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mercoledì 04 aprile 2007
La FIOM diffida i "dissidenti"


Care compagne e cari compagni,

l'appello "contro la negazione dei diritti e della democrazia dei lavoratori
nei luoghi di lavoro" - che in maniera totalmente autoconvocata sta
denunciando la criminalizzazione ad opera di governo, confindustria e
sindacati confederali nei confronti delle posizioni ritenute "fuori linea"
rispetto alla concertazione - e che sta riscuotendo un'adesione per molti
versi inaspettata ed insperata, sta producendo le prime reazioni scomposte e
autoritarie da parte della Cgil. In particolare della Fiom.
In calce potete, infatti, leggere la lettera di diffida che i delegati e le
delegate della Fiom, firmatari dell'appello, stanno ricevendo dalle proprie
segreterie. Questi lavoratori non devono più utilizzare la sigla
dell'organizzazione sindacale in quanto l'appello, "per toni, contenuti e
modalità si presenta come un attacco al nostro sindacato e configura
comportamenti estranei alla normale dialettica democratica della CGIL".
La normale dialettica democratica, quindi, per loro significa (alla
Manzoni): "tacere e sopire, sopire e tacere".
Mentre nei confronti dei compagni firmatari di Mirafiori sembra si sia
scomodato addirittura...Rinaldini!

Non pensavamo che questo appello potesse riscuotere così tanta "attenzione"
da parte di coloro che ormai palesano di fronte agli occhi di tutti,
soprattutto di coloro che hanno creduto in questi anni in una Fiom
"antagonista", la loro natura di "stampella" alle politiche anti-operaie di
governo e padroni. Evidentemente, forse precorrendo ancora un po' i tempi,
questi burocrati vedono mancarsi il "terreno sotto i piedi" e cominciano a
"blindare" la presunta "dialettica democratica" della quale si riempiono la
bocca.

Un motivo in più per continuare e perseverare nel lavoro quotidiano di
controinformazione, di denuncia, di organizzazione e di mobilitazione sui
luoghi di lavoro a difesa del salario, della salute di chi lavora, contro la
precarietà, lo sfruttamento e la guerra. Un lavoro che si può fare con o
senza mettere un trattino e una sigla dopo il nome e il cognome...

Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici che avessero ricevuto
"pressioni" e minacce di questo tipo a socializzare con tutti
l'informazione, perché pensiamo sia utile discuterne per capire come
rafforzare la denuncia di quanto sta accadendo.


La redazione di "Assemblea!"

***********

Ufficio: Segreteria generale FIOM

Prot: xxxx

Car* compagn*,

abbiamo letto l'appello "contro la negazione dei diritti e della democrazia
dei lavoratori nei luoghi di lavoro" che riporta la tua firma e la sigla
della Fiom, che per toni, contenuti e modalità si presenta come un attacco
al nostro sindacato e configura comportamenti estranei alla normale
dialettica democratica della CGIL.

In qualità di segretario generale, ti diffido in futuro dall'utilizzare la
sigla della nostra organizzazione per simili iniziative.

Augurandomi che fatti simili non si ripetano in futuro, ti porgo fraterni
saluti.

