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Monday 28 May 2007
25 MAGGIO: I PADRONI "FANNO LA FESTA" ALLE MAMME LAVORATRICI!!!

Sembra che sia scoppiata in questi ultimi mesi una strana epidemia che si
sta allargando via via di ambito in ambito: dai rappresentanti del governo
ai padroni della Confindustria, dai sindacati istituzionali agli enti
locali, tutti oggi appaiono molto impegnati a parlare di donne e lavoro, di
occupazione femminile  in Italia, riempiendo con ricche interviste intere
pagine dei  quotidiani su come superare i limiti che ostacolano una maggiore
introduzione delle donne nel mondo del lavoro.
Da Prodi, quindi, al ministro del lavoro Damiano, da Montezemolo fin’anche
al governatore della Banca d’Italia, forte è l’appello di tutti a trovare al
più presto le misure necessarie per risolvere il problema  dell’incremento
del lavoro femminile, soprattutto dinanzi agli allarmanti dati forniti
proprio di recente dallo stesso governatore Draghi secondo cui le donne nel
nostro paese  hanno un tasso di occupazione di 11 punti più basso della
media europea con rilevanti differenze sul piano salariale rispetto agli
uomini,  il cosiddetto gender-gap tecnicamente parlando.

Perché mai tutta questa sollecitudine? ci chiediamo, e chi viene a toglierci
decisamente ogni dubbio in proposito e a chiarirci bene le idee è senz’altro
la ministra per le pari opportunità Barbara Pollastrini che ha addirittura
parlato di “Cura Shock!!!” in un’intervista rilasciata al Sole 24 ore del 29
Marzo scorso, e ribadita con un'altra intervista sempre sul giornale della
Confindustria del 18/4/07, per sanare il problema del lavoro femminile e
della condizione delle donne lavoratrici nel nostro paese.
Una vera e propria “terapia d’urto”! la chiama l’improvvisata dottoressa
Pollastrini fatta, ad esempio, di proposte come il salario d’ingresso per le
donne o di investimenti in  asili nido nelle aziende e nelle fabbriche.

Urto sì ma contro le donne! diciamo noi.

Salario d’ingresso significa salario più basso, almeno due livelli
retributivi inferiori, pur svolgendo le stesse mansioni di un altro
lavoratore, significa contratti di inserimento comunque a termine, significa
sancire ancora una volta, altro che cancellare da parte del governo!, la
legge Biagi e la sua vergognosa e spietata logica di precarietà e
discriminazione che stabilisce che tutte le donne sono “soggetti
svantaggiati”, con grande piacere dei padroni che a fronte dei vantaggi di
pagare salari inferiori con conseguenti sgravi contributivi (150 euro al
mese per le aziende che assumono al sud, continua a vantarsi la Pollastrini
sul sole24ore del 18/4/07), si sentiranno ancora una volta più liberi di
ricattare odiosamente le lavoratrici, le operaie, le precarie che già
purtroppo in tanti posti di lavoro subiscono discriminazioni di ogni sorta,
mobbing, molestie sessuali, fino a vere e proprie violenze pur di non
perdere il posto di lavoro.
Ma andiamo alla seconda misura lanciata dalla Pollastrini, quella degli
investimenti sugli asili nido aziendali, in piena continuità, possiamo ben
dire, con la ex ministra del precedente governo di centrodestra
Prestigiacomo: dietro il velo emancipatorio della proposta, perché potrebbe
sembrare favorevole per le donne con figli piccoli a far sì che la maternità
non freni la loro possibilità di lavorare, si nasconde in realtà il chiaro
intento di mantenere ben saldo il legame tra le donne lavoratrici e la
famiglia di cui devono portare nella maggior parte dei casi tutto il peso
della gestione, misura alla quale si affianca perfettamente anche quella
dell’altra paladina di turno a difesa delle donne, la ministra per il
Commercio Estero Emma Bonino, che dal canto suo propaganda il telelavoro nel
futuro delle donne “…il 30% delle mansioni potrebbe essere spostato
dall’ufficio al computer di casa con beneficio di tutti…” (Sole 24 ore del
20 marzo 2007) ma a carico di chi? solo e solo della donna s’intende! (ci
viene subito in mente, attualizzata, la nota vignetta che denuncia
l’oppressione della donna disegnandola mentre con la mano destra stira, con
la sinistra scrive al computer e con il piede dondola la culla). Le donne
invece di trovare nel lavoro una forma di indipendenza anche ideologica
dalla famiglia, in questo modo devono portarsela dietro anche in azienda, in
fabbrica, nel posto di lavoro, figuriamoci se addirittura non escono più
fuori da casa! Nella maggior parte dei casi, pur continuando ad occuparsi
delle faccende domestiche anche se lavorano fuori, oggettivamente, proprio
perché hanno un lavoro, le donne sono spinte ad occuparsi meno della
famiglia, dei servizi domestici, a considerarli meno prioritari e ciò è un
fatto rilevante per la difficile battaglia per l’emancipazione delle donne.

