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8 marzo: appello donne iraniane e afghane PDF Stampa E-mail
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martedì 06 marzo 2007
esprimiamo la nostra piena solidarietà alle iniziative organizzate dalle
donne iraniane e afghane in occasione dell'8 marzo; l'appello, che
riportiamo di seguito, sarà letto in tutte le nostre iniziative e il nostro
comunicato internazionale sarà letto al corteo delle donne iraniane che si
terrà all'Aia in Olanda.

*****


L’8 marzo 2007, giornata internazionale delle donne, unite e in armonia,
facciamo appello per un “mondo diverso”!

Appello delle donne iraniane a tenere iniziative in occasione della Giornata
Internazionale delle Donne, 8 marzo, discorsi/brevi interviste/punti

L’Organizzazione delle Donne per l’8 marzo (iraniane e afgane) è un
raggruppamento di donne dell’Iran e dell’Afghanistan, attivo fin dal 1997.

• la lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e Afghanistan non è
isolata dal resto del mondo. L’oppressione delle donne è parte integrante
dell’attività e del pensiero del sistema, l’imperialismo.
• Oggi il Medio Oriente è diventato il centro di molti eventi mondiali. Gli
Usa pensano di nuovo di cambiare la mappa della regione.
• E oggi abbiamo bisogno di persone che scendono in strada, che vengano
fuori e si scaglino contro l’imperialismo e la reazione, e comincino a
creare un mondo completamente nuovo.
• Il nostro corteo avrà luogo l’8 marzo 2007, alle 11 all’Aja, Olanda,
Maliveld, dietro la stazione centrale.

L’Organizzazione delle Donne per l’8 marzo (iraniane e afgane) è un
raggruppamento di donne dell’Iran e dell’Afghanistan, attivo fin dal 1997.
Noi lottiamo per la liberazione delle donne. In questa lotta noi
inevitabilmente andiamo contro lo stato, poiché sia in Iran che in
Afghanistan lo stato applica la struttura e l’ideologia così come le
tradizioni che perpetuano l’oppressione delle donne. Oggi, insieme ad altre
organizzazioni di donne e attivisti iraniani stiamo portando avanti la
campagna per l’abolizione di tutta la legislazione misogina fondata sul
genere e le leggi islamiche punitive in Iran, e quest’anno, per l’8 marzo
stiamo organizzando una manifestazione con lo slogan No all’imperialismo, No
alla Repubblica Islamica, Stiamo costruendo un mondo nuovo.
La lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e Afghanistan non è
isolata dal resto del mondo. L’oppressione delle donne è parte integrante
dell’attività e del pensiero del sistema, l’imperialismo. Naturalmente
questa assume differenti forme nei differenti paesi e alcune delle forme
patriarcali, di tipo schiavistiche, di oppressione praticata nei cosiddetti
paesi del terzo mondo, sono più o meno scomparse nei paesi capitalisti
avanzati, pratiche come l’escissione (circoncisione delle donne?), matrimoni
organizzati, la costrizione al velo e la proprietà diretta delle donne per
legge, dappertutto le donne soffrono l’oppressione in quanto donne. Se si
guarda alle statistiche pubblicate quest'anno in occasione della Giornata
Internazionale per fermare la violenza contro le donne, lo si vede. Non
parliamo di violenza sporadica, di violenza come eccezione, la dimensione e
la diffusione della violenza subita dalle donne per mano dei loro partner è
la dimostrazione di un’oppressione sistematica di metà della popolazione per
mano del sistema ed è praticata dalla metà privilegiata.

Oggi con la globalizzazione la posizione inferiore delle donne nella
divisione del lavoro viene sfruttata massicciamente in differenti forme,
dalle fabbriche del supersfruttamento in Messico, Vietnam e Bangladesh o in
lavoro temporaneo e sottopagato in occidente, o nell’industria del sesso che
sta fiorendo a livello internazionale… Dappertutto, il lavoro, specialmente
il lavoro sottopagato e la povertà, viene femminilizzato. Questo acuisce la
contraddizione tra le donne e il sistema nel suo complesso, porta le donne
alla lotta, e lega la lotta delle donne in differenti parti del mondo ancora
più strettamente insieme.

Noi pensiamo che oggi più che mai la lotta delle donne per l’uguaglianza e
la liberazione sia parte integrante della lotta per spazzare via dal mondo
l’oppressione e lo sfruttamento e tutti quelli che lottano per l’altro mondo
migliore, devono abbracciare la causa delle donne e sostenere le loro lotte,
e non vederle come fatto marginale, meno importante.

Oggi il Medio Oriente è diventato il centro di molti eventi mondiali. Gli
Usa pensano di cambiare di nuovo la mappa della regione (che per la maggior
parte è stata disegnata tra la I Guerra Mondiale e la II e ha causato grande
spargimento di sangue sin da allora, compreso in Palestina e Kurdistan) e
anche i fondamentalisti islamici sono molto attivi in questa regione. C’è la
guerra, spargimento di sangue, saccheggio, con differenti giustificazioni
politiche, dalle armi di distruzione di massa (in Iraq) alla liberazione
delle donne in Afghanistan, adesso vogliono attaccare l’Iran, e le loro
minacce sono serie. Dal momento in cui hanno acceso i motori per creare un
nuovo medio oriente, innumerevoli persone hanno perso la vita, ciò che era
rimasto dell’Afghanistan è stato distrutto e non rimane molto in Iraq.
Israele bombarda i civili in Libano e la Rice chiama questo i dolori del
parto del nuovo Medio Oriente. Adesso vogliono allargare la guerra all’Iran
e dicono che tutte le opzioni sono sul tavolo, dalla rivoluzione di velluto
a qualche tipo di attacco nucleare… Ecco quello che ci troviamo davanti, e
abbiamo visto che le donne sono le principali vittime di queste guerre. È
necessario fare tutto il possibile per opporsi a qualsiasi tipo di guerra
essi adesso stiano pianificando. Ma quello cui ci troviamo di fronte è
complesso anche da un altro punto di vista. Ci troviamo davanti a regimi
(e/o forze di opposizione) che sono molto misogini. La maggior parte di ciò
che si contrappone agli USA (ma fino a che punto va davvero contro gli USA?)
sono i fondamentalisti islamici, forze che fondamentalmente appartengono a
secoli passati, con mentalità medievale e un pronunciato odio verso le
donne.

