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TFR:l'esposto o lo sciopero generale di tutte le categorie? PDF Stampa E-mail
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venerdì 16 marzo 2007
IL TESTO DELL'ESPOSTO SUL TFR DEPOSITATO IL 07 FEBBRAIO 2007
06/02/2007 21h44

Testo che viene presentato alle varie Procure della Repubblica presso i
Tribunali Italiani

Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di .....

Esposto

I sottoscritti cittadini e lavoratori espongono quanto segue:

A) Nei primi anni '90 le principali associazioni padronali ed
economico-finanziarie del nostro paese, in concorso con i governi ed i
vertici dei sindacati confederali, hanno deciso di ridimensionare
drasticamente la previdenza pubblica e di dare il massimo spazio ai fondi
pensione e alle polizze private per "tonificare" l'asfittica Borsa di piazza
Affari e per convogliare grandi masse di "risparmio previdenziale" sui
mercati finanziari, così come era già avvenuto in altri paesi come quelli
anglosassoni (Stati Uniti e Regno Unito), ove i fondi pensione sono titolari
di circa la metà della complessiva capitalizzazione di Borsa.

B) Per far ciò è partita una fortissima e ossessiva campagna di stampa
contro un inesistente deficit dell'INPS. Questa campagna, corredata da
notizie false e tendenziose, è continuata fino ai giorni nostri:
Ilsole24ore del 3-1-2007, ad esempio, ha pubblicato un articolo dal titolo:
"Inps in disavanzo per 431 milioni"; in realtà, leggendo l'articolo stesso,
si scopre che l'Inps, nel 2005, ha avuto un attivo di 2,3 miliardi di euro
ed ha un attivo patrimoniale netto di 24,2 mld di euro.
IlSole24ore, super-esperto in materia, non dice che lo Stato ha dato all'Inps
nel 2005 solo una piccola parte dei rimborsi che dovrebbe dare all'Ente
previdenziale per le spese assistenziali sostenute dall'Ente stesso per
conto dello Stato. E dire che l'Inps, nonostante abbia avuto solo un piccolo
rimborso, è ugualmente andato in attivo!

C) In realtà in questi anni all'Inps c'è stata una rapina continuata ai
danni dei lavoratori:

Negli scorsi decenni l'Inps è stato prosciugato non solo per una marea di
spese assistenziali ma addirittura per massicci aiuti alle aziende
(fiscalizzazione degli oneri sociali da 10.000 miliardi di lire all'anno,
ecc..).
Recentemente è stato accorpato all'Inps il fondo dei dirigenti d'azienda che
ha un passivo di oltre 1 miliardo di euro; ciò è ancor più scandaloso per le
scandalose stock option e gli scandalosi stipendi miliardari di molti di
loro (quasi 1.000 miliardi di lire al solo Marco Tronchetti Provera e ad
altri 2 dirigenti Pirelli per la vendita di brevetti alla Corning).
Il fondo Inps dei lavoratori dipendenti ha dovuto periodicamente ripianare i
continui mastodontici deficit dei fondi Inps di altre categorie come i
commercianti e i coltivatori diretti, che percepiscono pensioni senza aver
pagato normali contributi.
La legge 88 del 1989 ha stabilito finalmente l'obbligo di separare le spese
assistenziali, da mettere a totale carico dello Stato e della fiscalità
generale, da quelle previdenziali, da mettere in carico all'Inps; ma questa
legge non è mai stata applicata dai governi e dai ministri competenti
succedutisi in tutti questi anni!
Se le necessità finanziarie sono di tipo assistenziale, è obbligo dei
governi e dei ministri competenti intervenire e non sono pertinenti compiti
puramente assistenziali da parte dell'istituto di previdenza, il quale
altrimenti viene chiamato a svolgere una funzione vicaria della fiscalità
generale, in luogo di quella previdenziale che gli è propria.

