.: Italia Alternativa :.
.: venerdì 16 maggio 2008 :.
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| Lo sgombero in via Capofonte |
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| lunedì 28 maggio 2007 | ||||||||
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In merito alla vicenda dello sgombero di 5 famiglie dalle case autoassegnate in Via Capofonte e a tutto quello che ne è seguito molte cose sarebbero da dire. Trieste....... Lo sgombero di mercoledì 16 maggio, attuato con una vera e propria operazione di guerra, aveva non solo lo scopo di restituire alla speculazione una palazzina (perché un bando europeo di quasi 9 milioni di euro per 60 appartamenti questo significa) ma anche quello di dare un messaggio chiaramente intimidatorio a tutti coloro i quali -e sono centinaia- in città occupano case sfitte siano esse pubbliche o private. Si è voluto attaccare in particolare l'esperienza di via Capofonte in quanto simbolo di una lotta che diviene proposta concreta attraverso la costituzione in cooperativa e il progetto di autorecupero delle abitazioni. Le denunce per "associazione a delinquere" per il portavoce degli abitanti e cinque attivisti dello "Sportello degli invisibili" sono la ciliegina su una torta già troppo rancida. Il Comune, dopo aver fatto bella figura trovando delle soluzioni -temporanee- per 9 famiglie si rende ridicolo dicendo che non può fare nulla per le 5 sbattute in strada. E' evidente a tutti che dove si trova la soluzione per 9 la si trova anche per 14, specie se pensiamo alle migliaia di alloggi sfitti in città. Ed è proprio questa situazione, che vede l'ATER devastare (ricordiamo gli innumerevoli appartamenti resi inagibili per prevenire le autoassegnazioni) e svendere il patrimonio pubblico, che vede un mercato degli affitti sempre più da rapina., che vede famiglie intere sbattute in strada, ad essere criminale! Di fronte a questo scenario la solidarietà concreta alle famiglie sgomberate deve estendersi, creando un tessuto solidale radicato in città. E' chiaro a tutti che il problema della casa -così come tutti i problemi sociali- non avrà sbocchi positivi reali senza un movimento sociale ampio e determinato. Da parte nostra abbiamo cercato di dare il nostro contributo in questi giorni convulsi perché crediamo che la solidarietà -innanzitutto umana prima ancora che politica- sia un fatto concreto e materiale che deve vederci tutti coinvolti. Riguardo all'aggressione squadrista al presidio sotto il Comune, che ha portato al ferimento -fra gli altri- di un nostro compagno non abbiamo molto da aggiungere. La miseria umana della banda di picchiatori fascisti (venuti lì a provocare ad arte) è tale che non merita neppure una riga di più. Gruppo Anarchico Germinal - Federazione Anarchica Italiana
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