti: a) le coppie di fatto non verranno iscritte in appositi registri ma faranno un’autocertificazione congiunta; b) alla convivente potrà essere estesa l’assistenza sanitaria e previdenziale, ma la reversibilità è subordinata a una lunga convivenza da precisare; c) sarà possibile succedere nei contratti di locazione e accedere a graduatorie occupazionali; d) per ereditare occorrerà un lungo periodo di convivenza e la stessa cosa vale per gli assegni familiari; e) è esclusa l’adozione; f) i conviventi dovranno prestarsi reciproca assistenza e contribuire alla vita in comune in proporzione dei redditi. Dalla bozza emerge: a) che le unioni di fatto non vengono riconosciute in quanto tali, cioè come unioni; e che sulla questione principale e qualificante del disegno è prevalsa la posizione della fervente cattolica ministra Bindi; b) che le unioni omosessuali vengono mantenute nel ludibrio pubblico e nell’intolleranza; c) che le adozioni restano riservate alla famiglia matrimoniale; d) che i diritti dei singoli conviventi, perora abbastanza imprecisati, oltre che limitati, sono subordinati a condizioni selettive spesso non soddisfatte dalle coppie legali. Pertanto gli esiti del tiro alla fune dimostrano ed indicano: 1°) che la coalizione di governo ha abortito i Pacs; 2°) che la Cei ha ottenuto il suo più grosso risultato di evitare il riconoscimento delle unioni di fatto in quanto tali e, in modo particolare, di quelle omosessuali; 3°) che la stessa farà di tutto per comprimere i diritti individuali. Contro l’ingabbiamento legale per le unioni libere Non si può dire con certezza a quale livello di indecenza e di immoralistico compromesso può giungere in materia il governo in carica. Quello che è certo è che senza mobilitazioni continue le coppie di fatto e le coppie omosessuali non potranno ottenere né il riconoscimento di coppia né i diritti che discendono dalla convivenza comune. Quindi per poter raggiungere l’equiparazione giuridica tra i vari tipi di famiglia e abolire le discriminazioni nei confronti delle coppie omosessuali è necessario un movimento stabile organizzato delle coppie interessate, che agisca al di fuori dei canali istituzionali e in modo indipendente dall’accozzaglia cattolico-laica al governo o all’ opposizione. Nella società divisa in classi nulla può essere acquisito dalle masse senza mobilitazioni e lotte. Ciò detto sul piano immediato per tutte le coppie, bisogna sottolineare sul piano della prospettiva per le coppie proletarie che l’ obbiettivo del movimento proletario non è quello di ingabbiarsi nella famiglia legale, ma quello di superare la famiglia e accomunare gli individui gli uni con gli altri. Questo obbiettivo è stramaturo sul piano storico in quanto nella presente società capitalistica, da lungo tempo in decadenza, la famiglia istituzionale passa da una forma di decomposizione all’altra senza vie di scampo davanti a sé tranne l’ ulteriore degenerazione. Solo rivoluzionando, da cima a fondo, l’ attuale modello sociale è possibile creare relazioni, unioni sessuali effettivamente libere, improntate all’amore al reciproco rispetto alla cooperazione e solidarietà collettivi. Pertanto l’azione delle coppie proletarie per l’equiparazione familiare e contro le discriminazioni sessuali deve costituire un momento, un aspetto inseparabile del movimento rivoluzionario per il potere proletario e il comunismo. (1) La violenza domestica da tempo si è trasformata in mattanza. Non basta rilevare che un omicidio su quattro si consuma tra le pareti domestiche e che crescono gli abusi e i maltrattamenti contro i minori e le violenze sulle donne. Bisogna mettere in luce il carattere distruttivo e annientativo della violenza domestica nei confronti della famiglia stessa. (2) Secondo la morale cattolica il matrimonio è un’istituzione morale dettata da Dio. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ SUPPLEMENTO di R.C.del 1/2/2007 e 1/3/2007 Redazione e stampa: Piazza Morselli 3 - 20154 Milano - - Milano: P.za Morselli 3 aperta tutti i giorni dalle ore 21 - SITO INTERNET: digilander.libero.it/rivoluzionecom e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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