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8/3/2007 PIATTAFORMA POLITICA AL MOVIMENTO FEMMINILE PDF Stampa E-mail
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Wednesday 07 March 2007
CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO -VIA STOPPANI,15
(QUART. SANT'ANNA) usc. autostr. A8-laghi - 21052 Busto Arsizio-VA-
---------------------------------------------------------------------

PIATTAFORMA POLITICA
AL MOVIMENTO FEMMINILE


La 12ª Conferenza Femminile indirizza alle lavoratrici, alle ragazze,
alle donne d’avanguardia, la seguente "piattaforma politica" nell’
intento di raggruppare le forze attive femminili e convogliarle nella
lotta rivoluzionaria.



La situazione presente


La situazione che attraversiamo è caratterizzata dalla crisi generale
del sistema imperialistico. Questa crisi investe tutte le sfere: l’
economia, la finanza, i rapporti sociali, la politica, ecc. Eccone
uno
schizzo.

Sul piano economico siamo in piena sovrapproduzione. Il sistema non
sa
dove smaltire l’enorme massa di merci in eccesso e dove investire i
capitali. Le merci non trovano sbocco sul mercato per la estrema e
crescente povertà in cui si trova la maggior parte della popolazione
mondiale. E i capitali non trovano altri settori produttivi all’
infuori
dell’industria degli armamenti e delle imprese biotecnologiche. Sul
piano finanziario si è avuto, sin dall’inizio della crisi produttiva
che risale al 1971, lo spostamento di masse crescenti di capitale
dagli
investimenti industriali alla speculazione finanziaria. Questo
spostamento ha portato alla supremazia, nelle metropoli e nel mondo
intero, della finanza. Da 25 anni viviamo nel capitalismo
parassitario.
Un numero sempre più ristretto di banchieri, di speculatori e
finanzieri, si ingrassa e si arricchisce costringendo la maggioranza
dell’umanità nella miseria e nella fame. Da alcuni anni il dominio
della finanza è in una crisi epocale. I crolli borsistici e valutari,
iniziati in periferia (Asia, Russia, Brasile, ecc.), hanno ben presto
raggiunto il cuore del sistema (Europa e Wall Street). Solo gli
interventi governativi a sostegno dei colossi e delle banche hanno
differito il collasso finanziario mondiale. Quindi, la situazione
attuale segna l’aggravamento delle tendenze depressive in campo
economico e di quelle ai crack in campo finanziario.

Il dominio e la crisi della finanza hanno generato lo sconvolgimento
delle condizioni di esistenza dell’umanità intera. In ogni area del
pianeta, centinaia e centinaia di milioni di lavoratori, di
disoccupati, di senza niente, danno vita ad emigrazioni, agitazioni,
scioperi, sommosse. Questo sommovimento, spaziale e umano, di massa,
costituisce un vero e proprio terremoto sociale, che scuote l’intero
intreccio dei rapporti sociali e fa tremare l’impalcatura della
società.

Sul piano politico la crisi si esprime in due processi. Primo: nell’
ultimo ventennio la politica si è trasformata in affare; per cui ogni
decisione governativa non è che il risultato di compromessi e/o risse
tra bande di finanzieri e parassiti. Secondo: col crescere delle
rivalità interimperialistiche gli Stati più potenti del pianeta si
sono
trasformati in macchine belliche, in sofisticati apparati tecnologico-
militari protesi ad accaparrarsi il controllo delle risorse e delle
zone strategiche del pianeta. Dunque il nuovo secolo si apre con uno
scenario di sommovimenti e guerre.