Il segretario generale
***************
Ecco l'appello "incriminato":
Se lo condividete, fatelo girare il più possibile
APPELLO A TUTTI I DELEGATI,
A TUTTI GLI OPERAI,
A TUTTI I LAVORATORI,
CONTRO LA NEGAZIONE DEI DIRITTI SINDACALI
E DELLA DEMOCRAZIA DEI LAVORATORI NEI LUOGHI DI LAVORO
Un clima pesante di criminalizzazione, sospetto, espliciti attacchi e accuse
si è abbattuto sul movimento dei lavoratori. I vertici di CGIL, CISL e UIL
hanno lanciato una nuova campagna di “epurazioni” interne mentre Stato
(attraverso il potere normativo) e padroni restringono sempre più gli spazi
di democrazia per i lavoratori “non allineati” dei sindacati confederali e
per i delegati e le delegate del sindacalismo di base, togliendo
arbitrariamente deleghe e non rispettando il diritto di assemblea nei luoghi
di lavoro (indette grazie alla concessione discrezionale della controparte).
Tutto si aggrava perchè si tenta di mettere a tacere le voci discordanti,
espressioni di posizioni e volontà degli operai di base, legittimamente
eletti dai lavoratori mentre, in ultimo, con la recente “campagna
antiterrorismo”, si prendono a pretesto le scelte scellerate di alcuni per
cercare di far pagare tutti ed eliminare il dissenso verso le posizioni
politiche e sindacali recenti.
Rifiutiamo questa logica che vuole pretestuosamente buttare nel calderone
chi lotta apertamente per il collegamento tra lavoratori combattivi per la
costruzione di una coscienza di classe, unico strumento valido, insieme alla
lotta e al conflitto nei luoghi di lavoro, per giungere all’emancipazione
della classe operaia e lavoratrice nel suo insieme.
E questa criminalizzazione nei confronti di  lavoratori e delegati sindacali
“fuori linea” assume connotati più sinistri proprio di fronte alla
difficoltà attuale delle linee sindacali concertative di sostenere e
giustificare agli occhi della propria base (I LAVORATORI) questa maggioranza
di governo.
Sta di nuovo emergendo la crisi di rappresentanza politica e sindacale: se
il Sindacato non fa il Sindacato, dettano le regole aziende e padroni. Non a
caso siedono regolarmente al tavolo i nominati dalle sigle, non gli eletti
dai lavoratori mentre si escludono i delegati del sindacalismo di base e si
isolano i delegati confederali “non affidabili”.
Troppo spesso i rappresentanti nominati dalle sigle “dimenticano” il loro
ruolo reale e ricoprono quello di controllori dei lavoratori all’interno
delle organizzazioni aziendali portando avanti i propri interessi personali
anziché contrattare per la generalità dei lavoratori.
Il momento storico è di piena subalternità culturale e politica alle
filosofie aziendalistiche e funzionarie dei padroni e dei burocrati
sindacali. Tutti i giorni, i dirigenti aziendali e sindacali sottolineano l’interesse
delle imprese cercando di convincerci che sia anche il nostro, perché l’azienda
ci “concede” un salario per arrancare fino alla fine del mese.
Così accade che nell’industria si flessibilizzano salari e orari, si
aumentano i ritmi e si diffondono i “licenziamenti mascherati” delle
delocalizzazioni e cessioni ramo d’azienda. Nel terziario si diffonde la
precarietà, l’arbitrio assoluto della grande distribuzione ed i salari da
fame. Nella pubblica amministrazione si diffondono le esternalizzazioni che
favoriscono le privatizzazioni striscianti dei servizi e introducono la
precarizzazione a “spese del contribuente”. E così via in tutti i settori di
lavoro.
Nel frattempo i salari non riescono a recuperare neanche la minima parte del
potere d’acquisto eroso dal carovita, specialmente con i continui rinnovi a
perdere dei vari CCNL. Ai lavoratori pubblici, ad esempio, si ventilano i
vincoli di bilancio per non dare aumenti salariali mentre i sindacati
confederali stanno concertando di elargire pochi spiccioli ad alcuni dando
parecchio a sé stessi. Questo istituto (le posizioni organizzative), nato 7
anni fa con l’intenzione di creare nel pubblico impiego l’area Quadri, ha
formato il ruolo di ulteriori “capi” o “kapò”, figure-cuscinetto aggiunte
sotto i dirigenti con il ruolo di servire i dirigenti e spremere i
lavoratori al loro posto. Aziende pubbliche e burocrazie sindacali concedono
ai funzionari di azienda o sindacali di sedersi al tavolo per trattare a
nome di tutti lavoratori. La pratica di queste “aristocrazie operaie”
(quadri aziendali) ha chiuso gli ultimi contratti integrativi assegnando nel
pubblico impiego a sé stesse (i quadri sono circa il 10% del personale) in
alcuni Comuni e Province anche l’80% delle risorse economiche destinate a
tutti.
Ma proprio questo clima di concertazione, e di repressione degli interessi
operai e dei lavoratori, fa nascere la volontà e la necessità dei lavoratori
di organizzarsi autonomamente per difendersi in prima persona dato che i
bisogni dei rappresentati sono sempre più lontani dai loro rappresentanti.
E’ difficile ormai giustificare persino la semplice presenza nel Governo
della parola “sinistra” di fronte all’ultima Finanziaria, all’accelerazione
dello scippo del TFR, al Memorandum segreto tra Governo e Sindacati
confederali per l’ennesima contro-riforma delle Pensioni, all’immobilismo
compiacente di fronte alla precarizzazione dilagante dei rapporti di lavoro
(né Legge 30, né Pacchetto Treu, né le norme su esternalizzazioni e cessioni
ramo d’azienda sembrano essere messe in discussione), agli attacchi sempre
più pesanti ai salari dei lavoratori. Per non parlare del rifinanziamento
delle missioni militari all’estero e della concessione della nuova base di
Vicenza agli USA…
Infatti, su molti temi del programma del Governo “non ci sarà più
discussione” e, tra questi, spicca ora ufficialmente anche il tema della
“riforma” delle Pensioni. Il 6 marzo è stato siglato un ultimo atto dell’ennesimo
furto della liquidazione dei lavoratori, l’istituzione della previdenza
integrativa per i dipendenti delle Regioni e Sanità.
La logica del profitto delle aziende e delle associazioni padronali continua
a dettare le regole. Nessun “cambio di rotta” o “segnale di discontinuità”
su questo.
Così è deciso. Hanno pagato e pagheranno sempre i lavoratori e le
lavoratrici i costi di questa giostra!
Di fronte a questo strumentale tentativo di criminalizzazione dei delegati
eletti legittimamente dai lavoratori, dalla Fiat Mirafiori ai vari comparti
del pubblico impiego, dalla Marcegaglia a Vodafone, l’unica risposta è
lottare e pensare con la nostra testa, senza sottostare a diktat e minacce,
rendendo visibile la nostra opposizione:
-alle ristrutturazioni padronali
-alle politiche dei sacrifici indipendentemente dal colore del governo che
ce le impone.
Per questi motivi saremo ancora nei prossimi mesi in prima fila nelle
assemblee, negli scioperi e nelle piazze a gridare il nostro rifiuto:
-allo scippo del TFR
-alla controriforma delle Pensioni
-alla precarietà del lavoro
-ai contratti-bidone firmati sulle spalle dei lavoratori
Solo rimettendo al centro questa volontà di lotta, senza delegare a nessuno
la difesa dei nostri interessi, possiamo cambiare “segno” alla crisi,
ricominciare ad invertire i rapporti di forza coi padroni e coi loro governi
e contrastare qualsiasi tentazione avventurista all’interno del movimento
operaio.

