.: Italia Alternativa :.
.: domenica 06 luglio 2008 :.
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| La nostra piena solidarietà politica a tutti gli arrestati. Saluti rossi. |
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| giovedì 01 marzo 2007 | ||||||||
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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO -VIA STOPPANI,15 (QUART. SANT'ANNA) usc. autostr. A8-laghi - 21052 Busto Arsizio-VA- --------------------------------------------------------------------- Dal suppl. di R:C. 15/2/2007 La Procura di Milano ordina l'arresto degli esponenti del "Partito Comunista politico-militare" e di una decina di delegati sindacali mostrificandoli come "terroristi" e come "nuovi brigatisti". La retata del 12 febbraio un'operazione sofisticata del "militarismo totalitario"; congegno di dominio dello "Stato rentier" terrorizzante di sfruttatori usurai e parassiti. La nostra piena solidarietà politica a tutti gli arrestati. Fuori i comunisti dalle galere! Le forze attive giovanili abbraccino la strategia rivoluzionaria. Dotarsi dell'"arma" del Partito. Battersi contro il potere finanziario-parassitario per il potere proletario. Nel primo mattino di lunedì 12 febbraio un enorme contingente di 500 agenti speciali, coordinati da Digos Ucigos e Sisde, ha proceduto a una ottantina di perquisizioni nell'area di Udine - Torino - Padova - Milano. Le perquisizioni sono state eseguite contro presunti appartenenti alla formazione denominata "Partito Comunista politico militare" (PCpm), contro il Centro popolare occupato "Gramigna" (Padova), contro il Centro popolare "Ilic" e la "Fucina" (Sesto San Giovanni) e contro singoli elementi. Sono state messe sottosopra case alloggi pertinenze e sottoposte a sequestro vetture, computer, cellulari, libri, appunti, foto, agende e cose varie. Al termine dell'operazione sono state arrestate 15 persone. Le persone arrestate sono: a) in un villaggio della Carnia (Raveo), Alfredo Davanzo di 49 anni e Davide Rotondi di 45; b) a Torino, Vincenzo Sisi di 53 anni delegato Filcem e Salvatore Scivoli di 54; c) a Padova, Davide Bortolato di anni 36 iscritto alla Fiom, Andrea Scantaburlo di 42 iscritto alla Fiom, Alessandro Toschi di 24 iscritto alla Fiom, Valentino Rossin di 35 dipendente Poste iscritto allo Slc, Federico Salotto di 22 grafico, Massimiliano Toschi di 26 iscritto alla Fiom; d) a Milano, Claudio Latino di 49 anni, Bruno Ghirardi di 50, Massimiliano Gaeta di 31, Amarilli Caprio di 26 anni padovana iscritta alla Filt, Alfredo Mazzamauro di 21 padovano iscritto a Scienze politiche. E sono ritenuti dagli inquirenti di Milano (P.M. Ilda Boccassini, Gip Salvini), che conducono sul piano giudiziario le indagini, i maggiori indiziati tra una settantina di indagati, tutti accusati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis c.p.), di partecipazione a banda armata (art. 306 c.p.), di detenzione illegale di armi e altri reati satelliti. La retata 12 febbraio è stata eseguita e spettacolarizzata, da un lato mostrificando gli arrestati come terroristi e come nuovi brigatisti, dall'altro esaltando l'efficacia dell'azione preventiva dello Stato. Vediamo, prima di tutto, chi sono politicamente i soggetti colpiti dalla repressione statale. Il "blitz" contro il "PCpm" Secondo gli inquirenti il PCpm costituirebbe una derivazione delle Br- UCC (l'ala movimentista delle Br); in cui Alfredo Davanzo svolgerebbe il ruolo di leader; Vincenzo Sisi, Davide Bortolato, Claudio Latino, coprirebbero il posto di capi-cellula rispettivamente di Torino Padova Milano; gli altri arrestati eseguirebbero compiti di livello inferiore. Il dato di fatto che, allo stato, urta con questa ipotesi è che agli inquisiti non sono stati attribuiti episodi specifici di "lotta armata". Non solo, la stessa indagine ha come punto focale, non le tracce di azioni compiute, bensì l'ombra di percorsi associativi e di propositi operativi irrealizzati. Per cui, finché non verranno descritti e addebitati fatti concreti, le ipotesi associative formulate dagli inquirenti restano campate in aria. Ciò fermo restando possiamo invece dire in contrario, per quanto ci è dato sapere, che il PCpm ha cominciato a fare i primi passi nel 2001 dopo che alcuni suoi esponenti si sono separati dai Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo). La discriminante strategica della nuova formazione (che per il resto accomuna eterodossamente e togliattianamente Marx Lenin Stalin Mao) è l'unione del "politico e del militare". Questo binomio è così spiegato nella rivista teorica del gruppo ("Aurora" estate 2005): l'azione di avanguardia è iniziativa politico-militare; l'iniziativa richiede l'organizzazione; e l'organizzazione per avere forza deve unire il politico e il militare. A parte l'identificazione