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La nostra piena solidarietà politica a tutti gli arrestati. Saluti rossi. PDF Stampa E-mail
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giovedì 01 marzo 2007
CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO -VIA STOPPANI,15
(QUART. SANT'ANNA) usc. autostr. A8-laghi - 21052 Busto Arsizio-VA-
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Dal suppl. di R:C. 15/2/2007

La Procura di Milano ordina l'arresto degli esponenti del "Partito
Comunista politico-militare" e di una decina di delegati sindacali
mostrificandoli come "terroristi" e come "nuovi brigatisti".
La retata del 12 febbraio un'operazione sofisticata del "militarismo
totalitario"; congegno di dominio dello "Stato rentier" terrorizzante
di sfruttatori usurai e parassiti.

La nostra piena solidarietà politica a tutti gli arrestati.

Fuori i comunisti dalle galere!

Le forze attive giovanili abbraccino la strategia rivoluzionaria.

Dotarsi dell'"arma" del Partito.

Battersi contro il potere finanziario-parassitario per il potere
proletario.



Nel primo mattino di lunedì 12 febbraio un enorme contingente di 500
agenti speciali, coordinati da Digos Ucigos e Sisde, ha proceduto a
una
ottantina di perquisizioni nell'area di Udine - Torino - Padova -
Milano. Le perquisizioni sono state eseguite contro presunti
appartenenti alla formazione denominata "Partito Comunista politico
militare" (PCpm), contro il Centro popolare occupato "Gramigna"
(Padova), contro il Centro popolare "Ilic" e la "Fucina" (Sesto San
Giovanni) e contro singoli elementi. Sono state messe sottosopra case
alloggi pertinenze e sottoposte a sequestro vetture, computer,
cellulari, libri, appunti, foto, agende e cose varie. Al termine
dell'operazione sono state arrestate 15 persone.

Le persone arrestate sono: a) in un villaggio della Carnia (Raveo),
Alfredo Davanzo di 49 anni e Davide Rotondi di 45; b) a Torino,
Vincenzo Sisi di 53 anni delegato Filcem e Salvatore Scivoli di 54;
c)
a Padova, Davide Bortolato di anni 36 iscritto alla Fiom, Andrea
Scantaburlo di 42 iscritto alla Fiom, Alessandro Toschi di 24
iscritto
alla Fiom, Valentino Rossin di 35 dipendente Poste iscritto allo Slc,
Federico Salotto di 22 grafico, Massimiliano Toschi di 26 iscritto
alla
Fiom; d) a Milano, Claudio Latino di 49 anni, Bruno Ghirardi di 50,
Massimiliano Gaeta di 31, Amarilli Caprio di 26 anni padovana
iscritta
alla Filt, Alfredo Mazzamauro di 21 padovano iscritto a Scienze
politiche. E sono ritenuti dagli inquirenti di Milano (P.M. Ilda
Boccassini, Gip Salvini), che conducono sul piano giudiziario le
indagini, i maggiori indiziati tra una settantina di indagati, tutti
accusati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art.
270 bis c.p.), di partecipazione a banda armata (art. 306 c.p.), di
detenzione illegale di armi e altri reati satelliti.

La retata 12 febbraio è stata eseguita e spettacolarizzata, da un
lato
mostrificando gli arrestati come terroristi e come nuovi brigatisti,
dall'altro esaltando l'efficacia dell'azione preventiva dello Stato.
Vediamo, prima di tutto, chi sono politicamente i soggetti colpiti
dalla repressione statale.



Il "blitz" contro il "PCpm"



Secondo gli inquirenti il PCpm costituirebbe una derivazione delle Br-
UCC (l'ala movimentista delle Br); in cui Alfredo Davanzo svolgerebbe
il ruolo di leader; Vincenzo Sisi, Davide Bortolato, Claudio Latino,
coprirebbero il posto di capi-cellula rispettivamente di Torino
Padova
Milano; gli altri arrestati eseguirebbero compiti di livello
inferiore.
Il dato di fatto che, allo stato, urta con questa ipotesi è che agli
inquisiti non sono stati attribuiti episodi specifici di "lotta
armata". Non solo, la stessa indagine ha come punto focale, non le
tracce di azioni compiute, bensì l'ombra di percorsi associativi e di
propositi operativi irrealizzati. Per cui, finché non verranno
descritti e addebitati fatti concreti, le ipotesi associative
formulate
dagli inquirenti restano campate in aria.