La putrefazione del sistema


Il predominio della finanza, spingendo il capitale monetario verso la
speculazione e sottraendolo agli investimenti produttivi e
infrastrutturali, ha accelerato la catena di disastri umani e
ambientali accentuando la putrefazione del sistema. Esso sta in piedi
distruggendo forza lavoro (i luoghi di lavoro restano campi di
battaglia con migliaia di morti e feriti cui si aggiungono le
migliaia
di emigranti che affogano nei naufragi, nelle stive delle navi o nei
camion); devastando l’ambiente (le alluvioni, le frane, il crollo di
edifici, si producono a scala allargata; e disastri come quello del
tunnel del M. Bianco o del S. Gottardo, non sono eventi accidentali
sono eventi sistemici); inquinando l’atmosfera, la terra e i mari, e
così innescando catastrofi senza fine per le presenti e le future
generazioni. Il marcimento dei rapporti umani e interpersonali,
indotto
dai processi di individualizzazione competizione mercificazione,
segna
poi l’indice più elevato del grado di putrefazione raggiunto dal
sistema capitalistico parassitario e dal suo modello di società
attuale: il "modello sanguinario". Quindi più il sistema sopravvive,
più distrugge.

Da parte loro le cricche dominanti di ogni paese per salvarsi dal
naufragio si buttano a corpo morto sulla forza-lavoro spremendola all’
osso. Riducono i salari; impongono orari illimitati; gratuitificano
le
donne; dissanguano i bambini. La razzia del lavoro minorile supera
gli
esordi del capitalismo.

Pur essendo stati generalizzati i contratti a termine e tutte le
forme
di lavoro cosiddetto atipico (l’affitto di manodopera, gli stages
gratuiti, ecc.), i padroni reclamano sempre nuova flessibilità.
Infine,
dietro di loro o accanto a loro, il governo aumenta prezzi e tasse,
taglia la spesa pubblica, infligge multe e sanzioni. Quindi super-
sfruttamento e abbassamento del livello di vita sono il vero
strumento
attraverso cui ogni padronato e ogni cricca di potere cerca di stare
in
piedi, di sopravanzare o di non farsi scavalcare dai concorrenti.



La condizione femminile


La condizione femminile sta subendo un arretramento generalizzato nel
mondo intero.

Nell’area imperialistica (USA, Europa, Giappone) la condizione delle
donne, che è quella di schiave tecnologiche, sta subendo il processo
di
gratuitificazione lavorativa e personale ed è oggetto della crescente
violenza antifemminile (sessuale, familiare, statale). La dignità
personale e professionale della donna viene ogni giorno calpestata da
padroni capi e colleghi. Le donne coniugate vivono tra l’incudine
della
disponibilità totale al lavoro e il martello di una massa di
incombenze
domestico-familiari e burocratiche che è impossibile esaurire. Le
giovani sono cronicamente stressate, depresse e nella maggioranza dei
casi infelici. Mentre il corpo femminile è sempre più preda dei
moderni
profittatori (ginecologi, chirurghi estetici, industria cosmetica,
farmaceutica, della pubblicità, pornografia, ecc.). C’è poi la massa
di
immigrate. Queste costituiscono la bassa forza impiegata nei lavori
di
servitù domestica e nei servizi più umili, sotto il ricatto continuo
del permesso di soggiorno, del caro affitti, del dispotismo
burocratico
e dell’arroganza padronale. Al gradino più basso si trovano le decine
di migliaia di ragazze e bambine buttate sui marciapiedi come
prostitute.

Nell’area nazional-statale (Cina, India, Pakistan, Brasile, Messico,
Corea, Sud Africa, ecc.) la condizione della donna risente ancora
della
subalternità alla famiglia. La donna è forza-lavoro in crescita. Essa
soffre la disoccupazione, il basso salario, la ristrettezza dei
servizi. È alle prese col problema quotidiano di quadrare il bilancio
familiare, problema sempre più acuito dal saccheggio imperialistico.
Ed
è spinta a vendersi nella prima area.

Nell’area semicolonizzata (Africa del Nord, Medio Oriente, America
centrale) la condizione delle donne è quella di forza lavoro di
riserva
e di soggette all’uomo. Nel Maghreb le donne subiscono la repressione
violenta ad opera dell’integralismo islamico; in America del Sud e in
Asia alimentano la massa di manodopera a basso costo per il mercato
mondiale e locale.

Nei paesi assoggettati al dominio imperialistico (Africa Nera,
Afghanistan, ecc.) la condizione delle donne è di sottomissione all’
uomo. Questa condizione è favorita dai dominatori e dai loro alleati
locali, che su di essa fondano la rapina delle risorse (petrolio,
metalli preziosi, ecc.). Una parte delle donne di questi paesi cerca
di
emigrare per sfuggire alla schiavitù, ma quando vi riesce viene
asservita ai lavori domestici o cade nella prostituzione.