Nonostante ciò l'Inps è in attivo da diversi anni. Nel 2004 l'attivo è stato
addirittura di 5,26 mld di euro, e le previsioni di bilancio per il 2006
parlano di un attivo superiore ai 2,3 miliardi di euro dell'attivo che c'è
stato pure nel 2005.
E i bilanci dell'Inps hanno dovuto fare i conti col fatto criminoso che
moltissime aziende hanno evaso in modo sistematico una marea di contributi
previdenziali: solo per il 2006 si stima che ci sia stata un'evasione
contributiva di circa 50 miliardi di euro da parte del 30% dei padroni e
delle aziende italiane.
In tutti questi decenni i governi ed i ministri competenti, invece di
regolamentare i migranti e le forme di precariato e di cosiddetta
flessibilità del lavoro, hanno fatto condoni previdenziali a ripetizione,
con la conseguenza della presunzione di impunità per i padroni che
delinquono evadendo i contributi previdenziali. Anche con l'ultima
finanziaria ci sono stati provvedimenti di condono previdenziale.
L'Inps, grazie ai contributi previdenziali riscossi negli scorsi decenni,
aveva un enorme patrimonio immobiliare, garanzia per la solidità dell'Istituto
e per il pagamento delle future pensioni; questo patrimonio è stato quasi
tutto dissipato per tappare il deficit dello Stato (invece di usare proventi
fiscali, tra l'altro in presenza di 200 miliardi di euro di evasione fiscale
annua!).
La "vendita" del patrimonio immobiliare dell'Inps è avvenuta con le
cartolarizzazioni; recentemente l'on. Giorgio Benvenuto, presidente della
commissione Finanze del Senato, ha chiesto l'istituzione di una commissione
parlamentare d'inchiesta su queste cartolarizzazioni: "si tratta -ha
dichiarato- di una stagione complessa quanto oscura della finanza pubblica,
che di fatto è stata sottratta al controllo parlamentare".

D) Questa campagna sul "deficit" dell'Inps, corredata da notizie false e
tendenziose, e lo storno dalle casse Inps di enormi masse di danaro per
finalità non previdenziali hanno facilitato il passaggio dal sistema
retributivo al sistema contributivo e l'innalzamento dell'età pensionabile,
nonostante una fortissima opposizione dei lavoratori.
Con il sistema contributivo viene dimezzato l'importo della pensione, in
particolare per i redditi bassi, e ogni lavoratore ha una sua particolare
posizione contributiva, stravolgendo così il carattere solidaristico del
sistema retributivo;
l'ammontare della pensione futura non è più certo ma è sempre a rischio di
nuove decurtazioni se il "Nucleo di valutazione della spesa pensionica",
organismo del ministero del lavoro, stabilisce che l'aspettativa di vita è
aumentata.
Tutti i lavoratori assunti dopo il 1993 hanno già a tuttoggi almeno 14 anni
di pensione Inps dimezzata, e i precari sono del tutto senza nessuna
prospettiva di una normale pensione Inps.
Coloro che ora ci dicono che bisogna aderire ai fondi pensione o alle
polizze "previdenziali" private (anche rinunciando al TFR oltre che ad una
parte del normale salario) perché la pensione Inps - col nuovo sistema
contributivo - non copre neanche il 40/50% dell'ultimo stipendio, sono gli
stessi che invece negli anni '90 - quando fecero questo cambiamento - ci
dissero che si sarebbe perso poco e che, per avere una pensione decente,
sarebbe stato sufficiente un modesto versamento di soldi ai fondi pensione.
Mentre i parlamentari prendono una pensione (chiamato "vitalizio") di 3.108
euro dopo una sola legislatura (non cumulabile, e goduta 10 anni prima delle
cosiddette "scandalose" pensioni di anzianità), è stata scatenata in questi
anni una vergognosa canea contro chi, spesso, si è ammazzato di lavoro per
35 o 40 anni e va in pensione con 900/1100 euro al mese!

E) Contemporaneamente alla campagna di stampa sul "deficit" dell'Inps, al
taglio delle pensioni pubbliche e all'aumento dell'età pensionabile, con i
governi Amato, Dini, Prodi e Berlusconi sono state varate una serie di leggi
e normative sui fondi pensione privati che hanno agevolato in ogni modo
padroni, banche, finanziarie, assicurazioni e sindacati e hanno penalizzato
pesantemente i lavoratori e i futuri pensionati peggio che nel "modello
americano":
Con la normativa fatta sui Fondi pensione italiani sono solo i lavoratori a
rischiare: se gli investimenti fatti sui mercati finanziari andranno bene,
ci sarà una rendita (o "pensione"), altrimenti niente.
Invece i gestori, la banca depositaria e gli amministratori dei fondi
pensione avranno i loro compensi e le loro commissioni sia con un buon
andamento dei fondi stessi sia con un loro tracollo.
Negli Stati Uniti, presi sempre ad esempio dagli assertori della
privatizzazione del sistema, fino a ieri la previdenza era basata:
- su un pilastro pubblico tipo Inps (40/50 % di copertura rispetto all'ultimo
stipendio) sostenuto da una bassa contribuzione (12% dello stipendio);
- su fondi pensione aziendali a prestazione definita e non legata all'andamento
del fondo sui mercati finanziari.

