.: Italia Alternativa :.
.: Sunday 07 September 2008 :.
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| 8/3/2007 PIATTAFORMA POLITICA AL MOVIMENTO FEMMINILE |
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| Wednesday 07 March 2007 | ||||||||
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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO -VIA STOPPANI,15 (QUART. SANT'ANNA) usc. autostr. A8-laghi - 21052 Busto Arsizio-VA- --------------------------------------------------------------------- PIATTAFORMA POLITICA AL MOVIMENTO FEMMINILE La 12ª Conferenza Femminile indirizza alle lavoratrici, alle ragazze, alle donne d’avanguardia, la seguente "piattaforma politica" nell’ intento di raggruppare le forze attive femminili e convogliarle nella lotta rivoluzionaria. La situazione presente La situazione che attraversiamo è caratterizzata dalla crisi generale del sistema imperialistico. Questa crisi investe tutte le sfere: l’ economia, la finanza, i rapporti sociali, la politica, ecc. Eccone uno schizzo. Sul piano economico siamo in piena sovrapproduzione. Il sistema non sa dove smaltire l’enorme massa di merci in eccesso e dove investire i capitali. Le merci non trovano sbocco sul mercato per la estrema e crescente povertà in cui si trova la maggior parte della popolazione mondiale. E i capitali non trovano altri settori produttivi all’ infuori dell’industria degli armamenti e delle imprese biotecnologiche. Sul piano finanziario si è avuto, sin dall’inizio della crisi produttiva che risale al 1971, lo spostamento di masse crescenti di capitale dagli investimenti industriali alla speculazione finanziaria. Questo spostamento ha portato alla supremazia, nelle metropoli e nel mondo intero, della finanza. Da 25 anni viviamo nel capitalismo parassitario. Un numero sempre più ristretto di banchieri, di speculatori e finanzieri, si ingrassa e si arricchisce costringendo la maggioranza dell’umanità nella miseria e nella fame. Da alcuni anni il dominio della finanza è in una crisi epocale. I crolli borsistici e valutari, iniziati in periferia (Asia, Russia, Brasile, ecc.), hanno ben presto raggiunto il cuore del sistema (Europa e Wall Street). Solo gli interventi governativi a sostegno dei colossi e delle banche hanno differito il collasso finanziario mondiale. Quindi, la situazione attuale segna l’aggravamento delle tendenze depressive in campo economico e di quelle ai crack in campo finanziario. Il dominio e la crisi della finanza hanno generato lo sconvolgimento delle condizioni di esistenza dell’umanità intera. In ogni area del pianeta, centinaia e centinaia di milioni di lavoratori, di disoccupati, di senza niente, danno vita ad emigrazioni, agitazioni, scioperi, sommosse. Questo sommovimento, spaziale e umano, di massa, costituisce un vero e proprio terremoto sociale, che scuote l’intero intreccio dei rapporti sociali e fa tremare l’impalcatura della società. Sul piano politico la crisi si esprime in due processi. Primo: nell’ ultimo ventennio la politica si è trasformata in affare; per cui ogni decisione governativa non è che il risultato di compromessi e/o risse tra bande di finanzieri e parassiti. Secondo: col crescere delle rivalità interimperialistiche gli Stati più potenti del pianeta si sono trasformati in macchine belliche, in sofisticati apparati tecnologico- militari protesi ad accaparrarsi il controllo delle risorse e delle zone strategiche del pianeta. Dunque il nuovo secolo si apre con uno scenario di sommovimenti e guerre. La putrefazione del sistema Il predominio della finanza, spingendo il capitale monetario verso la speculazione e sottraendolo agli investimenti produttivi e infrastrutturali, ha accelerato la catena di disastri umani e ambientali accentuando la putrefazione del sistema. Esso sta in piedi distruggendo forza lavoro (i luoghi di lavoro restano campi di battaglia con migliaia di morti e feriti cui si aggiungono le migliaia di emigranti che affogano nei naufragi, nelle stive delle