La regione è adesso arena della guerra tra forze oscure, gli imperialisti
con la loro potenza militare di morte e i fondamentalisti islamici che usano
il sentimento antimperialista del popolo per reclutare, ma che sono molto
brutali essi stessi (basta guardare a ciò che IRI [Repubblica Islamica] ha
fatto al popolo iraniano, o alla situazione irachena in cui ci si uccide a
vicenda, o ciò che hanno fatto i talebani e stanno ancora facendo in
Afghanistan), ma anche questi fondamentalisti islamici a volte possono
trovare e trovano accordi con l’imperialismo. È per questo che il popolo non
ottiene niente se sostiene l’una o l’altra di queste forze, e c’è bisogno di
un terzo polo, un polo e un fronte di popolo e di forze che siano per una
alternativa che effettivamente rappresenti una società giusta.

Noi pensiamo che il ruolo delle donne e i loro diritti siano molto
importanti. Sia gli imperialisti che i fondamentalisti islamici non hanno
portato altro che condizioni di schiavitù alle donne nella regione. Gli USA
hanno perfino rovesciato uno stato secolare per metterne al suo posto uno
islamico, in Iraq. Noi pensiamo che il movimento contro la guerra che ha una
immagine del mondo stia lottando per niente altro che per mettere i diritti
delle donne al primo punto delle proprie richieste. Perché ivi compreso le
forze che continuano a chiamarci paesi musulmani o islamici e così via, non
solo dimenticano il fatto che ci sono tanti non musulmani nella regione
(persone di altre religioni, ma anche persone la cui esistenza e politica
non viene determinata dall’Islam), ma dimenticano anche i diritti di metà
della popolazione, cioè delle donne, dicendo di rappresentarne l’identità
politica.

Bush ha detto o state con noi o contro di noi, e sfortunatamente molte
persone sono cadute nella trappola. Da un lato, alcuni oppositori dello
stato iraniano sperano negli USA e i suoi alleati che arrivino e li salvino
dalle catene dell’IRI, e dall’altro lato alcuni, compreso il movimento
contro la guerra, con vari pretesti, non accetta alcuna critica all’IRI o
alle forze islamiche: in realtà non sono con Bush ma sono con “loro”. Questa
politica non spinge il popolo a combattere una vera battaglia. E oggi
abbiamo bisogno di persone che scendano in piazza, che vengano fuori e si
scaglino contro l’imperialismo e la reazione, e comincino a creare un mondo
completamente nuovo. Noi pensiamo che se le donne, e per sfortuna devo
sottolineare perfino le donne del Medio Oriente, e i nostri stessi diritti
come esseri umani, trovano il giusto spazio nella lotta, allora possiamo
seriamente parlare di un movimento vibrante che può effettivamente ispirare
il popolo alla lotta. Noi pensiamo che noi donne dell’Iran e
dell’Afghanistan possiamo giocare un ruolo importante in questo, e abbiamo
cominciato a giocare questo ruolo con la Campagna di cui ho parlato prima.

E dico che è il momento di andare fino in fondo contro i tentativi di guerra
dell’imperialismo, ma anche contro la Repubblica Islamica. Non è tempo di
star seduti e ponderare se dobbiamo stare dalla parte dell’IRI per opporci
agli USA o viceversa. La storia ha dimostrato che entrambe le alternative
sono morte. Il popolo merita qualcosa di meglio e dobbiamo unire le nostre
mani per costruirlo. Abbiamo cominciato a lavorare in questa direzione e
questo 8 marzo abbiamo organizzato un corteo all’Aja in occasione della
Giornata Internazionale delle Donne. Venite e unitevi a noi, insieme
possiamo fare la storia.

***

La Campagna, nella lingua farsi Karzar, nel 2006 ha comportato
l’organizzazione di varie manifestazioni. Quest’anno in diverse città:
Londra, Parigi, Francoforte, Brema e Gutingen, Stoccolma, Helsinki e a
Toronto in Canada. La principale sarà all’Aia. Il corteo passerà davanti
all’ambasciata USA per esprimere l’opposizione alle minacce di guerra degli
Usa contro l’Iran e contro tutto quello che gli USA hanno fatto alle donne
in Afghanistan e specialmente in Iraq. Sappiamo bene che gli USA non hanno
nessuna intenzione di portare la democrazia in Iran e che non hanno nessuna
intenzione di liberare le donne iraniane. …
Sappiamo anche quanto Bush attacchi le donne negli stessi USA dove sta
facendo di tutto per privare le donne del diritto all’aborto. Non abbiamo
nessuna illusione sulle intenzioni e gli obbiettivi degli USA nell’invasione
dell’Iran.
Il nostro slogan è No alla reazione, No all’imperialismo, Avanzare per un
mondo nuovo… per mettere fine all’oppressione delle donne non si può
sostenere il reazionario regime islamico che ha esercitato la maggiore
oppressione sulle donne in Iran fin dal momento in cui è nato e ha reso
legale, e dovere religioso, la discriminazione contro le donne.
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