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Su Basi USA e guerra in Afghanistan PDF Stampa E-mail
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Tuesday 13 February 2007
Cari compagni,

ecco l'ordine del giorno che ho intenzione di presentare come primo
firmatario:


ORDINE DEL GIORNO su basi Usa in Italia e guerra in Afghanistan

Riteniamo inaccetabile il permanere di basi americane sul territorio
italiano.

Il nostro paese deve cessare di essere una colonia USA e cominciare a
rivendicare piena autonomia territoriale e politica.

I territori dove sorgono le basi USA vengano restituiti al più presto alle
popolazioni locali ed impiegati per ricomporre i tessuti sociali alla base
di quelle comunità ed a educare i cittadini ad una grammatica della pace.

Lo status di cui godono le basi Usa in Italia è davvero interessante. Una
leggenda circola da anni negli ambienti politici e economici : gli americani
saranno anche ingombranti però pagano l'affitto delle basi allo Stato
italiano. Falso. Completamente.

La verità è contenuta nell'ultimo rapporto ufficiale reso noto dal
Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Nella scheda che ci riguarda:
vi si legge che il contributo annuale versato dall'Italia agli Usa per le
"spese di stazionamento" delle forze armate americane è pari a 366 milioni
di dollari. Vi sono poi tutta una serie di agevolazioni che l'Italia concede
all'alleato: si tratta di «affitti gratuiti, riduzioni fiscali varie e costi
dei servizi ridotti». Ciò che i lavoratori e i cittadini domandano da anni a
Roma senza ottenerlo, gli Usa lo incassano in silenzio già da molti anni.
È come se il padrone di casa, oltre a dare alloggio all'inquilino, gli
girasse anche dei soldi.

Ma non basta. In base agli accordi bilaterali firmati da Italia e Usa nel
1995,se una base americana chiude il nostro governo deve indennizzare gli
alleati per le «migliorie» apportate al territorio. Gli Usa, per esempio,
hanno deciso di lasciare la base per sommergibili nucleari di La Maddalena,
in Sardegna: una commissione mista dovrà stabilire quanto valgono le
«migliorie» e Roma provvederà a pagare. Con un ulteriore vincolo: se
l'Italia intende usare in qualche modo il sito entro i primi tre anni dalla
partenza degli americani, Washington riceverà un ulteriore rimborso.

Partendo da queste premesse la decisione del governo di consentire
l’allargamento della base Usa di Vicenza costituisce uno spartiacque per il
mondo pacifista e una rottura tra questo governo e gran parte del suo
elettorato. Su Vicenza il governo ha perso un’occasione irripetibile per
dimostrare autonomia politica, ribadire la propria sovranità, rispettare la
volontà dei cittadini e di gran parte del suo elettorato.

Oggi, per la prima volta da quando l’Unione ha vinto le elezioni, c’è un
movimento, a Vicenza, nel paese, nello stesso parlamento, che è in aperto
contrasto all’attuale governo, alla sua condotta e alle sue scelte.

Il lato fortemente negativo di questa vicenda non dipende, ovviamente, dalla
sola ferita democratica inferta alla cittadinanza ma anche e sopratutto
dalla sua internità alla globalizzazione della guerra permanente attualmente
in atto.

Insieme alla decisione di restare in Afghanistan, all’aumento delle spese
militari, (la nuova commessa italo-statunitense del Joint Strike Fighter ad
esempio), il via libera alla base Usa di Vicenza dimostra come, nei fatti,
la politica estera italiana resti prona e subordinata ai voleri di
Washington.
Il governo, così facendo, non riesce o non vuole sintonizzarsi con la
tensione etica prodotta dal movimento pacifista che attraversa e permea la
sua stessa coalizione elettorale, in particolare sul fronte della sinistra
radicale ma anche in larga parte del mondo cattolico.

Il movimento contro la guerra in Italia ha richiesto come obiettivo non
negoziabile una svolta in politica estera, una discontinuità percepibile
rispetto al precedente governo delle destre del tutto asservito a Bush.

Non riteniamo quindi disgiunte la vicenda di Vicenza e la questione della
missione in Afghanistan.
La guerra in Afghanistan costituisce parte integrante del progetto
strategico di un "Nuovo Ordine Mondiale" e di dominio planetario da parte
della Nato e dell'asse Usa-Israele.

Per questo crediamo che la battaglia contro la guerra debba essere condotta
con estrema determinazione e coerenza. Occorre continuare a sostenere la
lotta di Vicenza, non votare le missioni di guerra, a partire
dall’Afghanistan, battersi perchè le spese militari siano convertite in
interventi al welfare a partire dall'istituzione del Salario Minimo
Garantito, da un piano per gli alloggi, dall'aumento di stipendi e pensioni.

Solo così il nostro partito potrà preservare la propria identità pacifista
ed essere uno strumento utile per un’altra politica. Se si appoggia la
guerra o si sceglie di ridurne il danno si finisce per smarrire non solo
identità e credibilità ma anche il senso della propria funzione politica.

Roberto Vallepiano (Consigliere Comunale PRC Ventimiglia)
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