navi o nei camion); devastando l’ambiente (le alluvioni, le frane, il crollo di edifici, si producono a scala allargata; e disastri come quello del tunnel del M. Bianco o del S. Gottardo, non sono eventi accidentali sono eventi sistemici); inquinando l’atmosfera, la terra e i mari, e così innescando catastrofi senza fine per le presenti e le future generazioni. Il marcimento dei rapporti umani e interpersonali, indotto dai processi di individualizzazione competizione mercificazione, segna poi l’indice più elevato del grado di putrefazione raggiunto dal sistema capitalistico parassitario e dal suo modello di società attuale: il "modello sanguinario". Quindi più il sistema sopravvive, più distrugge. Da parte loro le cricche dominanti di ogni paese per salvarsi dal naufragio si buttano a corpo morto sulla forza-lavoro spremendola all’ osso. Riducono i salari; impongono orari illimitati; gratuitificano le donne; dissanguano i bambini. La razzia del lavoro minorile supera gli esordi del capitalismo. Pur essendo stati generalizzati i contratti a termine e tutte le forme di lavoro cosiddetto atipico (l’affitto di manodopera, gli stages gratuiti, ecc.), i padroni reclamano sempre nuova flessibilità. Infine, dietro di loro o accanto a loro, il governo aumenta prezzi e tasse, taglia la spesa pubblica, infligge multe e sanzioni. Quindi super- sfruttamento e abbassamento del livello di vita sono il vero strumento attraverso cui ogni padronato e ogni cricca di potere cerca di stare in piedi, di sopravanzare o di non farsi scavalcare dai concorrenti. La condizione femminile La condizione femminile sta subendo un arretramento generalizzato nel mondo intero. Nell’area imperialistica (USA, Europa, Giappone) la condizione delle donne, che è quella di schiave tecnologiche, sta subendo il processo di gratuitificazione lavorativa e personale ed è oggetto della crescente violenza antifemminile (sessuale, familiare, statale). La dignità personale e professionale della donna viene ogni giorno calpestata da padroni capi e colleghi. Le donne coniugate vivono tra l’incudine della disponibilità totale al lavoro e il martello di una massa di incombenze domestico-familiari e burocratiche che è impossibile esaurire. Le giovani sono cronicamente stressate, depresse e nella maggioranza dei casi infelici. Mentre il corpo femminile è sempre più preda dei moderni profittatori (ginecologi, chirurghi estetici, industria cosmetica, farmaceutica, della pubblicità, pornografia, ecc.). C’è poi la massa di immigrate. Queste costituiscono la bassa forza impiegata nei lavori di servitù domestica e nei servizi più umili, sotto il ricatto continuo del permesso di soggiorno, del caro affitti, del dispotismo burocratico e dell’arroganza padronale. Al gradino più basso si trovano le decine di migliaia di ragazze e bambine buttate sui marciapiedi come prostitute. Nell’area nazional-statale (Cina, India, Pakistan, Brasile, Messico, Corea, Sud Africa, ecc.) la condizione della donna risente ancora della subalternità alla famiglia. La donna è forza-lavoro in crescita. Essa soffre la disoccupazione, il basso salario, la ristrettezza dei servizi. È alle prese col problema quotidiano di quadrare il bilancio familiare, problema sempre più acuito dal saccheggio imperialistico. Ed è spinta a vendersi nella prima area. Nell’area semicolonizzata (Africa del Nord, Medio Oriente, America centrale) la condizione delle donne è quella di forza lavoro di riserva e di soggette all’uomo. Nel Maghreb le donne subiscono la repressione violenta ad opera dell’integralismo islamico; in America del Sud e in Asia alimentano la massa di manodopera a basso costo per il mercato mondiale e locale. Nei paesi assoggettati al dominio imperialistico (Africa Nera, Afghanistan, ecc.) la condizione delle donne è di sottomissione all’ uomo. Questa condizione è favorita dai dominatori e dai loro alleati locali, che su di essa fondano la rapina delle risorse (petrolio, metalli preziosi, ecc.). Una parte delle