Negli USA questo secondo pilastro è ora messo in discussione, oltre che dai
crack di alcune aziende (Enron, ecc..) che hanno travolto pure il proprio
fondo pensione, dai deficit dei fondi pensione (originati dalla crisi di
Borsa del 2000) di alcune grandi aziende come Ford e General Motors. E ora
negli Stati Uniti governo, banche, assicurazioni e aziende vogliono "fare
come in Italia", innanzitutto con i nuovi assunti, espandendo prodotti come
i 401K, simili alle nostre polizze "previdenziali" private e basate sul
rischio esclusivo del lavoratore, e tagliando ulteriormente le pensioni
pubbliche.
Ultimamente anche in Italia vengono propagandati alcuni fondi pensione a
prestazione definita, ma il rendimento futuro, oltre che essere condizionato
alla solidità e solvibilità futura di quel fondo (e in Italia i fondi sono
già migliaia, moltissimi di piccole dimensioni), è addirittura inferiore al
rendimento che garantisce il TFR (che ha un fondo di riserva e di garanzia
presso l'Inps), sono condizionati a moltissimi vincoli, senza calcolare poi
il peso delle commissioni.

La campagna di stampa su presunti mega-rendimenti dei fondi pensione privati
e delle polizze "previdenziali" che investono in azioni è falsa e
tendenziosa;
non ha senso affermare che l'aleatorietà della "scommessa" dell'investimento
speculativo di borsa (che è tale ed aleatorio per sua specifica e
riconosciuta natura) sia al contrario più affidabile e sicura del risparmio
previdenziale. Con questo sistema speculativo, cui compete un grado di
rischio comunque più elevato, non si può affermare di poter costruire il
cosiddetto secondo o terzo o chissa quale nuovo pilastro della previdenza,
come se fosse più sicuro di quello tradizionale vigente.
La matematica probabilistica insegna, al contrario, che il rischio aumenta
col diminuire della numerosità del gruppo cui si fa riferimento. Ed è
sicuramente meglio per i lavoratori se il gruppo fa capo ad un unico ente
nazionale pubblico come l'Istituto Nazionale INPS.

E se non c'è garanzia di rendimento, è fuorviante parlare di "pensione
integrativa": si tratta di un investimento finanziario, legato all'andamento
dei mercati borsistici e all'abilità del gestore del fondo. Si tratta quindi
tecnicamente di una "rendita", e non di una pensione. Si parla di "pensione
integrativa" perché ai fini del marketing, parlare di "pensione" è molto più
attraente che non di "investimento finanziario", ma facendo così si
ingannano i lavoratori.
Vogliono far credere che i Fondi Pensione rappresentino una realtà diversa o
meno rischiosa delle migliaia di fondi bancari e finanziari già esistenti;
in realtà si tratta di una finzione che crea una duplicazione di costi di
gestione per ciascun fondo pensione nuovo, che poi affida la gestione del
rischio finanziario ancora agli stessi operatori bancari che già gestiscono
i loro fondi.

Negli Usa e nel Regno Unito ci sono stati anche recentemente numerosi casi
di fallimento di fondi pensione.
Ma anche in Italia alcuni fondi pensione hanno già fatto crack; l'ultimo in
ordine di tempo è il fondo pensione della banca IBI (poi Cariplo e ora
BancaIntesa-Sanpaolo). Dovrebbe far riflettere il fatto che hanno avuto
problemi con i rispettivi fondi pensione interni Comit, BNL e
Intesa-Sanpaolo, dato che le banche monopolizzano la gestione di gran parte
dei fondi pensione.
E quando c'è il crack le conseguenze sono pesanti per i lavoratori e i
pensionati:

ECCO IL TESTO DI UN COMUNICATO (13-12-2004) DELLE FONTI ISTITUTIVE SINDACALI
SOTTOSCRITTRICI DELL'ACCORDO DEL FONDO PENSIONE COMIT:
"Sono state assunte le seguenti decisioni, che il Consiglio di
Amministrazione del
Fondo dovrà deliberare per non aggravare ulteriormente lo stato di carenza
di liquidità e disavanzo, con il rischio di compromettere la fase
liquidatoria, e per ottenere un intervento tempestivo della COVIP:
- viene sospesa dal 1° gennaio 2005 l' erogazione degli zainetti (chi esce
dal processo produttivo prima della pensione e avrebbe diritto al riscatto
del capitale, non potrà esercitarlo);
- le prestazioni pensionistiche verranno corrisposte in misura percentuale
(75%, 50%, 50% rispettivamente per gennaio/febbraio/marzo) sotto forma di
acconto sulla futura liquidazione in conto capitale. Dal prossimo aprile
2005, cesserà ogni forma di erogazione salvo diverse disposizioni del
commissario liquidatore.
- vengono soppresse le pensione di reversibilità, con riferimento ai soli
nuovi trattamenti.
FALCRI, FIBA CISL, FISAC CGIL, UILCA, DIRCREDITO, SINFUB".