Nelle due ultime aree la religione è uno strumento per l’asservimento
delle masse femminili. Tuttavia questa entra sempre più in contrasto
con queste donne in quanto l’emigrazione le spinge a rompere i legami
con i precedenti modi di vita. Quindi, per quanto siano radicati, i
tabù religiosi, a parte il fanatismo che di norma è una
manifestazione
di nazionalismo, non possono bloccare il cammino e l’azione delle
donne.

Tutto sommato, pertanto, alla base del peggioramento della condizione
femminile c’è in ogni angolo del mondo, come causa diretta o
indiretta,
il dominio e la crisi del capitale parassitario.



Alienazione e stress


Tratti specifici di questo peggioramento sono l’alienazione e lo
stress crescenti. Precarietà, gratuitificazione del lavoro e della
donna, mercificazione dei soggetti, portati di questo dominio, hanno
provocato e provocano effetti devastanti nella sfera psichica e
relazionale di donne e uomini. Ne menzioniamo i principali e più
appariscenti: concorrenza esasperata in tutti i rapporti
interpersonali; ricerca spasmodica di denaro; individualizzazione
progressiva; l’"altro" percepito come rivale; sopraffazione del più
debole come norma di comportamento; aumento e generalizzazione delle
depressioni, del senso di inadeguatezza e di sconfitta; difficoltà
crescenti ad avere rapporti umani spontanei, di amicizia, di amore o
di
altra natura; angosce e tormenti individuali a non finire; problemi
sessuali di ogni tipo e senza vie di uscita.

A proposito dei rapporti tra i sessi va precisato, per l’importanza
del tema, che la pratica sessuale, proprio perché la sessualità è il
momento più alto delle relazioni interpersonali tra uomo e donna,
diventa nelle condizioni attuali sempre più problematica e perversa e
che essa può liberarsi dei freni e delle tare che la avviliscono solo
all’interno del movimento di lotta contro il sistema.

Tutti questi effetti e tutti i fenomeni di alienazione umana e stress
non possono che aggravarsi in quanto l’unico rimedio risiede nel
ribaltamento del modello vigente di società. E quindi senza attuare
questo ribaltamento non c’è via di uscita.



Famiglia e riproduzione


Un altro tratto del peggioramento della condizione femminile sta nell’
impazzimento della famiglia. La famiglia è sempre stata il luogo
prediletto dell’oppressione della donna. Quella del capitalismo
elettronico informatico non ha attenuato questa sua prerogativa. Già
negli anni ottanta i processi di individualizzazione e mercificazione
avevano trasformato la famiglia in convivenza forzata, nel cui seno i
membri sono in permanente attrito tra di loro. I processi successivi
di
manipolazione distruttiva e gratuitificazione della donna, seguiti
negli anni novanta, hanno trasformato la famiglia in un’unione
impossibile, in una cellula impazzita. È crollata la natalità; i
conflitti all’interno delle famiglie sono diventati sempre più
violenti, sfociando spesso in gravi eccidi. Nella famiglia
impossibile,
di cui resta pur sempre il perno, la donna paga il prezzo del suo
dilaniamento tra disponibilità totale per il lavoro e ruoli familiari
e
domestici insoddisfatti e insoddisfacibili. Le ragazze, e più in
generale i giovani, subiscono invece la sua pressione conservatrice e
ordinista. I genitori spingono i figli ad accettare paghe indecenti;
e
in tanti casi li vendono o li avviano alla prostituzione, per un
pugno
di soldi. Quindi l’attuale forma di famiglia è un organismo
incorreggibile, un corto circuito dell’istituzione millenaria
familiare.