Ciò fermo restando possiamo invece dire in contrario, per quanto ci è
dato sapere, che il PCpm ha cominciato a fare i primi passi nel 2001
dopo che alcuni suoi esponenti si sono separati dai Carc (Comitati di
appoggio alla resistenza per il comunismo). La discriminante
strategica
della nuova formazione (che per il resto accomuna eterodossamente e
togliattianamente Marx Lenin Stalin Mao) è l'unione del "politico e
del
militare". Questo binomio è così spiegato nella rivista teorica del
gruppo ("Aurora" estate 2005): l'azione di avanguardia è iniziativa
politico-militare; l'iniziativa richiede l'organizzazione; e
l'organizzazione per avere forza deve unire il politico e il
militare.
A parte l'identificazione della forza nel militare, concezione
idealistica e meccanica che riecheggia le vecchie Br, tra queste
ultime
e il PCpm non c'è molto in comune. Quindi l'identificazione e/o
equiparazione del PCpm alle Br, e in generale dei rivoluzionari ai
terroristi, è il trucchetto di turno attraverso cui le forze di
polizia
(e non solo queste) si liberano le mani per colpire a propria
discrezione chiunque si schiera contro il sistema di potere e i suoi
rappresentanti politico-sindacali.



L'attacco ai delegati iscritti una resa di conti tra vertici
confederali e direzioni di categoria



La maggior parte degli arrestati ricopriva ruoli sindacali di base
all'interno della CGIL. Contro di essi, al rullo compressore dello
Stato, ha fatto subito seguito quello della burocrazia sindacale, che
si è messa a buttare olio caldo e a sfigurare la loro personalità
indifesa. Epifani ha fatto braccio comune con Amato, paventando il
rischio eversione, sparando fulmini contro i terroristi e sprizzando
bile perché essi raccolgono consenso sociale. Le segreterie sindacali
sono passate subito ad espellere Sisi, appena si è dichiarato
prigioniero politico; e a sospendere tutti gli altri arrestati con
cariche o senza. Gli arresti sono stati la scintilla e il pretesto
per
il regolamento interno dei rapporti tra le correnti sindacali; tra
liquidatori e sostenitori dello sciopero. Così la sorda contesa di
vertice, che da anni divide la segreteria della CGIL dalla direzione
della Fiom, si conclude o si avvia a concludersi con la
normalizzazione
reazionaria del sindacato metalmeccanico (il quale peraltro non si è
mai discostato dalla linea concertativa, legalitaria e anti-operaia
della Confederazione). La retata del 12 febbraio imprime alle
Confederazioni una spinta generale al repulisti e alla
rigerarchizzazione reazionaria del proprio apparato. Le avanguardie
proletarie non debbono quindi per far proseliti infiltrarsi nei
sindacati, ove sono costretti a invischiare gli operai nelle pastoie
anti-sciopero e a ritardarne il processo di organizzazione autonoma,
ma
debbono uscirne fuori per accelerare questo processo.



Il significato politico della retata



Passiamo a vedere, in secondo luogo, il significato politico
dell'azione repressiva sotto il profilo specifico della natura
attuale
dello Stato.

La retata del 12 febbraio è un'operazione complessa, ma tipica del
militarismo totalitario, che, come macchina di dominio attuale dello
Stato di usurai e parassiti, investe sia i raggruppamenti politici
anticapitalistici e antistatali, che ogni movimento o fenomeno di
ribellione sociale e giovanile. L'obbiettivo del potere è quello di
mettere a tacere ogni voce antagonista e di cancellare ogni forza
combattiva. La metodologia di dominio è preordinata a garantire il
funzionamento di tre meccanismi di classe: a) la razzia del lavoro e
delle risorse; b) il sostegno del parassitismo finanziario (rendita
usura); c) l'aggressivismo estero. In sintesi il ruolo repressivo
dello
Stato è funzionalizzato, fondamentalmente, a questi tre processi. E
il
militarismo totalitario ne rappresenta la macchina più completa ed
aggiornata.

La tesi del PCpm, secondo cui il carattere controrivoluzionario dello
Stato attuale sta nella "permanenza carceraria di rivoluzionari
prigionieri" e nella mistificazione che questi ultimi sarebbero un
residuato storico e sarebbero solo illusi dall'idea di prendere il
potere, è una tesi soggettivistica deviante e fuori tempo. Lo Stato
capitalistico ha sempre operato per disgregare e reprimere il
"tessuto
delle avanguardie politiche e di lotta" e il partito rivoluzionario.
E
ha sempre colpito le avanguardie combattive e rivoluzionarie con le
intimidazioni, le incarcerazioni, le misure prevenzionali, i reati
associativi, per non parlare delle torture e delle eliminazioni
fisiche. Inoltre ha cercato sempre di estirpare il concetto di odio
di
classe, di rivoluzione, di lotta armata, di dittatura del
proletariato,
di comunismo. Il suo ruolo permanente è quello di impedire che le
masse
sfruttate, che la gioventù proletaria, si autonomizzino
politicamente,
si organizzino nel partito rivoluzionario e ingaggino la lotta per il
potere. Ma tutte queste caratterizzazioni, che attestano
invariabilmente la natura controrivoluzionaria dello Stato, non
bastano
a individuarne la sua specificità storica. Per giungere a questo
risultato bisogna definire tappa per tappa, fase per fase, il ruolo
specifico giuocato dallo Stato come strumento di dominio di classe. E
nella fase presente il carattere controrivoluzionario dello Stato va
desunto dalla sua specifica e peculiare natura attuale di Stato
rentier
di usurai e parassiti; e di forma Stato terrorizzante.