Il lavoratore che si iscrive al fondo pensione sa quanto versa ma, a parte l'andamento
dei mercati finanziari e l'entità delle commissioni, c'è anche l'incognita
del calcolo della aspettativa di vita periodicamente fissato nientemeno che
da una Compagnia Assicuratrice! Se aumenta l'aspettativa di vita, diminuisce
il "coefficiente di conversione" e di conseguenza l'importo della rendita.
Attualmente, con questo meccanismo, a parità di versamenti, le donne hanno
diritto a una rendita complementare inferiore del 30% rispetto agli uomini
in quanto hanno una aspettativa di vita superiore di 6 anni rispetto agli
uomini. Ed è in arrivo un'altra pesante penalizzazione sia per gli uomini
che per le donne.
Già oggi, per chi avrà ad esempio la fortuna (mercati azionari permettendo)
di aver accumulato dopo una vita di lavoro 50.000 euro nel fondo pensione
Cometa dei metalmeccanici, a 65 anni (se uomo) prenderà circa 260 euro al
mese di rendita integrativa, che scendono a 185 euro se chiede una rendita
totalmente reversibile a favore di una donna con 5 anni di età in meno di
lui; e la donna, a 60 anni, avrà una rendita di circa 191 euro al mese, che
scendono a 185 con la reversibilità (vedi CorrierEconomia del 29-1-2007);
queste cifre sono valide per chi va in pensione entro il 2011; per chi andrà
dopo saranno ridotte sicuramente, e non si sa quante volte, prima di andare
in pensione, grazie al meccanismo della aspettativa di vita!

E queste rendite, anche, si potranno incassare solo al raggiungimento dell'età
prevista per la pensione di vecchiaia Inps anche se il lavoratore è già
andato in pensione di anzianità: cioè 65 anni per gli uomini e 60 anni per
le donne, e domani sicuramente peggio.
La creazione e la gestione di questi fondi ha un costo molto superiore di
quello della gestione già strutturata, organizzata e collaudata affidata
all'INPS; questo costo si mangia da solo tutte le agevolazioni ottenute dai
fondi con gli accordi contrattuali (uno o due % della retribuzione versata
dal padrone, ecc..). Queste cifre non sono certo trascurabili: nel caso di
Cometa viene applicata una commissione dell'1,25 su ogni rata mensile della
rendita pensionistica oltre a una commissione dello 0,7% operato dall'assicurazione
sul rendimento della gestione. E per alleviare le spese dei fondi pensione
privati diversi enti pubblici (Inps, Metof, ecc...) forniscono loro
incredibilmente servizi a basso costo con queste stesse strutture
pubbliche.
Nei rinnovi contrattuali degli ultimi anni è stato stabilito che il padrone
versa una parte di salario (di solito uno o due per cento) sulla posizione
assicurativa dei lavoratori iscritti al fondo stesso. I lavoratori non
iscritti ai fondi sono discriminati e perdono questa quota di salario; e
saranno penalizzati anche coloro che incapperanno nell'illegale meccanismo
del silenzio/assenso.

I soldi dati ai fondi pensione sono stati drasticamente detassati, almeno
fino a quando non decollerà la previdenza privata, mentre la tassazione del
TFR è raddoppiata in pochi anni; e, fino a ieri, chi versava al fondo meno
della metà del TFR perdeva molte agevolazioni.
"La leva tributaria è lo strumento più efficace per favorire il decollo (dei
fondi pensione. Il trattamento fiscale è molto favorevole. Ma durerà?"
(CorrierEconomia, 29-1-2007).