della forza nel militare, concezione idealistica e meccanica che riecheggia le vecchie Br, tra queste ultime e il PCpm non c'è molto in comune. Quindi l'identificazione e/o equiparazione del PCpm alle Br, e in generale dei rivoluzionari ai terroristi, è il trucchetto di turno attraverso cui le forze di polizia (e non solo queste) si liberano le mani per colpire a propria discrezione chiunque si schiera contro il sistema di potere e i suoi rappresentanti politico-sindacali. L'attacco ai delegati iscritti una resa di conti tra vertici confederali e direzioni di categoria La maggior parte degli arrestati ricopriva ruoli sindacali di base all'interno della CGIL. Contro di essi, al rullo compressore dello Stato, ha fatto subito seguito quello della burocrazia sindacale, che si è messa a buttare olio caldo e a sfigurare la loro personalità indifesa. Epifani ha fatto braccio comune con Amato, paventando il rischio eversione, sparando fulmini contro i terroristi e sprizzando bile perché essi raccolgono consenso sociale. Le segreterie sindacali sono passate subito ad espellere Sisi, appena si è dichiarato prigioniero politico; e a sospendere tutti gli altri arrestati con cariche o senza. Gli arresti sono stati la scintilla e il pretesto per il regolamento interno dei rapporti tra le correnti sindacali; tra liquidatori e sostenitori dello sciopero. Così la sorda contesa di vertice, che da anni divide la segreteria della CGIL dalla direzione della Fiom, si conclude o si avvia a concludersi con la normalizzazione reazionaria del sindacato metalmeccanico (il quale peraltro non si è mai discostato dalla linea concertativa, legalitaria e anti-operaia della Confederazione). La retata del 12 febbraio imprime alle Confederazioni una spinta generale al repulisti e alla rigerarchizzazione reazionaria del proprio apparato. Le avanguardie proletarie non debbono quindi per far proseliti infiltrarsi nei sindacati, ove sono costretti a invischiare gli operai nelle pastoie anti-sciopero e a ritardarne il processo di organizzazione autonoma, ma debbono uscirne fuori per accelerare questo processo. Il significato politico della retata Passiamo a vedere, in secondo luogo, il significato politico dell'azione repressiva sotto il profilo specifico della natura attuale dello Stato. La retata del 12 febbraio è un'operazione complessa, ma tipica del militarismo totalitario, che, come macchina di dominio attuale dello Stato di usurai e parassiti, investe sia i raggruppamenti politici anticapitalistici e antistatali, che ogni movimento o fenomeno di ribellione sociale e giovanile. L'obbiettivo del potere è quello di mettere a tacere ogni voce antagonista e di cancellare ogni forza combattiva. La metodologia di dominio è preordinata a garantire il funzionamento di tre meccanismi di classe: a) la razzia del lavoro e delle risorse; b) il sostegno del parassitismo finanziario (rendita usura); c) l'aggressivismo estero. In sintesi il ruolo repressivo dello Stato è funzionalizzato, fondamentalmente, a questi tre processi. E il militarismo totalitario ne rappresenta la macchina più completa ed aggiornata. La tesi del PCpm, secondo cui il carattere controrivoluzionario dello Stato attuale sta nella "permanenza carceraria di rivoluzionari prigionieri" e nella mistificazione che questi ultimi sarebbero un residuato storico e sarebbero solo illusi dall'idea di prendere il potere, è una tesi soggettivistica deviante e fuori tempo. Lo Stato capitalistico ha sempre operato per disgregare e reprimere il "tessuto delle avanguardie politiche e di lotta" e il partito rivoluzionario. E ha sempre colpito le avanguardie combattive e rivoluzionarie con le intimidazioni, le incarcerazioni, le misure prevenzionali, i reati associativi, per non parlare delle torture e delle eliminazioni fisiche. Inoltre ha cercato sempre di estirpare il concetto di odio di classe, di rivoluzione, di lotta armata, di dittatura del proletariato, di comunismo. Il suo ruolo permanente è quello di impedire che le masse sfruttate, che la gioventù proletaria, si autonomizzino politicamente, si organizzino nel partito rivoluzionario e ingaggino la lotta per il potere. Ma tutte queste caratterizzazioni, che attestano invariabilmente la natura controrivoluzionaria dello Stato, non bastano a individuarne la sua specificità storica. Per giungere a questo risultato bisogna definire tappa per tappa, fase per fase, il ruolo specifico giuocato dallo Stato come strumento di dominio di classe. E nella fase presente il carattere controrivoluzionario dello Stato va desunto dalla sua specifica e peculiare natura attuale di Stato rentier di usurai e parassiti; e di forma Stato terrorizzante. Rivoluzione Comunista condanna la retata del 12 febbraio come un attacco del militarismo totalitario e, nella sua piena autonomia