donne di questi paesi cerca di emigrare per sfuggire alla schiavitù, ma quando vi riesce viene asservita ai lavori domestici o cade nella prostituzione. Nelle due ultime aree la religione è uno strumento per l’asservimento delle masse femminili. Tuttavia questa entra sempre più in contrasto con queste donne in quanto l’emigrazione le spinge a rompere i legami con i precedenti modi di vita. Quindi, per quanto siano radicati, i tabù religiosi, a parte il fanatismo che di norma è una manifestazione di nazionalismo, non possono bloccare il cammino e l’azione delle donne. Tutto sommato, pertanto, alla base del peggioramento della condizione femminile c’è in ogni angolo del mondo, come causa diretta o indiretta, il dominio e la crisi del capitale parassitario. Alienazione e stress Tratti specifici di questo peggioramento sono l’alienazione e lo stress crescenti. Precarietà, gratuitificazione del lavoro e della donna, mercificazione dei soggetti, portati di questo dominio, hanno provocato e provocano effetti devastanti nella sfera psichica e relazionale di donne e uomini. Ne menzioniamo i principali e più appariscenti: concorrenza esasperata in tutti i rapporti interpersonali; ricerca spasmodica di denaro; individualizzazione progressiva; l’"altro" percepito come rivale; sopraffazione del più debole come norma di comportamento; aumento e generalizzazione delle depressioni, del senso di inadeguatezza e di sconfitta; difficoltà crescenti ad avere rapporti umani spontanei, di amicizia, di amore o di altra natura; angosce e tormenti individuali a non finire; problemi sessuali di ogni tipo e senza vie di uscita. A proposito dei rapporti tra i sessi va precisato, per l’importanza del tema, che la pratica sessuale, proprio perché la sessualità è il momento più alto delle relazioni interpersonali tra uomo e donna, diventa nelle condizioni attuali sempre più problematica e perversa e che essa può liberarsi dei freni e delle tare che la avviliscono solo all’interno del movimento di lotta contro il sistema. Tutti questi effetti e tutti i fenomeni di alienazione umana e stress non possono che aggravarsi in quanto l’unico rimedio risiede nel ribaltamento del modello vigente di società. E quindi senza attuare questo ribaltamento non c’è via di uscita. Famiglia e riproduzione Un altro tratto del peggioramento della condizione femminile sta nell’ impazzimento della famiglia. La famiglia è sempre stata il luogo prediletto dell’oppressione della donna. Quella del capitalismo elettronico informatico non ha attenuato questa sua prerogativa. Già negli anni ottanta i processi di individualizzazione e mercificazione avevano trasformato la famiglia in convivenza forzata, nel cui seno i membri sono in permanente attrito tra di loro. I processi successivi di manipolazione distruttiva e gratuitificazione della donna, seguiti negli anni novanta, hanno trasformato la famiglia in un’unione impossibile, in una cellula impazzita. È crollata la natalità; i conflitti all’interno delle famiglie sono diventati sempre più violenti, sfociando spesso in gravi eccidi. Nella famiglia impossibile, di cui resta pur sempre il perno, la donna paga il prezzo del suo dilaniamento tra disponibilità totale per il lavoro e ruoli familiari e domestici insoddisfatti e insoddisfacibili. Le ragazze, e più in generale i giovani, subiscono invece la sua pressione conservatrice e ordinista. I genitori spingono i figli ad accettare paghe indecenti; e in tanti casi li vendono o li avviano alla prostituzione, per un pugno di soldi. Quindi l’attuale forma di famiglia è un organismo incorreggibile, un corto circuito dell’istituzione millenaria familiare. Lo Stato tenta in tutti i modi di puntellare la famiglia, ma è impotente ad arrestarne la disgregazione e il marcimento. Così il privilegiamento delle unioni legali, le discriminazioni delle unioni di fatto, degli omosessuali e delle lesbiche, la repressione di prostitute e clienti, sono una imbiancatura del sepolcro della famiglia