F) Ma i fondi pensione, nonostante questa legislazione e regolamentazione di
favore, sono stati scelti finora solo dall'11% dei lavoratori interessati.
Ecco che allora arriva il decreto legislativo del ministro Maroni e del
governo Berlusconi, anticipato di un anno, al 1° gennaio 2007, dal ministro
Damiano e dal governo Prodi:
I lavoratori "devono" obbligatoriamente dire SI o NO al versamento del TFR
nei fondi pensione o nelle polizze "previdenziali" private.
In modo palesemente incostituzionale, rispetto al principio di uguaglianza
dei lavoratori, si opera una differenza di trattamento tra i lavoratori
delle aziende con meno di 50 addetti e con più di 50.
Viene istituito il "silenzio/assenso".
I lavoratori che, entro il 30 giugno 2007, non faranno nessuna scelta,
saranno privati d'autorità del TFR, che finirà in modo forzoso a un fondo
pensione contrattuale o aperto (nel caso di accordo sindacale) se esistenti,
oppure a un fondo speciale Inps, con rendimento obbligazionario, cioè
inferiore a quello attualmente garantito dal TFR.

Tutto ciò nonostante il TFR sia salario differito di titolarità esclusiva
del lavoratore!
L'istituto del TFR (prima si chiamava LIQUIDAZIONE) è in vigore da 25 anni
ed è stato istituito a seguito di una iniziativa referendaria fatta da
800.000 cittadini italiani nel 1981 per abrogare alcune norme varate dal
governo nel 1977 dopo un accordo interconfederale tra il presidente della
Confindustria Gianni Agnelli e CGIL-CISL-UIL. Tale accordo aveva
sterilizzato gli scatti di scala mobile sulla liquidazione e, come
conseguenza, anche per la concomitante alta inflazione, aveva portato al
dimezzamento della liquidazione in pochissimi anni.
3 giorni prima di far pronunciare col voto tutti gli italiani con il
referendum, il governo Spadolini fece approvare una legge istitutiva del
TFR: la liquidazione venne agganciata a una percentuale del salario annuale
e gli operai, che fino ad allora avevano una liquidazione calcolata su 100
ore annue anziché 173, vennero parificati agli impiegati.
Con la legge Spadolini il TFR venne agganciato a un meccanismo annuale di
rendita automatica e garantita: interesse annuale dell'1,5% + il 75% dell'indice
Istat. Venne anche istituito presso l'Inps un fondo che garantisce il TFR ai
lavoratori anche nel caso di fallimento della propria azienda.

E ora un salario differito come il TFR, per giunta normato da una iniziativa
referendaria, è spostato forzosamente senza il consenso del lavoratore!


E il TFR spostato forzosamente presso l'Inps con il silenzio/assenso,
unitamente al TFR dei lavoratori delle aziende oltre i 50 dipendenti (nel
caso di scelta del lavoratore di non devolvere il TFR a un fondo pensione
privato), pur essendo salario differito dei lavoratori, è stato considerato
dall'ultima finanziaria come una entrata strutturale dello Stato finalizzata
alla copertura di deficit di bilancio dello Stato! Addirittura una parte del
trattamento di fine rapporto (tfr) che i lavoratori dipendenti delle aziende
private con più di 49 addetti non destineranno
alla "previdenza" complementare sarà dirottato ad un nuovo fondo statale che
finanzierà anche un Fondo per le spese di funzionamento della Difesa, per un
ammontare di 160 milioni nel 2007, di 350 milioni nel 2008 e di 200 milioni
nel 2009.


Una recente sentenza della VI sezione civile del Tribunale di Milano ha
dichiarato nullo il contratto stipulato da una persona che ha acquistato una
polizza index linked di una assicurazione, e questo nonostante l'acquirente
avesse firmato una liberatoria contrattuale; secondo il collegio giudicante,
presieduto dal giudice Angela Bernardini, per dare l'ok all'uso di una somma
per l'investimento sui mercati finanziari non basta una generica firma ma l'interessato
deve essere pienamente consapevole dei rischi ai quali va incontro.
Se questo è valido nel caso sopradescritto, a maggior ragione è illegale non
solo il silenzio/assenso ma anche la delega al fondo pensione privato,
specie se fatta, come è di norma in moltissime aziende, da delegati e
funzionari sindacali o da esponenti degli uffici del personale privi di
qualsiasi competenza in materia finanziaria.
Il principio del silenzio assenso è in assoluto contrasto con il principio
fondamentale del nostro diritto, valido universalmente in tutti i tribunali:
chi tace non dice niente!
Non è lecito ritenere che l'esercizio di un diritto possa essere svolto con
una non-scelta rappresentata dal silenzio anzichè con una esplicita
manifestazione di volontà che dimostri l'esatta conoscenza e percezione dei
termini del problema.
Del tutto illegittima, e solo finalizzata a imporre in modo coercitivo la
scelta dei fondi pensione, è anche la norma che esclude ripensamenti futuri
rispetto alla decisione di devolvere il TFR ai fondi pensione. E chi è
incorso nel silenzio/assenso, dopo il 30 giugno non può più decidere nulla
sulla destinazione del TFR, cioè di una parte del suo salario!