politica e organizzativa, dà la propria solidarietà agli arrestati, considerandoli forza di contrapposizione e resistenza contro questo meccanismo di dominio. Essa tiene al contempo a sottolineare che i gruppi di potere assaporano l'amara sorpresa che nuove leve di giovani prendono la via della lotta decisa; nonché l'incubo del fallimento continuo delle loro strategie repressive e dell'imprigionabilità della lotta di classe e del suo elevamento. C'è ben poco da scovare o da scoprire nelle radici nascoste del terrorismo. Lo scenario dei rapporti di classe è sotto gli occhi di tutti: sprofondamento sociale del proletariato a beneficio di un pugno di avvoltoi e di sciacalli finanziari garantito dal controllo asfissiante di polizia sono una miscela esplosiva destinata a infiammare ogni settore della società. Contro ogni tipo di intimidazione statale per l'armamento proletario Concludendo sottolineamo tre esigenze tattiche sul piano del che fare prima di articolare le indicazioni operative. A) La prima è che il militarismo totalitario è un'arma di controllo e di ricatto nelle mani del potere reazionario; e, nel caso specifico del Sud, una corazzatura del meridionalismo sciacallesco. Le avanguardie, gli operai, le masse, non debbono farsi intimidire dagli apparati poliziesco-militari; ma debbono armarsi di tutti gli strumenti necessari di lotta e respingere ogni forma di intimidazione, ogni tipo di terrorismo statale. B) La seconda è il convincimento indiscutibile, il punto fermo, che la lotta conseguente - difensiva ed offensiva - contro il militarismo totalitario e in generale contro la politica dissanguatrice dello Stato può farla fino in fondo, fino cioè alla distruzione della macchina statale, solo la gioventù proletaria e la classe operaia; e che, conseguentemente, tutte le altre fasce sociali, semi-proletarie e autonome, debbono unirsi al proletariato. C) La terza è che ogni rivolo di lotta, ogni onda di protesta, il malcontento popolare, la ribellione sociale, debbono essere convogliati nel fronte proletario, sia per soddisfare i bisogni di massa, sia per contrastare e combattere gli apparati di controllo-repressione. È compito della gioventù meridionale, che paga più di tutti le conseguenze soffocanti della razzia del lavoro e delle risorse, di scendere in campo decisamente per difendere la propria esistenza dignità avvenire e attaccare gli apparati e le bande di potere. A traduzione pratica di queste esigenze articoliamo le seguenti indicazioni operative immediate: 1. Formare nei quartieri popolari e in ogni ambiente proletario i comitati di autodifesa per respingere la violenza poliziesca, il ricatto dei vigili, lo squadrismo razzista; senza farsi intimidire dalla ferocia punitiva e dalle tecniche sempre più sofisticate di controllo del militarismo totalitario. 2. Promuovere e costituire il fronte proletario tra lavoratori italiani e immigrati per tutelare i bisogni collettivi e gli interessi di classe di tutti i lavoratori e combattere contro il padronato e la macchina statale. Respingere le crociate criminalizzatrici contro gli immigrati. Aiutare gli immigrati a darsi una organizzazione classista che superi le diversità di razza lingua e religione e che assuma come interesse proprio quello comune di tutti i lavoratori immigrati. 3. Spezzare ogni bavaglio anti-sciopero e ogni intralcio all'iniziativa proletaria. Respingere i divieti normativi, le limitazioni imposte dalla Commissione di garanzia, le precettazioni, i ricatti delle autorità. Lo sciopero e l'iniziativa proletaria debbono essere esercitati senza limitazioni di sorta, senza preavvisi e a oltranza, fino al raggiungimento degli obbiettivi. Tutti i mezzi necessari alla difesa e all'offensiva proletaria sono legittimi. 4. Fuori le truppe italiane e quelle delle grandi potenze dall’Iraq dall’Afghanistan dai Balcani dal Medioriente dai paesi africani e da ogni altro paese occupato o messo sotto tutela. Fuori le truppe italiane dal Libano. Combattere senza tregua le macchine belliche imperialistiche; sabotare le loro operazioni di morte; condannare senza appello il loro falso teorema dell’ingerenza umanitaria e lo sciovinismo nazionalistico; augurare morte a chi porta morte in casa altrui. 5. Costruire rafforzare estendere il partito rivoluzionario, arma assoluta nella battaglia quotidiana in difesa delle masse sfruttate e in quella generale contro il sistema finanziario parassitario e lo Stato rentier terrorizzante di usurai e speculatori. Edizione a cura di RIVOLUZIONE COMUNISTA - 20154 - Milano: P.za Morselli 3 aperta tutti i giorni dalle ore 21 SITO INTERNET: digilander.libero.it/rivoluzionecom/ e-mail: rivoluzionec@libero. ---------------------------------------------------------------------------------
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