matrimoniale. Sul piano procreativo il puntellamento statale si rivela ancor più fallimentare. L’incentivazione della maternità con elemosine o false lusinghe, come il modesto aumento degli assegni familiari o la promessa del gettone di gravidanza, mentre i costi di riproduzione sociale vengono scaricati in modo crescente sul nucleo familiare e in particolare sulla donna, non fa che umiliare il soggetto femminile ed ottenere un effetto opposto a quello di far figli. Infine la fecondazione artificiale e il suo ramo più lucroso, l’ingegneria genetica, sono procedure di manipolazione del corpo della donna e di controllo statale dell’individuo.Per cui non risolvono il problema procreativo.Abbassano la dignità personale e sociale della donna. Perciò nell’attuale fase ogni intervento statale a sostegno della famiglia è una manovra politica diretta a imprigionare la donna in questa gabbia e addossargli i costi di riproduzione. La donna in marcia La precedente Conferenza aveva rilevato il fatto che la donna è in marcia. Questo rilievo si fondava sul dato che la donna è "dentro" la corrente dello scontro sociale. E sulla considerazione che essa è spinta dalla sua condizione di precarietà strutturale e dalle accresciute difficoltà di sopravvivenza ad agire e a farlo nelle forme più varie possibili, individuali e collettive. La realtà è che lo sconvolgimento finanziario e la competitività hanno scatenato la rivolta generalizzata delle masse contro il nuovo modello sociale, precario superindividualistico e sanguinario. Le ragazze in formazione o in cerca di occupazione si rendono sempre più conto di essere in balia del mercato e del padrone, senza sbocchi né personali né umani, tranne la permanente disponibilità lavorativa. Le donne in generale si accorgono di essere ridotte a materiale di consumo e di rapina da parte di ogni impresa o istituzione pubblica. Esse tutte sono quindi in fermento e in tensione crescente. Gettiamo un colpo d’occhio al dinamismo femminile. Le donne sono state in prima linea nelle occupazioni di case, nelle lotte operaie contro il dispotismo padronale, nelle agitazioni studentesche e in quelle degli insegnanti; nello scontro quotidiano contro il caro prezzi, il degrado della sanità, l’asfissiante controllo poliziesco. Le ragazze in particolare sono state protagoniste attive in tutte le manifestazioni e cortei politici: antirazzisti, anti- NATO, contro la globalizzazione neoliberista, contro il militarismo sanguinario. L’enorme afflusso alle manifestazioni di Genova del 20-21 luglio, per protestare contro il G8, attesta che le donne si sono mobilitate in massa e che irrompono sulla scena politica. La donna è quindi in marcia, non solo sul terreno della lotta quotidiana per la sopravvivenza, ma anche su quello politico, consapevole della natura dei problemi attuali e della loro dimensione mondiale. Il potere in Italia Il blocco di potere nel nostro paese è costituito dalle combriccole finanziarie e industriali col loro stuolo burocratico-militare. Tutte le formazioni parlamentari sono agenzie a servizio di questo blocco. Qualunque bandierina sventolino, queste agenzie sono tutte d’accordo nell’addossare alle donne i costi di riproduzione sociale. Clerico- fascisti e laici si ritrovano insieme nella crociata familista di Stato, nello attacco all’aborto, nella regolamentazione della prostituzione, negli incentivi alla procreazione. Rissano sulle nuove tecniche di riproduzione artificiale, ma per il giro d’affari che c’è attorno ad esse e che ogni cosca tenta di accaparrarsi. Cattolici e laici vogliono espropriare la donna della sua autodeterminazione in materia di riproduzione, come che sia, che sia in nome di Dio, dello Stato o del Capitale. Quindi i contrasti ideologici, che sembrano dividere questi politicanti affaristi, sono solo una maschera per nascondere il comune intento di far pagare alla donna il costo sociale di riproduzione e per trasformarla in ammortizzatore dell’attuale famiglia impossibile. Lo stesso