L'impossibilità di cambiare idea e di riavere il TFR penalizza soprattutto i
nuovi assunti. All'assunzione - e comunque entro sei mesi - devono decidere
se tenersi o meno il TFR; la loro condizione di debolezza faciliterà scelte
pilotate da altri.
Mentre il lavoratore si trova imprigionato nel fondo pensione, al contrario
gli potranno togliere le agevolazioni fiscali e gli potranno ridurre il
rendimento col sistema dell'aspettativa di vita.
Il TFR che non è destinato ai fondi pensione viene tassato il doppio o il
triplo rispetto a pochi anni fa per costringere di fatto i lavoratori a
versarlo ai fondi pensione stessi.

Ciò avviene in spregio sia della Carta Costituzionale che della Corte
Costituzionale stessa la quale, con la sentenza 231/1991, intervenne contro
un eccesso di tassazione del TFR. Recentemente, inoltre, la Commissione
tributaria regionale di Roma (30-1-2003, in "Gazzetta Ufficiale",I serie
speciale, n. 34/2003) ha sentenziato che è anticostituzionale per violazione
dell'art. 3 della Costituzione la mancata previsione di una rivalutazione
automatica, sulla base degli indici Istat", della quota annuale esentasse
(500.000 lire dal 1985, portate solo a 600.000 lire nel 2000).
Il governo D'Alema, nel 2001, invece di applicare la sentenza della Corte
Costituzionale, eliminò le 600.000 lire annuali esentasse e al suo posto
mise una detrazione a termine fino alla "riforma" del TFR. E con la
"riforma" Maroni, che nel 2005 vara il decreto sul TFR oggi anticipato di
un anno da Damiano, sparisce la detrazione e c'è un violento aumento delle
tasse sul TFR, in barba alla stessa Corte Costituzionale.
E dal 1-1-2003 era già calata la mannaia del fisco con un aumento anche del
30% delle tasse sul TFR per gli effetti combinati della legge D'Alema del
2001 e della modifica delle aliquote Irpef operata dal Governo Berlusconi
dal 1-1-2003.

Per evitare che la "riforma" dell'Irpef danneggiasse i cittadini, il governo
Berlusconi aveva previsto la "no tax area" e la "clausola di salvaguardia"
le quali consentivano di calcolare l'Irpef con le vecchie aliquote in vigore
fino a dicembre 2002 se, applicando quelle nuove, il prelievo fiscale fosse
aumentato. Ma per il TFR questo non è stato applicato, e ciò ha comportato
solo per i 400.000 lavoratori che si sono licenziati dal 1-1-2003 al
30-6-2004 una maggior tassazione di 750 milioni di euro (1.500 mld di
lire!). E a fine anno arrivarono a 1 miliardo di euro. Il relatore di
maggioranza alla delega fiscale e capogruppo di Forza Italia in commissione
Finanze, Vittorio Emanuele Falsitta, ha dichiarato in parlamento che "l'esclusione
di tali redditi (il TFR) dal beneficio di salvaguardia potrebbe dare luogo a
discriminazioni incostituzionali" (IlSole24ore,16-6-2003).

G) Il TFR che i lavoratori maturano in un solo anno ammonta alla enorme
cifra di 21 miliardi di euro.
Il controllo e la gestione della mega-torta dei fondi pensione è un coacervo
infinito di conflitti di interesse.
E i lavoratori sono la prima vittima di questi conflitti di interesse.

Il ministro del lavoro Cesare DAMIANO è stato presidente del fondo pensione
COMETA.
Consulente del ministro Damiano al ministero è Giovanni Pollastrini,
"esperto di previdenza integrativa". All'inizio degli anni '90 Pollastrini
(dirigente RAS fino a pochi mesi fa, e prima all'Unipol) e "Damiano misero
le basi per COMETA, il fondo integrativo dei metalmeccanici".
"Attualmente Pollastrini -esperto DS per la previdenza integrativa- è
presidente del fondo FONTE per i lavoratori del commercio, consigliere del
fondo PRIAMO (trasporti pubblici) ed è entrato da poco anche nel Cda dell'ENASARCO"
(IlSole24ore, 31-10-2006).