Rivoluzione Comunista condanna la retata del 12 febbraio come un
attacco del militarismo totalitario e, nella sua piena autonomia
politica e organizzativa, dà la propria solidarietà agli arrestati,
considerandoli forza di contrapposizione e resistenza contro questo
meccanismo di dominio. Essa tiene al contempo a sottolineare che i
gruppi di potere assaporano l'amara sorpresa che nuove leve di
giovani
prendono la via della lotta decisa; nonché l'incubo del fallimento
continuo delle loro strategie repressive e dell'imprigionabilità
della
lotta di classe e del suo elevamento. C'è ben poco da scovare o da
scoprire nelle radici nascoste del terrorismo. Lo scenario dei
rapporti
di classe è sotto gli occhi di tutti: sprofondamento sociale del
proletariato a beneficio di un pugno di avvoltoi e di sciacalli
finanziari garantito dal controllo asfissiante di polizia sono una
miscela esplosiva destinata a infiammare ogni settore della società.



Contro ogni tipo di intimidazione statale per l'armamento proletario



Concludendo sottolineamo tre esigenze tattiche sul piano del che fare
prima di articolare le indicazioni operative.

A) La prima è che il militarismo totalitario è un'arma di controllo e
di ricatto nelle mani del potere reazionario; e, nel caso specifico
del
Sud, una corazzatura del meridionalismo sciacallesco. Le avanguardie,
gli operai, le masse, non debbono farsi intimidire dagli apparati
poliziesco-militari; ma debbono armarsi di tutti gli strumenti
necessari di lotta e respingere ogni forma di intimidazione, ogni
tipo
di terrorismo statale.

B) La seconda è il convincimento indiscutibile, il punto fermo, che
la
lotta conseguente - difensiva ed offensiva - contro il militarismo
totalitario e in generale contro la politica dissanguatrice dello
Stato
può farla fino in fondo, fino cioè alla distruzione della macchina
statale, solo la gioventù proletaria e la classe operaia; e che,
conseguentemente, tutte le altre fasce sociali, semi-proletarie e
autonome, debbono unirsi al proletariato.

C) La terza è che ogni rivolo di lotta, ogni onda di protesta, il
malcontento popolare, la ribellione sociale, debbono essere
convogliati
nel fronte proletario, sia per soddisfare i bisogni di massa, sia per
contrastare e combattere gli apparati di controllo-repressione. È
compito della gioventù meridionale, che paga più di tutti le
conseguenze soffocanti della razzia del lavoro e delle risorse, di
scendere in campo decisamente per difendere la propria esistenza
dignità avvenire e attaccare gli apparati e le bande di potere.

A traduzione pratica di queste esigenze articoliamo le seguenti
indicazioni operative immediate:

1. Formare nei quartieri popolari e in ogni ambiente proletario i
comitati di autodifesa per respingere la violenza poliziesca, il
ricatto dei vigili, lo squadrismo razzista; senza farsi intimidire
dalla ferocia punitiva e dalle tecniche sempre più sofisticate di
controllo del militarismo totalitario.

2. Promuovere e costituire il fronte proletario tra lavoratori
italiani e immigrati per tutelare i bisogni collettivi e gli
interessi
di classe di tutti i lavoratori e combattere contro il padronato e la
macchina statale. Respingere le crociate criminalizzatrici contro gli
immigrati. Aiutare gli immigrati a darsi una organizzazione classista
che superi le diversità di razza lingua e religione e che assuma come
interesse proprio quello comune di tutti i lavoratori immigrati.

3. Spezzare ogni bavaglio anti-sciopero e ogni intralcio
all'iniziativa proletaria. Respingere i divieti normativi, le
limitazioni imposte dalla Commissione di garanzia, le precettazioni,
i
ricatti delle autorità. Lo sciopero e l'iniziativa proletaria debbono
essere esercitati senza limitazioni di sorta, senza preavvisi e a
oltranza, fino al raggiungimento degli obbiettivi. Tutti i mezzi
necessari alla difesa e all'offensiva proletaria sono legittimi.

4. Fuori le truppe italiane e quelle delle grandi potenze dall’Iraq
dall’Afghanistan dai Balcani dal Medioriente dai paesi africani e da
ogni altro paese occupato o messo sotto tutela. Fuori le truppe
italiane dal Libano. Combattere senza tregua le macchine belliche
imperialistiche; sabotare le loro operazioni di morte; condannare
senza
appello il loro falso teorema dell’ingerenza umanitaria e lo
sciovinismo nazionalistico; augurare morte a chi porta morte in casa
altrui.

5. Costruire rafforzare estendere il partito rivoluzionario, arma
assoluta nella battaglia quotidiana in difesa delle masse sfruttate e
in quella generale contro il sistema finanziario parassitario e lo
Stato rentier terrorizzante di usurai e speculatori.

Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA

- 20154 - Milano: P.za Morselli 3 aperta tutti i giorni dalle ore 21

SITO INTERNET: digilander.libero.it/rivoluzionecom/
e-mail: rivoluzionec@libero.

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