ingresso e coinvolgimento della donna nell’esercito e nei corpi di polizia vanno in questa direzione. La donna non si emancipa; diviene serva e guardiana dello Stato, dell’ordine costituito, della gerarchia sociale antifemminile e violenta, con l’appannaggio della carriera e di una finta equiparazione all’uomo. Non solo. Data la caratteristica aggressiva del nuovo modello di esercito professionale, essa è inoltre esposta a nuove umiliazioni e a nuovi impieghi distruttivi. Non c’è, quindi, nelle "stellette" una promozione sociale per la donna, ma un suo nuovo, più profondo asservimento al potere. Dunque la questione vera è che le donne devono disfarsi di questo blocco di potere e del suo marciume politico. Come disfarsi del blocco di potere e con quale prospettiva La partecipazione delle donne al movimento complessivo del proletariato, che ha ruotato su lotte sociali sempre più legate ai nodi dei rapporti tra le classi, è stata accompagnata da una carica politica crescente, in particolare da parte delle fasce più giovani. Questa carica politica, visibile per ora con riferimento alle forze più impegnate, permea l’intero movimento delle donne. Essa non deve disperdersi; deve accumularsi e dirigersi verso obbiettivi emancipatori. A questo effetto le forze attive del movimento femminile per prima cosa debbono separarsi dai movimenti democratici centristi ed autonomi, che hanno sempre costituito un freno nel movimento di massa, muovendosi in modo subalterno al potere. Per seconda ed immediata cosa esse devono darsi l’organizzazione adeguata di lotta, adottare la strategia rivoluzionaria, assumere la prospettiva comunista. Negli anni ’70 Rivoluzione Comunista aveva enunciato la tesi che la giovane è la forza motrice del rivoluzionamento della società. Questa tesi ha acquistato nella fase che attraversiamo una comprensibilità di massa e una grande realizzabilità pratica. Poste al gradino più basso della gerarchia sociale, ma proiettate in avanti dalla competitività, le ragazze dello schiavismo tecnologico assommano in sé le contraddizioni più profonde del sistema; e sono spinte, come cervello e come cuore, al rivoluzionamento totale del sistema sociale. Esse devono quindi procedere alla propria organizzazione politica e gettarsi risolutamente nella costruzione del partito rivoluzionario, che è lo strumento indispensabile per difendere la propria dignità, disfarsi del blocco di potere, liberarsi del capitalismo parassitario, edificare una nuova società. La strategia rivoluzionaria L’esistenza e il marcimento della società capitalistica sono alla base di tutti i fenomeni, orridi distruttivi e catastrofici, che ci avvolgono e in modo sempre più grave: immiserimento dei due terzi del genere umano, commercio mondiale di donne e bambini, aggressioni micidiali da parte dei superpotenti contro i paesi più deboli, scannamenti nazionalistici, insicurezza esistenziale, alienazione, stress, individualismo irrefrenabile, inquinamento dell’aria della terra dell’acqua del cibo, malattie incurabili, angosce senza fine, ecc. ecc. Sono tutti, questi fenomeni, segni stramaturi che la "formazione capitalistica" è superata da troppo tempo, che non sviluppa più ma distrugge le forze produttive del lavoro sociale; e che sta in piedi per riprodurre a scala allargata questo scempio umano e ambientale. È quindi urgente che le nuove generazioni, in ogni angolo del mondo perché su ogni angolo del mondo fatte le debite distinzioni nazionali si estendono i tentacoli della piovra finanziaria, ingaggino la lotta per il suo abbattimento. Per potere adempiere questo compito le ragazze devono armarsi di una strategia rivoluzionaria. La strategia rivoluzionaria è la teoria e l’ organizzazione della lotta di classe contro il blocco finanziario parassitario per il potere proletario. Il lavorio e la lotta per creare questa organizzazione cadenza il processo rivoluzionario. Questo può essere distinto in tre fasi: in una fase di "accumulo delle forze"; in una fase