Altro che festa delle mamme che lavorano! Che dovrebbero apprezzare la
tredicesima edizione di questa “festa”, che si terrà il 25 maggio, lanciata
dal Sole24Ore e Corriere della sera perché già tanto apprezzata dalla
Pollastrini che la ritiene “una bellissima iniziativa”.

Ogni tentativo di rafforzare il legame delle donne con la famiglia, anche
quando si può presentare come emancipatorio, è in realtà contro di esse e ne
rafforza l’oppressione in un sistema sociale capitalista che fa della
famiglia la cellula base per la sua esistenza e conservazione.
Dietro le nuove formule di “cura d’urto/cura schock” anche questo governo,
al servizio dei padroni, vuole in realtà perpetuare per le donne una
condizione di doppia oppressione che riserva loro, in particolare a quelle
appartenenti alle classi sociali più disagiate, solo mezzi lavori, mezzi
salari, mezzi diritti fino a quando sono utili al sistema capitalista, ma
che lo stesso sistema spietatamente butta in strada quando non servono più.
Il passaggio dalla fabbrica alla strada in molti casi è diventato
“naturale”, è il caso grave di tante ex lavoratrici, ex operaie, tra cui
molte donne immigrate sfruttate fino all’osso, che di punto in bianco si
sono ritrovate senza più lavoro, o che avevano mollato perchè distrutte
nelle fabbriche dagli infernali ritmi di lavoro, alle quali non è rimasta
altra via d’uscita che il marciapiede dove svendersi spesso anche  per pochi
soldi.

Ma tutto ciò è reso ancora più chiaro dalle ulteriori affermazioni della
Pollastrini che facendosi vera e propria portavoce della generale
sollecitudine volta alla “ricerca di soluzioni” per la complessa questione
donne/lavoro spiega a cosa si mira realmente: “… Il differenziale  tra
uomini e donne rende aleatoria la ripresa italiana, non permette di rendere
stabile la crescita e di rilanciare la competitività…” dice la ministra e
aggiunge “… noi non siamo solo all’ultimo posto per tasso di occupazione
femminile, siamo anche maglia nera per tasso di maternità…” Ecco, allora, il
vero motivo della corsa frenetica di tutti, governo, padroni, istituzioni, a
discutere, a riunirsi, a studiare, ingaggiando consulenti del lavoro
specialisti per trovare misure, soluzioni, programmi adatti: più donne oggi
costituiscono più  forza-lavoro necessaria al mercato, alla crescita
economica del paese, nuova carne fresca da sfruttare per i padroni tra gli
ingranaggi delle macchine per aumentare al massimo i profitti in cambio di
salari minimi. Ma le donne, in particolare le proletarie, le più disagiate
economicamente, sono anche quelle che mentre si caricano della cura dei
lavoratori attuali (i mariti, i figli o i fratelli) devono anche mettere al
mondo figli e per questo vanno incentivate. Produttrici di altro profitto
per i padroni e riproduttrici di nuove braccia per il sistema, di futuri
lavoratori, di futuri operai  da sfornare per essere preparati poi “al
consumo” che la borghesia, di cui i governi, ora di sinistra ora di destra,
ne sono lo sporco comitato di affari, ne vorrà fare fisicamente,
intellettualmente, moralmente, politicamente.  
  
CONTRO TUTTO QUESTO È GIUSTO E NECESSARIO RIBELLARSI!

E proprio dalle donne, dalle operaie, dalle lavoratrici deve venire la
risposta più radicale.
Noi che doppiamente siamo attaccate e sfruttate da questo sistema,
doppiamente dobbiamo lottare per rovesciarlo organizzandoci e in questo la
nostra lotta interpreta la necessità oggettiva di tutte le donne di lottare
contro l’oppressione in cui governo, padroni, Stato ci vogliono sempre più
cacciare.


* dal Foglio mfpr  maggio 2007


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