Lo Stato tenta in tutti i modi di puntellare la famiglia, ma è
impotente ad arrestarne la disgregazione e il marcimento. Così il
privilegiamento delle unioni legali, le discriminazioni delle unioni
di
fatto, degli omosessuali e delle lesbiche, la repressione di
prostitute
e clienti, sono una imbiancatura del sepolcro della famiglia
matrimoniale. Sul piano procreativo il puntellamento statale si
rivela
ancor più fallimentare. L’incentivazione della maternità con
elemosine
o false lusinghe, come il modesto aumento degli assegni familiari o
la
promessa del gettone di gravidanza, mentre i costi di riproduzione
sociale vengono scaricati in modo crescente sul nucleo familiare e in
particolare sulla donna, non fa che umiliare il soggetto femminile ed
ottenere un effetto opposto a quello di far figli. Infine la
fecondazione artificiale e il suo ramo più lucroso, l’ingegneria
genetica, sono procedure di manipolazione del corpo della donna e di
controllo statale dell’individuo.Per cui non risolvono il problema
procreativo.Abbassano la dignità personale e sociale della donna.
Perciò nell’attuale fase ogni intervento statale a sostegno della
famiglia è una manovra politica diretta a imprigionare la donna in
questa gabbia e addossargli i costi di riproduzione.



La donna in marcia


La precedente Conferenza aveva rilevato il fatto che la donna è in
marcia. Questo rilievo si fondava sul dato che la donna è "dentro" la
corrente dello scontro sociale. E sulla considerazione che essa è
spinta dalla sua condizione di precarietà strutturale e dalle
accresciute difficoltà di sopravvivenza ad agire e a farlo nelle
forme
più varie possibili, individuali e collettive. La realtà è che lo
sconvolgimento finanziario e la competitività hanno scatenato la
rivolta generalizzata delle masse contro il nuovo modello sociale,
precario superindividualistico e sanguinario. Le ragazze in
formazione
o in cerca di occupazione si rendono sempre più conto di essere in
balia del mercato e del padrone, senza sbocchi né personali né umani,
tranne la permanente disponibilità lavorativa. Le donne in generale
si
accorgono di essere ridotte a materiale di consumo e di rapina da
parte
di ogni impresa o istituzione pubblica. Esse tutte sono quindi in
fermento e in tensione crescente.

Gettiamo un colpo d’occhio al dinamismo femminile. Le donne sono
state
in prima linea nelle occupazioni di case, nelle lotte operaie contro
il
dispotismo padronale, nelle agitazioni studentesche e in quelle degli
insegnanti; nello scontro quotidiano contro il caro prezzi, il
degrado
della sanità, l’asfissiante controllo poliziesco. Le ragazze in
particolare sono state protagoniste attive in tutte le manifestazioni
e
cortei politici: antirazzisti, anti- NATO, contro la globalizzazione
neoliberista, contro il militarismo sanguinario. L’enorme afflusso
alle
manifestazioni di Genova del 20-21 luglio, per protestare contro il
G8,
attesta che le donne si sono mobilitate in massa e che irrompono
sulla
scena politica. La donna è quindi in marcia, non solo sul terreno
della
lotta quotidiana per la sopravvivenza, ma anche su quello politico,
consapevole della natura dei problemi attuali e della loro dimensione
mondiale.



Il potere in Italia


Il blocco di potere nel nostro paese è costituito dalle combriccole
finanziarie e industriali col loro stuolo burocratico-militare. Tutte
le formazioni parlamentari sono agenzie a servizio di questo blocco.
Qualunque bandierina sventolino, queste agenzie sono tutte d’accordo
nell’addossare alle donne i costi di riproduzione sociale. Clerico-
fascisti e laici si ritrovano insieme nella crociata familista di
Stato, nello attacco all’aborto, nella regolamentazione della
prostituzione, negli incentivi alla procreazione. Rissano sulle nuove
tecniche di riproduzione artificiale, ma per il giro d’affari che c’è
attorno ad esse e che ogni cosca tenta di accaparrarsi. Cattolici e
laici vogliono espropriare la donna della sua autodeterminazione in
materia di riproduzione, come che sia, che sia in nome di Dio, dello
Stato o del Capitale. Quindi i contrasti ideologici, che sembrano
dividere questi politicanti affaristi, sono solo una maschera per
nascondere il comune intento di far pagare alla donna il costo
sociale
di riproduzione e per trasformarla in ammortizzatore dell’attuale
famiglia impossibile.

