.: Italia Alternativa :.
.: venerdì 16 maggio 2008 :.
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| filocinesi |
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| martedì 24 aprile 2007 | ||||||||
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Ipocrita e banalizzante appare la versione che sia stata una multa a scatenare "la rivolta a Chinatown", non certo 40 euro di multa, ma di una reazione perché "sono due mesi che qui siamo sottoposti a una forte pressione" dice il console cinese a Milano. Si è lasciato crescere a dismisura il mercato allingrosso in una zona poco adeguata e dalloggi al domani, si vogliono imporre regole che, nei fatti, impediscono di lavorare: limiti agli orari di carico e scarico delle merci, nelluso dei carrelli per trasportare le merci etc.. Si tace su chi e perché non ha fatto una reale politica di programmazione e pianificazione di questa città; si tace su chi ha guadagnato e lucrato sulla vendita di immobili e licenze(rilasciate, come è noto dai comuni). Ma, in linea con la sua campagna, inaugurata al corteo di viale Monza del 7 febbraio e proseguita con la indizione del corteo del 26 marzo per "la sicurezza e la legalità", il sindaco Moratti dice "lesasperazione è ingiustificata per questo proseguiremo a far rispettare le regole". Prima gli immigrati islamici=terroristi, poi i rom ed ora i cinesi. Si attaccano le comunità che per motivi contingenti appaiono o sono più deboli doppiamente vile risulta loperazione che si vuole fare - , si fa leva su luoghi comuni, pregiudizi per scatenare la canea razzista che serve a creare un humus reazionario, a giustificare più polizia, più repressione. Per gli immigrati cinesi si usa oggi il luogo comune che "non hanno voglia di integrarsi" "vogliono vivere chiusi tra loro" e, nelle parole del sindaco De Corato, a dimostrazione di ciò la pietra dello scandalo diventano le decine di bandiere cinesi comparse in via Sarpi perché, forse che integrazione dovrebbe significare cancellare la propria identità, la propria origine?- e megafoni, utilizzati per denunciare vessazioni, un clima di intimidazioni, fatto anche da solerti comitati di cittadini guidati da onnipresenti esponenti istituzionali di Lega- AN-FI, sempre pronti a presidi anti-rom- anti immigrati, con il corollario di campagne mass-mediatiche che contribuiscono a creare un clima di intolleranza oltre che di oscurantismo culturale. "Linvasione" ieri di immigrati islamici o rom, oggi degli immigrati cinesi viene ingigantita, da numeri necessariamente incerti, utilizzati per creare un clima di "assedio" e di "cancellazione della cultura occidentale". Ma si tace sulle leggi razziste che questo hanno prodotto e per questo vanno cancellate. "Basta violenza sulla comunità cinese" "Basta razzismo e repressione" gli slogan scanditi ieri non si potrebbe meglio rendere e sintetizzare la situazione reale che ha portato a quella che i titoli di giornali di oggi riportano come "Milano la guerra dei cinesi" "Guerra di strada a Chinatown" Slogan che sintetizzano esplicitamente qual è la "guerra" reale che si sta combattendo in questa città: razzismo e repressione. Non vorremmo che questa campagna contro gli immigrati cinesi fosse il preludio per una nuova "deportazione" e sradicamento come quella già avvenuta per i rom di via Ripamonti, questo sì foriero di reale emarginazione, ulteriore impoverimento e fonte di nuova disperazione. Ma sappiamo bene, come mostrano le vicende di questi giorni a Milano, che lobiettivo reale sono sempre e comunque le masse popolari e i proletari stranieri o italiani che essi siano, quello a cui si vuole alludere è la cancellazione di ogni aspirazione a un cambiamento reale di questa società. Per questo gli operai, i lavoratori, i giovani, gli antifascisti ed antimperialisti devono scendere sinceramente e incondizionatamente al fianco degli "aggrediti" di oggi e sostenere la loro giusta rivolta contro loppressione. Proletari comunisti Milano Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo <mailto: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo >
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