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Proletari comunisti a Palermo: SI CHIUDE UNA PAGINA NERA! PDF Stampa E-mail
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Thursday 31 May 2007
La lotta di classe non è mai un pranzo di gala. Ci vuole cuore. Ci vuole
tanta testa e tantissima pazienza.

A Palermo alcuni giovani che facevano parte di proletari comunisti hanno
abbandonato l‘organizzazione. Questi  giovani, di cui due, Mario e Giovanna,
con compiti di direzione di proletari comunisti e red block, per alcuni anni
hanno lottato per organizzare altri giovani, si sono fatti conoscere dalla
classe operaia, da lavoratori e donne del nostro e di altri paesi.

Questi ex compagni, in quanto rivoluzionari, sono stati allo stesso modo
benvoluti e malvisti da tanti: in quanto giovani si sono sforzati di lottare
contro i pregiudizi diffusi sulla volontà di fare politica rivoluzionaria,
contro la famiglia, non sono stati poi però più in grado di portare avanti
quella trasformazione continua che cambia dei semplici militanti in
rivoluzionari coscienti che vanno fino in fondo, incarnando la linea
ideologica, teorica, politica e pratica dell’organizzazione, come diciamo
noi, nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse. Una
trasformazione che va di pari passo - sta dentro - la trasformazione
oggettiva del mondo portata avanti da miliardi di esseri umani.

In una realtà complessa come Palermo e la Sicilia, in particolare, dove
“fare politica” è davvero difficile, che non permette a nessuno di farsi
prendere sottogamba, una realtà allo stesso tempo “da terzo mondo” e “post
industriale”, dove la borghesia ha la stessa “disperazione” delle masse
popolari e per mantenersi a galla quindi, si chiama anche mafia, e spara,
una terra che è “laboratorio politico” anche di morte e degrado, ci vuole
altrettanta “disperazione” rivoluzionaria, tanta pazienza, disciplina.

La lotta di classe non fa sconti, non accetta chiacchiere, non accetta “io
ho fatto questo, io sono quello” perché inesorabilmente chiama sempre a
rendere conto. I fatti reali, i cambiamenti che si contribuisce a produrre
nella realtà (compreso se stessi, quindi) sono la cartina di tornasole,
cambiamenti visibili e “toccabili” da tutti.

Proletariato o borghesia, è questa la scelta difficile, quotidiana, dei
rivoluzionari che di questo devono essere sempre consapevoli per sviluppare
“anticorpi” (legame con le masse, lotta ideologica attiva, sviluppo della
teoria) capaci di  tenere in equilibrio su quella linea di demarcazione tra
l’essere al servizio del proletariato oppure no.

Al contrario, una pratica via via sempre più slegata dalle masse, il
sottrarsi alla lotta ideologica attiva contro aspetti negativi che
emergevano, hanno portato  Mario a concentrarsi sempre più su se stesso, con
un malinteso spirito di gruppo (verso i giovani di Red Block), a considerare
l’esito positivo di alcune iniziative tra i giovani, solo come frutto del
proprio merito personale, a pensarsi come un “capo”, un caudillo per dirla
con le parole del “terzo mondo” al di sopra di tutto; a ciò si è unito
l’opportunismo cosciente di Giovanna in cui come ha scritto lei stessa in un
documento di critica ad un altro compagno “si è consapevoli di ciò che si fa
e ci si culla nel pantano in cui si sta sprofondando… che si concretizza
massimamente nella non attuazione dei compiti, nel mancato impegno nella
prassi…”, conservando e difendendo aspetti dello stile di vita piccolo
borghese, un opportunismo coperto sempre da Mario, il suo compagno, con un
atteggiamento tipico di una posizione anche maschilista contro la quale la
compagna non è riuscita a ribellarsi.
Tutto ciò ha sviluppato in questi ex compagni il personalismo,
l’individualismo, l’insofferenza verso le critiche, la politica intesa come
il “sentirsi grandi”, “dimenticando“ che è proprio quella classe i cui
interessi si dice di rappresentare che “fa grandi“ e l’organizzazione
politica che ne vuole essere reparto d’avanguardia.
Tutto questo si è concretizzato nella costruzione di una linea nera,
opportunista di destra, il cui intento era quello di liquidare
l’organizzazione, tentando di trascinare con sé i giovani, accusando
l’organizzazione stessa di “non essere più rivoluzionaria”, seminando tra di
essi confusione e pessimismo, paralizzandone così l’azione.

Possiamo dire che con questi giovani la battaglia l’ha vinta la borghesia,
insieme con la sua spietatezza e le sue pallottole zuccherate, e che alla
fine hanno gettato la difficile bandiera, quella più difficile da tenere in
alto, quella del proletariato che deve trasformare il mondo.
Ma l’abbandono della lotta non è indolore, ciò comporta un altro tipo di
trasformazione: la difesa di questa nuova scelta ha  trasformato i due ex
compagni  in “mostri“, in persone arroganti, minacciose, in nemici di
classe.

La mancata “critica giusta al momento giusto”, ma soprattutto la mancata
lotta giusta al momento giusto da parte nostra, in una difficile fase della
nostra organizzazione, ha contribuito anche a questo esito negativo.

Non abbiamo lasciato però che la piccola borghesia riuscisse nel suo intento
liquidazionista e, pur pagando un certo costo, vogliamo sviluppare ancor più
quegli “anticorpi” necessari per continuare a portare avanti la nostra
battaglia di classe.
Non permetteremo minacce di alcun genere e naturalmente continueremo a
smascherare questi personaggi ogniqualvolta sarà necessario.

Per noi una pagina è chiusa! Ma alla luce di un bilancio necessario ci
stiamo accingendo ad aprirne un’altra, con la coscienza che è assolutamente
necessario armarsi per combattere il pericolo/nemico dell’influenza
ideologica e politica della piccola borghesia per fare la nostra parte fino
in fondo al servizio della causa rivoluzionaria.

Palermo 30 maggio 2007

Proletari Comunisti Palermo
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