Alberto Brambilla, sottosegretario al Lavoro con Maroni e autore del decreto
Maroni del 2005 sul TFR, prima di diventare sottosegretario era il dirigente
responsabile dei fondi pensione di Intesa/Cariplo.
In questi giorni è stato scoperto "un ammanco di bilancio per oltre 40
milioni di euro nella cassa Ibi, il fondo pensione degli ex dipendenti dell'Istituto
bancario italiano, incorporato in Cariplo nel '91, ora nel gruppo
Intesa-Sanpaolo". L'ammanco è "superiore alla metà dell'intero patrimonio
del fondo" "a cui è iscritto oggi circa un migliaio di dipendenti del gruppo
(IlSole24ore, 31-1-2007).
"I circa mille iscritti al fondo, costituitisi in comitato, intendono
rivolgersi alla megistratura per chiedere soddisfazione per il danno subito:
molti di loro erano infatti pronti a conferire il proprio TFR al fondo,
altri avevano avanzato richieste di anticipo per spese mediche o l'acquisto
dell'abitazione" (IlSole24ore, 1-2-2007).
Brambilla è tuttora nel consiglio di amministrazione del "Nucleo di
valutazione della spesa previdenziale", l'organismo ministeriale che ha il
compito di stabilire l'aspettativa di vita dei pensionati, elemento che
concorre pesantemente nel calcolo delle pensioni Inps. Questo organismo,
del quale fino a sei mesi fa Brambilla ne era presidente del Cda, ha
proposto di diminuire dell'8% l'importo delle già taglieggiate pensioni Inps
"perché sta aumentando" l'aspettativa di vita.
Brambilla prima di andare al ministero era anche nel Cda di alcune banche
(Banco di Chiavari) ed è nel Cda di Credieuronord, la banca della Lega Nord
salvata dal fallimento da Giampiero Fiorani (BPL); proprio in questi giorni
la Procura della Repubblica di Milano ne ha chiesto il fallimento
(IlSole24ore,3-2-2007).
Brambilla è stato membro del consiglio di amministrazione dell'Inps dal '94
in poi e nel '97 ha scritto il volume , edito da Sole-24 Ore Libri.


L'authority incaricata di vigilare sui Fondi Pensione, la COVIP, è diretta
da Luigi Scimìa, ex presidente del fondo pensione BNL.
Non c'è dubbio che la nomina di Scimia a vigilare su qualcosa che ha diretto
fino a poco tempo prima rappresenti un inequivocabile conflitto di
interessi. Infatti c'è il rischio che, anzichè un loro controllore, sia un
agente pubblicitario dei Fondi Pensione.
Il fondo pensione BNL, tra l'altro, naviga in cattive acque.
Un comunicato del FALCRI, associazione sindacale bancaria, precisa al
riguardo:
"Tra i lavoratori/soci comincia a serpeggiare il dubbio che vi siano
problemi legati alla liquidita' del Fondo Pensioni. . Improvvisamente nel
2005, senza una motivazione plausibile e comunque dichiarata, prima si e'
verificato un blocco di alcuni mesi delle erogazioni richieste e poi,
recentemente, una ripresa di queste con il contagocce e con pesanti
restrizioni, come ad esempio un anticipo del solo 10% della cifra per
ristrutturazioni e poi anche per i motivi di salute, rinviando l' erogazione
totale a presentazione fattura finale. Il vero problema potrebbe essere
quello di una possibile carenza di liquidita' del Fondo Pensioni Bnl che
verrebbe "nascosta", ipotesi che non puo' non creare preoccupazione tra i
lavoratori/soci".
I fondi pensione contrattuali hanno un consiglio di amministrazione
paritetico: tot rappresentanti delle aziende e tot rappresentanti dei
sindacati.
Ma sia le aziende che i sindacati sono presenti anche nelle banche
depositarie (tra l'altro fissano i rendimenti) e nelle società di gestione.
E le società di gestione sono controllate dalle banche.

La Fiat, ad esempio, ha un suo dirigente (Galateri) alla presidenza di
Mediobanca, azionista di molte banche e assicurazioni, ed ha una presenza
diretta in alcune banche a partire da Intesa-Sanpaolo (sia nel CdA di
Intesa-Sanpaolo che nella Fondazione Sanpaolo, prima azionista del nuovo
colosso bancario e delle quale è presidente Franzo Grande Stevens, l'avvocato
della famiglia Agnelli); Intesa-Sanpaolo è il primo gestore sia dei fondi
pensione negoziali (28 mandati con Cometa, Fonchim, Alifond, Fonte,
Telemaco, ecc..) che dei fondi pensione aperti.