Lo stesso ingresso e coinvolgimento della donna nell’esercito e nei
corpi di polizia vanno in questa direzione. La donna non si emancipa;
diviene serva e guardiana dello Stato, dell’ordine costituito, della
gerarchia sociale antifemminile e violenta, con l’appannaggio della
carriera e di una finta equiparazione all’uomo. Non solo. Data la
caratteristica aggressiva del nuovo modello di esercito
professionale,
essa è inoltre esposta a nuove umiliazioni e a nuovi impieghi
distruttivi. Non c’è, quindi, nelle "stellette" una promozione
sociale
per la donna, ma un suo nuovo, più profondo asservimento al potere.

Dunque la questione vera è che le donne devono disfarsi di questo
blocco di potere e del suo marciume politico.



Come disfarsi del blocco di potere
e con quale prospettiva


La partecipazione delle donne al movimento complessivo del
proletariato, che ha ruotato su lotte sociali sempre più legate ai
nodi
dei rapporti tra le classi, è stata accompagnata da una carica
politica
crescente, in particolare da parte delle fasce più giovani. Questa
carica politica, visibile per ora con riferimento alle forze più
impegnate, permea l’intero movimento delle donne. Essa non deve
disperdersi; deve accumularsi e dirigersi verso obbiettivi
emancipatori. A questo effetto le forze attive del movimento
femminile
per prima cosa debbono separarsi dai movimenti democratici centristi
ed
autonomi, che hanno sempre costituito un freno nel movimento di
massa,
muovendosi in modo subalterno al potere. Per seconda ed immediata
cosa
esse devono darsi l’organizzazione adeguata di lotta, adottare la
strategia rivoluzionaria, assumere la prospettiva comunista.

Negli anni ’70 Rivoluzione Comunista aveva enunciato la tesi che la
giovane è la forza motrice del rivoluzionamento della società. Questa
tesi ha acquistato nella fase che attraversiamo una comprensibilità
di
massa e una grande realizzabilità pratica. Poste al gradino più basso
della gerarchia sociale, ma proiettate in avanti dalla competitività,
le ragazze dello schiavismo tecnologico assommano in sé le
contraddizioni più profonde del sistema; e sono spinte, come cervello
e
come cuore, al rivoluzionamento totale del sistema sociale. Esse
devono
quindi procedere alla propria organizzazione politica e gettarsi
risolutamente nella costruzione del partito rivoluzionario, che è lo
strumento indispensabile per difendere la propria dignità, disfarsi
del
blocco di potere, liberarsi del capitalismo parassitario, edificare
una
nuova società.



La strategia rivoluzionaria


L’esistenza e il marcimento della società capitalistica sono alla
base
di tutti i fenomeni, orridi distruttivi e catastrofici, che ci
avvolgono e in modo sempre più grave: immiserimento dei due terzi del
genere umano, commercio mondiale di donne e bambini, aggressioni
micidiali da parte dei superpotenti contro i paesi più deboli,
scannamenti nazionalistici, insicurezza esistenziale, alienazione,
stress, individualismo irrefrenabile, inquinamento dell’aria della
terra dell’acqua del cibo, malattie incurabili, angosce senza fine,
ecc. ecc. Sono tutti, questi fenomeni, segni stramaturi che la
"formazione capitalistica" è superata da troppo tempo, che non
sviluppa
più ma distrugge le forze produttive del lavoro sociale; e che sta in
piedi per riprodurre a scala allargata questo scempio umano e
ambientale. È quindi urgente che le nuove generazioni, in ogni angolo
del mondo perché su ogni angolo del mondo fatte le debite distinzioni
nazionali si estendono i tentacoli della piovra finanziaria,
ingaggino
la lotta per il suo abbattimento.