di "dispiegamento" materiale e spaziale delle stesse; in una fase di "assalto al potere". Attualmente ci troviamo nella prima fase. Il proletariato, nel suo complesso, e l’elemento femminile in modo specifico, sta accumulando esperienza di lotta, di organizzazione e consapevolezza della situazione storico-sociale. Il compito fondamentale davanti al quale si trovano le giovani è quindi la costruzione del partito, organizzazione di combattimento necessaria alla promozione allo sviluppo e al successo della rivoluzione proletaria. Tutte le forze d’avanguardia, sparse nelle formazioni minoritarie e nei vari gruppi, che manifestano convinzioni anticapitalistiche e comuniste, debbono cimentarsi in questo compito. Tutte le forze attive femminili debbono dare il meglio di sé nell’assolvimento di questo compito; unendo, alla passione e allo slancio, la consapevolezza del suo carattere decisivo. La costruzione del partito esige la militanza come impegno pieno giacché la forza viva del partito è costituito dal contributo di ogni generazione e di ogni militante. Questo impegno deve quindi: 1) avere per obbiettivo fondamentale la rivoluzione proletaria e per scopo il comunismo; 2) ripudiare ogni forma di pacifismo e ogni pregiudizio aclassista sull’uso della violenza; 3) rivendicare l’ impiego delle armi come fatto necessario e legittimo per liberare l’ umanità dallo sfruttamento e dalla miseria, con la chiara consapevolezza che solo dopo avere sbaragliato la borghesia si potranno gettare le armi tra i ferri vecchi e distruggere gli arsenali; 4) realizzare il collegamento e l’unione con tutti i raggruppamenti, che negli altri paesi si battono per il potere proletario e per il comunismo, allo scopo di costituire un vero e proprio Partito Comunista mondiale. Indicazioni operative In questa fase di accumulo delle forze e nel quadro del perseguimento della rivoluzione e del potere proletario sono utili allo sviluppo dell’ attività pratica e di organizzazione le seguenti indicazioni operative che riproponiamo a tutte le lavoratrici, locali ed immigrate, alle giovani, alle casalinghe e alle pensionate. 1) Rivendicare il salario minimo garantito di lire 2.000.000 al mese intassabili per occupati, disoccupati, giovani in cerca di prima occupazione, a salvaguardia dell’esistenza e per contrastare flessibilità gratuitificazione coazione al lavoro e dispotismo padronale. 2) Esigere il pieno riconoscimento del valore sociale della maternità con l’astensione retribuita dal lavoro, dall’accertamento della gravidanza fino all’anno di età del bambino; con retribuzione piena delle assenze dipendenti dai problemi di crescita della prole anche oltre i tre anni. 3) Esigere l’effettiva parità salariale tra uomini e donne sulla base del principio uguale salario per uguale lavoro. 4) Resistere alla privatizzazione dei servizi sociali (sanità, nidi, case di riposo, mense, scuole, ecc.) attuando il controllo proletario sulle strutture privatizzate ed esigendo la gratuità delle prestazioni qualunque sia il tipo di gestione. 5) Difendere la dignità femminile contro la crociata familistica e sessuofobica di Stato; affermando la piena autodeterminazione della donna ed il diritto della stessa a disporre del proprio corpo contro ogni limitazione e manipolazione sanitaria o normativa. Attuare il controllo proletario sulla fecondazione assistita onde salvaguardare la donna da ogni rischio, manipolazione o speculazione, dovuti alla scienza medica mercantile. 6) Creare i centri di socialità come punti di aggregazione di ragazze e donne che vogliono autonomizzarsi dalla famiglia; per affrontare con spirito collettivo i problemi della condizione femminile, sottraendosi al controllo sbirresco di psicologi ed assistenti sociali, praticando il mutuo sostegno e sviluppando l’impegno di lotta comune. 7) Contrastare la violenza sessuale organizzando l’autodifesa ed avendo sempre ben chiaro che su questo terreno l’arma vincente è la cooperazione fra donne e, più in generale, la solidarietà di classe; in quanto solo questa consente il superamento dell’individualismo e della competizione, cause scatenanti della violenza. 