SOLO LA LOTTA PAGA, UNITI SI VINCE!
Elena Cinzia Bega - RSU Fiom-Cgil Siemens Bicocca (Mi); Massimiliano Murgo -
RSU Marcegaglia Building, Sesto San Giovanni (Mi);Fabio Zerbini - Rsa Cub
Genia, San Giuliano Milanese (Mi); Gioacchino Indelicato - Rsa Flmu-Cub MRG,
Gozzano (No); Luca Bellardone - Cooperativa Sociale Elios (No); Edoardo
Scaranello - Racca Impianti, Cavallermaggiore (Cu); Catia Galassi - RdB-Cub
Pubblico Impiego (No); Vincenzo Caliendo - Cobas Carrozzerie Fiat Mirafiori
(To); Roberto Bretto - Fiom-Cgil FIAT Mirafiori (To); Raffaele Argenta -
Fiom-Cgil FIAT Mirafiori (To); Roberto Santona - Fiom-Cgil FIAT Mirafiori
(To); Giusy Alì - Provincia di Torino (To); Riccardo De Angelis - RSU
Flmu-Cub Telecom (Roma); Andrea Fioretti - Flmu-Cub Gruppo Sirti (Roma);
Francesco Fumarola - Flmu-Cub Atesia (Roma); Giuliano Micheli - Cub
Trasporti Alitalia (Roma); Federico Giusti - RSU Cobas Comune di Pisa (Pi);
Luigi Izzo - Cantieri Navali Megaride (Na); Dario Calzavara - Fiom-Cgil
Alenia Breda, Pomigliano (Na); Peppe Iannaccone - Fiom-Cgil Alfa Romeo Avio,
Pomigliano (Na); Antonio Pelilli - RSU Fp-Cgil Comune di Pozzuoli (Na);
Sindacato Lavoratori in Lotta (Na); Giorgio Riboldi - AL-Cobas Cub Regione
Lombardia (Mi); Fabrizio Portaluri - Pirelli, Bollate (Mi); Alberto
Pantaloni - E-Care, Cesano Boscone (Mi); Graziella Buonvicino - ex Team
Promotion (Mi); Remo Giannotta - Fiom-Cgil Ideal Standard, Gozzano (No);
Fabio Bovi - RSU Fiom-Cgil Collegno (To); Silvestro Schena - RSU Fiom-Cgil
OM C.E., Lainate (Mi); Giuliana Cupi - dipendente della Provincia di Torino
(To); Dante Bedini - insegnante membro del direttivo provinciale Flc-Cgil
(Tv); Laura Bergamini - RSU Comune di Parma, Coordinatrice provinciale RdB
(Pr); Maria Teresa Cassiani - Rdb-Cub Comune di Torino (To); Antonio Masi -
RSU Cobas Regione Toscana (Fi); Fausto Sartorato - SdL Intercategoriale,
Busto Arsizio (Mi); Carlo Corbellari - RdB Comune di Verona (Vr); Andrea
Tosa - RSU Cobas Comune di Genova (Ge); Virna Granelli - RSU Cobas Comune di
Genova (Ge); Segreteria Intercategoriale dell’USI-AIT di Milano (Mi);
Gabriele Attilio Turci - RSU Cobas Scuola, Forlì (Fc); Alessandra Esposito -
RSU SLL Ospedale Spallanzani (Roma); Simone Fierucci RSU - Fiom-Cgil Pirelli
(Fi); Franco Vigano - RdB-Cub precario della scuola (Mi); Slai Cobas
Ilva-appalto (Ta); Pietro Di Gennaro - RSU RdB-Cub Università di Salerno
(Sa); Associazione Lavoratori Pinerolesi-Cub; Teresa Elefante - Fiat
Mirafiori (To); Roberto Benvenuti - Fiat Mirafiori (To); Sonia Nicolella -
Fiat Mirafiori (To); Giovanni Rossetti - Fiat Mirafiori (To); Simone Vivoli,
RSU Flmu-Cub Telecom (Fi); Laura Sambuelli - pubblico impiego (To); Soriane
Oliboni - ex-Team Promotion (Mi); Rino Sanna (Mi); Yurii Colombo (Mi).
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