Per potere adempiere questo compito le ragazze devono armarsi di una
strategia rivoluzionaria. La strategia rivoluzionaria è la teoria e l’
organizzazione della lotta di classe contro il blocco finanziario
parassitario per il potere proletario. Il lavorio e la lotta per
creare
questa organizzazione cadenza il processo rivoluzionario. Questo può
essere distinto in tre fasi: in una fase di "accumulo delle forze";
in
una fase di "dispiegamento" materiale e spaziale delle stesse; in una
fase di "assalto al potere". Attualmente ci troviamo nella prima
fase.
Il proletariato, nel suo complesso, e l’elemento femminile in modo
specifico, sta accumulando esperienza di lotta, di organizzazione e
consapevolezza della situazione storico-sociale. Il compito
fondamentale davanti al quale si trovano le giovani è quindi la
costruzione del partito, organizzazione di combattimento necessaria
alla promozione allo sviluppo e al successo della rivoluzione
proletaria.

Tutte le forze d’avanguardia, sparse nelle formazioni minoritarie e
nei vari gruppi, che manifestano convinzioni anticapitalistiche e
comuniste, debbono cimentarsi in questo compito. Tutte le forze
attive
femminili debbono dare il meglio di sé nell’assolvimento di questo
compito; unendo, alla passione e allo slancio, la consapevolezza del
suo carattere decisivo. La costruzione del partito esige la militanza
come impegno pieno giacché la forza viva del partito è costituito dal
contributo di ogni generazione e di ogni militante. Questo impegno
deve
quindi: 1) avere per obbiettivo fondamentale la rivoluzione
proletaria
e per scopo il comunismo; 2) ripudiare ogni forma di pacifismo e ogni
pregiudizio aclassista sull’uso della violenza; 3) rivendicare l’
impiego delle armi come fatto necessario e legittimo per liberare l’
umanità dallo sfruttamento e dalla miseria, con la chiara
consapevolezza che solo dopo avere sbaragliato la borghesia si
potranno
gettare le armi tra i ferri vecchi e distruggere gli arsenali; 4)
realizzare il collegamento e l’unione con tutti i raggruppamenti, che
negli altri paesi si battono per il potere proletario e per il
comunismo, allo scopo di costituire un vero e proprio Partito
Comunista
mondiale.



Indicazioni operative


In questa fase di accumulo delle forze e nel quadro del perseguimento
della rivoluzione e del potere proletario sono utili allo sviluppo
dell’
attività pratica e di organizzazione le seguenti indicazioni
operative
che riproponiamo a tutte le lavoratrici, locali ed immigrate, alle
giovani, alle casalinghe e alle pensionate.

1) Rivendicare il salario minimo garantito di lire 2.000.000 al mese
intassabili per occupati, disoccupati, giovani in cerca di prima
occupazione, a salvaguardia dell’esistenza e per contrastare
flessibilità gratuitificazione coazione al lavoro e dispotismo
padronale.

2) Esigere il pieno riconoscimento del valore sociale della maternità
con l’astensione retribuita dal lavoro, dall’accertamento della
gravidanza fino all’anno di età del bambino; con retribuzione piena
delle assenze dipendenti dai problemi di crescita della prole anche
oltre i tre anni.

3) Esigere l’effettiva parità salariale tra uomini e donne sulla base
del principio uguale salario per uguale lavoro.

4) Resistere alla privatizzazione dei servizi sociali (sanità, nidi,
case di riposo, mense, scuole, ecc.) attuando il controllo proletario
sulle strutture privatizzate ed esigendo la gratuità delle
prestazioni
qualunque sia il tipo di gestione.

5) Difendere la dignità femminile contro la crociata familistica e
sessuofobica di Stato; affermando la piena autodeterminazione della
donna ed il diritto della stessa a disporre del proprio corpo contro
ogni limitazione e manipolazione sanitaria o normativa. Attuare il
controllo proletario sulla fecondazione assistita onde salvaguardare
la
donna da ogni rischio, manipolazione o speculazione, dovuti alla
scienza medica mercantile.

6) Creare i centri di socialità come punti di aggregazione di ragazze
e donne che vogliono autonomizzarsi dalla famiglia; per affrontare
con
spirito collettivo i problemi della condizione femminile,
sottraendosi
al controllo sbirresco di psicologi ed assistenti sociali, praticando
il mutuo sostegno e sviluppando l’impegno di lotta comune.

7) Contrastare la violenza sessuale organizzando l’autodifesa ed
avendo sempre ben chiaro che su questo terreno l’arma vincente è la
cooperazione fra donne e, più in generale, la solidarietà di classe;
in
quanto solo questa consente il superamento dell’individualismo e
della
competizione, cause scatenanti della violenza.