8) Combattere il commercio carnale dell’infanzia, manifestando il massimo disprezzo a quei genitori che vendono i figli, anche se spinti dalla miseria; aiutando i figli a muoversi autonomamente; non chiudendosi nel proprio recinto, ma praticando forme di socialità e cooperazione; contando sempre sull’organizzazione collettiva e sulla lotta. 9) Spezzare la famiglia della convivenza forzata dando vita ad unioni libere, basate sul reciproco rispetto e sulla cooperazione tra i partners; o autonomizzandosi dalla famiglia. 10) Esigere la tutela delle ragazze costrette a prostituirsi, locali o immigrate, mediante la dotazione di alloggi, posti di lavoro, permessi di soggiorno. Contro il ripristino delle case chiuse e degli eros- center, per l’assoluta libertà delle donne di decidere come e con chi stare. 11) Contrastare l’inquinamento ambientale e alimentare, promuovendo il controllo proletario sull’ambiente e sul cibo con la chiara consapevolezza che questo problema si risolve solo rompendo le logiche di mercato. 12) Favorire la libera attività sessuale, possibile soltanto attraverso l’unione nella lotta rivoluzionaria contro questa società; perché solo questa lotta consente rapporti umani disinteressati e cooperativi, che spezzano la dipendenza dal denaro e superano il separatismo tra i sessi, garantendo il rispetto reciproco. Opporsi a ogni discriminazione nei confronti di omosessuali e lesbiche. La società per cui battersi e per cui ci battiamo A chiusura tratteggiamo i caratteri essenziali della società per la quale ci battiamo e per la quale battersi: il comunismo. 1) Fin dalla presa del potere viene abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione. Non si produce per il mercato ma per i reali bisogni della collettività. Ci sarà obbligo per tutti di partecipare alla produzione sociale. Alla concorrenza subentrerà la cooperazione; al criterio dell’economicità quello dell’utilità, della qualità, della bellezza, ecc. Vengono aboliti mercato e denaro. La ripartizione del prodotto avverrà secondo la capacità di lavoro di ciascuno. 2) Ben presto l’istituzione familiare verrà sostituita dal libero amore e dalla libera volontà di convivenza. Verranno garantiti a tutti, adulti ragazzi e bambini, i mezzi per la propria autonomia e sviluppo. I legami affettivi e i rapporti genitori-figli, verranno liberati dalla chiusura privatistica e potranno espandersi senza limiti. 3) Verrà socializzata l’economia domestica. E si eleverà in questo modo la qualità della vita, liberando le donne da questa antica schiavitù. Verrà finalmente data a tutte le donne la possibilità di realizzarsi ed esprimere il meglio di sé. 4) Verrà superata la divisione del lavoro tra manuale ed intellettuale, che è un portato di tutte le società divise in classi, che assegna a sfruttati ed oppressi i lavori più faticosi esecutivi svalutati ed alienanti, mentre riserva alle classi dominanti i compiti più gratificanti e redditizi. Nella formazione di ciascun individuo non vi sarà più divisione tra sviluppo intellettuale e sviluppo fisico- pratico. Entrambi avranno uguale dignità ed importanza. 5) In una fase successiva, nella fase superiore della nuova società, si estinguerà ogni forma di coercizione dell’uomo sull’uomo, compreso lo Stato rivoluzionario. E la ripartizione del prodotto sociale avverrà secondo le necessità di ogni membro della società di modo che al libero sviluppo di ognuno corrisponderà il libero sviluppo di tutta la società. Milano, 28/10/2001 La 12ª Conferenza Femminile di Rivoluzione Comunista Tratto dal SUPPLEMENTO di R.C. del 30/10/2001 Edizione a cura di RIVOLUZIONE COMUNISTA Milano: P.za Morselli 3 aperta tutti i giorni dalle ore 21 SITO INTERNET: digilander.libero.it/rivoluzionecom e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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