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Solidarietà ai compagni arrestati PDF Stampa E-mail
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Thursday 15 February 2007
"... il punto di vista giudiziario é un atto di volontà unilaterale
tendente ad integrare col terrorismo l'insufficienza governativa ..."
(A. Gramsci, Note sul Macchiavelli)

Come Redazione della rivista Senza Censura vogliamo esprimere tutta la
nostra solidarietà ai compagni e alle compagne oggetto della pesantissima
provocazione repressiva messa in atto dalla Procura di Milano lunedì 12
febbraio, e che ha portato all'arresto di 15 persone (più altre 4 arrestate
questa notte per l'affissione di alcuni manifesti di solidarietà!) e a
decine e decine di perquisizioni di militanti, amici, parenti.
Ci sembra che in particolare siano questi gli elementi da evidenziare e da
denunciare con forza:

1) L'utilizzo, per l'ennesima volta, di reati associativi come il 270
(associazione sovversiva) e il 306 (banda armata) alla base di un'inchiesta
che, al di là del tanto clamore, ci sembra ripercorrere esattamente gli
inconsistenti e provocatori schemi visti tante volte in questi anni ed
applicati sempre nei confronti di soggetti e realtà collettive impegnate in
una militanza seria e coerente contro ogni politica antipopolare e
guerrafondaia.

2) La pesantissima campagna stampa che sta supportando dal punto di vista
massmediatico l'operazione giudiziaria e che, come hanno denunciato gli
stessi avvocati difensori, crea un clima infame di linciaggio e di
criminalizzazione mettendo una pesante ipoteca sia sulla difesa giudiziaria
vera e propria, sia soprattutto su qualsiasi tentativo di gestione e di
controinchiesta politica nei territori e nel movimento in solidarietà con
gli inquisiti (come dimostrano proprio i provocatori arresti operati
stanotte nei confronti di chi affiggeva manifesti in solidarietà con gli
arrestati e contro questa ignobile montatura).

3) La presenza, tra gli arrestati e gli indagati, di tanti militanti
impegnati attivamente sul proprio posto di lavoro nella difesa degli
interessi dei lavoratori e che gli stessi dirigenti sindacali vorrebbero
provocatoriamente far passare come "infiltrati" nascosti. Non c'è distanza,
non c'è contraddizione alcuna tra un lavoro politico su tematiche generali
quali l'imperialismo o la solidarietà con i popoli oppressi e la battaglia
sul proprio posto di lavoro contro i continui e penalizzanti processi di
ristrutturazione e gli altissimi costi che i lavoratori sono costretti a
pagare sulla propria pelle. Questo è quanto i compagni arrestati facevano
quotidianamente alla luce del sole. Ed è proprio questo possibile
collegamento politico, fuori dalle pesanti maglie del consociativismo
sindacale, che spaventa i padroni e i loro alleati e che rende necessario un
intervento così preciso e radicale di repressione e di criminalizzazione.

4) La evidente concomitanza con la prossima scadenza di Vicenza, che non può
essere considerata un caso. Creare un clima di tensione e di allarme
sociale, criminalizzando componenti attive nello sviluppo di un movimento
importante come quello contro la base di Vicenza, è una strategia già
sperimentata più volte in passato sia per tentare di depotenziare la
combattività e la determinazione di chi si sta mobilitando, sia per dare un
chiaro segnale intimidatorio su qual'è la risposta dello stato nei confronti
di chi si oppone e ne mette in discussione le strategie.

5) Il tentativo, attraverso questo rinnovato "allarme terrorismo", di
ricompattare in una nuova strategia di "unità nazionale" il quadro politico
istituzionale, soprattutto in vista delle difficili prospettive sul piano
internazionale (dai diversi fronti di guerra allo scontro sulle risorse
energetiche) e delle inevitabili pesanti conseguenze che esse avranno sul
fronte interno.

6) Infine, per quanto ci è dato di capire in mezzo a questa "tempesta
informativa", va notato e denunciato il ruolo attivo che anche in questo
caso hanno avuto i servizi segreti nostrani, e che sempre più si dimostrano
elemento importante nella determinazione della politica interna ed estera
dell'Italia.

Invitiamo tutti/e i/le militanti/e politici e sindacali a respingere e
denunciare con chiarezza queste operazioni intimidatorie che non vanno solo
a devastare pesantemente la vita di chi ne è colpito in prima persona ma
contribuiscono più in generale a ridurre e limitare tutti gli spazi di
agibilità politica di opposizione nel nostro Paese.

Un pensiero particolare va a chi è ora dietro le sbarre, con tutta la nostra
solidarietà.
LA SOLIDARIETA' E' UN'ARMA!

I compagni e le compagne di SENZA CENSURA

mercoledì 14 febbraio 2007
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