8) Combattere il commercio carnale dell’infanzia, manifestando il
massimo disprezzo a quei genitori che vendono i figli, anche se
spinti
dalla miseria; aiutando i figli a muoversi autonomamente; non
chiudendosi nel proprio recinto, ma praticando forme di socialità e
cooperazione; contando sempre sull’organizzazione collettiva e sulla
lotta.

9) Spezzare la famiglia della convivenza forzata dando vita ad unioni
libere, basate sul reciproco rispetto e sulla cooperazione tra i
partners; o autonomizzandosi dalla famiglia.

10) Esigere la tutela delle ragazze costrette a prostituirsi, locali
o
immigrate, mediante la dotazione di alloggi, posti di lavoro,
permessi
di soggiorno. Contro il ripristino delle case chiuse e degli eros-
center, per l’assoluta libertà delle donne di decidere come e con chi
stare.

11) Contrastare l’inquinamento ambientale e alimentare, promuovendo
il
controllo proletario sull’ambiente e sul cibo con la chiara
consapevolezza che questo problema si risolve solo rompendo le
logiche
di mercato.

12) Favorire la libera attività sessuale, possibile soltanto
attraverso l’unione nella lotta rivoluzionaria contro questa società;
perché solo questa lotta consente rapporti umani disinteressati e
cooperativi, che spezzano la dipendenza dal denaro e superano il
separatismo tra i sessi, garantendo il rispetto reciproco. Opporsi a
ogni discriminazione nei confronti di omosessuali e lesbiche.



La società per cui battersi
e per cui ci battiamo


A chiusura tratteggiamo i caratteri essenziali della società per la
quale ci battiamo e per la quale battersi: il comunismo.

1) Fin dalla presa del potere viene abolita la proprietà privata dei
mezzi di produzione. Non si produce per il mercato ma per i reali
bisogni della collettività. Ci sarà obbligo per tutti di partecipare
alla produzione sociale. Alla concorrenza subentrerà la cooperazione;
al criterio dell’economicità quello dell’utilità, della qualità,
della
bellezza, ecc. Vengono aboliti mercato e denaro. La ripartizione del
prodotto avverrà secondo la capacità di lavoro di ciascuno.

2) Ben presto l’istituzione familiare verrà sostituita dal libero
amore e dalla libera volontà di convivenza. Verranno garantiti a
tutti,
adulti ragazzi e bambini, i mezzi per la propria autonomia e
sviluppo.
I legami affettivi e i rapporti genitori-figli, verranno liberati
dalla
chiusura privatistica e potranno espandersi senza limiti.

3) Verrà socializzata l’economia domestica. E si eleverà in questo
modo la qualità della vita, liberando le donne da questa antica
schiavitù. Verrà finalmente data a tutte le donne la possibilità di
realizzarsi ed esprimere il meglio di sé.

4) Verrà superata la divisione del lavoro tra manuale ed
intellettuale, che è un portato di tutte le società divise in classi,
che assegna a sfruttati ed oppressi i lavori più faticosi esecutivi
svalutati ed alienanti, mentre riserva alle classi dominanti i
compiti
più gratificanti e redditizi. Nella formazione di ciascun individuo
non
vi sarà più divisione tra sviluppo intellettuale e sviluppo fisico-
pratico. Entrambi avranno uguale dignità ed importanza.

5) In una fase successiva, nella fase superiore della nuova società,
si estinguerà ogni forma di coercizione dell’uomo sull’uomo, compreso
lo Stato rivoluzionario. E la ripartizione del prodotto sociale
avverrà
secondo le necessità di ogni membro della società di modo che al
libero
sviluppo di ognuno corrisponderà il libero sviluppo di tutta la
società.

Milano, 28/10/2001

La 12ª Conferenza Femminile
di Rivoluzione Comunista

Tratto dal SUPPLEMENTO di R.C. del 30/10/2001

Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA

Milano: P.za Morselli 3 aperta tutti i giorni dalle ore 21


SITO INTERNET: digilander.libero.it/rivoluzionecom
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