CGIL-CISL-UIL, da parte loro, sono presenti ad esempio nell'UNIPOL, che
"gestisce 16 mandati sui 43 fondi collettivi che risultavano autorizzati
dalla Covip al 30 giugno dello scorso anno" (IlSole24ore,9-1-2007):
- Rocco Carannante, tesoriere della UIL e membro della segreteria nazionale
UIL, dal 2000 è membro del CdA dell'Unipol, è nel Cda del Fondo pensione
PREVIAMBIENTE (Igiene ambientale e settori affini) e fa parte del Consiglio
di Indirizzo e Vigilanza C.I.V. dell'I.N.P.D.A.P. dal 1995;
- Graziano Trerè, ex segretario organizzativo e segreteria nazionale CISL,
amministratore unico IAL CISL (formazione), fa parte del Consiglio di
amministrazione di Unipol dal 1998 ad oggi.
Trerè, in occasione della vicenda Consorte/Unipol, ha dichiarato che anche
la CGIL, pur essendo uscita dal CdA di Unipol nel 1999, rimane azionista
della stessa Unipol come la CISL e la UIL.

La CISL ha anche una propria assicurazione e un proprio fondo pensione.
L'assicurazione UNIONVITA è di proprietà AIG, prima assicurazione americana,
con il 64%, e della CISL con il 36% delle azioni.
Unionvita fa da gestore ad alcuni fondi pensione (Fonchim, ecc..) ed ha
organizzato UNIONFONDO, un fondo pensione aperto.
Aig è proprietaria di oltre ¼ dell'area dell'Alfa Romeo di Arese; riguardo a
quest'area, di complessivi 2,3 milioni di mq, due anni fa Emilio Gnutti, che
era titolare con la controllata Hopa (nel cui patto di sindacato è presente
Unipol) della società fiduciaria proprietaria dei restanti ¾ dell'area dell'Alfa
Romeo di Arese, durante una manifestazione dello Slai Cobas Alfa Romeo a
Brescia, a chi gli chiedeva di dire chi c´è dietro l´"affare Alfa di Arese"
rispose: "non vi dico niente perché se no vi vergognate, non tanto voi
quanto gli altri sindacati".

Luciano Scapolo, presidente del fondo pensione FONCHIM (chimici) e dirigente
della Femca-Cisl, è stato Presidente di ARCO (settore legno), Consigliere di
ALIFOND ed è Presidente del Fondo Gomma Plastica, nonché membro del
Consiglio di Amministrazione di UNIONVITA.


H) Nei giorni 3-1-2007, 5-1-2007, 10-1-2007 e seguenti su "Ilsole24ore" è
stata pubblicata una pagina pubblicitaria del Gruppo Banca Carige con il
seguente testo:

"FONDO PENSIONE CARIGE
IL NOSTRO PENSIERO PER IL 2007?
IL FUTURO DELLA VOSTRA AZIENDA
Per rispondere alle esigenze di liquidità della tua azienda facilitiamo il
passaggio del TFR al FONDO PENSIONE APERTO CARIGE con finanziamenti ad hoc a
tassi particolarmente agevolati ....".

Da questa inserzione pubblicitaria sembra trasparire il messaggio che, se l'azienda
X convince i suoi lavoratori ad aderire ai fondi pensione del Gruppo Banca
Carige, l'azienda stessa potrà avere FINANZIAMENTI AD HOC A TASSI
PARTICOLARMENTE AGEVOLATI da parte dello stesso Gruppo Banca Carige!

In questa settimane banche, assicurazioni, padroni, sindacati e ministri
stanno inondando giornali e televisioni di messaggi pubblicitari
ingannevoli, garantendo a parole futuri rendimenti dei fondi pensione come
sicuramente superiori a quanto garantisce il TFR.
Vengono utilizzati anche decine di milioni di euro di soldi pubblici per
fare pubblicità ai fondi pensione privati: solo con l'ultima finanziaria
sono stati stanziati per questo 17 milioni di euro.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Ci riserviamo di produrre una memoria integrativa ulteriormente dettagliata
con documentazione allegata.

Per gli esposti motivi, noi, sottoscritti
D E N U N C I A M O
tutto quanto sopra esposto alla Procura della Repubblica perchè verifichi la
sussistenza di condotte di rilevanza penale.
Nominiamo, quali eventuali parti lese, nostri difensori gli avvocati del
foro di .................................
Eleggiamo domicilio presso lo SLAI COBAS, via . .............
....................................
Ci riserviamo la costituzione di parte civile.
Chiediamo che i responsabili siano perseguiti e puniti.
Chiediamo di essere avvisati in caso di eventuale richiesta di archiviazione
ex art. 408 c.p.p..

......... 7-2- 2007

www.slaicobas.it
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